Diario di un sommelier

A cura di Giuseppe Petronio

Appunti, consigli ed esperienze di un sommelier con una forte attenzione alla sostenibilità.

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6 Aprile, 2023

Casale dello Sparviero: forza ed eleganza in grande stile toscano

Casale dello Sparviero: forza ed eleganza in grande stile toscano  Cari amici lettori, come tutti sappiamo le degustazioni sono sempre una meravigliosa occasione per conoscere, approfondire e scoprire aspetti e realtà del nostro amato mondo del vino. Lo scorso febbraio ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione del libro di Armando Castagno “Castellina in Chianti – territorio, vino, persone” scritto per raccontare lo splendido territorio che accoglie poco meno di 40 produttori facenti parte dell’associazione Viticoltori di Castellina in Chianti. In questa cornice meravigliosa ho avuto il piacere di scoprire Casale dello Sparviero che con la sua qualità ha saputo sin da subito colpirmi e farmi incuriosire. Assolutamente non trascurabili le dimensioni dell’azienda che si colloca nell’incantevole paesaggio collinare del Chianti Classico senese, come detto siamo appunto tra i comuni di Castellina in Chianti e di Poggibonsi, e si estende complessivamente su circa 380 ettari, di cui 90 di vigneti situati ad un’altitudine ottimale per la produzione dei grandi vini toscani di qualità di circa 250 metri. Un terroir unico rende unico il Casale dello Sparviero che grazie alla sua estensione riesce ad avere la propria produzione su suoli variegati alternando zone sabbiose a zone argillose, con la costante presenza di scheletro, un contesto variabile e valorizzato al meglio. Una realtà che nasce 1972 per volontà dell’imprenditore padovano Olindo Andrighetti, che intuisce le potenzialità dei grandi rossi toscani delle colline del Chianti. La prima geografia della tenuta è ben diversa da quella odierna e vede al centro il nucleo di Campoperi con il bosco, i terreni adibiti a seminativo e l’oliveta che fanno da contorno alle vigne di Sangiovese. Il 1996 rappresenta invece l’anno della svolta: la Campoperi acquisisce la tenuta confinate di Casale, che viene adibita a nuovo centro operativo e produttivo, dando vita al Casale dello Sparviero. Lo stesso anno vede inoltre un passaggio di consegne tra il padre Olindo e la figlia Ada che, con una serie di investimenti mirati, avvia un processo di rinnovamento dei vigneti e di tecnologizzazione della cantina, al fine di rendere l’azienda un’eccellenza del territorio. L’azienda crede fortemente nel rispetto della natura e delle tradizioni, senza trascurare il tocco innovativo e il carattere internazionale: la produzione si concentra infatti su diversi cloni di Sangiovese, sul Canaiolo e Pugnitello, in continuità con la tradizione che agisce come perfetto complementare, ma nell’area all’esterno dei confini della denominazione sono stati introdotti gli internazionali Merlot e Cabernet Sauvignon, il tutto nel rispetto dell’ambiente e dei suoli con la minimizzazione degli interventi in vigna, nel tenere bassa la resa per ettaro del vigneto, nella simbiosi tra la natura e gli animali del territorio, nel profondo rispetto della biodiversità. Forte di un credo basato sul rispetto della natura e di una profonda sinergia tra uomo e ambiente, Casale dello Sparviero dalla vendemmia 2016 ha dato il via al processo di conversione in agricoltura biologica, arrivando ad avere la vendemmia 2019 come prima a fregiarsi della certificazione e una completa produzione biologica dal 2022. Molto legata al Casale la scelta del nome e del simbolo dell’azienda: Lo Sparviero, elegante rapace, nidifica da tempo immemore all’interno della tenuta ed in special modo all’interno delle buche pontaie del Casale stesso, dove è possibile ammirare le nidiate dei nuovi nati in primavera. Forza ed eleganza sono le caratteristiche principali di questo nobile volatile, che ben rappresentano lo stile dei vini qui prodotti e rafforzano il legame con il territorio. Tra i vigneti presenti in azienda il più antico è quello di Paronza, le cui tracce storiche risalgono al 1169. È da qui che si ottiene la punta di diamante di Casale dello Sparviero, ovvero il Chianti Classico Gran Selezione Paronza, da suoli di argillosi, questa collina è stata individuata nel 1997 come quella destinata alla produzione dell’eccellenza aziendale. Molte altre sono le produzioni di qualità di questa azienda: Chianti Superiore, Chianti Classico e Chianti Classico Riserva, il Bianco di Casale dello Sparviero (50% è Vermentino, la parte restante Malvasia e Trebbiano), Rosato (da uve Sangiovese) e l’IGT Toscana rosso (Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot). Vino dallo stile inconfondibile che riescono a coniugare forza ed eleganza in pieno stile toscano, da non perdere assolutamente! A cura di Giuseppe Petronio  Mi trovi su Instagram @peppetronio
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25 Marzo, 2023

Michele Taliano, eccellenza e tradizione tra Roero e Barbaresco

Michele Taliano, eccellenza e tradizione tra Roero e Barbaresco La storia della cantina parla di famiglia e di vino sin dal 1930, una storia che parte da lontano e arriva al presente con tantissima passione e dedizione alla terra e alla qualità. In quegli anni nasce l’azienda agricola con Domenico Taliano, proveniente da una famiglia da sempre dedita ai lavori in vigna e nei campi, conosciuta in paese con il soprannome “Re Cit” che significa “piccoli re”. L’idea di espandere l’attività aziendale nelle Langhe inizia però con Michele Taliano, una volta presa in mano la gestione delle vigne in eredità: inizialmente i vigneti infatti erano tutti compresi all’interno del comune di Montà, zona del Roero, ma nel 1974 l’azienda cresce grazie alle idee di Michele che acquisisce una cascina di circa 5 ettari di terreno nel crù Montersino a San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba ricompresa insieme ai Comuni di Barbaresco, Neive e Treiso nella DOCG Barbaresco. A metà degli anni ‘90 i figli di Michele, la nuova generazione composta da Alberto e Ezio, rilanciano l’azienda modificandone le metodologie di produzione dell’uva e di affinamento del vino e acquisendo altri terreni nel Roero, proseguendo le innovazioni seppur mantenendo sempre fissa la tradizione e alta la vocazione a creare prodotti di qualità. Oggi la proprietà si estende per 15 ettari, 3 ettari circa di nebbiolo da Barbaresco, 1,5 barbera, e i restanti nel Roero, in particolare circa 4 ettari si trovano in località Bòssora in un contesto naturale che forma uno splendido anfiteatro naturale circondato da boschi e gole cui si accede con difficoltà percorrendo un sentiero sabbioso. La produzione è fortemente legata al territorio, con i nomi dei vini derivano dal connubio tra fantasia e recupero di parole del dialetto tradizionale. Le bottiglie prodotte sono circa 70.000, di cui circa sole 5.000 di Barbaresco, vini classici della tradizione come Roero Arneis, Favorita, Barbera, Dolcetto e Nebbiolo; vini denominati “Fantasia” che vedono i vitigni autoctoni affiancati da vitigni internazionali come il Sauvignon Blanc e Cabernet Sauvignon; la linea “Alta Gamma” composta dai due Barbaresco (Ad Altiora e Tera Mia Riserva), Roero Riserva e Barbera d’Alba Superiore; per concludere poi con i vini dolci come il Birbet (derivante dalla vinificazione di uve Bragat Rosa) e Moscato d’Asti. È proprio vera la frase di Robert Louis Stevenson: “il vino è poesia imbottigliata”. Alcuni vini infatti evocano emozioni e sensazioni che sanno ispirare, rendere creativi, catturare i pensieri o semplicemente farci migliorare l’umore e passare una meravigliosa serata. È questo il caso del Barbaresco Riserva Tera mia, da uve 100% Nebbiolo della zona di Montersino allevato su suoli calcarei, vinificato secondo tradizione con macerazione delle uve, e fatto maturare per ben 48 mesi in legno (in parte grande e in parte barrique) per renderlo pienamente godibile subito e donargli longevità per chi ha la capacità di attendere. Dopo averlo versato e fatto roteare il calice si dipinge di archetti, un colore che lascia penetrare la luce e che si illumina, colore leggero, aranciato e sfumato. Maturo e coerente nei suntuosi profumi di piccoli frutti rossi balsamici, avvolti da uno sfondo mandorlato e una retrolfattiva di dolce vaniglia. Fitta trama tanica al sorso pone avanti il suo carattere con vivavità e croccantezza invitando ogni volta al sorso successivo, che scalda ogni volta il palato. Lungo il finale speziato. Un vino e una cantina che rappresentano la tradizione e l’eccellenza, da provare assolutamente! A cura di Giuseppe Petronio  Mi trovi su Instagram @peppetronio
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16 Marzo, 2023

Fattoria Lornano, storia e qualità sostenibile

Fattoria Lornano, storia e qualità sostenibile Lo scorso 22 febbraio a Roma, in occasione della presentazione del libro di Armando Castagno “Castellina in Chianti – territorio, vino, persone” scritto per raccontare lo splendido territorio che accoglie poco meno di 40 produttori facenti parte dell’associazione Viticoltori di Castellina in Chianti, ho avuto l’occasione di partecipare alla splendida degustazione che mi ha fatto incontrare realtà storiche come Fattoria Lornano, notevole per qualità e filosofia produttiva. Una lunga storia alle spalle di Lornano, un’azienda agricola di proprietà della stessa famiglia dal 1904, situata sulle colline a sud est di Castellina in Chianti, sul confine tra Castellina e Monteriggioni, membra del “Consorzio del Marchio Storico Chianti Classico Gallo Nero” sin dalla sua fondazione avvenuta nel 1924. La cantina fu edificata attorno all’antica chiesa di Lornano nel XV secolo e la forma dell’attuale struttura, che oggi accoglie la produzione e l’attività agrituristica, risale alla seconda metà del XVIII secolo. La proprietà si estende per oltre 180 ettari di cui 70 sono vitati, su terreni caratterizzati da differenti suoli e microclimi, ad un’altitudine media di 300 m s.l.m.. L’80% dei vigneti è costituito da 15 differenti cloni di Sangiovese, accuratamente selezionati, che esprimono tutti i caratteri autentici di questa antica e incredibile uva che rappresenta l’anima della Toscana. Il restante 20% è coltivato a Merlot, Cabernet Sauvignon, con una piccola percentuale di uve bianche di Trebbiano e Malvasia, usate per la produzione del famoso Vin Santo del Chianti Classico DOC, creato secondo le più tradizionali tecniche che lo rendono un prodotto davvero prezioso. In azienda vengono vinificate esclusivamente le uve provenienti dei vigneti della tenuta in una moderna cantina con vasche in acciaio a temperatura controllata ed i vini prodotti affinano in botti di rovere francese nell’antica cantina d’invecchiamento sotterranea, un luogo magico che protegge naturalmente da improvvisi sbalzi di temperatura e che pone le condizioni ottimali per la maturazione dei vini. I vini prodotti sono il Chianti Classico, presenti anche nella versione Riserva e Gran Selezione, tre IGT (rosso, rosato e il Supertuscan “Commendator Enrico”), un Chianti Colli Senesi e, infine come detto, il Vin Santo. Come sapete amo evidenziare le cantine che lavorano nel pieno rispetto dell’ambiente con il mio #vinosostenibile e qui siamo difronte ad una realtà che ha scelto da diversi anni di ridurre l’impatto ambientale delle proprie azioni, implementando nuove pratiche etiche e sostenibili per garantire soluzioni rispettose dell’ambiente e delle sue risorse alle generazioni future. La via che persegue lo sviluppo sostenibile è ormai imprescindibile, ed è per questo che nel 2022 la cantina ha ricevuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf) la certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata), che certifica e garantisce un sistema agricolo di produzione basato su metodi agronomici di difesa che prediligono l’utilizzo di risorse e di meccanismi di regolazione naturali, limitando l’impatto sull’ambiente. Una via che vede la cantina impegnata nella salvaguardia e mantenimento dei boschi di proprietà, nel favorire la biodiversità, favorendo l’insediamento di insetti impollinatori, attraverso l’inerbimento del vigneto durante tutte le fasi vegetative, nell’adottare tecniche di produzione integrata, prevedendo l’utilizzo di risorse e meccanismi naturali, limitando l’impatto sull’ambiente eliminando ogni prodotto chimico fertilizzante ed erbicida. Ma oltre a questi aspetti il rispetto dell’ambiente vede anche la minimizzazione degli interventi e trattamenti, la produzione di energia pulita rinnovabile, nonché le iniziative per il sociale: in vigna è stata installata una stazione meteo che consente l’utilizzo di modelli previsionali di malattie del vigneto in modo da trattare solo quando necessario, nel corso di quest’anno viene utilizzato un sistema di produzione di energia elettrica tramite un impianto fotovoltaico per coprire i fabbisogni aziendali per tutti i processi di produzione, vengono infine attuati e sviluppati progetti a favore della collettività, con l’obiettivo di fare impresa in maniera condivisa e inclusiva, aiutando anche i consumatori a fare scelte responsabili e compatibili con la salute ed il benessere. Insomma una realtà del Chianti Classico che merita davvero di essere nel vostro calice! Fattoria Lornano, storia e qualità sostenibile A cura di Giuseppe Petronio  Mi trovi su Instagram @peppetronio
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2 Marzo, 2023

Tenuta Mazzolino e il Pinot Nero, tra passione, eleganza e amore per la terra

Tenuta Mazzolino e il Pinot Nero, tra passione, eleganza e amore per la terra Non tutti conoscono l’eleganza del Pinot Nero, uno dei principi dei vitigni internazionali che trova la sua maggiore diffusione in Francia, in particolare nella Côte D’Or, in Borgogna, e nella Champagne, dove viene principalmente spumantizzato. Questo vitigno, tra i più nobili esistenti insieme al nostro Nebbiolo, e di certo tra i miei preferiti in assoluto, rappresenta una grande sfida per gli enologi mondiali sia per la sua difficile coltivazione e vinificazione, sia perché è un vitigno che risulta estremamente dipendente dalle caratteristiche del terroir. In Italia è ormai presente in diverse regioni, ma trova alcune delle sue migliori espressioni alla stessa latitudine della Borgogna, una linea che passa per le nostre regioni del nord, una in particolare la troviamo in Lombardia, nell’Oltrepò Pavese. Proprio qui affonda le sue radici la Tenuta Mazzolino, venti ettari vitati, dolcemente adagiati sulla riva destra del Po, nella zona collinare a ridosso degli Appennini nella provincia di Pavia, una terra fatta di sapori e tradizioni tutte da scoprire. L’azienda si trova nello specifico nei pressi di Corvino San Quirico e fin dagli esordi – nel 1980 – la proprietà decide di intraprende percorsi inediti, reinterpretando il territorio con un occhio rivolto alla Borgogna – grazie anche a collaborazioni illustri con enologi di fama internazionale come Giacomo Bologna, Jean François Coquard e Kyriakos Kynigopoulos quest’ultimo ancora oggi figura di riferimento per la parte enologica. Ma sono l’amore per la terra e una filosofia da sempre rispettosa delle tradizioni e dei tempi a dettare la cifra del lavoro in vigna: la bassa produzione per ettaro, la potatura corta e l’inerbimento naturale dei vigneti senza l’uso di concimi chimici sono il passaporto per ottenere vini di grande qualità. Ma non c’è solo il Pinot Nero: oggi la cantina vanta 8 etichette – cinque bianchi e due rossi – che raccontano una storia, fatta di tradizione e innovazione, di identità e di passione: il Noir – punta di diamante nella produzione dell’Azienda, un Pinot Nero in purezza, frutto dell’oasi di Borgogna ricreata dall’azienda in Oltrepò, il Blanc 100% Chardonnay, dal profilo elegante, morbido e anch’esso ispirato alla scuola enologica della Borgogna; lo Spumante Rosé Cruasé DOCG Pinot Nero vino raro e originale,  dal carattere deciso. Il metodo classico Blanc de Blancs è intenso, ricco e molto fresco, profuma di frutta gialla, fiori, agrumi e pan brioche. Seguono i due vini d’ingresso, il Terrazze, un Pinot Nero in purezza, dal colore rosso rubino, fresco e autentico, il Camarà, ottenuto con uve Chardonnay dei vigneti nell’omonima frazione da cui il vino prende nome, un bianco fresco, elegante e armonico, morbido e sapido. E infine immancabile per questo territorio la Bonarda – da uva Croatina, da secoli vitigno autoctono dell’Oltrepò Pavese –  e il Moscato, vino dolce cremoso e avvolgente. Ultima etichetta arrivata in ordine di tempo è Terrazza Alte, un Pinot Noir – nome omen – ottenuto vinificando separatamente le uve provenienti dalla parte alta delle vigne del Terrazze. Si tratta di un Pinot di razza, profondo e dinamico. Un vino di colore rubino delicato, ma brillante con leggeri riflessi rosso mattone; al naso risulta intenso, con quegli aromi tipici da pinot nero con sentori di frutta rossa, arancia sanguinella e qualche nota speziata. Il finale è persistente con un ritorno di buccia di arancia sanguinella, e sentori di frutti rossi a polpa acida che anticipano la progressione di un sorso profondo.  Al palato è agile e regala un tannino equilibrato e vellutato. Le severe vene calcareo-gessose gli donano profondità e dinamicità di sorso. Elegante e raffinato come solo il Pinot Noir sa essere, ma anche fresco e intenso, figlio di una vigna “difficile” e come tutte le cose che richiedono più tempo e fatica, il Terrazze Alte rivela un carattere unico e deciso. In questo periodo, purtroppo, si sente parlare sempre più della siccità che attanaglia il nostro paese, e Tenuta Mazzolino ha scelto di portare avanti la lotta a questa problematica attraverso la consapevolezza e le buone abitudini, adottando una serie di pratiche intelligenti per contrastare i danni delle alte temperature: per ovviare a questa allarmante situazione climatica, da anni viene messo in atto la pratica del sovescio che, anziché venire interrato, viene fatto rullare al suolo nel tentativo di ridurre l’irraggiamento e conservare la freschezza e l’umidità, inoltre la cantina, parallelamente alle altre soluzioni adottate, si impegna per evitare tagli troppo rasi del manto erboso ed a praticare l’abbandono totale della defogliatura e della cimatura. Quest’ultima tecnica consiste nell’avvolgere sulla sommità del filare gli apici dei germogli, anziché tagliarli, vengono avvolti, in modo da creare un “cappello” per ombreggiare i grappoli, che giovano dell’ombreggiatura che risulta nettamente maggiore. Per Tenuta Mazzolino le scelte che iniziano in vigna, “finiscono” in bottiglia e costituiscono la filosofia stessa dell’azienda. La ricerca dell’eccellenza enoica in bottiglia continua anche con la terza generazione alla guida della tenuta: Francesca Saralvo, milanese, nel 2015 abbandona i codici dell’avvocatura per dedicarsi a tempo pieno alle vigne tra cui è cresciuta fin da bambina. Ne sposa la filosofia e mette testa e cuore in questo progetto che mira a proporre vini legati al territorio ma con un respiro internazionale. Azienda che voi amici winelovers non dovete assolutamente perdervi! A cura di Giuseppe Petronio  Mi trovi su Instagram @peppetronio
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18 Febbraio, 2023

Monpissan, cantina di famiglia nel cuore del Roero

Monpissan, cantina di famiglia nel cuore del Roero In occasione di Nebbiolo nel Cuore, bellissimo evento tenutosi a gennaio scorso a Roma, ho avuto l’occasione di conoscere diverse realtà molto interessanti, una di queste è stata Monpissan. Una storia di famiglia, una piccola cantina con grande qualità ed esperienza alle spalle. Nel lontano 1909 fu Antonio Gallino “Toni Bel” ad iniziare la tradizione e a coltivare le sue vigne in Piemonte, nello specifico a Canale, e forse allora non immaginava che un giorno anche le sue pronipoti ne avrebbero seguito le orme. Forse non tutti conoscono il ROERO: siamo nella provincia di Cuneo, areale delimitato dalla porzione di territorio situata a Nord di Alba, sulla riva sinistra del Tanaro, tra la pianura di Carmagnola e le basse colline dell’Astigiano. I paesaggi vitivinicoli del Roero, insieme a quelli di Langhe e Monferrato, nel giugno 2014 sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale UNESCO. Come in molte altre zone del Piemonte, la viticoltura nel Roero ha una storia millenaria: la produzione viticola si sviluppa, infatti, prima dell’arrivo dei Romani, fin dalla presenza dei Liguri, grazie probabilmente all’influenza degli Etruschi, e si estende con sempre maggiore intensità fino ai giorni nostri. Ma torniamo alla storia della cantina: l’attività di Antonio fu poi portata avanti e incrementata dal figlio Giuseppe, detto Pinutin, che acquisì nuovi vigneti a Cascina Boera, luogo dove tutt’ora sorge Cantina Monpissan. Antonio era il nonno dell’Antonio Gallino di oggi, che con la passione della vite e del vino, anche grazie all’aiuto costante della moglie Margherita, porta a vinificare uve provenienti da 13 ettari di proprie vigne e a coltivare le tipiche nocciole. Antonio oggi è coadiuvato dalla figlia Pinuccia e dal genero Giovanni, coinvolti pienamente nel lavoro di vigna, cantina, agriturismo e marketing aziendale. Abbinando antiche tradizioni e nuove tecnologie, Cantina Monpissan produce i vini tipici del Roero come Arneis, Roero, Nebbiolo e Barbera, ma anche vini come Bonarda e Grignolino, dolci come Armonia e Birbet, Spumante Brut. A nonno Pinutin, è dedicato il “Pinutin Rosè” da uve nebbiolo mentre al bisnonno è dedicata la selezione Roero Arneis docg “Toni Bel” grazie al quale è iniziata la storia della cantina. Uno dei vini più rappresentativi dell’azienda è proprio il Roero DOCG, 100% Nebbiolo, prodotto a sinistra del Fiume Tanaro nell’omonima zona della denominazione. Un vino che denota un colore rubino con trasparenze e sfumature ramate, di grande eleganza e maturità grazie al passaggio in legno, esprime note di ciliegia e mirtillo, cenni di cuoio e liquirizia, mentendosi fresco e vibrante, al palato conferma la sua eleganza e la genuina piacevolezza di beva. Una piacevole scoperta da tenere d’occhio! A cura di Giuseppe Petronio  Mi trovi su Instagram @peppetronio
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2 Febbraio, 2023

Nittardi ed il suo legame con l’arte

Nittardi ed il suo legame con l’arte Come spesso ho scritto qui nella mia rubrica, il vino è una forma d’arte a tutti gli effetti e rappresenta un concentrato di emozioni per tutti noi appassionati. Per arricchire questo concetto voglio iniziare questo articolo riportando le parole di Léon Femfert, oggi alla guida dell’azienda Nittardi fondata dai genitori Peter Femfert, gallerista d’arte con amore per il vino e per l’Italia, e Stefania Canali, storica e docente universitaria: Léon Femfert «Il vino è più di un prodotto agricolo. Dentro ciascuna bottiglia, nel vino stesso, assapori la terra da cui proviene, percepisci la forza di chi l’ha prodotto e la storia che lo ha plasmato. Per me, il vino è Cultura con la C maiuscola, come l’arte, la musica e la poesia». Nittardi si trova sulle colline tra Firenze e Siena in una posizione privilegiata a 450 metri di altezza, tra le morbide colline di San Donato, Castellina in Chianti e Panzano. La proprietà conta 160 ettari totali di cui 40 ettari vitati suddivisi in due corpi: una parte a Castellina in Chianti e una in Maremma. Nel Chianti Classico si coltivano Sangiovese, altre varietà autoctone e una piccola vigna di Merlot. In Maremma troviamo Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Franc, Syrah, Vermentino, Roussanne e alcune varietà sperimentali. La tenuta Nittardi era, originariamente, una torretta utilizzata a scopo difensivo, utilizzata già nel XVI secolo e conosciuta con il nome di “Nectar Dei”. Nel corso dei secoli la struttura è passata in mano a diversi proprietari, tra cui spicca anche il grande Michelangelo Buonarroti, genio insuperabile le cui opere oggi affascinano milioni di persone. Con la loro attività vitivinicola, Peter Femfert e Stefania Canali hanno deciso di conservare in modo concreto il profondo legame tra vino, arte e cultura, che da sempre caratterizza la tenuta. La coppia, anno dopo anno, è riuscita a riportare agli antichi fasti la tenuta, reimpiantando alcuni vigneti nel 1992, aumentando i propri tenimenti espandendosi in Maremma, e chiamando come enologo il celebre Carlo Ferrini. Per mantenere ancora più stretto il legame con l’arte, ogni anno, sin dal 1981, un artista di fama internazionale realizza per il Chianti Classico “Casanuova di Nittardi” l’etichetta e la carta seta che avvolge le bottiglie, aggiungendo un ulteriore valore artistico al loro valore enologico. Per festeggiare il 40° anniversario del loro Chianti Classico “Vigna Doghessa” la famiglia Canali-Femfert ha deciso di indire un concorso artistico internazionale aperto anche ad artisti anche emergenti e di scegliere, per la vendemmia 2020, non uno ma ben sei artisti per vestire questa ricorrenza speciale e un settimo artista per il formato magnum. Il Chianti Classico Casanuova di Nittardi, con le sue etichette d’artista, nasce in prossimità della casa padronale a Castellina in Chianti e dal 2012 è espressione di una vigna particolarmente vocata, “Vigna Doghessa”: un appezzamento situato a 450 metri slm con terreni di media profondità, ricco di galestro ed alberese, che definiscono il carattere di questo Sangiovese. I filari, esposti verso il sud, godono di un microclima ideale per la produzione di vini che anno dopo anno riescono ad esprimere queste antiche terre come delle vere opere d’arte. L’edizione 2020 è frutto di un’annata “classica” che ha permesso la produzione di un Chianti Classico straordinario, complesso e ricco. L’intera produzione di Chianti Classico Casanuova di Nittardi “Vigna Doghessa” 2020 inoltre è stata suddivisa in circa 6000 casse, ciascuna con 6 bottiglie, una diversa dall’altra e tutte fasciate con la propria carta seta: una collezione nella collezione che (per chi non si accontenta di una sola bottiglia) è disponibile nelle migliori enoteche a partire da novembre scorso. La giuria del Premio Nittardi è stata composta da famosi galleristi, personalità di settore, artisti e collezionisti d’arte e tutte le opere vincitrici sono state esposte in una mostra gratuita “40 anni di vino e arte” presso la Galleria Palazzo Coveri a Firenze. L’arte è nel DNA dell’azienda infatti la casa padronale e i vigneti più prossimi sono infatti punteggiati da 45 sculture create da famose personalità e che creano un percorso artistico davvero unico: il Giardino delle Sculture. Nittardi grazie alla sua grande vocazione artistica, alla cultura e al vino riesce a quindi a trasmettere emozioni profonde, personali e uniche, non resta che degustare! A cura di Giuseppe Petronio  Mi trovi su Instagram @peppetronio Leon Femfert
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23 Gennaio, 2023

Quota 101 ottiene la certificazione Casaclima Wine

Quota 101 ottiene la certificazione Casaclima Wine Cari amici, questa mia prima pubblicazione del 2023 mi riporta su uno degli argomenti che ho più a cuore: la sostenibilità nel mondo del vino. Vi racconto di Quota 101, un’azienda vitivinicola a conduzione familiare immersa nei Colli Euganei, nelle vicinanze di Padova, area D.O.C. di origine vulcanica. Il suo nome deriva proprio dall’altitudine, perché è situata a 101 m.s.l.m. sulla cima di una collina, incastonata nel mezzo del Parco Regionale dei Colli Euganei, lontano da strade trafficate e con una vista mozzafiato che arriva fino a Venezia. I Colli Euganei, per chi non ne avesse mai sentito parlare, sono l’incredibile risultato geologico di fenomeni vulcanici risalenti a oltre 40 milioni di anni fa dove le colline hanno un cuore vulcanico ma non assomigliano ad una tipica catena montuosa. Ciascun colle è il risultato di uno specifico spostamento della crosta terrestre e di conseguenza possiede una forma unica e una particolare composizione del suolo e minerale. L’azienda segue una filosofia ben definita: i vini sono certificati biologici e prodotti nel rispetto dell’ambiente, e sebbene produrre abbia sempre un impatto, la sfida che si pone l’azienda è quella di ridurlo al minimo, migliorando continuamente la sostenibilità delle proprie azioni. L’idea parte dopo il restauro della vecchia cantina che oggi è la barricaia per l’affinamento dei vini. Nell’autunno del 2019 è stato dato il via alla costruzione di una nuova cantina in uno spazio in precedenza destinato alla stalla in disuso, e per farla è stata fatta la scelta di essere più rispettosi possibili nei confronti del bene più prezioso, la natura in cui l’attività aziendale si immerge. Questo percorso ha portato a dicembre 2022 questa realtà ad essere la nona cantina (sono effettivamente poche!) a certificare secondo il protocollo CasaClima Wine la propria struttura di produzione. La progettazione della nuova cantina, oltre ad aver posto una particolare attenzione all’aspetto della progettazione architettonica, ha scelto di rispettare i parametri e i criteri stabiliti da CasaClima Wine in termini di efficienza energetica e consumo di risorse. Con un impianto fotovoltaico da 50 KW, la scelta di un innovativo sistema costruttivo in legno X-Lam (pannelli di legno massiccio a strati incrociati, composti da più strati di lamelle o tavole, sovrapposti e incollati uno sull’altro a 90°) e una gestione idrica particolarmente attenta che ha permesso che si potesse mantenere le stesse condizioni idriche esistenti prima della costruzione grazie ad un sistema di vasche di raccolta che consente il recupero dell’acqua piovana. Tutta la scelta progettuale, oltre a seguire canoni di estetica o operativi, è stata fatta nel modo più rispettoso possibile nei confronti della natura: si è scelto infatti di rivestire le pareti esterne con delle tavole di larice naturale creando così una parete ventilata che, sfruttando le naturali caratteristiche del legno, permette di mantenere nel tempo un dialogo con l’ambiente circostante. Una quinta di alberi preesistente è stata mantenuta e salvaguardata durante la costruzione per fare da filtro tra il manufatto moderno e l’ambiente esterno alla proprietà, inoltre, l’edificio al piano superiore, è dotato di uno spazio che ha come prima funzione quella di essere luogo di appassimento delle uve, mentre nel resto dei mesi è lo spazio destinato agli eventi e alle degustazioni dotato di grandi vetrate per dare alla natura intorno la possibilità di mostrarsi nel suo splendido panorama. In questo spazio le pareti sono rivestite da uno speciale pannello fono assorbente che elimina il riverbero acustico, rendendo confortevole la conversazione. Scelte che, nel rispetto dei parametri della certificazione, non riguardano solo l’efficienza energetica, ma considerano anche altri aspetti, come il riciclo dell’acqua, il comfort degli ambienti, la qualità dell’aria, oltre a focalizzarsi anche su requisiti specifici come il packaging, l’impronta di CO2 delle bottiglie, abbattuta adottando delle bottiglie più leggere, o la valorizzazione degli scarti di lavorazione. Quota 101 si è preoccupata di curare ogni aspetto, dall’isolamento termico agli aspetti di fono-assorbimento nel locale di accoglienza all’utilizzo fonti rinnovabili attraverso un impianto fotovoltaico, preferendo illuminazione ad alta efficienza. La sostenibilità è fatta di tante scelte e Quota 101 ha scelto andare nella direzione giusta ponendo attenzione alle generazioni future e all’ambiente, perché il pianeta è un prestito ricevuto dai nostri figli che dobbiamo restituire nel miglior modo possibile, ed ognuno deve fare la propria parte! A cura di Giuseppe Petronio 
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5 Dicembre, 2022

La Scolca: un viaggio tra passione, storia e tradizione.

La Scolca: un viaggio tra passione, storia e tradizione. Come sapete una delle mie passioni più grandi è quella di raccontare le grandi famiglie del vino e le realtà storiche di questo mondo: impossibile non parlare di La Scolca. La tenuta La Scolca è stata acquistata nel 1919 e Giorgio Soldati, bisnipote del fondatore, si è dimostrato un validissimo e innovativo interprete del Gavi DOCG: sua è la creazione di vini e spumanti che hanno ampliato la gamma dei prodotti La Scolca senza mai tradire la fedeltà alla terra di Gavi e al vitigno cortese. È stato per volere di Giorgio Soldati, in qualità di primo presidente di Consorzio del Gavi, che La Scolca ha ottenuto la DOC nel 74 e la DOCG nel 98. Al momento dell’acquisto, la proprietà era in parte coperta da boschi, in parte coltivata a grano. Fu un’intuizione ben studiata piantare nel 1900 vigneti di Cortese in un territorio esclusivamente vocato alla coltivazione dei vigneti a bacca rossa: mai, come in questo caso, il nome dell’Azienda risultò profetico. Il nome dell’appezzamento dove sorge l’azienda derivava infatti dall’antico toponimo “Sfurca” ovvero “Guardare lontano” e la cascina che vi sorgeva era stata in passato appunto una postazione di vedetta, oltre a questo è facile associare il loro cognome al pieno il carattere fiero e tenace dei proprietari e dei loro vini. Oggi conduce l’azienda la figlia Chiara Soldati, quarta generazione con uno sguardo già al terzo millennio. II passato ed il futuro convivono in questa azienda che coniuga al meglio la naturalezza di chi vive in questo mondo da sempre con la rapidità di coloro che guardano avanti con la lungimiranza di capitani coraggiosi, mai come nel caso della famiglia Soldati i nomi hanno un significato simbolico. Non è per nulla un caso che lo scorso 30 maggio Chiara è stata nominata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Cavaliere del Lavoro per il settore agricolo e vitivinicolo. “Sono davvero molto orgogliosa per questa onorificenza che voglio condividere con la mia famiglia e tutto il mio team e che tocca non solo il Piemonte ma tutto il settore vitivinicolo italiano. – dichiara Chiara Soldati, CEO de La Scolca – E’ il riconoscimento di un impegno lungo 103 anni, fatto di sacrifici, di lavoro e di passione. Un motivo di estrema soddisfazione che non considero un punto di arrivo quanto piuttosto una nuova partenza. E’ la spinta per guardare al futuro con coraggio, convinzione e sempre maggiore determinazione e puntare con la consapevolezza degli onori e degli oneri che comporta essere un ambasciatore del vino italiano nel mondo”. Il 2022 sarà l’anno in cui La Scolca conseguirà la certificazione della sicurezza alimentareFSSC 22000/ISO 22000 e la certificazione per la sostenibilità secondo lo standard Equalitas. Una azienda che coniuga con eccellenza la tradizione, qualità e rispetto dell’ambiente, creando prodotti unici. Un esempio su tutti che voglio raccontarvi: La Scolca Riserva D’Antan. Definito come “il Gavi sospeso nel tempo”, è ottenuto con una selezione delle migliori cuvée di uve Cortese, inizialmente destinate alla produzione del Gavi dei Gavi etichetta nera e solo in grandi annate. Questo vino dopo un affinamento che può durare fino a dieci anni, unicamente in serbatoi d’acciaio e sui lieviti autoctoni, giunge alla bottiglia con quella inconfondibile intensità e nobiltà di sensazioni che solo il tempo dona ai Grandi Vini. Vino raro ed unico, da degustare meditando sulle straordinarie sensazioni gustative che fanno riaffiorare alla memoria, come nella ‘Recherche” proustiana, il sapore dl ricordi lontani. Insomma non resta che degustare i loro vini unici e fare i complimenti a questa fantastica realtà! P.s.: la domanda viene spontanea, perciò rispondo direttamente qui, Chiara è cugina dello scrittore, giornalista e regista Mario Soldati, autore del celebre “Vino al Vino. A cura di Giuseppe Petronio 
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9 Novembre, 2022

Cantina Fonzone Caccese: famiglia, sostenibilità e qualità

Cantina Fonzone Caccese: famiglia, sostenibilità e qualità Rubrica #vinosostenibile A giugno scorso ho avuto l’occasione di scoprire all’interno di un bellissimo percorso di degustazione condotto da Bibenda a Roma alcune delle aziende seguite da Luca D’Attoma, fondatore della Wine Evolution Consulting, enologo di fama internazionale, che ha segnato gli ultimi decenni dell’enologia italiana, pioniere della viticoltura biologica e grande esperto di biodinamica. Un percorso che ha attraversato l’Italia da nord a sud facendo tappa in Campania, nel cuore dell’Irpinia con l’azienda Fonzone Caccese. Su un colle di circa trenta ettari, nelle campagne di Paternopoli, in provincia di Avellino, all’interno della DOCG Taurasi, sorge una moderna cantina che domina un paesaggio mozzafiato scandito da vigneti di Aglianico, Falanghina, Fiano d’Avellino e Greco di Tufo. Una cantina a gestione familiare con l’obiettivo di valorizzare le varietà autoctone producendo vini sartoriali che raccontano nel bicchiere l’amore e il rispetto per il territorio, ma anche il valore dell’appartenenza ad una grande famiglia che condivide da sempre la passione per una viticoltura di precisione, finalizzata ad una produzione di altissima qualità. Storia e territorio Fondata nel 2005 da Lorenzo Fonzone Caccese, medico chirurgo con la passione per il vino, sin da subito l’azienda ha deciso di sposare un approccio sostenibile e di alto livello, assecondando i ritmi di madre natura e preservando la biodiversità. Oggi, la nuova generazione della famiglia Fonzone Caccese, rappresentata dai figli e dalle rispettive mogli, ha raccolto il testimone dimostrando di proseguire quel cammino alla ricerca dell’eccellenza avviato dal fondatore. Il colle su cui sorge la cantina si colloca nella sottozona “Campi Taurasini” e i vigneti si estendono sui due versanti dell’altura, beneficiando di molteplici esposizioni e di un’altitudine che varia dai 360 m ai 430 m/slm. La collina comprende sia suoli argilloso calcarei che suoli a tessiture più sciolte, di chiara origine sedimentaria, ed è circondata da due torrenti che ne influenzano il microclima caratterizzato da forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Inoltre, data la vicinanza in linea d’aria con il Vesuvio, nel sottosuolo è presente polvere vulcanica, deposito delle eruzioni avvenute nel corso dei secoli. La tenuta si completa con i vigneti situati a San Potito Ultra, Parolise, Altavilla Irpina e Montefusco con altitudini che, in alcuni casi, raggiungono fino ai 650 sul livello del mare. La filosofia produttiva Sostenibilità durante tutto il processo produttivo, è questa la base della filosofia produttiva dalla vigna alla cantina. L’attività dell’azienda si concentra nella direzione di una viticoltura sostenibile, valutando e minimizzando l’impatto di tutte le pratiche agricole ed enologiche messe in atto ed avendo come obiettivo principale la salvaguardia dell’ambiente e la salute dei consumatori. Nei vigneti non vengono utilizzati diserbanti e la difesa fitopatologica è in accordo con i criteri di lotta integrata. Il suolo viene trattato solo con concimi organici e sovesci e la potatura mira al rispetto della pianta e ad un carico di produzione molto basso per migliorare la qualità delle uve. Per favorire il più possibile la biodiversità, lo spazio interfilare è gestito con la tecnica dell’inerbimento di piante spontanee. L’equilibrio tra leguminose, graminacee ed altre specie è regolato con gli sfalci, e nelle aree di bordura sono state piantate essenze erbacee per offrire l’habitat ideale agli insetti impollinatori, piante che danno agli insetti “buoni” gli alimenti giusti così da renderli capaci di combattere gli insetti dannosi. L’azienda, che nel giro di pochi anni otterrà la certificazione biologica, è il linea quindi con quello che è il filo conduttore che lega le realtà seguite da Luca D’Attoma, un approccio etico in vigna e in cantina, vini che provengono da una filiera più snella e meno invasiva e rispettosa dell’ambiente, che valorizzano le caratteristiche dei vitigni e le peculiarità delle condizioni geoclimatiche, vini che in fin dei conti risultano essere più genuini, sinceri e buoni. Oggi l’azienda produce 8 vini monovarietali, che valorizzano le caratteristiche straordinarie dei vitigni simbolo dell’Irpinia, ma a breve arriveranno alcune interessanti novità per la Cantina Fonzone quindi mi raccomando non perdiamola di vista!  Cantina Fonzone Caccese: famiglia, sostenibilità e qualità A cura di Giuseppe Petronio 
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