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8 Febbraio, 2022
San Leonardo, storia secolare distillata in rossi unici
Lo scorso novembre vi abbiamo parlato con Giuseppe Petronio della sostenibilità di questa cantina oggi nella mia rubrica vi parleremo dell’ospitalità di San Leonardo, storia secolare distillata in rossi unici.
In Italia sono tanti i posti ricchi di storia, ma a cent’anni dalla Grande Guerra è davvero un piacere vedere come dal rosso del sangue oggi quella stessa terra possa offrire uno dei migliori vini rossi.
Siamo a San Leonardo, una piccola frazione in Val d’Adige, dove si trova l’omonima tenuta che dal XVII secolo produce il vino che prende il nome dalla località.
L’anima di San Leonardo è legata a doppio filo alla famiglia Guerrieri Gonzaga, viticoltori per 300 anni fino ad arrivare al primo enologo il Marchese Carlo, appassionato di grandi vini che da cinquant’anni dedica a San Leonardo la quasi totalità delle sue attenzioni e del suo tempo. Ha trasmesso passione e amore per la vite e il vino anche al figlio Anselmo che oggi amministra l’azienda ascoltando in ogni scelta sempre il cuore che batte per questa tenuta amata da tutta la famiglia.
La superficie della tenuta ricopre in tutto 300 ettari. A partire da un’altitudine attorno ai 150 metri s.l.m. si trovano i 30 ettari di vigneto a bacca rossa. Su terreni ricchi di ciottoli, che furono il letto di una diramazione dell’Adige, sono state piantate le vigne del Merlot mentre è prevalentemente un suolo sabbioso quello che accoglie il Cabernet Sauvignon e le antiche vigne di Carmenère. Tutti terreni a bassa fertilità e ben drenati da cui nascono uve che una volta divenute vino garantiscono una quantità di antociani davvero inusuale, non solo per il Trentino. Nel 2015 San Leonardo ha iniziato il percorso di conversione all’agricoltura biologica che si è concluso con successo alla fine del 2018 ottenendo la certificazione.
La forte escursione termica tra giorno e notte, molto sensibile anche nei mesi estivi, non solo dà spessore agli aromi delle uve ma ne dilata i tempi di maturazione. Durante l’intero arco dell’anno, in particolar modo nei mesi più caldi, l’Ora del Garda soffia impetuosa scaldando ed asciugando le foglie delle viti e preservandole dalle malattie, è un vero dono della natura.
All’interno della tenuta si coltivano vitigni internazionali; il Carmenère, messo a dimora a metà del 1800, è la vera essenza dei vini di San Leonardo, allevato sia a pergola che a Guyot dona il carattere e l’identità al San Leonardo. Il Merlot piantato nei primi del 1900 e coltivato sia a cordone speronato che a pergola, regala invece rotondità e morbidezza.
Al contempo il Cabernet Sauvignon, piantato dal Marchese Carlo nel 1978 e coltivato esclusivamente a cordone speronato, dona struttura ed eleganza. Nell’antica cantina di fermentazione si trovano le vasche costruite esclusivamente in cemento. Qui i nostri vini rossi fermentano spontaneamente, senza l’ausilio di alcuna tecnologia o di lieviti selezionati. Le fermentazioni durano in media non più di 15/18 giorni durante i quali vengono eseguiti molteplici rimontaggi e délestage. A fermentazione conclusa le vasche vengono svinate e le vinacce dolcemente pressate sotto l’attento sguardo dei nostri cantinieri, che si tramandano il mestiere da generazioni.
Se avete pensato ora di andare a San Leonardo per assaggiare questi vini unici, dove il San Leonardo ve lo consiglio davvero, sappiate che potrete anche trovare Villa Gresti, luogo dove gli austriaci si arresero nel 1918 e firmarono l’armistizio per concludere un periodo davvero sanguinoso e così assaporare anche la Storia e non solo i sapori del territorio.
Le visite sono fattibili da febbraio a novembre al mattino, durano circa 2 ore e prevedono una passeggiata che Partendo dalla corte nel borgo di San Leonardo, porterà l’ospite alla scoperta dei vigneti immersi tra i boschi e i giardini che circondano Villa Gresti. Seguirà la cantina di vinificazione la grande barricaia sotterranea dove nel silenzio affinano i vini, l’antico orto monastico con la collezione di rose ed erbe officinali, proseguendo con la visita al museo e alla collezione di trattori storici e terminando con l’antica chiesetta dedicata al culto di San Leonardo. Alla fine sarà proposta una ricca degustazione che comprende: Vette di San Leonardo, Terre di San Leonardo, Villa Gresti, San Leonardo e Trento Doc Marchesi Guerrieri Gonzaga nelle annate correnti.
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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7 Febbraio, 2022
Nasce la prima guida social “I vini del Cuore”
“I vini del Cuore”, una guida per parlare di vino raccontando le emozioni suscitate da un assaggio che è diventato “speciale” per venti instagrammers.
Ideata da Olga Sofia Schiaffino, sommelier e titolare del blog Wineloversitaly, la guida vuole dare voce alle esperienze autentiche di chi comunica il vino sui canali social, mettendo in risalto l’esperienza personale attraverso una descrizione principalmente orientata alla parte emozionale che ha suscitato la degustazione.
La guida social “I vini del Cuore” si presenta come una raccolta di assaggi che hanno conquistato il cuore e il palato dei venti instagrammers.
Il 2 luglio 2021 dal profilo @wineloversitaly è stata promossa l’iniziativa di partecipare a una “non guida” – I vini del cuore- che raccogliesse gli assaggi che hanno generato emozioni e ricordi indelebili. I 45 “candidati” si sono cimentati postando una storia su instagram, descrivendo con una parola il loro rapporto con il vino e segnalando la regione di appartenenza.
Sono state scelte 20 persone attraverso un’estrazione in diretta, per rendere più che mai eterogeneo il gruppo, affidandosi ai principi della casualità e sincronicità.
Non si è voluto proporlo esclusivamente a sommeliers diplomati o degustatori, perché il senso del lavoro è stato quello di incentrare la descrizione sulla motivazione della scelta di quella particolare bottiglia, per quello che essa rappresenta per la persona, aggiungendo al racconto una descrizione organolettica facoltativa e alcune note sulla cantina.
Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo da parte dei partecipanti, cui è stato dato il compito di scegliere 5 vini di annate in commercio e recenti, tre di provenienza della propria regione e gli altri due da differenti zone geografiche, sempre italiane.
La guida, redatta grazie alla preziosa collaborazione di Annamaria Corrù @tannina.it inizia con la prefazione di Simone Roveda @winerylovers mentre la postfazione è curata da Luca Grippo @lugrippo: una scelta volta a unire i mondi e la complessità del modo di comunicare il vino.
La guida I vini del Cuore è stata presentata in data 11 Dicembre 2021 presso la Cantina ANTONELLI e l’azienda SCACCIADIAVOLI della famiglia Pambuffetti sempre a Montefalco durante un evento social organizzato da me @clarettablu, al quale hanno partecipato gli instagrammers insieme agli ideatori e curatori, per condividere esperienze e impressioni sul lavoro svolto e per raccontare uno dei 5 vini scelto da ciascun winelover. La presentazione è stata un momento toccante di vera condivisione e passione, dove oltre gli scambi di sorsi, si sono scambiate le emozioni dei partecipanti e dei propri racconti. Il progetto prosegue, fondendosi con il BiV (Buongiorno in Vigna) format radiofonico che si svolge sulla piattaforma di Clubhouse, cui intervisto e racconto le storie dei vignaioli e che vedrà il 24 e 25 aprile a Sestri Levante la prima festa, esposizione “I vini del cuore + BIV” in assaggio presso i banchi di degustazione, con la partecipazione dei produttori, operatori del settore e appassionati del mondo del vino. La guida la trovate su Amazon. A cura di Clara Maria Iachini
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Il 2 luglio 2021 dal profilo @wineloversitaly è stata promossa l’iniziativa di partecipare a una “non guida” – I vini del cuore- che raccogliesse gli assaggi che hanno generato emozioni e ricordi indelebili. I 45 “candidati” si sono cimentati postando una storia su instagram, descrivendo con una parola il loro rapporto con il vino e segnalando la regione di appartenenza.
Sono state scelte 20 persone attraverso un’estrazione in diretta, per rendere più che mai eterogeneo il gruppo, affidandosi ai principi della casualità e sincronicità.
Non si è voluto proporlo esclusivamente a sommeliers diplomati o degustatori, perché il senso del lavoro è stato quello di incentrare la descrizione sulla motivazione della scelta di quella particolare bottiglia, per quello che essa rappresenta per la persona, aggiungendo al racconto una descrizione organolettica facoltativa e alcune note sulla cantina.
Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo da parte dei partecipanti, cui è stato dato il compito di scegliere 5 vini di annate in commercio e recenti, tre di provenienza della propria regione e gli altri due da differenti zone geografiche, sempre italiane.
La guida, redatta grazie alla preziosa collaborazione di Annamaria Corrù @tannina.it inizia con la prefazione di Simone Roveda @winerylovers mentre la postfazione è curata da Luca Grippo @lugrippo: una scelta volta a unire i mondi e la complessità del modo di comunicare il vino.
La guida I vini del Cuore è stata presentata in data 11 Dicembre 2021 presso la Cantina ANTONELLI e l’azienda SCACCIADIAVOLI della famiglia Pambuffetti sempre a Montefalco durante un evento social organizzato da me @clarettablu, al quale hanno partecipato gli instagrammers insieme agli ideatori e curatori, per condividere esperienze e impressioni sul lavoro svolto e per raccontare uno dei 5 vini scelto da ciascun winelover. La presentazione è stata un momento toccante di vera condivisione e passione, dove oltre gli scambi di sorsi, si sono scambiate le emozioni dei partecipanti e dei propri racconti. Il progetto prosegue, fondendosi con il BiV (Buongiorno in Vigna) format radiofonico che si svolge sulla piattaforma di Clubhouse, cui intervisto e racconto le storie dei vignaioli e che vedrà il 24 e 25 aprile a Sestri Levante la prima festa, esposizione “I vini del cuore + BIV” in assaggio presso i banchi di degustazione, con la partecipazione dei produttori, operatori del settore e appassionati del mondo del vino. La guida la trovate su Amazon. A cura di Clara Maria Iachini
7 Febbraio, 2022
Anno Nuovo Vita Nuova
Anno nuovo, vita nuova
Vale anche per Wine Tales che dopo qualche mese di assestamento, parte di slancio, con nuovi progetti e tantissimi buoni propositi – nonostante tutto – verso questo 2022. Così, per necessità di chiarezza, riassumiamo in breve le due leve che ci muovono, i pilastri del nostro fare e narrare, i credo che ci hanno riunito attorno alle pagine virtuale di questo Magazine. Per noi, che ci siamo immersi in quest’avventura, il vino è vita ed è di tutti.
Il vino è vita
Da produttrice sostengo che per fare un vino serve prima sentirselo dentro, una necessità che diventa un fuoco sacro, un’attività che richiede continue scelte consapevoli e capacità di cambi di rotta anche all’ultimo momento. E’ necessaria la consapevolezza che tanto LEI, la Natura, madre e matrigna, è sempre e comunque più forte. Il vino è un’interpretazione della natura, e come tale si confonde facilmente con una filosofia di vita; può essere fatto in molti modi, può essere vestito in molti modi…per noi la cosa fondamentale è che sia buono. Il vino non è scienza, se non in parte, ma è magia, sapienza, azzardo, rischio, passione, tenacia. Il vino, al contrario del mondo in cui ci troviamo quotidianamente immersi, è lento. Il vino è pazienza.
Il vino è di tutti
per questo cercheremo di renderlo democratico anche nelle nostre descrizioni, nei nostri racconti. Non esistono, nel nostro immaginario, vini di seria A o B, vitigni blasonati e vitigni poveri, bottiglie di lusso contro vini da tavola. Si giudica la qualità, il resto è estetica e comunicazione. Ci interessano anche questi ambiti, ovviamente reali e necessari, ma il nostro focus è sul nettare che finisce nel bicchiere. Cercheremo di trasmettere più brividi che nozioni. Queste due premesse, questo nostro sentire, ci guiderà negli excursus culturali, territoriali, professionali, che proporremo attraverso le pagine web di Wine Tales Magazine.
L’approccio è disincantato, certo, e al contempo appassionato.
E’ a nostro avviso utile, per affrontare il nuovo che verrà, prendere atto che i cambiamenti sono, negli ultimi due anni, all’ordine del giorno, che le trasformazioni hanno inserito il turbo. Si rende necessario pertanto un coraggioso e totale abbandono dell’approccio al mondo, e al mondo del vino, avuto sino ad ora. Necessitiamo di nuove forme di pensiero, di socializzazione, di consumo, di conoscenza. Dobbiamo abbandonare i termini, le formule, le soluzioni, già conosciute ed evidentemente stanche perché incapaci di cogliere la necessità di diverso coinvolgimento del pubblico, del consumatore, dell’appassionato. Le strade percorse sino ad ora sono fin troppo conosciute ed esplorate, tracciamone di nuove.
Chi siamo
Siamo un collettivo eterogeneo (per età, provenienza, professionalità ecc.) accomunato da un’insana passione per il vino. Aspettatevi collaborazioni e punti di vista eterogenei, stili narrativi diversi, differenti modalità di comunicazione. Ogni persona è un universo, ogni vino è un mondo, inoltre de gustibus non disputandum est. Il vino che, per ognuno di noi, più o meno preparato sull’argomento, richiama alla mente colori, profumi, sapori, luoghi, cibi, amici, è esperienza personale e piacere collettivo. Il vino accompagna sempre momenti conviviali o di gioia solitaria!Soffermiamoci su questo allora, sul vino come godimento e accompagnamento necessario, per chi condivide questa passione, a rendere la vita più piacevole. E per farlo la cosa più importante è che sia molto buono.
Buona lettura a tutti Winelovers e non…
Francesca Pagnoncelli Folceri
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1 Febbraio, 2022
Una bollicina con la C maiuscola...che arriva dalla nostra Franciacorta
A livello mondiale bere una bollicina con la c maiuscola si dice bere un calice di champagne, per indicare una tipologia di vino più che la zona di provenienza del medesimo.
L’Italia non ha però moltissimo da invidiare ed ha tantissime eccellenze, sia nel Trento DOC, nell’Alta Langa dove vi avevo già dato dei suggerimenti, così come nel Prosecco e nella Franciacorta.
Oggi desidero raccontarvi proprio di una particolarità della Franciacorta ed in particolare di Castello Bonomi per trovare davvero una bollicina con la c maiuscola.
Il nome Franciacorta affonda le sue radici nel Medioevo, quando queste terre furono affidate a piccole comunità di monaci benedettini, esentate (francae) da tasse (curtes), affinché fossero bonificate e coltivate. Qui nasce il primo vino cosiddetto mordace, già nel XIII secolo, quattrocento anni prima che in Champagne. Terra di abbazie e di priorati, questa zona morenica delimitata dal Monte Orfano, dal Monte Alto e dalle colline del Lago d’Iseo, conosce il suo primo grande sviluppo nella produzione vinicola nella seconda metà dell’800, quando lo storico Gabriele Rosa poteva definirla terra di “eccellentissimi vini neri e bianchi”. Sulle pendici del Monte Orfano, gioiello in un meraviglioso scrigno, sorge il Castello Bonomi, unico Chateau della Franciacorta.
Progettato alla fine dell’800 dall’architetto Antonio Tagliaferri. A Castello Bonomi ogni momento esprime la qualità!
La tenuta ha una superficie di 24 ettari.
I vigneti sono racchiusi nel meraviglioso anfiteatro naturale del Monte Orfano, e si sviluppano fino a 275 m.s.l. del mare con esposizione sud, sud-est, sud-ovest, nel comune di Coccaglio.
Situati su terreni collinari, in parte su gradoni e circondati da un parco secolare, i vigneti godono di un particolare microclima, che con le sue influenze fresche e temperate dona alla zona caratteristiche peculiari ed uniche nel suo genere, tali da permettere una maturazione ottimale delle uve.
I vigneti sono tutti piantati a cordone speronato, con l’ottimale densità di 5/6mila piante per ettaro.
Il sistema d’allevamento e il sesto d’impianto scelti, garantiscono la bassa produzione e l’alta qualità delle uve che provengono da barbatelle francesi. In particolare, si coltivano lo chardonnay, che dona piacevolissime note fruttate e minerali e il Pinot Nero, con i suoi aromi complessi, che dà al vino struttura, carattere ed eleganza.
La resa per i rossi di 1-1,2 kg. per pianta, per i bianchi 1-1,5 kg. e 1,5-2 kg. per i vitigni del Franciacorta DOCG. Una produzione volutamente contenuta per il massimo in termini di ritorno qualitativo.
Da rimarcare le Cantine del Castello. Splendide antiche volte e affascinanti pupitre segnano il cielo e il percorso entro cui è scandito il lavoro dei lieviti e del tempo. Sono questi due degli elementi fondamentali, insieme alla passione e alla competenza dello chef de cave e della sua squadra, per raggiungere la qualità senza compromessi.
Aventi estensione complessiva di più di 1500 metri quadrati, climatizzate a temperature differenziate adibite a barricaie consentono di affinare alle condizioni ottimali i vini bianchi, i vini rossi e i Franciacorta DOCG, in barrique di rovere francese.
La produzione annua dell’azienda è di circa 150mila bottiglie: 100mila di Franciacorta CruPerdu, Satèn, Rosé, Millesimato, Cuvée Lucrezia e Lucrezia Etichetta Nera, Cuvée del Laureato; il resto diviso tra i Curtefranca: Solicano, Conte Foscari e Cordelio.
Personalmente mi permetto di consigliarvi una etichetta che sembra davvero francese ovvero il Dosage Zero, che ho avuto occasione di assaggiare a più riprese ed è degna di uno Château davvero una bollicina con la c maiuscola.
Chiaramente è possibile visitare la tenuta e le cantine, prenotandosi all’indirizzo di Castello Bonomi.
Vi aspetto!
Cristina
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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28 Gennaio, 2022
Il vino al servizio di Sua Maestà
Prosegue da una diversa angolazione rispetto ai miei precedenti interventi sull’importanza di un’efficace e vincente comunicazione per conoscere, riconoscere, apprezzare, consolidare e, in ultima analisi, per far vendere un determinato vino e relativa etichetta, parlando oggi del fenomeno del product placement, sempre più diffuso ed utilizzato, anche se non sempre direttamente percepito, ma subliminarmente recepito da consumatori qui in veste anche di spettatori.
A riportare in auge l’argomento delle promozioni pubblicitarie destinate al vino è stato l’ultimo film di 007, “No time to die”, che in questa edizione ha tenuto la scena da protagonista, scalzando l’immancabile champagne Bollinger, che qui se ne scorge appena la bottiglia, ma non viene più bevuto da Daniel Craig.
Il vino in questione è un Rosso Bordeaux Saint Emilion Gran Cru Angelus, la cui annata 82 era già piaciuta a James Bond, avendolo apprezzato nel vagone ristorante che, nel film Casino Royale del 2006, lo porta, in compagnia di Vesper Lynd, in Montenegro.
Come noto, il product placement (letteralmente “posizione di prodotto”) è la tecnica di marketing mediante la quale si realizza la collocazione di un prodotto o di una marca commerciale all’interno di una produzione cinematografica, televisiva, teatrale, sportiva…
L’operazione in parola, secondo la normativa che lo consente e la legittima sin dal 2004 con il decreto legislativo n. 28 a firma del Ministro per le Attività Culturali Giuliano Urbani, impone, tra le tante prescrizioni, quella principale per la quale il prodotto (o brand) da inserire in un’opera cinematografica e televisiva debba essere legata al contesto narrativo, così da rendere riconoscibile i segni distintivi, che debbano risultare come il frutto spontaneo delle scelte dei soggetti che vi prendono parte.
E’ il connubio, in altre parole, tra la forza della comunicazione di un’opera per conseguire anche la promozione di brand diversi e in questo contesto, anche il vino ed altri similari prodotti (compresa la concorrenziale birra) possono trovare una collocazione adeguata e di sicuro ritorno di immagine.
Gli investimenti in product placement, strumento ancora sottostimato e sottovalutato quale alternativa o complementare forma di investimento per la promozione commerciale, significa generalmente sostenere una spesa contenuta a fronte del potenziale ritorno in tema di pubblico raggiunto, ampio e diversificato, capace di essere diffuso in territori e nazioni non programmati, toccando più generi di potenziali consumatori, in grado di stimolare ed influenzare mode e stili di vita, giovandosi dell’allungamento dei termini temporali di esposizione del brand al pubblico, senza che si debba mettere a budget una nuova voce di spesa.
Anche il vino è apparso sin dall’inizio del fenomeno un prodotto versatile ad essere impiegato in operazione di placement, (in alcuni casi modesti purtroppo, ad iniziativa di consorzi di tutela di quel vitigno e di quell’appellativo), anche se come è intuibile, usare o descrivere un vino all’interno di un film non è un’operazione agevole, e se non viene collocato con la necessaria esperienza vicino ad un personaggio compatibile, in una sceneggiatura e una trama credibile con il messaggio che si intende trasmettere, si rischia di generare un effetto inverso a quello desiderato.
Si parla in questo caso di “brand equity”, cioè la forza di un marchio che viene abbinato ad un determinato personaggio e che si ripropone anche nel tempo e al di fuori di una produzione cinematografica.
Il discorso si fa sottile, ma più avvincente e le regole della comunicazione messe a dura prova!
L’esempio torna bene proprio con 007, stimata icona che ha attratto sempre di più l’interesse e l’attenzione del mondo della pubblicità e dei consumi per essere il personaggio anche un simbolo di stile, successo, eleganza, prestanza e ancora tante positività.
Da qui lo studio tra il peso di un brand e l’immagine associata.
Il problema si è, per esempio, presentato quando per “Skyfall” la multinazionale olandese della birra Heineken ha messo sul piatto della produzione la modesta cifra di 45 milioni di dollari per essere inserita nel placement del fascinoso agente segreto.
Gli esperti in comunicazione, proprio per evitare che si creassero delle dissonanze tra l’immagine assegnata (Bond) ed il peso del brand (Heineken), ha inserito la popolare bevanda in un’occasione creata ad hoc dalla produzione (desiderosa comunque di incamerare il corrispettivo messo a disposizione) e cioè quando 007 è depresso in riva al mare, barba lunga, vero “uomo” nella spiaggia turca di Calis Beach, tra Bodrum e Adalia, alle prese con le sue considerazioni esistenziali e più vicino ai problemi della quotidianità degli spettatori, ma torna al suo Vodka Martini (vodka e vermut) “stirring and not shaked” anche nella versione “Vesper”, in ricordo della Bond girl Vesper Lynd da cui il nome, cocktail composto da vodka, gin e un goccio di vermut Lillet Blanc quando ritorna ad indossare l’impeccabile smoking “al servizio di sua Maestà britannica”.
Così operando l’operazione di product placement è vincente sia per il marchio, che per l’immagine associata e direi anche per la società di produzione, che grazie alla sottoscrizione dell’atipico contratto di product placement di origine common law, riesce a disporre di importanti risorse finanziarie prima e durante la realizzazione dell’opera cinematografica.
Il vino, tra le tante apparizioni, è stato comunque fortunato “attore” anche in tante altre pellicole come, a titolo esemplificativo, il Riserva Ducale Chianti Classico Rufino in Rocky Balboa o in Sex and The City, ove dice la sua anche lo Shiraz che sorseggia Carrie (al secolo Sarah Jessica Parker), e ancora in Letters to Julliet ove hanno fatto bella mostra i vini Biondi Santi di Villa Poggio Salvi; il vino dei Feudi di San Gregorio nel film di Woody Allen “To Rome with Love”.
E poi che dire del “Sagrantino 25 anni” di Caprai in “Holy Money” del regista belga Maxime Alexander, che è stato indicato come la risposta italiana a “Sideways – In Viaggio con Jack” con Paul Giamatti, e a “Un ottima annata” di Riddley Scott regista e Russel Crowe come protagonista.
La versatilità e i diversi impieghi dei brand nelle produzioni cinematografiche offerti dalle operazioni di product placement, (regola valida anche per tutti gli altri generi merceologici) comporta che quel prodotto, il vino ora per noi, sia recepito dallo spettatore in un tutt’uno con la trama e non già come momento pubblicitario per quella marca. E’ il caso, ad esempio, del timorasso “Derthona” nel film di Giovanni Veronesi “Non è un paese per giovani”, in cui i protagonisti, partendo da un equivoco sul nome del vino scelto, trovano l’occasione di spiegare che è più godibile con l’invecchiamento.
Insomma è ormai acclarato che il vino costituisce, proprio per i valori e le declinazioni che in esso sono racchiuse, un “prodotto” capace di comunicare in funzione marketing per una sua maggiore commerciabilità e vendita, senza tradire però i significati, che un attento regista a un sensibile produttore possono far del vino risaltare come espressione del made in Italy, piuttosto che uno stile di vita, quello del saper gustare i frutti della natura, del godere di momenti di riposo, complicità, amore, riflessione, benessere, ma anche elemento di distinzione di un elevato standing culturale e di disponibilità economiche per colui che lo consuma.
Tanto ancora sarebbe interessare sapere su questo argomento, che spazia dal marketing al diritto, passando dalla pubblicità all’opera d’arte che la ospita, al ruolo che le nuove tecnologie assolvono per una comunicazione aziendale di effetto e dirompente.
Direi allora di darci appuntamento alla prossima uscita di “In legge veritas” per saperne di più.
Avv. Paolo Spacchetti
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26 Gennaio, 2022
Eccellenza Toscana
Nel panorama dei numerosi shop online è sempre più importante distinguersi e puntare sulla qualità e sull’unicità dell’offerta: Eccellenza Toscana raccoglie le tipicità toscane portando la genuinità dei piccoli produttori sulle nostre tavole.
Come fa? Semplicemente selezionando e mettendo in connessione i piccoli artigiani locali, che altrimenti non riuscirebbero a distribuire i loro prodotti, con una platea di appassionati di prelibatezze culinarie e tipicità enogastronomiche toscane, facendo in modo che si possa acquistare direttamente da loro nel modo più smart.
L’ordine effettuato sul sito Eccellenza Toscana viene inviato subito al produttore che prepara direttamente il pacco e lo invia tramite corriere, in questo modo in circa 2/3 giorni lavorativi dal giorno di spedizione il pacco viene consegnato, garantendo altissima qualità artigianale e freschezza, con la massima cura e attenzione al cliente che può seguire il tracciamento in ogni istante e avere assistenza continua.
I produttori presenti su Eccellenza Toscana hanno in comune la filosofia di produzione artigianale locale portata avanti con amore e passione per la cultura e la tradizione Toscana, sono frutto di un’accurata scelta di artigiani contraddistinti dal possedere una filiera corta e dall’avere una scrupolosa selezione delle materie prime, dando sempre la priorità alla massima qualità del prodotto finale.
Dietro questo progetto c’è l’idea di due amici che, con l’intento di valorizzare i prodotti tipici toscani di piccole aziende artigianali, si sono impegnati a promuovere in Italia e all’estero l’eccellenza del meticoloso lavoro dei produttori toscani, testati e di fiducia, mettendo in risalto anche le differenze territoriali delle varie zone della regione. A questo si aggiunge tanto cuore e gentilezza nel condividere l’esperienza enogastonomica della propria terra.
Ma cosa si può trovare sul sito? Direi che è un paradiso per chi come me è appassionato dei prodotti toscani! Si va dagli alcolici, con vini, birre, grappa e distillati, passando poi ai condimenti come olio e salse, dolci tipici della tradizione, cioccolato e confetture artigianali, tipicità salate (ad esempio pasta, prosciutti, formaggi, salumi, sbriciolona, porchetta, lardo, ecc.), passando poi alle farine ed allo zafferano… insomma non manca proprio nulla e le chicche sono davvero tantissime!
Li trovate su https://eccellenzatoscana.eu/ , Instagram e Facebook.
A cura di Giuseppe Petronio
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25 Gennaio, 2022
Copertino, cuore enologico della Puglia
Siamo in Salento, e più precisamente a Copertino nel cuore del Nord Salento, lungo la strada del vino “Vigna del Sol” una pianura sconfinata, una zona unica, forte perché esattamente tra i due mari, adriatico e ionio, laddove la terra offre non solo il miglior vino, ma anche un grandissimo olio.
La storia dell’Azienda Agricola Attanasio è fatta di passione per i propri oliveti e vigneti e da un legame indissolubile con la terra e con il territorio del Salento. Affonda le sue radici nel passato, quando le famiglie di Giovanni Martino e Gregorio Attanasio, produttori di vino e olio, si unirono nel 1940 con lo stesso obiettivo: realizzare prodotti di altissima qualità. Negli anni, con passione, costanza e duro lavoro nelle terre del Salento, sono stati prodotti vino e olio eccellenti. In questi anni l’azienda ha investito molte risorse e molto tempo nello studio per creare un’interazione tra differenti scuole di lavorazione: la scuola piemontese, francese, spagnola e portoghese. Lo studio parte dalle caratteristiche fisiche dei campi in cui vengono coltivate le piante di vite e si sviluppa analizzando le diverse tecniche di coltivazione e lavorazione in cantina. La vendemmia è rigorosamente manuale, da ogni pianta di vite sono colti solo i grappoli migliori. L’unione di queste tecniche restituisce vini internazionali con valore autoctono.
L’azienda ha 10 ettari dedicati al primitivo e tutti i vini propongono un costante equilibrio: barrique di rovere americano, Barrique di Allier. Due legni e due stili per dar vita a vini dal carattere unico. Un’avventura tra vino e legno, mondi diversi e legni diversi, un investimento nel tempo e la straordinaria dedizione dell’artigianato alla qualità.
Carlo Attanasio propone diverse linee di prodotto, caratterizzate sempre dal Primitivo, ma che talvolta vengono arricchiti di altri uvaggi creando dei blend unici che si trovano in quella che viene definita Collezione Privata, di cui mi permetto di consigliare di assaggiare Fortitudo.
Infine, da assaggiare anche l’olio delle tenute Martino, che offrono quel tipico carattere pugliese che fa sì che l’olio si mangi e non si beva.
In merito all’aspetto turistico ed enologico, il Salento è di per sé fantastico e quindi assolutamente raccomandabile in tutto, per visitare le tenute di Carlo Attanasio.
Vi aspetto!
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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18 Gennaio, 2022
Il Barolo è un vino nobile come la storia di Michele Chiarlo
Su una collina astigiana sulla strada che da Nizza Monferrato porta a Canelli, si trova su una collina adagiato Calamandrana, un piccolo comune ricco di di vita e soprattutto di ottima vite.
E’ qui che si trova la cantina Michele Chiarlo e dove sono proposti al pubblico diversi dei migliori Baroli e Barbareschi esistenti al mondo.
La storia di Michele Chiarlo parte nel 1956 con lo scopo di vinificare l’essenza del Piemonte, con amore e desiderio di valorizzare uno dei territori più unici al mondo.
La proprietà si estende su 110 ettari di vigneti, promuovendo i migliori cru nel pieno rispetto di severi criteri ecologici, del terroir e delle loro espressioni
Per la cantina Chiarlo la vigna è qualcosa di vivo, un’esperienza che cercano anche di far vivere.
Tradizione e rigore. Leggerezza e passione. Cura del paesaggio, arte, comunità. Sostenibilità e sperimentazione. Con una pennellata pop e un tocco di spensieratezza. Questo è il riassunto dei principi e delle ambizioni di Michele Chiarlo e che gli permettono di realizzare prodotti sensazionali, come il Barolo Cerequio e Cannubi, tutti DOCG così come il Barbaresco Asili e Faset. Davvero dei vini unici e che rappresentano oggi quella nobiltà sabauda un po’ scostante persino per la loro superiorità, ma che avvicinandosi si apre in un insieme unico di emozioni e sensazioni che fermano il tempo.
Per chi è appassionato anche di Arte e soprattutto per offrire una esperienza multisensoriale completa dove degustare, vivere, respirare il vino. La Court è uno dei vigneti più rappresentativi di Michele Chiarlo: oltre 20 ettari divisi su due colline a Castelnuovo Calcea che ospitano l’Art Park La Court, il primo museo fra le vigne dove arte e filari, cielo e terra, uomo e paesaggio sono in costante dialogo fra loro.
Mi sento quindi davvero di suggerire di spendere una visita a Michele Chiarlo e degustare i suoi vini e gran Cru in uno straordinario palcoscenico: un’esperienza immersiva fra le colline che l’Unesco ha riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Le visite si possono svolgere sia presso le cantine di Calamandrana, sia presso la cantina che ospita l’ArtPark di Castelnuovo Calcea a circa 10 km di distanza, e sono proposti diversi tipi di degustazioni a seconda del tempo e del desiderata.
Vi aspetto!
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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12 Gennaio, 2022
Zenato - Dal Lago di Garda uno sguardo sul mondo vinicolo
A cavallo tra Lombardia e Veneto, tra i comuni di Sirmione e Peschiera, a pochi passi dalla riva meridionale del Lago di Garda, è situata una delle aree vinicole più originali di tutta Europa. Un clima particolare, temperato dalla massa d’acqua del Benaco; un paesaggio mozzafiato, reso speciale dall’anfiteatro collinare modellato migliaia di anni fa dall’azione delle morene glaciali. È in questa origine che si nasconde il segreto dell’unicità di argille profonde e umide, ricche di sali minerali, capaci di regalare alla terra una naturale vocazione alla coltura della vite, in particolare del vitigno autoctono Trebbiano di Lugana. Qui nascono i vini S. Cristina, vini di carattere, espressione autentica di un terroir inimitabile.
Qui nasce nel 1960 l’esperienza Zenato, una cantina che coniuga l’anima del Lugana e il cuore della Valpolicella su 95 ettari vitati garantendo due esperienze: l’una bianca, l’altra rossa, entrambe emblemi di vini di qualità che nascono dalla passione viscerale per il territorio, dal rispetto del tempo, da una tradizione familiare e che portano a Lugana, Amarone, Corvina, Rondinella ed Oseleta.
Guardando con maggiore attenzione ai prodotti scopriamo poi il mio preferito: Sansonina, che con due Lugana, un tradizionale e l’innovativo e sperimentale Lugana Fermentazione Spontanea e due rossi Merlot ed Evaluna, vini che prendono il nome da quella che potrebbe essere la moglie di Sansone.
Infine oggi Zenato è una realtà che da pochi anni ha incrementato la sua presenza in Toscana, acquisendo Podere Prospero un luogo magico, un mondo a sé capace di far vivere emozioni e ricordi unici a Bolgheri, dove all’ombra dei cipressi carducciani, gli uliveti si alternano alle vigne di Cabernet e Merlot, da cui la famiglia Zenato ha saputo ricavare un’interpretazione personale di Bolgheri DOC.
Il COVID sta bloccando moltissime opportunità, ma mi sento davvero di raccomandare di pianificare un tour delle cantine Zenato.
Zenato offre due possibili alternative:
il Classic Tour, che prevede Visita e degustazione in cantina, Visita al vigneto, processo vinificazione, bottaie e barricaia; inoltre la segustazione di 4 vini: Lugana Brut, Lugana San Benedetto, Ripassa, Amarone, il tutto accompagnato da pane, olio, salame e Parmigiano.
Il Premium Tour che offre vini top in degustazione, quali : Lugana Pas Dose, Lugana Riserva, Cresasso, Amarone Riserva, il tutto accompagnato da pane, olio, salame e Parmigiano.
Per chi invece ha voglia di sperimentare, Zenato offre lo Smart Tasting: una nuova esperienza per scoprire anche da casa i vigneti, la cantina con la sua barricaia e le grandi botti in cui affina l’Amarone e per seguire una degustazione guidata di una selezione dei vini più emblematici, accompagnati dagli esperti Zenato. L’esperienza comprende: Visita della Cantina e degustazione in video conferenza personalizzata; invio di 3 vini: Lugana Riserva Sergio Zenato 2017, Cresasso 2013 (Corvina In Purezza), Amarone Della Valpolicella Classico 2015
Vi aspetto!
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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