Arrow Right Top Bg

25 Febbraio, 2022

Castello Vicchiomaggio è #vinosostenibile

Nel mio percorso di scoperta nel mondo del vino Castello Vicchiomaggio è una realtà che per molti aspetti ha lasciato il segno. Adagiato in cima ad una collina dominante la Valle di Greve in Chianti, Vicchiomaggio rappresenta una straordinaria tappa per chi ama il vino, l’enoturismo, la storia e la bellezza. Il nome della cantina deriva proprio dall’antico Castello, una location unica, con una meravigliosa piscina a strapiombo sui vigneti e un fantastico ristorante. Il Castello è il cuore della tenuta che si estende per 140 ettari di cui 34 coltivati a vigneto, 10 ad olivo ed il restante è parco. Tra le varietà coltivate spicca su tutti il Sangiovese, uva tradizionale e fondamentale per la produzione del Chianti Classico. Sono presenti, però, altri vitigni di varietà internazionale quali il Merlot e Cabernet Sauvignon utilizzate in particolare per la produzione di vini rossi IGT. Un terroir caratterizzato da un clima mediterraneo e dal tipico terreno ricco di argilla e pietre grandi, il cosiddetto Galestro, il tutto in un in una cornice naturale incantevole. Particolare attenzione è rivolta all’esposizione dei vigneti, sono infatti tutti rivolti verso Sud per garantire la massima esposizione solare durante tutta la giornata. La storia di questa azienda nel settore del vino inizia da lontano. Nel 1921 Federico Secondo Matta, dopo aver lavorato nella ristorazione, crea una grande società di importazione di vini nel Regno Unito. Imprenditore affermato, Federico acquista Castello Vicchiomaggio e, nel 1970, suo figlio John Matta inizia il percorso nella produzione di vini, avendo a cuore l’agricoltura tradizionale sostenibile, il rispetto del territorio e la qualità derivante delle basse rese. L’utilizzo del legno di affinamento, che John introduce in azienda, regala eleganza e longevità ai vini prodotti. Assistito da Paola, sua moglie, e dalle figlie, l’azienda è oggi a completa conduzione familiare e produce vini intriganti, con diversi stili, sempre con l’attenta e indelebile firma enologica di John. Ed è proprio una delle figlie di John, Victoria, oggi pienamente dedicata alla gestione della cantina, che mi racconta come tra le tante attenzioni e la cura dei dettagli per i vini e l’accoglienza, non può essere trascurato il fattore che ospita tutti noi su questa terra: l’ambiente. Per questo motivo Castello Vicchiomaggio ha aderito al progetto VIVA, conseguendo la certificazione di sostenibilità nel marzo 2021: una cantina storica, pluripremiata e celebrata dai maggiori critici del vino, non può trascurare il rispetto per l’ambiente e la sostenibilità nelle proprie azioni. Il progetto VIVA va a misurare la performance di sostenibilità della filiera vite-vino, a partire dal calcolo delle impronte dell’acqua e del carbonio (Water and Carbon footprint), ed è promosso dal Ministero della Transizione Ecologica. Victoria mi racconta come la decisione di iniziare il percorso VIVA ed ottenere la certificazione è stata presa proprio perché questa, nello specifico, abbraccia l’azienda nella sua totalità e non si occupa soltanto delle attività svolte in vigna. L’impegno aziendale è quindi completo. Molti i progetti già realizzati e quelli in cantiere: per la raccolta dell’acqua piovana, ad esempio, sono state installate 13 vasche da 100hl la cui acqua è utilizzata per l’irrigazione del giardino del castello, le acque provenienti da altre 8 vasche da 50hl vengono invece utilizzate per pulire i macchinari della vigna. Per quanto riguarda l’agriturismo è in previsione per la nuova stagione l’installazione di una colonnina per la ricarica delle auto elettriche al fine di favorire la mobilità sostenibile. I tetti del Castello non possono accogliere pannelli solari per motivazioni derivanti dalla regolamentazione paesaggistica, essendo dimora storica, tuttavia sono forti le volontà di conseguire la migliore ottimizzazione dei consumi nell’ottica dell’efficienza. L’impegno per la biodiversità è accresciuto ogni in anno piantando a Vicchiomaggio piante mellifere, in vigna inoltre viene praticato il sovescio per aumentare la sostanza organica naturale del terreno e la gestione delle malerbe viene effettuata con il solo utilizzo di macchinari, senza ricorrere quindi a prodotti chimici. La conduzione dell’oliveto è biologica: oltre al vino infatti viene effettuata una piccola produzione di olio extra vergine di oliva e IGP dalle 600 piante di olivo presenti in azienda. “Il territorio per noi è sempre stato fondamentale”, mi racconta Victoria, ”ed è per questo che lavoriamo in termini di salvaguardia e di sostenibilità per far sì che anche le generazioni future godano di certi luoghi.  La promozione della sostenibilità è quindi importante strumento di protezione del territorio e leva per la sua valorizzazione. Ciò è fattibile, credo, solo con una unione tra le aziende ed è per questo motivo che insieme ad altri viticoltori della zona abbiamo fondato l’associazione dei Viticoltori di Greve in Chianti che ha tra i suoi obiettivi quello della sostenibilità (che viene rappresentata anche nel logo).” Impossibile non ritrovarsi nelle parole di Victoria, che conclude: “Non si può pensare di fare vino senza sostenere e valorizzare l’ambiente che quel vino ci ha donato. Il nostro impegno verso l’ambiente è legato anche, tutti i giorni, con l’impegno nel preservare il castello, ha oltre 1000 anni di storia è quindi nostro compito custodirlo.” La salvaguardia della storia e della tradizione si intrecciano con qualità, ricerca dell’eccellenza, innovazione e amore per l’ambiente, tutto contornato dalla la possibilità di vivere in azienda un’esperienza enoturistica unica…. eccovi la dimostrazione del perché Vicchiomaggio ha lasciato il segno nel mio percorso di scoperta nel mondo del vino. Vicchiomaggio è #vinosostenibile A cura di Giuseppe Petronio 
Leggi
Arrow Right Top Bg

24 Febbraio, 2022

Anche i calici hanno un carattere

Chiamarsi Fiaschi di cognome è già un’ottima premessa per parlare di progetti intorno al vino. Laura Fiaschi e Gabriele Pardi compongono il duo creativo Gumdesign, autore di una collezione di calici di grande successo. Forse perché ha un che di umano, visto che i designer la definiscono “una metafora del carattere umano in un oggetto di cristallo, fragile ed etereo, perfetto e imperfetto”. Non è sbagliato parlare di design delle emozioni nel caso di un semplice bicchiere da vino che, attraverso la reinterpretazione concettuale e formale, riesce ad assume sette personalità diverse. I Calici Caratteriali sono dunque oggetti narrativi, non a caso nati diversi anni fa per una mostra culturale. Subito richiesti da collezionisti e design addicted, entrano nel catalogo di Colle Vilca, tra i brand storici del “bel design italiano” attivi nel distretto della vetreria artistica di Colle di Val d’Elsa. Oggi figurano nelle collezioni permanenti di importanti musei internazionali come la Triennale di Milano, il MoMa di San Francisco, il Museum of Glass a Shanghai. Per Gumdesign il calice non si limita al ruolo di medium necessario per accedere ai piaceri del vino, perché è un “oggetto funzionale che richiede un contatto diretto, una vicinanza e una complicità per innescare processi sociali indotti. In questa logica piccole trasformazioni conducono il semplice calice da degustazione a oggetto comunicativo, con invenzioni minime per suggerire nuovi usi e nuove tipologie di prodotto”. Ciascuno dei Calici Caratteriali è un piccolo virtuosismo in cristallo soffiato: basta un leggero intervento sulla base o sul bordo, un cambio di inclinazione, una voluta imperfezione, per rappresentare un tratto fisiognomico o suggerire un comportamento, per trasformare un bicchiere in un “tipo”. Ed eccoli, allora, questi “sette personaggi in cerca di degustatore”. “L’altruista” è predisposto alla condivisione, grazie al bordo superiore a beccuccio che agevola il travaso del vino nel bicchiere del commensale accanto evitando di sporcare la tovaglia. “L’ambiguo” ha una forma indefinita, cangiante, dall’appeal decorativo, ma non funzionale.”Il conservatore” è un tipo attento, che cerca di preservare il vino anche quando avanza nel calice (sic!), proteggendolo con un grosso tappo in sughero. “L’estroverso” ha un’indole Swing, dinamica: la sua base basculante cerca un contatto diretto, giocoso e coinvolgente con il consumatore. Al contrario, “L’introverso” si nasconde. È un oggetto ibrido: il calice, capovolto, entra in simbiosi con una caraffa nella quale sembra rifugiarsi. “Il passionale” è composto da due calici che si attraggono grazie all’inclinazione delle loro coppe: pronti già per il brindisi, aperti alla conoscenza e alla condivisione.
“Il rilassato” è un calice disteso, che si protende verso il degustatore; la coppa si inclina leggermente, decanta il vino e si allunga verso la bocca. Per la cronaca, il vino preferito di Laura e Gabriele è l’Amarone della Valpolicella. Quale sarà il Calice Caratteriale più adatto per degustarlo? A cura di Katrin Cosseta 
Leggi
Arrow Right Top Bg

23 Febbraio, 2022

Il Consorzio di Tutela del Moscato di Scanzo elegge il nuovo CDA

Il Consorzio di Tutela del Moscato di Scanzo lo scorso 21 febbraio, ha tracciato il suo percorso di crescita per il prossimo triennio nel segno della continuità riconfermando i Consiglieri in carica:  Andrea Simone Magri, Daniela Martinelli, Stefania Castoldi, e rieleggendo come Presidente Francesca Pagnoncelli Folcieri e come Vicepresidente Ippolita Lucchetti. Il moscato a bacca rossa della seconda DOCG più piccola d’Italia ha appena concluso un anno molto importante nel quale ha lanciato diverse iniziative di valorizzazione della suo prodotto sia in bergamasca che in giro per l’Italia, con una piano concreto di rilancio di questa eccellenza ampelografica che è stato confermato da un buon andamento delle vendite sia nel mercato italiano che nella sede consortile. Il prossimo triennio, che si apre con questa importante nomina della conduzione del Consorzio Lombardo, è fondamentale e all’insegna della continuità, per rafforzare le iniziative di diffusione della conoscenza di questo passito. Il Consiglio di Amministrazione pertanto lavorerà in continuità rispetto all’anno passato, rafforzando relazioni con altri istituzioni e associazioni del territorio, con realtà bergamasche legate alle produzioni enogastronomiche di eccellenza, perfezionando format che hanno dato buoni riscontri e aumentando appuntamenti e occasioni di degustazione. Particolarmente costruttivi sono stati i rapporti con Ascovilo, Associazione Consorzi Vinicoli Lombardi, che hanno consentito la partecipazione ad eventi di respiro internazionale – come la Milano Design Week e Vinitaly – con Ascom Bergamo, con cui sono state studiate delle degustazioni di abbinamento con salumi e formaggi bergamaschi, l’ingresso del Consorzio nella Strada del Vino Valcalepio e dei Sapori della Bergamasca. Segni di apertura importanti, che denotano la volontà di questo piccolo Consorzio di farsi conoscere. Per continuare questo percorso di conoscenza il Consorzio di Tutela del Moscato di Scanzo ha deciso di far crescere le collaborazioni con le associazioni nazionali di Ais e Fisar, promosse e coordinate dal Sommelier Federico Bovarini, Ambasciatore del Moscato di Scanzo, con eventi di approfondimento della perla enologica bergamasca anche fuori dalla provincia e dalla regione, destinate ai professionisti del settore. In conclusione ecco le dichiarazione della riconfermata Presidente, Francesca Pagnoncelli Folcieri: “Il nostro primo obiettivo è far conoscere al mondo il Moscato di Scanzo, un passito rosso da vitigno aromatico, autoctono e con una storia secolare radicata sul nostro territorio. Sono sicura che la maggior parte dei lettori non ne abbia nemmeno sentito parlare. È normale se si pensa che alla fine degli anni ’80 i produttori erano meno di una decina e la maggior parte produceva per il proprio consumo senza raggiungere nemmeno il centinaio di bottiglie. Viviamo un momento favorevole per le produzioni di nicchia e ancora sconosciute come il nostro Moscato: con la pandemia siamo diventati più curiosi, più coscienti di cosa versiamo nel bicchiere, più esigenti anche in termini di consumo di vino. Come produttori stiamo imparando che il primo modo per crescere e migliorare è confrontarsi tra noi, senza paura che vengano rubati segreti o ricette magiche. Ogni produttore interpreta il Moscato a modo suo, lo abbiamo verificato durante le degustazioni proposte nel 2021. Siamo riusciti a metterne a confronto una dozzina e ci siamo resi conto, noi per primi, della varietà e ricchezza di espressione dei diversi Moscato di Scanzo in bottiglia. È una ricchezza che ci fa onore, segno di una produzione rispettosa della terra e dei suoi ritmi, espressione delle diverse annate e terroir, risultato di un lavoro sartoriale sullo stesso vitigno. Queste differenze, particolarmente evidenti per produzioni ridotte come le nostre – massimo 60.000 bottiglie da 0,5l. annui in tutta la DOCG – impressiona favorevolmente chi si accosta a queste degustazioni di confronto. Non si parla di qualità, sempre molto alta, ma di differenti espressioni dello stesso vitigno, che ognuno di noi in base alla sua storia, tradizione, scelte, riesce ad imprimere al suo Moscato”. A Cura della Redazione 
Leggi
Arrow Right Top Bg

21 Febbraio, 2022

Una "Wine Destination" unica

Carissimi lettori di itinerari divini oggi vi portiamo in una wine destination unica in Toscana, quella zona che è Italia un po’ più del resto, non foss’altro che il Manzoni soleva lavarci i panni prima di pubblicare una delle sue opere più note. In questa storia ed in questo territorio, che in realtà è un insieme di territori, troviamo una realtà storica e moderna al punto tale da essere molteplice proprio così come lo è la Toscana. Desidero oggi infatti suggerirvi di conoscere Cinelli Colombini, una realtà che definire cantina è diminutivo, stante che riesce a coniugare i vini tra i più apprezzati del panorama non solo italiano, ma internazionale (Il Brunello di Montalcino), insieme ad un’offerta di ospitalità avanzata, dettagliata e ricca da far invidia a molteplici relais internazionali. Riassumere in poche righe cosa sia quindi l’universo Cinelli Colombini, spinto e creato da Donatella Cinelli Colombini è complesso, così come raccontarne brevemente la storia cominciata nel medioevo e ricca di avvenimenti e personaggi, da Papi a Nobiluomini e Nobildonne. Lascio quindi a voi visitare e scoprire i dettagli di ciò che maggiormente vi può affascinare ed io mi limito a dire alle nostre care lettrici il perché ho trovato davvero d’eccezione quanto offerto. Siamo nel 1998, è circa 25 anni fa che Donatella Cinelli Colombini lasciò la fattoria della sua famiglia per fondare la propria azienda composta dal Casato a Montalcino e dalla Fattoria del Colle a Trequanda. Insieme alle vigne e alle case da ristrutturare, Donatella, come riporta il suo sito web, aveva ricevuto una quantità di Brunello di Montalcino ancora in botte. Un vino che richiedeva cure quotidiane e quindi le serviva un cantiniere. Donatella telefonò alla scuola di enologia di Siena chiedendo di assumere un bravo studente ma le risposero di no perché bisognava prenotarlo con anni di anticipo; c’erano però molte “enotecnico donna” perché nessuna buona cantina le assumeva. La costatazione di un grande divario fra le opportunità destinate a donne e uomini con la stessa qualifica professionale spinse Donatella Cinelli Colombini a creare un progetto finalizzato a ridurre questa discriminazione e dimostrare che la produzione di grandi vini non dipende dai muscoli ma dalla passione e dal talento che entrambi i sessi possiedono in egual misura. Nasce da questo episodio il Progetto Prime Donne che si compone di 4 parti: Cantina Casato Prime Donne, Brunello di Montalcino Prime Donne, Premio Casato Prime Donne e Percorso delle Prime Donne – Sala Ilda Bartoloni. Questa storia così ricca di passione credo che possa perfettamente rappresentare lo spirito che si ritrova anche in tutti gli altri prodotti e realtà Cinelli Colombini. Come anticipavo sono molteplici le opportunità non solo di visita, ma anche di vero e proprio soggiorno o celebrazione di eventi che si possono svolgere presso le Fattorie e le Cantine Cinelli Colombini. Suggerisco a chiunque si sia appassionato di visitare il sito in particolare nella sezione hospitality e prenotare cosa maggiormente lo possa attrarre, in una wine destination unica ricca di 34 ettari in cui quotidianamente si svolgono eventi ed animazioni. E’ davvero un’unicità creata da molteplici fattori che non possono che lasciare l’ospite felice sotto tutte le prospettive sensoriali. Vi aspetto! A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

20 Febbraio, 2022

L’Alchimia del borgo

L’Alchimia del borgo dicevamo e dopo tutto in Italia ci sono sempre nuovi posti da visitare non troppo lontani da casa. A pochi chilometri da Milano, in provincia di Pavia, si erge il campanile di Golferenzo, unico nel suo stile, visibile già dalla pianura che domina la Valle Versa quasi a difendere il suo Borgo altomedievale e già ai tempi di Federico I, nel 1164, era stato riconosciuto come parte del dominio pavese. In questo borgo ancora incontaminato, dalle mura in pietra originale, nasce la Corte del Lupo, ristorante ma anche enoteca che con il suo nome così importante vuole regalare emozioni, esperienze e serenità agli ospiti, definendosi l’alchimia del borgo speciale. La Corte del Lupo, si presenta con una zona bar ben assortita, la sala interna di soli dieci tavoli, in ciascuno di essi una piantina di muscari che dona colore e armonia, e ancora un camino ed un cielo di travi a vista. Nelle pareti della sala una ricercata enoteca che ricorda l’imprescindibile legame al territorio dell’Oltrepo’ Pavese, dominata da Matteo, il cantiniere. All’esterno il prato verde del terrazzo estivo ed il dehor riscaldato per il periodo invernale, circondato da vetrate per godere della vista delle colline dove i vigneti la fanno da padrone. Ci accoglie Paola che ha già intuito la nostra voglia di stare nel dehor invernale per godere della tranquillità delle luci e del panorama notturno. Paola, racconta del loro progetto, che oltre a racchiudere il ristorante definito più come “osteria moderna” dove poter conversare, degustare vini e cibo, hanno creato la “Bottega del Lino”, gestita dalla Dama della sala, Federica, per poter acquistare i prodotti tipici del territorio. Per finire, il Relais di Campagna, Borgo dei Gatti, o Albergo diffuso dove poter trovare dimora, che nel 2022 oltre ad espandersi avrà anche la SPA. Il menù dello chef Reduan soddisfa il palato di tutti utilizzando sempre i prodotti originali della zona: Un entrèe di benvenuto, nagiri vegetariano con riso venere, verdurine fresche e tartufo, dal sapore inaspettato. Agnolotti “Palio dell’Agnolotto 2021” con il loro fondo ristretto, parmigiano Vacche Rosse 24 mesi, premiazione ben meritata. Calamaro del Mediterraneo farcito con patata quarantina genovese, gel di cime di rapa e bagna cauda leggera, direi senza parole! I dolci, anch’essi di bella presenza ma poco decisi, sicuramente da rivalidare per gusto e armonia, al contrario la piccola pasticceria, è stata molto apprezzata. La serata è iniziata con la scelta di un Pinot Noir 2019 di Torti Wines per celebrare i piatti dello chef, continuando con gli sfiziosi e colorati cocktail preparati dalla regina del bancone, Luana. Il motto della Corte del Lupo è: Non è solo cibo. Non è solo vino. É un’alchimia speciale. Prezzo: da 25 a 45 euro The Ghost Writer 
Leggi
Arrow Right Top Bg

17 Febbraio, 2022

Googreen, mercato della biodiversità, nel centro di Torino

Il viaggiatore che, sceso in città all’elegante stazione di Torino Porta Nuova, attraversa poi Piazza Carlo Felice per andare verso la centralissima Piazza San Carlo, con ogni probabilità – anche se non piove – nella fretta sceglierà di passare sotto i portici. E questo è un vero peccato, perché nel centro della Piazza ci sono i giardini Sambuy: dai portici certamente si riesce a intuire che in mezzo ci sia del verde, meno ad apprezzarne la quieta bellezza. Il noce, monumentale IL NOCE DEL CAUCASO – GIARDINI SAMBUY Giardini dedicati a Ernesto Balbo Bertone, Conte di Sambuy: viennese per luogo di nascita, sabaudissimo di costumi. Fu infatti Ministro delle Cerimonie di corte e sindaco di Torino verso fine Ottocento: se vi interessa la sua biografia forse è meglio iniziare con il rivolgersi a Wikipedia; quello che qui importa sono i giardini che ne prendono nome, dove il monumentale – nel senso di albero monumentale regolarmente censito nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia a cura del MIPAAF alla scheda 02/L219/TO/01 – Noce del Caucaso (27 metri di altezza e più di 6 metri di circonferenza) troneggia pacato. Questi giardini, visti dall’alto, appaiono come incastonati nella piazza, eppure, vissuti in passeggiata, appaiono restii all’utilitarismo urbanistico contemporaneo: fanno più da spazio di rottura con la quotidianità, da tempo per la propria serena ricreazione personale. Ideali per la proposizione di causalità alternative, quindi, a testimonianza di principi che normalmente si fatica a rappresentare, manco fossero cinguettii perduti nel traffico delle ore di punta o immaginifiche lagrime perse nella pioggia come in Blade Runner. La biodiversità, sulle bancarelle MERCATO GOOGREEN – GIARDINI SAMBUY Il mercato della biodiversità Googreen, appuntamento della seconda Domenica del mese, dalle 10:00 alle 19:00, realizza questa visione, esemplificandola: la difesa della biodiversità, la promozione della produzione locale, l’attenzione posta verso l’ambiente attraverso il riciclo e la scelta dei materiali di confezionamento: tutto mira alla riflessione sul rapporto che abbiamo con gli oggetti, sia pure nel paradigma migliorista del consumo consapevole. Riflessione lenta, Roma non fu costruita in un giorno. 40 produttori, consapevoli Toma di lanzo – mercato googreen In concreto, si trovano una quarantina di bancarelle-gazebo a esposizione e vendita di prodotti alimentari del territorio (verdure, formaggi, conserve, salumi, vini – visto dove ci troviamo – anche pochi, ma ci stanno lavorando), di piantine e fiori dai vivai e di altre proposte, comunque intonate ai temi del mercato. Qualche chicca? Ogni gazebo diceva la sua, ma alla fine io vado a finire sempre sul cibo: le paste ripiene, gli agnolotti insomma, la Toma di Lanzo, i salumi di Suino Nero Valdostano, i Canestrei di Vaie (con lo zabajone, mi raccomando), i gianduiotti artigianali; uscendo poi a fatica dal girone dei golosi… interessanti le borse da materiali riciclati, l’ecopack in cotone e cera d’api. Il cittadino, il turista, passa, osserva, s’incuriosisce, parla col produttore, riflette, semmai assaggia, qualche volta discute il prezzo e alla fine compra: nulla di nuovo sotto il sole, in fondo, soddisfatti i bisogni materiali, campiamo di storie cui diamo credito, e queste storie hanno la forza di modellare le nostre abitudini, tra le quali la soddisfazione dei bisogni materiali, appunto. Nulla di nuovo, si diceva, ma non per questo atto meno importante. Presentazioni e baldorie varie, ben organizzate Biscotti – Mercato Googreen Il mercato si fa poi pretesto: in questa cornice infatti, lungo la giornata, trovano spazio e animazione eventi culturali, presentazioni di libri, esibizioni di cantanti; assiste all’umano fermento il monumentale noce caucasico e all’apparenza ne resta atarassico – ma forse solo perché ancora non ne comprendiamo il linguaggio, potrebbe perfino esserne rallegrato. L’organizzazione di tutto il mercato è puntuale e discreta: Antonella, Alice, Francesca, Greta, Guido ed Emilia, dell’associazione Giardino Forbito di Torino, al lavoro fin dal mattino presto. Ci pensano loro: da fuori quasi nemmeno te ne accorgi, l’evento si svolge davvero assennatamente. Il centro città ha occasione per goderne, senza sopportarne disagio. A cura di Gian Paolo Ciceri @magnosolo
Leggi
Una bolla senza fine Arrow Right Top Bg

15 Febbraio, 2022

Bersi Serlini dal 1100 una bolla senza fine

Una bolla senza fine, dicevamo…siamo alle Torbiere del Sebino, accanto al lago di Iseo in Franciacorta, qui da circa 900 anni il Domaine Bersi Serlini produce vini che oggi sono raffinate bollicine. Ovunque si respira la storia, quella dei monaci di Cluny, della vicina Abbazia di San Pietro in Lamosa in Provaglio d’Iseo, che costruirono il fabbricato storico delle cantine, una dipendenza agricola e vinicola: grandi muri, costruiti con sassi di campo, con splendide volte a botte, a vela, a crociera. La dipendenza dai monaci di Cluny durò circa 700 anni per passare nel 1886 alla famiglia Bersi Serlini. Bersi Serlini, possiamo dire che Arturo Bersi Serlini sia il precursore del Brut in Franciacorta ed ancor oggi la cantina Bersi Serlini è un’azienda di proprietà famigliare, condotta da Agostino Migliorati, Amministratore Unico, insieme a Chiara e Maddalena Bersi Serlini. Le opportunità che offre Bersi Serlini al cliente sono molteplici  per garantire davvero “una bolla senza fine”. Anzitutto il vino, in particolare non posso non citare il Brut Anteprima, ovvero l’espressione principale del gusto Bersi Serlini, nato da un blend di uve Chardonnay e Pinot Bianco, raccolte a mano rappresentanti armonia e spontaneità nel bicchiere. Per coloro che, invece, seguendo i nostri itinerari, desiderano recarsi in visita le opzioni sono davvero tante. Anzitutto la location. Partendo dalla reception ,Bersi Serlini, coniuga l’unicità dell’architettura paesaggistica dei filari con architetture storiche e d’avanguardia, unendo con sapienza antico e moderno in modo assolutamente riuscito.All’interno l’arredo delle sale riflette la scelta di famiglia di rendere omaggio alla storia del Design Italiano ed Internazionale, mettendo insieme pezzi da museo ed offrendo diverse sale uniche, dagli Specchi alla sala del 1100. Le visite si possono effettuare su prenotazione, scrivendo a bersiserlini.it e si possono visitare entrambe le cantine, i vigneti, e procedere a degustare diversi vini sempre accompagnati da ottimi taglieri con prezzi da 18€ a 50€ a persona. Per gli appassionati, Bersi Serilini offre anche degustazioni bendate e sensorali, oltre che esperienze notturne e picnic personalizzati, una degustazione unica ed esclusiva di gustose prelibatezze in abbinamento ad un Franciacorta. Infine, la chicca: il ristorante più piccolo della Franciacorta, una casetta immersa fra i vigneti dove i vini ispirano l’estro e l’arte degli Chef, che realizzano un progetto unico nel suo genere, per un’esperienza culinaria indimenticabile, immersi nella Riserva Naturale delle Torbiere. Date queste opportunità, non resta quindi che aspettarvi! A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

12 Febbraio, 2022

La solidarietà che riappacifica, si scrive Velenosi, si legge generosi.

  La solidarietà che riappacifica e la racconto così come é andata: nel tratto autostradale tra Arezzo ed Ascoli Piceno, mentre il sole di Febbraio si affrettava a coricarsi lasciando il cielo livido di strisce rossastro-violacee, ascoltavo alla radio una discussione sulle ragioni del clamoroso successo di “Abcdefu”, pezzo di Gayle che dice ‘fxxxx you’ ogni tre per due. Successo socio-psicologicamente spiegato proprio così (in estrema sintesi):la pandemia, le restrizioni e l’incertezza hanno estremizzato un clima di risentimento in cui ad andar di moda, oggi, sono sentimenti di odio e ribellione. Punto. I giovani si ritrovano in un testo che fondamentalmente manda tutti a ‘quel paese’ (in maniera un pochettino più scurrile). Punto. Non riuscendo a confutare questa cinica chiave di lettura, mentre procedevo verso est, veloce come i miei pensieri, non potevo fare a meno di inquietarmi. A bilanciare questo mortifero senso di disagio sociale interveniva però in soccorso la freschezza di sentimenti di una realtà aziendale cui sono ogni mese più legato: Velenosi Vini. Da che li ho conosciuti, sul far dell’estate, ho avuto modo di approfondire molto la loro realtà aziendale e venendo a contatto con buona parte dello staff, mi sono convinto che i sorrisi, il clima disteso e la schiettezza dei colleghi e dei titolari siano il chiaro specchio della trasparenza d’animo e dell’altruismo di una famiglia che ammiro sempre più professionalmente (e qui mi capirete tutti) ma ancor più umanamente (ed è proprio per questo che sto scrivendo). In Velenosi si guarda al futuro ma lo si fa coniugando la determinazione nell’agire con il giusto contemperamento dei sentimenti e degli interessi, con il braccio e con il cuore. Insomma non c’è solo l’utile, ci sono cose molto più importanti. Una visione ottimistica in cui bisogna dare oggi per creare domani. E per costruire qualcosa di buono per un futuro migliore per noi e per i nostri figli sarebbe opportuno spogliarsi di cattivi sentimenti e farci carico delle nostre responsabilità, restituire e condividere ciò che la vita e la fortuna ci hanno concesso. Il prossimo é importante tanto quanto noi. Di questo parlava Marianna Velenosi al telefono mentre mi informava riguardo all’iniziativa di cui sto scrivendo. Poche sere dopo mi ritrovavo in macchina in questo tratto autostradale, direzione Piceno. Il giorno seguente, 4 di Febbraio, l’azienda Velenosi Vini ha condiviso, nello storico Caffè Meletti di Ascoli Piceno, i risultati di un pregevole progetto di solidarietà sociale legato ad un’edizione speciale e limitata di Falerio DOC. Questa bottiglia rappresenta solo il prodotto finale di un percorso fortemente voluto dalla fam. Velenosi ed iniziato nel 2020 in collaborazione con gli ospiti speciali del Centro Diurno Socio Educativo Riabilitativo “L’Orto di Paolo”*.  Speciali in quanto affetti da autismo. Diversità vissuta come opportunità e non come limite è lo slogan attorno al quale si è realizzato il progetto e la presentazione è avvenuta non a caso nella giornata dei Calzini spaiati, iniziativa ricorrente ogni anno, il primo Venerdì di Febbraio, che punta a sensibilizzare sull’autismo e altre diversità. In sostanza si invita ad indossare due calzini diversi in quanto, nonostante l’apparenza, assolvono alla loro funzione perfettamente. Così come è stato per i ragazzi dell’Orto di Paolo che, partendo dalla vendemmia, hanno vissuto con entusiasmo le varie fasi del progetto arrivando persino a realizzare l’etichetta celebrativa, confutando il pregiudizio riguardo alla difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro di persone con disabilità. Grazie alla vendita di questa Edizione Limitata, Velenosi Vini ha raccolto e devoluto al Centro Diurno socio-educativo un assegno da 7.000€ che sosterrà le sue attività. Ma il risvolto economico vuole essere soltanto a cornice di un progetto ispirato da sentimenti di umanità e solidarietà, un percorso steso in un momento storico molto delicato e difficile in cui questi ragazzi speciali hanno non soltanto ricevuto tanto dall’universo Velenosi, ma anche dato, lavorativamente ed umanamente, tant’è che si stanno già discutendo nuove vendemmie in collaborazione e nuove etichette più ambizione. Bellissimo. Tutto bellissimo. Mi piace avere una visione romantica ed ottimistica della vita e del mondo e sarebbe bello rappresentare metaforicamente l’uscita da questo interminabile periodo di buio globale come la coda di un lunghissimo e freddo inverno. Jovanotti ha già anticipato questo con “La Primavera”. Mi piace pensare che in primavera fioriranno i biancospini, come quelli dell’omonima via dove si trova l’azienda Velenosi Vini. Mi piace pensare che in Velenosi siano illuminati. Ora li sto ancora conoscendo, ma secondo me è così. Arrivato ad Ascoli Piceno la musica per radio é cambiata, cosi come il mio morale. Ed è passata anche “La Primavera” . Meno ‘fxxx you’. Piu ‘Brividi’. Gli stessi che dovremmo provare di fronte a questa solidarietà che ormai é divenuta merce rara ma che non dovremmo mai mancare di sottolineare, di condividere, di raccontare a tutti, con la speranza che il nobile gesto di uno ispiri altri a seguirlo. E’ bellissimo vedere come la solidarietà chiami altra solidarietà commenta Marianna. E secondo me questo è talmente importante da concludere qui. Dopotutto, come dice la Madre Teresa di Calcutta cui invece è titolata la mia via Quello che noi facciamo é solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno A Cura di Stefano Franzoni *L’Orto di Paolo, gestito dalla Cooperativa Sociale Pa.Ge.F.Ha Onlus di Ascoli Piceno è una struttura territoriale a ciclo diurno per soggetti con autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo o con gravi problemi di comunicazione e cognitivi.
Leggi
internazionalizzazione nel mondo del vino Arrow Right Top Bg

9 Febbraio, 2022

Il mondo italiano del vino. Il vino italiano nel mondo 

Una rubrica sull’internazionalizzazione nel mondo del vino. Questa la sfida lanciatami da WineTales che ho subito accettato con entusiasmo.  Non nego d’aver vissuto quel momento come il raggiungimento di un piccolo grande traguardo professionale. Dal 2011 mi occupo di mercati esteri: ho trascorso due anni in West Africa importando vino per il mercato locale, sono alla guida di una società il cui scopo è quello di accompagnare le aziende italiane all’estero, abbiamo gestito il nostro ufficio locale a Londra e, recentemente, ho avuto l’onore di entrare nel Consiglio Direttivo della Camera di Commercio Italiana per il Sud Est Asiatico.  Delineare il perimetro di questo spazio non è stato facile. L’internazionalizzazione nel mondo del vino è ormai diventato un argomento più che consolidato e molte aziende hanno iniziato, a vari livelli, a relazionarsi quotidianamente con gli aspetti di questo processo fondamentale per il proprio sviluppo. Inoltre, trattare questi temi con un taglio istituzionale e formale non sarebbe stato per nulla in sintonia con lo spirito informativo e coinvolgente, tipico di WineTales Magazine.  Nasce così “InternazionalMente” una rubrica dedicata all’internazionalizzazione del vino, ai mercati esteri, ai casi di successo, a quelli di insuccesso e a tutti gli specifici trending topics del momento.  Partiamo dal nome: InternazionalMente riassume l’essenza di quanto mi piacerebbe trasmettere in questo spazio. Non solo nozioni, dati e casi studio ma degli spunti, dei momenti di riflessione, degli input e delle curiosità che possano aiutare a formare nel lettore un pensiero e una visione critica e futuribile delle principali dinamiche internazionali.  Uno strumento insomma che possa contribuire a rendere ancora più internazionale il pensiero e la forma mentis di tutti gli operatori del vino.  Proseguiamo con il “claim” Il mondo italiano del vino – il vino italiano nel mondo.  Questo elemento intende delineare ulteriormente il campo d’azione della rubrica. Da un lato il focus sarà principalmente applicato sulle cantine italiane, sui vitigni, sui territori e sui prodotti. Dall’altro verranno poi esaminati specifici mercati, analizzate le principali strategie di avvicinamento, raccontati i maggiori macro contesti capaci di accogliere le eccellenze del nostro Paese.  Infine, lo scopo. Gli articoli che si avvicenderanno in questa rubrica non avranno la presunzione di insegnare nulla a nessuno. Serviranno per generare interesse, far scaturire riflessioni e discussioni. In questo modo, chi si affezionerà a “InternazionalMente” avrà un luogo dove tornare quando vorrà prendere spunto per una specifica attività estera o avere un’opinione informata su temi tanto attuali quanto fluidi. Temi che, nella maggioranza dei casi, non hanno un giusto o uno sbagliato ma possono assumere risvolti diversi a seconda di come vengono contestualizzati e raccontati.  Ecco quindi che la famiglia WineTales si allarga. Dopo Passione, Storia, Cultura, Design, Turismo e Legge, anche il “Pensiero Internazionale” entra a far parte di questo sistema per raccontare un comparto trainante per la nostra economia e per il nostro export nel mondo.  A cura di Riccardo Rabuffi
Leggi