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24 Settembre, 2021

Cultura e tradizioni per un vino di successo

Completando lo sguardo curioso che non deve mancare ad un imprenditore che intende approcciare o avere successo nel mercato cinese del vino (ma alcune regole sono applicabili per ogni altro genere merceologico), continua e si conclude questo modesto vademecum con l’intento di far comprendere il ruolo e l’importanza anche dei veicoli culturali di un Paese in grado di poter incidere sulle scelte e sui gusti dei consumatori dai quali il venditore non può prescindere anche se siamo nell’epoca del 4.0, del digitale e della blockchain! È infatti di fondamentale importanza il legame di fiducia che si deve instaurare tra venditore e compratore on line in Cina e perché ciò si realizzi occorre considerare i valori, lo stile di vita, principi etici e anche quelli della religione. Un esempio che ritengo calzante, ormai studiato in tutti i corsi di marketing e comunicazione, è lo spot considerato offensivo dall’utente cinese, realizzato da Dolce & Gabbana per promuovere una nuova linea destinata alla donna. Nel video (rinvenibile anche su You Tube) veniva in risalto una donna cinese alle prese con un piatto di spaghetti, una pizza e un succulento cannolo siciliano, tutti approcciati con i chopsticks e con evidente difficoltà, se non impossibilità di essere gustati. Una voce fuori campo peggiorava poi la situazione chiedendosi, tra i tanti commenti, se il dolce non fosse troppo grande per i gusti della donna.… Insomma uno spot che i cinesi hanno ritenuto sessista e stereotipato, per altro veicolato nel web con conseguenze negative ancor più amplificate dalla viralità del messaggio, considerato offensivo delle tradizioni e dell’intelligenza di un popolo, che neppure la conferenza stampa di scuse dei due stilisti italiani ha saputo ricucire l’offesa vissuta, e che, al contrario, ha peggiorato ancor più la reputazione del brand, avendo considerato il video di scuse non efficace, né tantomeno sentito, perché non genuino o spontaneo, sia per il contenuto, che per lo sguardo fuori dalla telecamera di Stefano Dolce, come se recitasse uno slogan a memoria. Quali gli errori commessi secondo i guru della comunicazione destinata al popolo cinese? Lo spot è considerato farcito di stereotipi che non rappresentano la Cina moderna, le voci fuori campo inducono a espliciti doppi sensi, insopportabile la pretesa di insegnare come utilizzare (e se utilizzare) le bacchette per poter mangiare determinati cibi, intendendo con ciò affermare senso di superiorità degli occidentali e al contempo scarsa conoscenza della cultura cinese. Su questo fronte, di segno opposto, una blasonata casa di moda che per sottolineare il Capodanno cinese e l’entrata del 2021, l’anno del bue, ha realizzato una borsa con stilizzate le corna dorate e i colori rossi che richiamano la circostanza, o così la Apple che ha sostituito la famosa mela con l’effige di un bue su molti dei suoi devices. Analoga attenzione per l’utilizzo della lingua e soprattutto per la fonia o per la traduzione che se ne ricava, che impone l’impiego di professionisti specializzati per non compromettere campagne pubblicitarie errate o offensive (esempi in tal senso con le calzature Nike o la bevanda Pepsi). Le notazioni che precedono sono la testimonianza che se anche i famosi brand incorrono in errori da cui è poi difficile riabilitarsi, se non a costo di ingenti investimenti per recuperare una credibilità compromessa, più probabile che ciò accada per strutture imprenditoriali più modeste o addirittura nuove al mercato, non dotate di esperienza o di risorse interne capaci di assicurare successo e notorietà, ma comunque tenute ad avvalersi di adeguate competenze professionali in grado di guidarle nel tentacolare mercato della vendita on line destinato al mercato cinese. Se poi il bene oggetto della vendita e della distribuzione è il vino, maggiore dovrà essere l’attenzione per le informazioni che, partendo dall’etichetta e finendo per il gusto, devono essere veicolate e devono raggiungere il consumatore cinese, compito più difficile di quanto si immagini, posto che può essere carente una cultura enogastronomica di riferimento e che sia costosa acquisirla tramite la necessaria comparazione dei diversi prodotti. Ed allora, per la vendita telematica del vino, in un Paese ove questo prodotto è consumato in maniera crescente e consapevole, non è più sufficiente affidarsi al “Made in Italy” che in generale è percepito come sinonimo di qualità e di affidabilità, ma è opportuno ricorrere affidarsi a precipui strumenti e tecniche in grado di far percepire al consumatore l’importanza e le ragioni di gustare una determinata qualità di vino, posto che in Cina, ad esempio, il consumo di questo prodotto non fa parte della quotidianità, ma sempre più assume valore sociale, bevuto fuori pasto, in compagnia giusta e, tra i Millenials, i quali hanno dimestichezza con i social e con le informazioni che dal web possono essere acquisite dai seguitissimi “influencer” del vino, che sono crescenti in numero e in attività di promozione, giovani anche disposti a spendere per bottiglie importanti, tanto che da tempo, il vino, anche e soprattutto quello italiano, è percepito come status symbol di lusso e di conseguenza come metro di posizione sociale. Il trend ora illustrato dovrebbe tranquillizzare coloro che qualche tempo fa ritenevano che il vino e la sua assunzione fossero influenzate dalla natura del prodotto, che è un bene considerato ricco di emozioni e come tale dovrebbe essere vissuto e, come si dice “raccontato” avendo nel rapporto con il territorio dove cresce ed è trasformato un intenso e prezioso legame ed influenza, che costituisce un valore aggiunto non soltanto in termini qualitativi, ma anche culturali ed esperienziali. A compiere questa sintesi e dunque a far conoscere il vino ad una platea sempre maggiore e sempre più competente, non è più sufficiente la degustazione in cantina o l’abbinamento di quello chef in determinate pietanze, appannaggio magari di un esiguo numero di consumatori, ma occorre affidarsi al mezzo elettronico che, on line, riesce con efficacia e pathos a trasmettere tutti quei contenuti che intendiamo possano qualificare e distinguere il nostro prodotto mediante gli strumenti che il web è in grado di mettere a disposizione e che non finirà mai di stupirci. Tornerò nel prossimo appuntamento con un argomento più giuridico, ma non meno interessante (almeno spero!) che riguarderà alcuni aspetti e consigli per e-commerce del vino in Cina in modalità cross border. Avv. Paolo Spacchetti
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22 Settembre, 2021

Cantina Kaltern è #vinosostenibile

La storia della Cantina Kaltern inizia più di un secolo fa e quella che vediamo oggi è il risultato della fusione e dell’evoluzione di diverse realtà contadine e sociali del territorio del Caldaro, presenti in loco sin dagli inizi del ‘900. Caldaro, con il suo grande lago naturale balneabile, è un posto speciale non solo per gli appassionati e gli intenditori di vino ma anche per la comunità che lo circonda, ampiamente coinvolta nell’attività vitivinicola: Cantina Kaltern è una delle più importanti cantine dell’Alto Adige, una cooperativa vitivinicola con ben 650 soci e 450 ettari di vigneti. Kaltern rappresenta l’unione di tanti vignaioli che intendono diffondere in tutto il mondo lo spirito, l’euforia e l’impegno nel conseguire un obiettivo comune attraverso il vino e, naturalmente, le bellezze naturali del territorio, legando la ricerca costante della qualità alla tutela dell’ambiente ed alla sostenibilità. Da questi elementi nasce la loro idea di #vinosostenibile: Kaltern è la prima cantina italiana, nonché la prima cooperativa, a fregiarsi, a partire dall’annata 2018, della certificazione di sostenibilità FAIR’N GREEN. Fair’n Green è tra le più autorevoli certificazioni per la viticoltura sostenibile in Europa, nasce in Germania nel 2013 ed è il marchio sostenibile scelto dalle più importanti aziende vitivinicole tedesche. L’idea alla base della certificazione è di rendere misurabili e verificabili gli obiettivi che definiscono un’azienda davvero sostenibile, prendendo in considerazione quattro aspetti fondamentali: la gestione aziendale, l’ambiente, la società e la catena del valore. Lo standard, verificato da auditor di alta competenza, non fotografa una realtà statica come può essere nel caso di altre certificazioni, ma prevede dei processi tesi a migliorare in modo continuativo il modus operandi di ogni azienda partecipante almeno del 3% ogni anno rispetto alla misurazione precedente, ponendo alla base una pianificazione delle azioni migliorative da implementare nel tempo. È quindi una certificazione che impone il miglioramento continuo con l’obiettivo di annullare le emissioni in atmosfera, con tutti gli elementi verificati da analisi puntuali, tra cui la valutazione del bilancio ecologico e la determinazione della carbon footprint, garantite da istituti indipendenti. Ad aiutarmi a raccontare la visione sostenibile di Kaltern è Andrea Moser, enologo della Cantina, con il quale ho avuto il piacere di approfondire queste tematiche. La visione della viticultura dev’essere olistica e racchiudere una prospettiva a 360° nella quale l’uomo, l’attività di produzione del vino e l’ambiente circostante vengono visti nell’insieme e non separati, spiega Moser. La certificazione, continua l’enologo, non deve solo raccontare l’attuale stato di raggiungimento di una produzione sostenibile ma, nei punti in cui si può ottimizzare e introdurre soluzioni innovative, deve rappresentare lo stimolo a migliorare continuamente indicando gli interventi da introdurre e proponendo soluzioni concrete. Nel corso degli anni tra le varie misure implementate da Kaltern vi sono: l’alleggerimento delle bottiglie, passando da 800 a 500 grammi ciascuna (per produrre una bottiglia di vetro si emette circa un grammo di CO2eq per ogni grammo di peso, si fa quindi presto a capire il risparmio derivante dall’alleggerimento), l’etichettatura con carta naturale, la compensazione della CO2 emessa durante i trasporti con certificazioni verdi di rimboschimento (attualmente non valide per l’Italia, principalmente verso la Germania). Molto importante è stata l’istallazione di un impianto fotovoltaico da 370 Kwp per produrre energia verde dal sole con la capacità di coprire il 55% del fabbisogno energetico aziendale, l’introduzione di macchinari in cantina che sfruttano tecnologie ad alta efficienza con, ad esempio, recupero del calore residuo per l’autoproduzione di acqua calda, isolamento termico del tetto della nuova cantina con verde naturale ed edifici ad alta efficienza. La sostenibilità passa anche per le pratiche in vigna, dove, grazie al coinvolgimento di ciascun socio, è stato abbattuto l’utilizzo di erbicidi e pesticidi ed introdotta la pratica della confusione sessuale per combattere i parassiti come la tignola e la tignoletta. Queste pratiche diffuse in una realtà come Kaltern, continua Moser, hanno permesso di creare l’esempio da emulare in tutto il territorio circostante generando un circolo virtuoso, così sano, da stimolare anche le altre piccole cantine limitrofe a prendere come riferimento tali misure per le proprie conduzioni. La produzione dei vini di Kaltern è vegana (ovvero in tutta la filiera non vengono impiegati prodotti di origine animale, prodotti utilizzati spesso ad esempio per la chiarifica e la stabilizzazione dei vini) ed in parte biologica, ma questo, conclude Moser, è una caratteristica intrinseca dei vini che produciamo, in quanto il vino, prima di tutto, dev’essere di altissimo livello qualitativo e prodotto nel rispetto della tradizione del territorio. La sostenibilità, aggiunge, potrebbe essere intesa come uno standard minimo da diffondere, un must comunicato con un approccio simile a quello dei più grandi e costosi vini francesi, dove, l’essere biologico e biodinamico è una caratteristica non indicata in etichetta che viene scoperta solo più avanti. Nei nostri vini la prima caratteristica ad essere scoperta dev’essere la qualità e la gioia nel berli, nella consapevolezza di far riferimento aduna realtà rispettosa dell’ambiente e con un’etica solida alle spalle. Nell’attesa della certificazione unica di sostenibilità di cui l’Italia si sta per dotare, Fair’n Green sarà sicuramente tra quelle certificazioni che imporranno standard sempre più stringenti e che prenderà sempre più piede nel nostro sistema. A cura di Giuseppe Petronio 
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21 Settembre, 2021

Villa Amistà – dove l’arte incontra l’ospitalità

A Verona sorge Villa Amistà, una struttura unica al mondo per la capacità di coniugare storia, arte ed ospitalità. L’architetto Michele Sanmicheli nel Cinquecento realizzò il corpo centrale di Villa Amistà in stile veneziano, operando sui resti di una “casa forte” romana. L’attuale costruzione risale al 1700 ed è opera dell’architetto Ignazio Pellegrini. Al suo interno si possono ammirare riproduzioni di affreschi e reperti originali di entrambe le epoche, recuperati attraverso accurati restauri filologici. In Villa Amistà la storia si fonde con la contemporaneità degli arredi interni. L’acquisto della struttura da parte della Famiglia Facchini (titolare del marchio di moda Byblos) ha portato ad incaricare Alessandro Mendini, architetto e designer di fama internazionale, di ripensare tutto l’interior design, armonizzando gli ambienti classici della villa con elementi contemporanei: le oltre 160 opere dei maggiori artisti internazionali, quali Damien Hirst, Andy Warhol, Vanessa Beecroft, Anish Kapoor ed un mobilio progettato dai top designer del panorama mondiale, tra i quali Ron Arad, Philippe Starck, Marcel Wanders, Ettore Sottsass, Eero Saarinen, Eero Aarnio e molti altri. Oggi a Villa Amistà colori accesi e forme plastiche si fondono con gli affreschi e i marmi dei saloni secenteschi per creare un progetto unico ed esclusivo, che si dipana anche nelle 58 camere dell’hotel, che spesso ospitano collezionisti ed appassionati di arte, che desiderano vivere Verona e la sua opulenza artistica da un luogo che ne è a ben vedere il cuore pulsante. La villa è altresì circondata da uno splendido parco di 20 mila metri quadri con fontane in marmo di Verona, giochi d’acqua ed un’elegante piscina a sfioro di forma classica. All’interno del giardino all’italiana, con la sua interpretazione in auge nel ‘700, si trovano piante secolari di incomparabile bellezza. In questa storia secolare, ma sempre viva, si inserisce Luigi Leardini, che da 15 anni collabora con la Famiglia Facchini alla crescita di Byblos Art Hotel Villa Amistà. La storia di questa collaborazione è da sempre mossa dalla passione di Leardini per l’arte ed il design ed è cresciuta nel tempo, facendo sì che oggi Villa Amistà sia protagonista nel mondo dell’arte comparendo su numerose riviste di settore, focalizzandosi anche su artisti emergenti. La Famiglia Facchini ed il Sig. Leardini sono sempre focalizzati sul futuro e stanno valutando interventi strutturali come una cucina esterna, che possa permettere di usufruire di nuovi ed aggiuntivi spazi. Villa Amistà dispone anche di un fantastico ristorante, gestito sapientemente dallo Chef Bianchi, che coniuga sapori internazionali e tipici del territorio Veneto. Anche il ristorante è una struttura unica e ricca d’arte, fonte di ispirazione per i piatti dello Chef. Byblos Art Hotel Villa Amistà è una location davvero da vivere ed assaporare con tutti i sensi, una unicità che muta e cresce per dare sempre il meglio di sé stessa. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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20 Settembre, 2021

Vinoforum 2021, semplicemente normalità

Normalità e condivisione che di questi  tempi sono più di un lusso…perché ti sembra banale poter uscire di sera senza dover tornare entro le ore dieci, ti sembra banale poter vedere (anche se a distanza di sicurezza) il tuo miglior amico, ti sembra banale poter brindare con un buon calice di vino, pensando al futuro, ti sembra banale tornare a vivere le proprie passioni senza necessariamente avere uno schermo ed un collegamento internet? Questi ultimi due anni ci hanno insegnato di no, non c’è nulla di banale nelle nostre vite e non c’è nulla di scontato nei gesti che compiamo ogni giorno. Vinoforum 2021 è stato soprattutto questo…uno straordinario manifesto di normalità. 9 giorni, 216 ore, 2.000 mq di spazi all’aperto, 600 aziende partecipanti, 2.500 etichette, 35 temporary restaurant, 12,455 piatti consumati, 13.654 brindisi ecco i numeri della 18esima edizione del Vinoforum. Un viaggio nel gusto partendo dal vino con le bolle francesi delle più prestigiose Maison: Moët & Chandon, Veuve Clicquot, Krug, Dom Pérignon e Ruinart ai grandi vini italiani dal barbaresco di Gaja al Brunello di Montalcino di Biondi Santi…dallo Sforzato della Valtellina al Cerasuolo di Vittoria siciliano. Il gusto di casa, con una grossa presenza del vino della regione…dalla ROMA DOC al Consorzio del Cesanese del Piglio, dalle prestigiose cantine del Casale del Giglio alle novità interessanti come Cantine Massimi. Un gusto che non si ferma solo al vino ma spazia al cibo per la gioia di condividere le migliori espressioni culinarie di Roma (e non solo) attraverso i piatti e le nuove creazioni di 30 ristoranti che per nove giorni hanno trasferito i propri piatti all’interno della kermesse romana. Esclusive poi le “The Night Dinner”,  cene uniche a tu per tu con grandi Chef in abbinamento ai vini di Cantine italiane ed internazionali. Il gusto…che si lascia contaminare dalla creatività nell’area Mix & Spirits, una Lounge dedicata al mondo della miscelazione e degli spirits…protagoniste le più importanti aziende italiane e i bartender più bravi con un calendario di degustazioni e Masterclass tenute da importanti nomi del mondo degli Spirits a firma di Massimo D’Addezio. Un gusto che si chiude come ogni pasto importate che si rispetti, con un altro RE della nostra cultura culinaria, sua maestà “Il Caffè” che quest’anno per la prima volta ha trovato casa a Vinoforum per un area dedicata il Roma coffee Festival, un viaggio al centro della bevanda scura più famosa al mondo. Insomma davvero un grande viaggio nel gusto, con dei compagni di viaggio unici: gli occhi dei fotografi di FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) che ci ha aiutato con le immagini a raccontare queste serate divine o di-vino che dir si voglia. Attenzione lo speciale dedicato a Vinoforum non è finito nei prossimi giorni daremo spazio alle interviste realizzate dalla nostra redazione ad: addetti ai lavori, cantine ed ospiti. Ci vediamo presto, solo sei mesi e saremo di nuovo in prima fila per raccontarvi la 19 edizione del Vinoforum…STAY TUNED! Ho dei gusti semplicissimi; mi accontento sempre del meglio.
                                                                                                  Oscar Wilde  A cura della  Redazione
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18 Settembre, 2021

Champagne: uno stile, un'icona, un gioiello.

Prosegue con successo la 18esima Edizione del Vinoforum – lo spazio del gusto, il più grande evento enogastronomico della Capitale ambientato nel Parco “Tor di Quinto” circondato da un laghetto suggestivo. Come ogni anno, l’organizzazione dedica un’area esclusiva, la Vip Lounge, per accogliere ospiti del Gruppo Moet Hennessy Italia, stampa, TV e non solo,  e  degustare le più prestigiose Maison francesi come Moët & Chandon, Veuve Clicquot, Krug, Dom Pérignon e Ruinart. L’area si rinnova in questa edizione e mostra un design raffinato ed elegante ma informale allo stesso tempo; uno spazio dove poter bere il calice giusto con persone giuste di fronte ad un lago completamente illuminato dai vari colori. Sono presenti accessori complementari che fanno da cornice a questo meraviglioso scenario grazie alla partecipazione del  partner tecnico “Brevetti Waf Srl”, oggetti con un design esclusivo e personalizzato. L’architettura degli interni da un lato e lo stile inconfondibile di questo vino dall’altro a Vinoforum si alleano. Moet Hennessy è leader mondiale nel settore dei vini e alcolici di lusso e può vantare un portafoglio di marchi con eccellenze come questi Champagne: Dom Pérignon 2010, un millesimato fonte di emozioni continue, un tripudio di eleganza, armonia e complessità; un Vintage “Salvato dalle acque”. Curiosi? Due giorni prima della vendemmia, la pioggia ha creato qualche problema, generando soprattutto sul Pinot nero, la botrite. Le uve non erano ancora completamente mature. Dom Pérignon ha impiegato tutte le sue risorse per tracciare una mappa precisa che verificasse la maturità e lo stato di salute in ogni singolo appezzamento. Questo ha permesso alla Maison di salvare ottime parcelle e vincere questa sfida!! Krug, la storia di un visionario, Joseph Krug, che voleva offrire ai suoi clienti la massima espressione dello Champagne ed il piacere ricco e sudante delle sue bollicine. L’ultima, la 169esima Edition Brut creata da 198 vini base provenienti da annate diverse tra il 2012 e il 1996. Veuve Clicquot brut cuvée “San Pétersbourg” , uno Yellow Label dall’inconfondibile etichetta gialla, dedicata a Barbe Nicole Ponsardin, la celeberrima Madame Clicquot, che nel 1814 riuscì a superare il blocco continentale che immobilizzata l’Europa negli scambi commerciali facendo approdare il suo Champagne a San Pietroburgo. Che storie dietro le etichette!!!! Fascino e finezza sono i protagonisti di questa bottiglia, creata dall’assemblaggio di 60 diversi Cru dei quali il 40% proveniente da preziosi vini di riserva. Moët & Chandon millesimato 2012 “Impérial” , la Maison che ha introdotto lo Champagne nel mondo. Il 74esimo millesimato della sua storia che si distingue per la sua maturità, complessità ma anche per il suo carisma. Ruinart Rosé , la più antica Maison di Champagne fondata nel 1729, vanta un sito spettacolare  patrimonio dell’Unesco chiamato Les Crayères. Sono antiche cave di gesso di epoca gallo-romana, sotto la città di Reims fino a 38 metri di profondità, su tre livelli e otto chilometri di gallerie, dove vengono conservate le bottiglie. Un vino luminoso con una freschezza aromatica impressionante. Mi sono dilungata un po’….vero!! Ma, non so voi, io adoro sapere la storia che c’è dietro ogni etichetta 😊 Chiudo con questa citazione, che mi accompagna in tutte queste serate fino a domani…. perché sì sono la sommelier “fortunata” di queste Maison. “Lo Champagne aiuta la meraviglia”  di George Sand A cura di Cristina Santini
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17 Settembre, 2021

Vino, mixology e distillati

Non si può non tornare al Vinòforum e quindi è d’obbligo fare minimo un altro giro,  tra i vari e molteplici banchi di assaggio (sono presenti anche quelli relativi a caffè, olio, cibo e tanto altro). Immaginando di essere su uno di quei bellissimi treni panoramici, la prima fermata è a “Vini Buoni d’Italia” dove si inizia con le bollicine. Alta Langa DOCG Rosè Cuvée 36 mesi produttore Fratelli Gancia, millesimato (2015). Ricordiamo che Carlo Gancia introdusse per primo, nella metà dell’Ottocento, la produzione dello spumante metodo classico in Italia, dopo aver appreso le tecniche di lavorazione dello champagne in Francia. Il rosè (pinot Noir 80% e Chardonnay 20%), è avvolto in un abito rosa, in ricordo della cura con cui da sempre le bottiglie sono state protette, durante il trasporto, fin dalla fondazione dell’azienda. Colore rosa luminoso, perlage fine e persistente con note di fragoline di bosco, minerali e lievito, presenti anche al sorso fresco ed equilibrato. Molto elegante. Sempre qui, l’11 settembre, si è tenuto un laboratorio, “Sulla strada del vino e dei sapori: Alla scoperta del Friuli Venezia Giulia” con una degustazione guidata di tre vini bianchi autoctoni (Ribolla, Friulano e Malvasia) in abbinamento al prosciutto di San Daniele DOP, non eccessivamente stagionato. Alla fine, attarverso una votazione per alzata di mano, la proposta migliore è risultata Friuli Colli Orientali DOC Ribolla Gialla, 2019, produttore Castello di Buttrio. Un tripudio di note floreali sostenute da un’acidità molto piacevole e persistente, che ben si accompagnano alla prelibatezza culinaria tipica di questa splendida regione. Si riparte e la sosta successiva è al “Mix&Spirit Hospitality”, una lounge dedicata alla miscelazione e ai distillati, sotto la supervisione di Massimo D’Addezio, uno dei maggior professionisti italiani del settore. Qui si assaggia uno strepitoso Gin Tonic preparato, udite udite, proprio da lui. Inoltre stasera c’è anche la masterclass “Grapparevolution” tenuta da Leonardo Pinto, super esperto di Rum in Italia e in Europa, e stasera anche brand ambassador della Grappa. Meraviglia! Si risale a bordo e ci si ferma, per l’ultimo stop, al banco d’assaggio “Dioniso Rappresentanze”. Si inizia con il Friuli DOC Sauvignon “Aquileia”, 2020, Società Agricola Valpanera: colore giallo paglierino brillante con sentori vegetali e fruttati seguiti da un gusto fresco e sapido. Davvero un ottimo vino. Nello stesso stand sono presenti anche due belle sorprese e come non approfittarne? Ottimo il rum colombiano Dictador “12 Icon Reserve”. Ambrato, all’olfatto emergono miele, agrumi, caffè che si ritrovano anche dopo averlo degustato. Avvolgente, caldo e finale lungo. Infine una scoperta molto piacevole, il gin colombiano invecchiato in botti ex-rum, il Dictador “Treasure”. Note di mandarino, limone e vegetali si fondono perfettamente con un gusto rotondo e leggermente speziato. Dopo tanto splendore per gli occhi, il naso e il palato, purtroppo il viaggio è terminata e si scende. Alla prossima ! A cura della Biancamaria Caroli
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17 Settembre, 2021

Milano Wine Week 2021, il programma dell'evento #backtowine

Il 14 settembre è ufficialmente partita la Milano Wine Week. La presentazione dell’evento che si terrà dal 2 al 10 ottobre 2021 ha di fatto dato il “La” ufficiale alla manifestazione che, come ha detto Federico Gordini, Presidente oltre che ideatore ed anima della MWW, ha l’obiettivo di far ripartire il mondo del vino in presenza, avvicinandosi ai clienti finali. L’evento si declinerà su nove giorni e centinaia di appuntamenti, con 10 Wine District abbinati ad altrettanti Consorzi e sarà trasmessa in contemporanea con altre 11 città internazionali dove si racconterà la ripartenza del mondo del vino. La prima edizione “Post Covid” vede anche un approccio nuovo, che utilizza la tecnologia per amplificare il suo raggio di azione in tutte le direzioni: far vivere la Milano Wine Week agli operatori di tutto il mondo, fornire strumenti per ottimizzare le relazioni tra le aziende stesse, gli addetti del trade e dell’HORECA, con l’obiettivo di rendere la città un’esperienza dove la scoperta dei vini e dei territori si trasforma in una gamification interattiva, come riportato sul documento ufficiale di presentazione dell’evento. In merito al mondo digitale va assolutamente menzionata la nuova app “W”, come Wine, ma anche come World proprio a rappresentare l’universalità che l’evento si attente e la piattaforma dedicata agli operatori che sarà invece accessibile dal sito www. milanowineweek.com L’interesse verso il consumatore finale e l’attenzione a questo che si prefigge la MWW è ancora una volta esemplificabile dal “gioco” che permette all’utilizzatore di creare un itinerario su misura dei propri interessi.  Inoltre, grazie alla digitalizzazione di tutte le carte vino, Milano diverrà la prima città al mondo nella quale si potrà scegliere dove andare a cena in funzione dell’etichetta vinicola che si desidera consumare. L’utente che accumula almeno tre esperienze durante la manifestazione, attraverso la App, potrà quindi partecipare a un gioco, come essere invitato a un party esclusivo o a una degustazione. La prima release dell’app è già attiva e scaricabile. Tra gli obiettivi dell’evento ve ne sono altri tre che, come ricorda l’assessore della Città Roberta Gualtiere, sono assolutamente degli di nota: L’obiettivo di Milano di porsi come Capitale dell’Enoturismo; Sostenere la ricerca tramite il piacere enologico. La collaborazione con Fondazione Humanitas è atta esattamente a questo e fa leva sulla MWW per promuovere la Ricerca in Italia, stimolare il rientro dei cervelli e far venire in Italia le menti straniere più brillanti. Chiunque potrà aiutare e sostenere questi obiettivi. Promuovere cultura ed informazione, grazie alle masterclass, la modalità innovativa scelta dalla MWW per presentare le diverse innovazioni di prodotto, di modalità di comunicazione e di vendita, le nuove realtà che si stanno affacciando a questo mondo e come le realtà consolidate stiano innovando per gestire al meglio un futuro ricco di opportunità. La Masterclass, sarà quindi il format cuore dell’evento e si terrà per questo nel centro pulsante della manifestazione, ovvero Palazzo Bovara. L’internazionalizzazione vedrà poi le stesse deployate in 11 piazze internazionali. L’evento è aperto ad operatori del settore e giornalisti specializzati per informarsi sulle maggiori innovazioni che offre il mercato e le anteprime di cosa offrirà il mondo del vino al mondo nei prossimi mesi. “Milano si conferma centro del mondo dal punto di vista enologico”, spiega Gordini, “grazie all’innovazione e all’iniziativa delle degustazioni internazionali inaugurata lo scorso anno, è possibile raggiungere migliaia di operatori in tutto il mondo, dimostrando la natura e l’ottica di una manifestazione che è nata e sta crescendo di anno in anno, sempre di più al servizio della filiera vinicola”. Oltre al cuore di Palazzo Bovara per i clienti finali sono interessati i Wine District, attivati tra alcuni dei quartieri più interessanti della città, nei quali i ristoranti, i locali e molti esercizi di somministrazione realizzeranno attività speciali in collaborazione con i Consorzi di Tutela partner. Personalmente da non mancare il Consorzio Tutela Lugana DOC a Porta Romana; il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese in zona Eustachi/Plinio. E ancora le new entry 2021: il Brunello in Galleria – Brunello di Montalcino in Galleria Vittorio Emanuele, che prevede anche una cena di Gala al Savini; il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella a Marghera/Sanzio. Infine, per i soli per operatori debutta la Wine Business City, un evento di business programmato il 3 e 4 ottobre al MEGAWATT COURT dedicato a un numero chiuso di 250 aziende, che consentirà l’incontro tra queste realtà e operatori qualificati del settore. La manifestazione prevede anche 5 Forum di confronto e formazione: Wine Business Forum, Wine Geek, il nuovo simposio sulla Wine Science, e il Wine Generation Forum tutti in programma a Palazzo Castiglioni e il Shaping Wine, organizzato in collaborazione con Bocconi proprio per dare risalto a come la formazione e la preparazione di figure professionali adatte a gestire il mercato del vino e della sua ospitalità sia chiave per il futuro. In coerenza con questa volontà, Milano ambisce a diventare la capitale dell’Enoturismo e per questo nascono i Wine Tour, percorsi e attività, rivolti al pubblico, alla scoperta della ricchezza di territori del vino a massimo due ore di distanza dal capoluogo lombardo con transfer in partenza dalla città. Sarà quindi possibile visitare una selezione di territori: Cà Maiol – del Gruppo Santa Margherita – con sede a Desenzano del Garda (BS). Altra destinazione le affascinanti cantine sotterranee della Guido Berlucchi a Borgonato di Corte Franca (BS) in cui ha sede la storica azienda che proprio quest’anno festeggia i 60 anni di storia e che per questo ha scelto di essere founding supporter della manifestazione. Pasqua Vigneti e Cantine, tra sarà anch’essa founding supporter di Milano Wine Week 2021 e, come illustra Riccardo Pasqua, aprirà la settimana del vino milanese con una gigantesca opera immersiva chaimata “falling Dreams” che celebra temi cari alla cantina veronese come la creatività, il talento e il vino italiano. Talento italiano ed espansione dell’evento che viene esaltata anche dall’intervento di Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti, che da partener della MWW evidenzia come questa manifestazione possa rappresentare una grande opportunità per le nostre imprese soprattutto per quanto riguarda l’internazionalizzazione e comunque creare nuove sinergie e possibilità. In ultimo gli organizzatori hanno evidenziato come la Milano Wine Week 2021 si svolgerà in sicurezza, l’accesso agli eventi sarà consentito esclusivamente con l’esibizione del Green Pass e tutti gli eventi saranno gestiti secondo le normative predisposte per l’emergenza sanitaria in corso, anche grazie ad una costante sanificazione degli ambienti chiusi. Per approfondimenti sulle attività della manifestazione e per scaricare le presentazioni di Milano Wine Week 2021 sul sito ufficiale della manifestazione: www.milanowineweek.com A Cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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16 Settembre, 2021

Il "divino" di Roma

Alle porte di Roma, esattamente a sud dell’Agro Romano si trovano le vigne dell’azienda Capizucchi, proprio davanti al Santuario della Madonna del Divino Amore  in via Ardeatina. La vicinanza con il Santuario ha condizionato fortemente la storia di questa azienda emergente, a cominciare dalla scelta del logo, la stella posizionata sulla spalla della Madonna fatta con i tralci di vite. I vigneti si estendono per  25 Ha a corpo unico, che danno vita ad un’ampia varietà di vini dell’azienda, territorio pianeggiante generato dalle attività vulcaniche laziali, si allevano Montepulciano, Cabernet Sauvignon, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Malvasia, Merlot, Moscato Giallo, Syrah, Incrocio Manzoni, Verdicchio e Passerina. Le varietà impiantate, dal primo ettaro nel 2014 fino agli ultimi nel 2017, seguono due linee di produzione parallele. La prima mira alla valorizzazione delle specie autoctone, quindi alle denominazioni tradizionali come Roma DOC, la seconda punta al progresso e alla novità introducendo nel territorio laziale varietà tipicamente settentrionali e vocate allo spumante. Hanno la fortuna di avere microclima favorevole e Il terreno di origine vulcanica che donano ai vini sentori minerali e fruttati provenienti  da vitigni autoctoni ed internazionali e si fregia delle Doc Roma rosso e Roma bianco. L’azienda è davvero giovane, come il titolare Dario Diana, che è il genero del professore ed economista Renato Brunetta con cui divide la proprietà dell’azienda. Lo incontro al Vinòforum a Roma e mi concede l’intervista: “La nostra forza è tutto l’affetto con cui portiamo avanti l’azienda vogliamo puntare su Roma e portarla anche fuori all’estero, veniamo dal Divino Amore, siamo un’azienda romanissima, ci troviamo sull’Ardeatina, siamo originari di lì ed io faccio parte di quella zona da due , non abbiamo mai fatto questo tipo di mestiere, è davvero per me una sfida. Il vino con cui cresciamo anche noi, di anno in anno ci rendiamo conto di quali sono le potenzialità sia nostre in cantina con il nostro enologo, sia dei terreni su cui abbiamo puntato che comunque finora nonostante la storia sia breve ci ha dato dei o degli ottimi risultati. Il prossimo progetto ha come obiettivo quello di riuscire ad avere la cantina in azienda che per ora non abbiamo ancora. Produciamo delocalizzati quindi presso il nostro enologo, Lorenzo Costantini alcune varietà, a Genzano altre chi riesce a spumantizzare, in zona accogliendo le nostre bollicine, affiancato sempre da figure laziali, di una professionalità incredibile da cui ho imparato tantissimo, anche perché poi veniamo da un altro mondo. L’obiettivo primario adesso è arrivare ad avere impianto di produzione in loco e cominciare quindi ad avere anche un’impronta maggiore proprio sul prodotto ultimo finito. Il vino che ci rappresenta è Roma Doc blend di Montepulciano e Cabernet Sauvignon, una bottiglia che ci ha fatto conoscere sul mercato romano, anche se puntiamo in alto e vorremmo sicuramente proporlo al mercato estero.” A cura della Clara Maria Iachini 
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14 Settembre, 2021

Non solo vino...gli opposti che si attraggono.

Caffè e Vino sono due rivali da sempre, due protagonisti del nostro patrimonio gastronomico, culturale ed economico. Sono due opposti, che si attraggono e che giocano tra di loro in un percorso di seduzione fatto di: aromi fragranze, sentori di bocca, persistenza e gusto con l’obiettivo di ammaliare il pubblico. Sono tanti i punti in comune e per questo la lungimiranza dell’organizzazione del Vinòforum a cercato di unirli in un piacevole mix di esperienze. Quest’anno infatti per la prima volta la kermesse capitolina ospita il “Roma Coffee Festival” uno spazio interamente dedicato alla bevanda scura più famosa al mondo, la firma di quest’area è di Francesco Sanapo, uno dei più grandi conoscitori italiani ed internazionali del mondo del caffè.
Barista, Coffe lover, Imprenditore e pluripremiato come migliore degustatore italiano del caffè. “Il Roma Caffè Festival è una grande opportunità per diffondere sempre di più quello che amiamo: il caffè. spiega Francesco Sanapo coffee lover, imprenditore e pluripremiato miglior degustatore italiano di caffè – Ho deciso di firmare questa collaborazione preso dall’entusiasmo coinvolgente del gruppo di lavoro di Vinòforum” Sono tante le aziende coinvolte per ogni regione italiana, per garantire al visitatore un mix di esperienze e sensazioni tutte da scoprire, il tutto con la regia di Faema e della Mumac Accademy. Un palcoscenico su cui il prodotto caffè ha la massima visibilità attraverso corsi, laboratori e degustazioni come racconta Emiliano De Venuti, ceo di Vinòforum: “Il mondo del caffè sta cambiando e negli ultimi anni stiamo assistendo ad una forte evoluzione culturale rispetto a questa affascinante bevanda. Come sempre, il nostro lavoro è studiare e dare spazio a tutti quei trend che rappresentano l’eccellenza, per questo Vinòforum 2021 si è arricchita di uno spazio incentrato sulla cultura, sulla formazione e la divulgazione del mondo del caffè, in tutte le sue specificità. L’obiettivo è quello di far capire che il caffè è un universo di varietà e di aromi e un assaggio consapevole può regalare sensazioni straordinarie.” Consiglio per Winelover! Prima concludete “il giro” con le attività del Vino e poi lasciatevi trasportare nel fantastico mondo del Caffè, non fate al contrario! In realtà questo è un consiglio tecnico, il Caffè con la sua forza ed il suo brio renderebbe qualsiasi vino privo di sensazioni e di gusto. A cura della Redazione  
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