Itinerari diVini

A cura di WineHo

L’ospitalità in cantina è sempre più uno dei privilegi che il territorio italiano può offrire, abbinando 3 elementi caratterizzanti la nostra eccellenza: Il prodotto, il territorio e la sua cultura ed il nostro modo di fare ospitalità, mettendo al centro il turista e coinvolgendolo in modo esperienziale.
WineHospItalian ha lo scopo di selezionare le esperienze più innovative e coinvolgenti, proponendo ai lettori percorsi di conoscenza e non solo degustazioni.
Andremo da nord a sud, dal Veneto alla Sicilia, passando per la Toscana ed il centro Italia, raccontando di emozioni che il turista può scegliere di degustare e vivere.

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9 Novembre, 2021

Il vino e i discendenti di Dante - La poesia vitivinicola si chiama Amarone

Nel mezzo del cammin … mi ritrovai in Gargagnano di Sant’Ambrogio di Valpolicella, sulle colline che dominano Verona. Qui le vigne sono Possessioni della famiglia Serego Alighieri, in particolare acquistate nel 1353 da Pietro Alighieri, figlio del sommo vate, che questo aveva seguito durante il suo esilio veronese. Sono quindi ventuno generazioni che mantengono vive le Possessioni, simbolo della storia vitivinicola della Valpolicella. Oggi i Conti Serego Alighieri sono affiancati da Masi nella produzione di vini prestigiosi, eredi di una tradizione vitivinicola antica, nobile ed esperta. Alighieri divenne Serego Alighieri nel 1549 con l’unione tra la famiglia Alighieri, che si era trovata ad avere solo eredi femmine, e i Serego, potente famiglia dell’impero: da allora la discendenza porta il doppio cognome Serego Alighieri. Marcantonio Serego si dedicò attivamente nel Cinquecento a inedite forme di agricoltura e a nuove soluzioni per bonificare e accrescere la redditività delle sue possessioni. A partire dal Settecento si è sviluppata nella tenuta un’agricoltura intesa come scienza ed arte, dove ogni coltura è ubicata nel suo habitat naturale. Negli Anni Venti del Novecento Pieralvise Serego Alighieri, dopo la filossera, istituì la Scuola di Agricoltura a Gargagnago per reimpiantare i vitigni autoctoni locali. Dal 1973 Serego Alighieri è tra le tenute di grande valore storico e vitivinicolo nell’alveo del Gruppo Masi. Oggi la proprietà si apre ai visitatori per svelare l’anima della Valpolicella e la sua memoria storica. Non si può non pensare di venire in valpolicella e non visitare la fantastica Corte. Lastricata con il materiale tipico della zona, la pietra di Prun, l’ampia corte era usata per le attività agricole. Le 11 vigne antichissime che vi si trovano all’interno furono piantate nel 1875 in occasione della nascita del Conte Pieralvise, poi fondatore nel 1920 della Scuola Agricola a Gargagnago. Tra le poche sopravvissute alla filossera dei primi ‘900, queste vigne producono uva Molinara, clone Serego Alighieri. Utilizzato nei vigneti antistanti, il clone della Molinara Serego Alighieri risulta fondamentale per conferire ai vini dello storico casato una personalità unica. Altro elemento chiave ed imprescindibile di ogni visita è il fruttaio da appassimento. Affacciato sulla corte e sui vigneti, illustra il metodo tradizionalmente utilizzato nelle Venezie per concentrare aromi e profumi nei vini. I locali sono allestiti con graticci di bambù, le “arele”, sulle quali si depongono i grappoli ad appassire. Le uve che compongono l’uvaggio classico della Valpolicella, Corvina, Rondinella e Molinara, vengono lasciate riposare per un minimo di 100 giorni per poi essere vinificate per la produzione dei grandi vini della Valpolicella: l’Amarone e il suo alter ego dolce, il Recioto. Venendo ai vini, siamo nel cuore della Valpolicella e nelle Possessioni Serego Alighieri si producono due preziosi cru: l’Amarone Vaio Armaron, entrato nella classifica dei 10 migliori vini al mondo di Wine Spectator, e il Recioto Casal Dei Ronchi.  Anche il Valpolicella Classico Superiore MontePiazzo, proveniente dall’omonimo vigneto, è frutto di questa antica tecnica. La cantina Serego Alighieri, come dicevamo, è la più antica della Valpolicella: vi riposano vini di riconoscibile carattere e nobiltà. Il profumo che si respira è sorprendente e deriva dalla presenza dei fusti in ciliegio da 600 litri. Tutt’ora utilizzato secondo l’antica tradizione della Famiglia Serego Alighieri, il legno di ciliegio contribuisce ad aumentare la morbidezza e la rotondità dei vini accentuando l’aroma tipico delle uve della Valpolicella. Alcuni fusti di rovere sono ugualmente presenti in cantina: vengono utilizzati per la prima fase dell’affinamento poiché il legno di ciliegio consente solo un breve invecchiamento del vino a causa della sua porosità e dunque viene usato solo per un massimo di 4 mesi per conferire ai vini una personalità unica. Per visitare questa poesia, ci sono diverse alternative, in particolare io mi permetto di suggerire la Dantesque Experience che permette di degustare 4 vini e con essi il clou della produzione Serego Alighieri, oppure fare la Historic Heritage Experience che consente anche di visitare le cantine Masi e 4 dei vini più rappresentativi delle due etichette. Se pensate di fare questa visita allocate almeno 2 ore piene perché non bisogna correre quando ci si immerge nella poesia 😊. Infine, le visite sono realizzate sia in italiano, sia in inglese per potersi facilmente far comprendere anche ai turisti stranieri. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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2 Novembre, 2021

Una perla rossa nel cuore del Lago

Novembre, autunno inoltrato, castagne e… Bardolino. Il Bardolino, vino omonimo del paese che si affaccia sul lago di Garda e con questa confinante, è spesso considerato un vino da pasto, prodotto da cantine che fanno della quantità il loro punto caratterizzante. Esiste poi una perla, nella frazione di Calmasino, sulla collina di Bardolino, dove questo vino è invece trattato da re: Villa Calicantus. Chiara e Daniele Delaini lavorano 8 ettari di vigne posizionate su tre delle migliori colline della zona Classica del Bardolino, producendo tra le 30.000 e le 40.000 bottiglie annue, in base all’andamento climatico dell’annata. Villa Calicantus opera in biologico dall’inizio, 2011, e in biodinamica dal 2014. Si punta su una viticultura d’alta qualità, nella quale il centro di tutto è il benessere ed equilibrio della vite: solo così si può ottenere un’uva in grado di produrre vini longevi e complessi. L’obietivo dei Delaini è quello di riportare il Bardolino sulla mappa dei grandi vini italiani, attraverso una riscoperta della vera identità di un vino dalle enormi potenzialità. Per farlo ci sono 3 punti fissi nel loro operare: equilibrio: far sì che ogni vite sia in equilibrio con il terreno in cui affonda le radici, con le altre viti che la circondano e con l’uva che produce, lavorando il terreno tra i filari, lasciando crescere le erbe fino a fioritura e riducendo la quantità di uva su ogni vite in base all’andamento climantico, all’età delle viti e al vino che vogliamo produrre da esse amore per la terra: Chi coltiva la terra deve preservarne la salubrità e la fertilità per le generazioni future. Per questo fin dal primo anno di produzione (2011), i vigneti sono stati lavorati in biologico e dal 2014 abbiamo in biodinamica, in seguito ad un’acquisita consapevolezza della necessità di completare il percorso naturale intrapreso. rispetto del terroir: Il terreno morenico del Bardolino Classico ha delle caratteristiche peculiari da comprendere e valorizzare: questo terreno non permette di produrre vini molto strutturati ed ad alta gradazione alcolica, caratteristiche che troppo spesso sono state confuse con la complessità di un vino. Per questo, il rigore in vigna è volto ad ottenere vini in cui eleganza, finezza e complessità dialoghino tra loro per raggiungere un’espressione unica ed autentica del Bardolino e del lago di Garda. Ulteriore peculiarità di Villa Calicantus, l’operare in selezione parcellare in modo da dedicare una specifica vigna ad un vino, così facendo, si possono andare a comprendere ancor di più le differenze da un’annata all’altra per meravigliarsi e lasciarsi sorprendere da come la Natura ha influenzato il nostro lavoro. I Delaini vogliono produrre vini che raccontino una storia antica, quando il Bardolino era considerato tra i migliori vini d’Europa, un vino che coniugava freschezza, bevibilità e complessità in un vino indimenticabile per la sua finezza ed eleganza. Dal canto mio, i vini che in particolare per gusto e significato mi sento di raccomandare sono: Il Soracuna: il vino rosso quotidiano. Le uve provengono da tre parcelle di vigna in pergola veronese che si trovano sulle colline appena sopra il paese di Bardolino. Corvina, Rondinella, Molinara e un pizzico di Merlot, fermentate ed affinate in botti di cemento. Il nome SORACUNA deriva da due parole del dialetto locale “SORA” e “CUNA” che significano “SOPRA” e “CULLA”: “andar de SORA CUNA”, a Bardolino, significa andar a far festa a casa di un nuovo nato e racconta la nascita nel 2017 di Anna, figlia dei produttori. La Superiora: da un vigneto che si trova sulla sommità di una collina di 200 metri d’altitudine, sul confine tra il paese di Bardolino e quello di Pastrengo, un vino che vuole riportare indietro nel tempo la storia del Bardolino, prima dell’avvento del turismo di massa e di un’enologia invasiva che ha stravolto la vera essenza del vino Bardolino Superiore: finezza, eleganza e giocosa complessità! L’Arvesir: rappresenta la sfida di Villa Calicantus, dimostrare che il Bardolino può essere un vino da invecchiamento. La vigna dedicata ad Avresir è su una delle più alte colline della denominazione, nel paese di Calmasino. Un lavoro intransigente in vigna, due anni di botte, uno di bottiglia per produrre la nostra Riserva, l’unico Bardolino invecchiato due anni in legno. Per apprezzare tutto questo è chiave venire a Bardolino e fare una delle degustazioni più eccezionali che si possa pensare sia in primavera, sia in estate, sia in autunno. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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26 Ottobre, 2021

PicoMaccario – Il Monferrato ed i suoi colori

L’autunno è colori e sapori e cosa meglio di quel territorio del Monferrato prossimo alle Langhe che si sviluppa nel comune di Mombaruzzo fatto di vini unici derivanti da vigne circondate dai più celebri colori delle “matite” può rappresentarlo? Ovviamente stiamo parlando dell’azienda agricola Pico Maccario, fondata e diretta dai fratelli Pico e Vitaliano Maccario, la cantina è un simbolo di modernità, sia nella gestione della vigna che nella produzione dei vini: l’obiettivo unico ed importante è quello di raggiungere la massima qualità possibile grazie ad un prezioso lavoro di squadra, che dalla vigna, giunge in cantina, e dall’Italia tocca ogni angolo del mondo. Nel Monferrato Pico Maccario possiede oltre cento ettari suddivisi tra i vitigni Barbera, Viognier, Sauvignon Blanc, Cortese and Moscato d’Asti. Grazie al terreno argilloso e di medio impasto, i vini Pico Maccario sono variegati ed equilibrati, dallo stile moderno e versatile, ma che rispetta le caratteristiche originarie delle uve e dei vigneti di provenienza. A delimitare i vigneti aziendali a corpo unico, più di cinquemila piante di rosa e mille pali matita colorati apportano gioia e colore identificando la storia e il mood di Pico Maccario nel totale rispetto delle tradizioni. Nella zona delle Langhe Pico Maccario coltiva vigneti di Nebbiolo nei Comuni di Neive, Serralunga d’Alba e Barolo, in quest’ultimo Comune in particolare all’interno del famoso Cru CANNUBI, riconosciuto come il più antico d’Italia (risalente al 1752) e ritenuto uno dei vigneti più importanti al mondo. I suoli della Langa dove si producono il Barolo e il Barbaresco sono molto antichi: appartengono al periodo geologico del Miocene. Caratterizzati da terreni compatti e di fine tessitura, conferiscono ai vini eleganza e un’evoluzione unica nel tempo. L’affinamento avviene a seconda del vino in acciaio, botte grande, tonneau o barrique, ricercando sempre la massima qualità e nel rispetto per i tratti originari del frutto. Per questo motivo la cantina si dedica alle innovazioni e alla ricerca in vigna, perchè l’innovazione e la tecnologia è la via principale per ottenere la massima qualità produttiva. La gamma dei vini è molto estesa, tuttavia mi permetto di suggerire i rossi ed in particolare proporre: l’Epico oppure il Nizza 3 Roveri – 3 Bicchieri di qualità eccelsa. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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19 Ottobre, 2021

Serene – Il Bio dietro il lago di Garda

L’essenza di Serene è un sogno, che progressivamente è diventato realtà. Il sogno è quello di Stefano Galber, che attraverso i nomi dei vini racconta la sua storia, fatta di persone, di luoghi, di suoni e richiami alla lingua madre, di amicizie e di amori. Una storia che inizia settant’anni fa quando la nonna materna, “L’Emma”, acquista la prima porzione di campagna. La successiva messa a dimora, da parte del padre, dei vigneti storici dà l’avvio a quello che diventerà il suo lavoro e la sua passione. È l’inizio degli anni 80 quando Stefano Galber, prende in mano l’azienda di famiglia e comincia la realizzazione del suo obiettivo, in quelle terre sulle colline orientali del lago di Garda (ad Affi) ed ai vitigni storici di uve autoctone: Corvina Veronese, Corvinone, Rondinella e Molinara, affianca prestigiosi vitigni internazionali di Pinot Nero, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Syrah. Dal 2014 la produzione è interamente biologica, di un Vino biologico ricercato, originale, con esaltazione del particolare, di profumi tipici non appiattiti, in parte dimenticati, adatto ad un pubblico esigente, raffinato e curioso. Curioso di scoprire sensazioni della tradizione e della tipicità di un territorio che ti fa innamorare che, coniugate con la maestria del viticoltore e dell’enologo, si ritrovano nell’eccellenza dei vini Serene. Il motto di Serene è da sempre “non chiediamo mai alla nostra terra più di quello che può dare!”. Per questo è assente qualsiasi tipo di fertilizzante e solamente ogni 7/8 anni si procede con l’utilizzo di letame di cavallo di loro stessa produzione. Altrettanto non vengono svolti interventi contro insetti nocivi, piuttosto i grappoli danneggiati vengono tagliati e lasciati sul terreno; altrettanto si procede alla defogliazione evitando di fare interventi contro patogeni e garantendo la maturazione ideale dell’uva. E’ questa voglia, lo spirito creativo e la spinta costante che ci sono sempre più spazi di ricerca e di miglioramento che spingono Serene e proprio per questa unicità tutte le bottiglie sono numerate ed esclusive. La location, alle spalle del lago, è perfetta per una giornata di svago fatta di paesaggi, emozioni ed ottimo vino, che suggerisco di degustare direttamente presso l’azienda agricola, abbinando i salumi ed i formaggi tipici e poi dallo shop non si può andar via senza portare a casa un pezzettino di sogno. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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9 Ottobre, 2021

Sutto – Dal Far Vino allo star bene

Alle porte di Venezia, nella zona di Noventa di Piave e comuni limitrofi, su quella terra che al di qua del Piave cent’anni fa resse il massimo sforzo italiano, dal 1933 la famiglia Sutto porta avanti con amore e dedizione un’importante tradizione vitivinicola. Tre generazioni che hanno saputo far crescere l’azienda di famiglia coltivando i vigneti di Campo di Pietra, terre dei vini del Piave tra Treviso e Venezia, e selezionando nuovi terreni nelle zone di Valdobbiadene, patria del Prosecco, e nel Collio, terra di vini friulani d’eccellenza. Oggi i pronipoti del fondatore e figli di Ferruccio continuano l’opera di ricerca e rinnovamento della propria cultura enologica e di valorizzazione di un ricco territorio che va conosciuto e assaporato. E’ proprio questa unione tra familiarità e qualità che sorprende quando ci si affaccia al mondo Sutto e bisogna dedicare del tempo per comprendere e riuscire poi ad assaporare l’enorme ricerca, pensiero e qualità che sta alla base dell’experience e dei suoi prodotti. Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere Stefano Sutto, la moglie Silvia e le splendide figlie Virginia e Vittoria, e parlando con loro sono davvero riuscita a comprendere il progetto Sutto. Anzitutto la passione, per la qualità e per i prodotti, per l’innovazione non solo delle tecniche, ma anche di business, per la ricerca e la promozione di un territorio e dei suoi giovani. A testimoniare quanto sia importante il concetto di passione, all’ingresso della Cantina Sutto un grande letto matrimoniale accoglie il visitatore esattamente per suggerire come il vino Sutto sia frutto della passione e come questa passione familiare sia l’incipit del pensiero Sutto in tutto ciò che con orgoglio porta il suo nome. Il mondo Sutto oggi si dirama su tre ambiti principali: il vino: prodotto storico e principale ne è il comune denominatore con tre etichette di carattere e personalità – Sutto (i vini storici, dove il Merlot con il Sutto Campo Sella – 3 bicchieri confermato – è assoluto protagonista), Batíso (ricercato prosecco delle viti di Valdobbiadene) e Polje (proveniente dalla cantina Sutto di Cormons nel cuore del Collio) – espressione dello stretto rapporto tra tradizione e innovazione il cibo: con la trattoria Ca’ Landello, la SuttoOsteria, il SuttoCaffè e i SuttoWine (presenti oltre che a Noventa di Piave anche a Jesolo, a Milano in 3 location, in Belgio e addirittura a Nanchino) la famiglia Sutto ha creato dei luoghi dove non solo far assaporare il vino Sutto, ma far star bene l’ospite, con una selezione di prodotti di alta qualità che perfettamente si possono abbinare al vino. La conclusione ideale di una giornata dopo la visita in Cantina per godere appieno dell’ospitalità delle tre Venezie. L’ospitalità: ricercata, familiare e al contempo elegante dell’Omnia Hotel, un bel 4 stelle che può essere un perfetto punto d’appoggio per chi vuole assaporare con serenità un’ospitalità ricercata e fare shopping nell’adiacente centro commerciale McArthurGlen. Il brand Sutto, presente sui tre ambiti, è tuttavia molto più di un brand, è la famiglia che ne è alle spalle, coi suoi valori e il suo approccio al lavoro, che riesce a trasmettere qualità nei prodotti e piacevolezza in tutti i posti in cui è presente. Auguro quindi il più grande successo alla famiglia Sutto perché orgoglio di un territorio prima ancora che esempio di come la qualità, la capacità di fare vini e prodotti sinceri e il non aver paura di innovare, anche nei modelli di business e non solo nei prodotti, siano le basi per affermarsi nel mondo vitivinicolo e dell’ospitalità vitivinicola che tanto desideriamo. Per vivere quanto ho avuto il privilegio di vivere io suggerisco a tutti di recarsi nella zona di Noventa di Piave, soggiornare all’Omnia Hotel e farsi trasportare dopo lo shopping al vicino SuttoWine e fare una verticale da Prosecco a Campo Sella. Chi non potesse fare questo può comunque recarsi in uno dei SuttoWine dove lo stile e familiarità riescono a ben trasmettere sensazioni ed emozioni. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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28 Settembre, 2021

Domaine du Bourrian – La storia rinnovata, dietro Saint Tropez

Domaine du Bourrian è la più antica delle nove cantine del comune di Gassin, sulla penisola di Saint-Tropez. La luce del sole riempie questa regione e la brezza marina rinfresca questo bellissimo luogo per la vinificazione. I primi riferimenti a Bourrian si trovano nell’Abbazia di Saint-Victor de Marseille, risalente al 1055. Le terre di Bourrian appartennero per secoli ad una famiglia di aristocratici francesi. Il 1871 è considerato l’anno del Domaine du Bourrian, in cui furono erette le possenti mura di pietra della cantina che da allora produce con successo vini tradizionali provenzali. Domaine du Bourrian è stato acquisito dai nuovi proprietari nel marzo 2014, russi, dato lo speciale legame che da sempre unisce il Domaine con la Russia, stante che il precedente proprietario fu console Francesce in Russia ed ancora oggi nella cantina si trovano delle enormi botti di quercia caucasica. I nuovi proprietari hanno intrapreso una ricostruzione di 3 anni degli edifici e delle attrezzature di produzione in modo che la cantina potesse far rivivere le sue antiche tradizioni. Ogni anno la cantina produce fino a 250mila bottiglie di vino. Sono conservati in condizioni ottimali in serbatoi di metallo, botti di legno e bottiglie. Nell’ambito della ristrutturazione, gli spazi interni che un tempo ospitavano vecchie botti di legno e vasche di cemento sono stati trasformati in sale per eventi e degustazioni. I vini possono essere degustati anche all’aperto, nelle accoglienti terrazze sotto i sicomori secolari. La proprietà dispone di 24 ettari di vigneti sono suddivisi in Côtes-de-Provence e IGP. Tutti gli appezzamenti rispettano la certificazione BIO, e sono coltivati ​​senza l’utilizzo di pesticidi ed erbicidi. Per Côtes-de-Provence, vengono coltivate le seguenti varietà: Vermentino, (detto anche Rolle) per i bianchi, Grenache Noir, Cinsault, Syrah per i rossi e Tibouren in particolare per i rosati. L’innovazione fa sì che oggi Domaine du Bourrian sia al contempo un luogo perfetto per ospitare eventi privati, che si possono realizzare a scelta dell’ospite nel moderno ristorante, piuttosto che direttamente in cantina, sia un luogo per degustazioni. Al proposito sono proposte al cliente tre diverse tipologie di degustazione, da una rapida di circa 20 minuti ad un tour professionale che racconta tutta la storia della cantina insieme a quella di un territorio, l’entroterra di Saint Tropez, davvero unico al mondo. Per prenotare consiglio di farlo tramite qui  Ora non resta che partire, magari su uno degli aerei d’epoca che con la loro storia raccontano il Domaine. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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21 Settembre, 2021

Villa Amistà – dove l’arte incontra l’ospitalità

A Verona sorge Villa Amistà, una struttura unica al mondo per la capacità di coniugare storia, arte ed ospitalità. L’architetto Michele Sanmicheli nel Cinquecento realizzò il corpo centrale di Villa Amistà in stile veneziano, operando sui resti di una “casa forte” romana. L’attuale costruzione risale al 1700 ed è opera dell’architetto Ignazio Pellegrini. Al suo interno si possono ammirare riproduzioni di affreschi e reperti originali di entrambe le epoche, recuperati attraverso accurati restauri filologici. In Villa Amistà la storia si fonde con la contemporaneità degli arredi interni. L’acquisto della struttura da parte della Famiglia Facchini (titolare del marchio di moda Byblos) ha portato ad incaricare Alessandro Mendini, architetto e designer di fama internazionale, di ripensare tutto l’interior design, armonizzando gli ambienti classici della villa con elementi contemporanei: le oltre 160 opere dei maggiori artisti internazionali, quali Damien Hirst, Andy Warhol, Vanessa Beecroft, Anish Kapoor ed un mobilio progettato dai top designer del panorama mondiale, tra i quali Ron Arad, Philippe Starck, Marcel Wanders, Ettore Sottsass, Eero Saarinen, Eero Aarnio e molti altri. Oggi a Villa Amistà colori accesi e forme plastiche si fondono con gli affreschi e i marmi dei saloni secenteschi per creare un progetto unico ed esclusivo, che si dipana anche nelle 58 camere dell’hotel, che spesso ospitano collezionisti ed appassionati di arte, che desiderano vivere Verona e la sua opulenza artistica da un luogo che ne è a ben vedere il cuore pulsante. La villa è altresì circondata da uno splendido parco di 20 mila metri quadri con fontane in marmo di Verona, giochi d’acqua ed un’elegante piscina a sfioro di forma classica. All’interno del giardino all’italiana, con la sua interpretazione in auge nel ‘700, si trovano piante secolari di incomparabile bellezza. In questa storia secolare, ma sempre viva, si inserisce Luigi Leardini, che da 15 anni collabora con la Famiglia Facchini alla crescita di Byblos Art Hotel Villa Amistà. La storia di questa collaborazione è da sempre mossa dalla passione di Leardini per l’arte ed il design ed è cresciuta nel tempo, facendo sì che oggi Villa Amistà sia protagonista nel mondo dell’arte comparendo su numerose riviste di settore, focalizzandosi anche su artisti emergenti. La Famiglia Facchini ed il Sig. Leardini sono sempre focalizzati sul futuro e stanno valutando interventi strutturali come una cucina esterna, che possa permettere di usufruire di nuovi ed aggiuntivi spazi. Villa Amistà dispone anche di un fantastico ristorante, gestito sapientemente dallo Chef Bianchi, che coniuga sapori internazionali e tipici del territorio Veneto. Anche il ristorante è una struttura unica e ricca d’arte, fonte di ispirazione per i piatti dello Chef. Byblos Art Hotel Villa Amistà è una location davvero da vivere ed assaporare con tutti i sensi, una unicità che muta e cresce per dare sempre il meglio di sé stessa. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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7 Settembre, 2021

Chateau Roubine - Il vino Templare al femminile

Tra l’Estérel e la Sainte-Baume, tra ulivi e lavanda, tra Verdon e il Mediterraneo, tra le Alpi e Sainte-Victoire si trova quella che fu una delle magioni Templari ed oggi è uno straordinario sito e superbo vigneto, composto da ben tredici vitigni e dotato di un drenaggio naturale, idealmente orientamento est/ovest con terreno argilloso-calcareo avendo quindi condizioni favorevoli alla produzione di vini di alta qualità. La proprietà oggi si estende su 130 ettari, di cui 72 ettari vitati, oltre che di un Mas, l’affascinante casa colonica rurale composta di un appartamento familiare, due monolocali e una sala ricevimenti che può ospitare fino a 50 persone, circondata da un giardino mediterraneo e da un bacino romano, accoglie gli ospiti tutto l’anno per un perfetto ritorno alla natura in un ambiente unico ed eccezionale. La storia di Château Roubine è sempre stata legata a quella della Provenza. Già nell’antichità in questo punto correva la strada romana detta Julienne che attraversava l’attuale vigneto. Conosciuto fin dall’inizio del XIV secolo, Château Roubine era di proprietà dell’Ordine dei Templari ed ancora oggi lo stemma templare ripercorre la storia della tenuta: il Drago, animale simbolo di Draguignan e il Leone, animale simbolo di Lorgues protetto dai raggi del sole provenzale. La proprietà cambia nei secoli sino a vedere l’acquisto nel 1994 da parte di Valérie Rousselle del Var, originaria di St Tropez, che ha portato la tenuta in una nuova pagina della sua storia. Nel 1955 Château Roubine è stata una delle 23 cantine riconosciute per decreto come “Cru Classé” delle Côtes de Provence e nella costante preoccupazione per l’armonia con la natura, l’agricoltura sostenibile è al centro di questa azienda vinicola. I vitigni di Château Roubine sono: la Mourvèdre: Uno dei più antichi coltivati in terra provenzale dal XVI secolo. Emana aromi fruttati caratterizzati da frutti di bosco (more) o frutti rossi (fragole, lamponi). Ricco di tannino, dona un vino filante con note di pepe e spezie. Il Syrah: Uno dei più anziani al mondo, viene dalla Persia (Shiraz). Sviluppando toni violacei, la sua originalità lo rende uno dei vitigni qualitativi. Può sviluppare aromi di viola, spezie e gariga. Il Cinsault: Considerato uno dei vecchi vitigni del Midi, è generoso, poco acido e poco alcolico. Lavorato a bassa resa, offre un vino pregiato e spesso costituisce la base dei rosati provenzali. La Clairette: Un antichissimo vitigno provenzale produce poco ma i suoi chicchi oblunghi regalano vini aromatici e profumati. Il Cabernet Sauvignon ed il Semillon Nel corso delle stagioni, Château Roubine ospita diverse visite per vedere e vivere il ciclo della vite, a scoprire i gesti essenziali e i contrasti climatici che offrono le qualità di un vero terroir. Le visite e le degustazioni sono fattibili previa prenotazione a info@chateauroubine.com ed ogni evento vedrà protagonisti la storia, i vitigni e le particolarità di Château Roubine che verranno presentate dalla terrazza della cantina con vista panoramica su tutti i 72 ettari di vigneto in un unico pezzo. Sarà poi possibile immegersi nel mondo della produzione varcando le porte private della cantina e scoprire i segreti di lavorazione dei Classés Crus seguendo il percorso delle uve, dall’accoglienza alla vinificazione, fino alla messa in bottiglia. Infine, una degustazione commentata dei nostri Crus Classés, AOC Côtes de Provence. Una tappa da non mancare per chi anche solo transita tra Costa Azzurra e Provenza A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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6 Settembre, 2021

D’amore, di nonne e di cosa c’è dietro una storia di vino

Come è semplice immaginarsi intorno a un tavolo. Sono immagini che sembrano essere stampate nel nostro Dna. Per le feste. Per un primo appuntamento. Per un incontro di affari. Andiamo a farci un caffè. Beviamoci una birra. Mangiamo una cosa veloce, così ci raccontiamo un po’. Così semplice, da immaginarsi, da non riuscire invece a pensare a cos’altro si potrebbe fare se non sedersi a un tavolo, o a un tavolino, o su un prato per un picnic quando dobbiamo festeggiare qualcosa, quando vogliamo passare del tempo di qualità con una persona. Qualità. Probabilmente è questa la parola che ci diversifica dal resto dei Paesi del mondo, dove la convivialità forse è un contorno della vita e non la portata principale. Mia nonna era abituata a prepararsi molto presto il caffè, all’alba, perché doveva poi mettersi ai fornelli per preparare da mangiare per la famiglia. E già verso la tarda mattinata era possibile sentire il profumo del ragù o quello del pesce nel forno. In Italia la qualità della tavola non è una questione di gourmet, ma di cuore, di amore. Preparare qualcosa garantendo la sua qualità significa metterci il bene, l’anima; significa mettersi all’opera per la sola soddisfazione dell’altro. Ed è per questo che l’Italia è il paese del vino (siamo il maggior esportatore mondiale oltre che quello più competitivo del mondo): perché un calice di vino non è mai scelto a caso, perché arriva dalla produzione di qualcuno che con tutta probabilità ha fatto sacrifici enormi per le sue vigne, spesso facendo scelte azzardate e tutto per cosa?, per questo, per quella qualità che in Italia, lo ripetiamo, significa amore. Ed è per questo che definire WineTales un Magazine sul vino lo ritengo sbagliato o comunque riduttivo: perché qui si parla di amore, di cura, di scelte. Come quella della nonna che sceglieva di alzarsi presto per preparare il pranzo. Come quella di un vecchio zio che, sulla tavola, appoggia una bottiglia di vino fatta in casa che, ammettiamolo, non è poi così buona, eppure ha quel gusto di affetto che lo fa apparire di livello superiore. L’amore per l’amore: forse è questo che c’è dietro a una storia di vino. Ed è questo che vogliamo, ogni giorno, raccontarvi. Il Direttore Editoriale  Sabrina Falanga 
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