Come spesso ho scritto qui nella mia rubrica, il vino è una forma d’arte a tutti gli effetti e rappresenta un concentrato di emozioni per tutti noi appassionati.
Per arricchire questo concetto voglio iniziare questo articolo riportando le parole di Léon Femfert, oggi alla guida dell’azienda Nittardi fondata dai genitori Peter Femfert, gallerista d’arte con amore per il vino e per l’Italia, e Stefania Canali, storica e docente universitaria:
Léon Femfert
«Il vino è più di un prodotto agricolo. Dentro ciascuna bottiglia, nel vino stesso, assapori la terra da cui proviene, percepisci la forza di chi l’ha prodotto e la storia che lo ha plasmato. Per me, il vino è Cultura con la C maiuscola, come l’arte, la musica e la poesia».
Nittardi si trova sulle colline tra Firenze e Siena in una posizione privilegiata a 450 metri di altezza, tra le morbide colline di San Donato, Castellina in Chianti e Panzano. La proprietà conta 160 ettari totali di cui 40 ettari vitati suddivisi in due corpi: una parte a Castellina in Chianti e una in Maremma.
Nel Chianti Classico si coltivano Sangiovese, altre varietà autoctone e una piccola vigna di Merlot. In Maremma troviamo Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Franc, Syrah, Vermentino, Roussanne e alcune varietà sperimentali.
La tenuta Nittardi era, originariamente, una torretta utilizzata a scopo difensivo, utilizzata già nel XVI secolo e conosciuta con il nome di “Nectar Dei”. Nel corso dei secoli la struttura è passata in mano a diversi proprietari, tra cui spicca anche il grande Michelangelo Buonarroti, genio insuperabile le cui opere oggi affascinano milioni di persone.
Con la loro attività vitivinicola, Peter Femfert e Stefania Canali hanno deciso di conservare in modo concreto il profondo legame tra vino, arte e cultura, che da sempre caratterizza la tenuta. La coppia, anno dopo anno, è riuscita a riportare agli antichi fasti la tenuta, reimpiantando alcuni vigneti nel 1992, aumentando i propri tenimenti espandendosi in Maremma, e chiamando come enologo il celebre Carlo Ferrini.
Per mantenere ancora più stretto il legame con l’arte, ogni anno, sin dal 1981, un artista di fama internazionale realizza per il Chianti Classico “Casanuova di Nittardi” l’etichetta e la carta seta che avvolge le bottiglie, aggiungendo un ulteriore valore artistico al loro valore enologico.
Per festeggiare il 40° anniversario del loro Chianti Classico “Vigna Doghessa” la famiglia Canali-Femfert ha deciso di indire un concorso artistico internazionale aperto anche ad artisti anche emergenti e di scegliere, per la vendemmia 2020, non uno ma ben sei artisti per vestire questa ricorrenza speciale e un settimo artista per il formato magnum.
Il Chianti Classico Casanuova di Nittardi, con le sue etichette d’artista, nasce in prossimità della casa padronale a Castellina in Chianti e dal 2012 è espressione di una vigna particolarmente vocata, “Vigna Doghessa”: un appezzamento situato a 450 metri slm con terreni di media profondità, ricco di galestro ed alberese, che definiscono il carattere di questo Sangiovese.
I filari, esposti verso il sud, godono di un microclima ideale per la produzione di vini che anno dopo anno riescono ad esprimere queste antiche terre come delle vere opere d’arte. L’edizione 2020 è frutto di un’annata “classica” che ha permesso la produzione di un Chianti Classico straordinario, complesso e ricco.
L’intera produzione di Chianti Classico Casanuova di Nittardi “Vigna Doghessa” 2020 inoltre è stata suddivisa in circa 6000 casse, ciascuna con 6 bottiglie, una diversa dall’altra e tutte fasciate con la propria carta seta: una collezione nella collezione che (per chi non si accontenta di una sola bottiglia) è disponibile nelle migliori enoteche a partire da novembre scorso.
La giuria del Premio Nittardi è stata composta da famosi galleristi, personalità di settore, artisti e collezionisti d’arte e tutte le opere vincitrici sono state esposte in una mostra gratuita “40 anni di vino e arte” presso la Galleria Palazzo Coveri a Firenze.
L’arte è nel DNA dell’azienda infatti la casa padronale e i vigneti più prossimi sono infatti punteggiati da 45 sculture create da famose personalità e che creano un percorso artistico davvero unico: il Giardino delle Sculture.
Nittardi grazie alla sua grande vocazione artistica, alla cultura e al vino riesce a quindi a trasmettere emozioni profonde, personali e uniche, non resta che degustare!
Casa alle Vacche: tradizione familiare, qualità e accoglienza nel cuore della Toscana
Casa alle Vacche: tradizione familiare, qualità e accoglienza nel cuore della Toscana
Oggi vi racconto di una scoperta che ho fatto ormai alcuni anni fa, ma che con piacere ritrovo sempre nel mio percorso di degustazioni e segnalazioni per chi vuole qualità dei prodotti e una buona dritta per le vacanze, da tenere sempre in considerazione: vi parlo oggi di Casa alle Vacche.
Siamo un uno dei punti focali della produzione vinicola Toscana, in particolare a San Gimignano, zona ad altissima vocazione produttiva e nota per la famosa per la Vernaccia e non solo.
Ci troviamo nello spettacolare scenario che offre la campagna toscana, una azienda che segue la tradizione vinicola familiare da generazioni, fatta di passione e particolare attenzione al territorio. Da generazioni è infatti la famiglia Ciappi a seguire con amore e passione tutte le fasi produttive di vino e olio, facendo nascere anche circa vent’anni l’attività agrituristica con l’idea di far godere le bellezze del territorio ad ospiti provenienti da ogni dove. Qualche tempo fa ho avuto il piacere e l’onore di incontrare Andrea Ciappi a Roma che rappresenta la nuova generazione dell’azienda impersonandone a pieno la filosofia.
Il particolare nome dell’azienda deriva dal fatto che nell’800 l’area dove oggi sorge ed in particolare l’edificio più antico, erano adibiti a stalle per le vacche che venivano utilizzate per il traino dei carri ed il lavoro nei campi. Il nome oltre a ricordare la storia del territorio vuole anche evocare la semplicità, la genuinità, la fatica ed il duro lavoro di una famiglia di viticoltori, valori che tutti noi dobbiamo tenere a mente quando degustiamo vini e talvolta li giudichiamo.
Perché mi piacciono i loro vini? Perché sono ricchi di vita, di slancio, di integrità del frutto, dotati di freschezza e giusta armonia. Ma questa è solo una considerazione di carattere generale dopo aver degustato diverse annate, l’azienda ha infatti una produzione molto variegata che va da i classici della tradizione del territorio fino ad alcune chicche particolari.
Tre le versioni di Vernaccia di san Gimignano DOCG, disponibile nella versione base, “I Macchioni” e la Riserva “Crocus” che segue una fermentazione controllata in barili nuovi con continui “batonnage” e un affinamento in bottiglia per almeno 4 mesi.
Altro vino di grande struttura e tradizione è Chianti Colli Senesi DOCG Riserva “Cinabro”, realizzato con Sangiovese in diverse qualità clonali e fermentazione tradizionale in rosso per almeno 20 gg. con controllo termico a 30°C. e dopo il primo travaso elevazione in barrique su fecce fini e permanenza in legno per almeno 18 mesi, con almeno 4 in bottiglia. Prodotta anche in questo caso la versione base Chianti Colli Senesi DOCG. Ulteriori rossi di grande struttura sono gli Igt “Acantho”, blend di Cabernet Sauvignon e Ciliegiolo e “Aglieno”, blend di Sangiovese, e Merlot. Prodotto anche un Igt “Merlot” in purezza molto interessante.
Negli ultimi anni l’azienda si sta focalizzando soprattutto nella ricerca di vitigni autoctoni, un “ritorno alle origini” dove le colture antiche incontrano le moderne tecnologie. Da qui derivano alcune produzioni in purezza: Canaiolo, Colorino, Sangiovese B. (vinificato in Bianco) e il Ciliegiolo.
Non mancano anche alcuni blend con l’Igt Rosso “Lorenzo” (Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo), Igt Rosato “Raffy” (Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo) e Igt Bianco “Fernando” (Vernaccia di San Gimignano, Chardonnay e altri vitigni a bacca bianca).
Ultimo arrivato il “Mater”, metodo ancestrale Sangiovese rosato, di grande vivacità, estro e piacevolezza. Chiudiamo il lungo elenco dei prodotti con il dulcis in fundo, il nettare “Vin Santo”.
Non posso far altro che consigliarvi di degustare questi vini e anche meglio andare in visita in azienda per immergervi nella tipicità e genuinità della Toscana!
A cura di Giuseppe Petronio
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Alla scoperta delle eccellenze piemontesi: Mauro Molino
Alla scoperta delle eccellenze piemontesi: Mauro Molino
Finalmente questa lunga estate meteorologica sta volgendo al termine ed è tempo di riprendere ad essere accompagnati dai grandi vini strutturati e di carattere come quelli piemontesi: oggi vi parlo dell’Azienda Agricola Mauro Molino.
L’azienda, fondata nel 1953, conta circa 18 ettari vitati e si trova nel cuore dell’area di produzione del Barolo, in particolare a La Morra in frazione Annunziata. Una realtà giovane e dinamica, ma fortemente legata alla tradizione e alle proprie radici. Da sempre a conduzione familiare, vede l’origine della produzione con Mauro Molino che negli anni ’70, dopo aver studiato e fatto pratica nel campo dell’enologia in Emilia Romagna, in seguito alla morte del padre Giuseppe, torna nelle Langhe delle sue origini. Il padre gli ha lasciato in eredità alcuni vigneti e lui vede in questa occasione la grande opportunità di creare qualcosa di unico nella propria amata terra.
Nel 1982, dopo aver effettuato una ristrutturazione dei vigneti e della cantina, produce il suo primo Barolo, quello del Vigneto Conca. Da qui inizia Mauro comprenderà sempre di più la fortuna di poter lavorare in una zona unica al mondo, quella del Barolo. Si innamorerà sempre di più dei monovitigni tipici di questo territorio e in particolare del Nebbiolo.
Oggi fa parte dello staff aziendale a pieno titolo Matteo, il primo figlio di Mauro. Da sempre appassionato alla produzione di vino di altissima qualità, ha iniziato sin da piccolo a interessarsi della cura dei vigneti e dei diversi processi di vinificazione, portando una ventata di freschezza e di innovazione a livello produttivo, cercando di esaltare sempre di più la qualità dei vini, l’eleganza e la piacevolezza.
Martina, la figlia più piccola di Mauro, si unisce al padre e al fratello nella conduzione dell’azienda. Come da tradizione anche Martina si diploma alla Scuola Enologica di Alba, e dopo alcune esperienze all’estero, ritorna a La Morra pronta per dare il suo contributo nelle attività di famiglia, dedicandosi in modo innovativo alla comunicazione, alla commercializzazione e alla trasmissione della filosofia aziendale.
L’Azienda produce vini che rappresentano al meglio l’espressione del nostro territorio, partendo dai classici piemontesi, declinati anche nelle versioni dei più importanti cru.
Sono presenti il Dolcetto, Dimartina (blend di Barbera, Merlot e Nebbiolo), Barbera d’Alba, Barbera d’Asti “LERADICI”, Barbera d’Alba “Legattere”, Langhe Nebbiolo, Barolo base e diversi cru Barolo: “Gallinotto”, “Bricco Luciani”, “La Serra” e “Conca”. Sono presenti anche i bianchi Roero Arneis e Chardonnay.
Questa azienda rimane sicuramente tra quelle che metto nel mio “piano di viaggio” per quando potrò riorganizzarmi e tornare in Piemonte a visitare cantine, per adesso ho degustato il loro Barolo che rappresenta un grandissimo biglietto da visita, impossibile non innamorarsene!
A cura di Giuseppe Petronio
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