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23 Marzo, 2022

serate assaggio vini Val Pontida

Cinque serate di assaggio vini – dalla Val Pontida: vini potenti et buonissimi. Così recita, a slogan, la memoria del territorio: come guida il commento del sommelier AIS e la disponibilità dei vignaioli a svelarne i segreti (almeno qualcuno). Cinque le etichette in assaggio per ogni serata. Occasioni per riscoprire un territorio, la collina di Pontida, terra di antichissime tradizioni enologiche, attraverso i vini e l’ospitalità dei suoi viticoltori. Le date, i temi, le etichette. Le serate assaggio vini in Val Pontida hanno tutte il medesimo piano lavori: si svolgono presso la sede del vignaiolo ospite e si inizia dalle ore 20:00. Assieme ai vini in assaggio, intermezzi gastronomici intonati. accoglienza;assaggio vini: le prime tre etichette, con il commento del sommelier AIS e il racconto del vignaiolo produttore;il vignaiolo ai fornelli: proposta di abbinamento con un piatto intonato ai vini;ancora assaggio di vini, le altre due etichette, raccontate e commentate;dolcetto a sorpresa;libera convivialità con i vignaioli. VALPONTIDA ALTERNATIVA, VITIGNI E TECNICHE CURIOSE Venerdì 8 Aprile – Presso Tosca Vini Bio (Agriturismo Polisena)
Quando il vignaiolo capace non s’accontenta delle proprie consuete vinificazioni, ma sperimenta vitigni e procedimenti nuovi o riscoperti dalla tradizione: sono produzioni di poche bottiglie, ma ben curate, a espressione di quello che il vignaiolo ha piacere di concedersi nel suo lavoro. Ospita Tosca Vini Bio: L’Azienda Agricola Tosca nasce nel 2000, quando i coniugi Tosca e Marco Locatelli, da sempre osservatori attenti e studiosi interessati ai principi dell’agricoltura biologica, decidono, con l’aiuto dei figli, di dedicarsi all’allevamento della vite nei nove ettari di loro proprietà, terreni interamente terrazzati ed ottimamente esposti sulle dolci colline di Pontida, all’ingresso della Val San Martino. • Tosca TriBàle Frizzante Col Fondo. Uve Solaris, Riesling e Chardonnay. • Tellurit Sauvignon. • Driadi Tilamore Vino Bianco. Uve Bronner e Moscato Giallo. • Tosca Col di Frà Igt Bergamasca Rosato. Uve Moscato e Merlot Rosato. • Drezza Metodo Classico Brut. Uve Pinot Nero e Chardonnay. VALPONTIDA IN BIANCO Giovedì 21 Aprile – Presso Tellurit
La bergamasca è nota per essere terra di vini rossi, la Val Pontida di vini potenti et buonissimi. Qui però ben si rappresenta l’eleganza e la straordinaria suggestione dei vitigni a bacca bianca che crescono sul sasso, sul Flysch di Pontida.
E che ce ne portano freschezza e mineralità. Ospita Tellurit: nel Borgo di Capietaglio (Palazzago), uno degli insediamenti più antichi della zona – risale al ‘200 – almeno in parte ritornato in attività e desideroso di raccontare la sua storia attraverso le proprie produzioni vinicole e olearie e la proposta di ospitalità. • MezzaRipa Metodo Charmat. • Tellurit Incrocio Manzoni. • Driadi Tilamore Vino Bianco. Uve Bronner e Moscato Giallo. • Tellurit Riesling. • Drezza Metodo Classico Brut. Uve Pinot Nero e Chardonnay. BOLLE IN VALPONTIDA Sabato 7 Maggio – Presso Cascina Drezza
Vignaioli alle prese con il metodo classico – la presa di spuma in bottiglia, oppure, a seconda, con il metodo italiano – la rifermentazione in autoclave.
Lasciate tempo ai lieviti di fare il loro lavoro, quando poi si stappa sarà una festa per tutti. Ospita Cascina Drezza, Società Agricola Semplice: già proprietà del conte Prospero Zanchi di Zan oggi l’erede PierLorenzo Zanchi – per gli amici Peter – ha trasformato la tenuta in un angolo di paradiso all’interno della cornice naturale della Val San Martino. Accanto alla struttura centrale “ruotano” – in fondo Peter è sempre un gentleman driver – gli ulivi, le vigne, gli orti e gli alberi da frutto. • Drezza Brut Blanc de Blancs. • MezzaRipa Metodo Charmat. • Drezza Metodo Classico Brut. Uve Pinot Nero e Chardonnay. • Tellurit Metodo Classico. • Tosca Kiki V Brut Rosé. VALPONTIDA IN UVAGGIO, VITIGNI IN BLEND Giovedì 19 Maggio – Presso Mezzaripa
Il taglio bordolese, storico uvaggio di merlot e cabernet, è il modello: questa realizzazione è da sempre impegnativa, una sorta di prova d’artista per il vignaiolo – qui i confronti non mancano, e con alcune delle migliori vigne del mondo. Ma niente paura, la Val Pontida è terra di vini potenti et buonissimi: sapranno ben dire la loro. Ospita MezzaRipa. Azienda Agricola Ravasio Fabio: a metà della ripa che congiunge il fondo valle con le dolci colline della Riviera di Pontida, torna a splendere MezzaRipa – ambiente naturale e semplice – dove rigenerarsi attraverso uno dei mestieri di un tempo: raccogliere i frutti della terra. Oggi MezzaRipa offre un assaggio di quello che i viandanti possono trovare nella riscoperta della Valle San Martino: è residenza e cantina per la produzione dei propri vini. • Driadi Rosato Frizzante. • Mezzaripa Riél Acciaio. • Tosca Rosso del Lupo Valcalepio Rosso Doc. • Mezzaripa Caspià Barricato. • Drezza Metodo Classico Brut. Uve Pinot Nero e Chardonnay. VALPONTIDA IN ROSSO Giovedì 9 Giugno – Presso Le Driadi Slow Farm
Il rosso in purezza, vuoi vinificato in solo acciaio, vuoi impreziosito ulteriormente dalla permanenza nelle botti di legno: la Val Pontida è felice terreno per il vitigno Merlot, qui i vignaioli lo interpretano come un violinista la partitura di un concerto per soli archi: armonia di profumi e di sapori per la gioia del naso e del palato. Ospita Le Driadi Slow Farm: produttori di vino a Palazzago, frazione Capietaglio, sulle colline ad ovest di Bergamo. Conducono la propria vigna certificata biologica in accordo a metodi steineriani, per produrre vini naturali fermentati con lieviti autoctoni e vinificati senza additivi enologici. Nel frattempo ogni tanto aiutano al recupero e alla gestione di vigneti altrimenti poco coccolati nelle vicinanze e sono sempre pronti ad accogliervi per parlare dei propri vini… e ad assaggiarli con voi, ci mancherebbe. • Driadi Driade Felice. • Tellurit Merlot. • Tosca PrimoRò Bergamasca Igt Senza Solfiti. • MezzaRipa Caspià Barricato. • Driadi Alto della Poiana Merlot Barricato. 3-domande-3 al vignaiolo Questa volta tocca a Luciano Chenet di Le Driadi Slow Farm, Presidente dell’Associazioni Viticoltori Val Pontida. La Val Pontida è un territorio di tradizioni vinicole antichissime. Cosa vuol dire per voi recuperarne, almeno in parte, il vitato? Omaggio al ricordo del passato o rinnovato patto con il territorio per il futuro? entrambe le cose. Come si fa a dividere? Il passato lo abbiamo riscoperto anche con la ricerca collettiva. La solidarietà delle vecchie generazioni di locali che seguono il nostro lavoro è il vero testimone tra passato e futuro. I Viticoltori dell’Associazione allevano sia i vitigni storici della bergamasca che alcune varietà piuttosto inconsuete o innovative. Come conducete questo tipo di sperimentazioni e a che scopo? la passione e la voglia di migliorare sempre è il vero motore. La bergamasca non ha una connotazione storica definita. Non ha un sangiovese, un nebbiolo. Non ha un vitigno storico che offra un timone. Ha una doc bordolese che se vuoi nasce più per comodità che per tradizione. In questo modo il desiderio di sperimentare porta a una libertà e se vuoi a una licenza maggiore che porta a sperimentare Bronner oppure moscato di scanzo fuori zona piuttosto che Sauvignon in barrique. Le serate di questa primavera sono una sintesi tra tecnica enologica e convivialità: a chi pensate siano meglio rivolte e chi non vi aspettereste proprio di trovare interessato, sempre disposti a rimanerne felicemente sorpresi? le serate sono una sfida contro noi stessi: è un modo di dire al mondo “ci siamo” e di aprirci al giudizio. Ci aspettiamo curiosi e interessati, ma anche scettici. La sorpresa più bella e la
soddisfazione più bella sarebbe quella di rendere orgoglioso il nostro territorio di quello che facciamo. Sarebbe il massimo per noi permettere a tutti (o convincere tutti) di farsi ambasciatori del territorio in cui vive. “Ecco questo è il vino che fanno nella mia zona!” Le serate di assaggio vini in Val Pontida sono prenotabili presso il produttore stesso che ospita l’evento. (a cura della Redazione)
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22 Marzo, 2022

Hospitality – Il Salone dell’accoglienza apre all’enoturismo

Hospitality – Il Salone dell’accoglienza 2022 apre all’enoturismo. Carissimi lettori, oggi desidero parlarvi di rilancio e di ottimismo post Covid. Lo faccio introducendovi un evento che si svolge nuovamente in presenza a Riva del Garda: la 46a edizione di Hospitality-Il Salone dell’Accoglienza. Lo faccio perché tra le novità di questa fiera storica ci sarà l’area speciale dedicata all’enoturismo. Saranno presenti oltre 450 aziende espositrici e più di 100 eventi formativi ed il  Ministro del Turismo Garavaglia sarà all’inaugurazione insieme al presidente di ENIT Palmucci. Nonostante il clima di incertezza che purtroppo ci accompagnerà anche nei prossimi mesi, la fiera e gli organizzatori hanno voluto confermare il proprio impegno verso gli operatori del settore, offrendo occasioni di confronto, strumenti e soluzioni innovativi per sostenere la ripartenza. Il Salone dell’Accoglienza si conferma la manifestazione leader a livello nazionale con 38.000mq espositivi e l’ambizione di attrarre un numero sempre maggiore di professionisti internazionali. La fiera ha lavorato moltissimo per avere una platea incoming internazionale con l’obiettivo di ampliare ulteriormente il mondo business per gli operatori dell’ospitalità e del turismo, La Direttrice Albarelli ha ringraziato tutti gli espositori che hanno scelto di partecipare a questa edizione, dimostrando attenzione ad un settore che traina l’economia nazionale e sul quale il Paese punta per la ripartenza. Un ringraziamento anche agli sponsor e al costante e fondamentale supporto della Provincia Autonoma di Trento, rappresentato da Roberto Failoni, Assessore all’artigianato, commercio, promozione, sport e turismo della Provincia Autonoma di Trento. Giovanna Voltolini, Exhibition Manager di Hospitality-Il Salone dell’Accoglienza, ha illustrato il format della manifestazione illustrando come le aree storiche si arricchiscono del nuovo spazio Winescape dedicato all’enoturismo. 500 mq all’interno del padiglione B4 ospiteranno, per questo primo anno, dieci selezionate cantine, rappresentative di tutto il territorio italiano, che uniscono alla produzione vitivinicola una proposta turistica con forme di ospitalità in vigna e la valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico ed economico locale. Secondo l’ultimo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, il numero degli intervistati che scelgono questa forma di esperienza è cresciuto dal 21% del 2016 al 55% del 2021. Alessandra Albarelli, Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi, ha ricorda infatti come l’enoturista voglia comprendere le caratteristiche del vino degustato e ne studia il territorio di provenienza attraverso sapori e profumi, tradizioni e cultura. Winescape non è solo spazio espositivo ma un laboratorio di idee e strumenti per gli operatori del settore determinati a rendere sempre più attrattiva la propria struttura, sia per coloro che vogliono trasformare ed espandere l’attuale modello di business introducendo nuovi servizi di accoglienza oppure ampliando e diversificando l’offerta. Infine, grazie alla collaborazione con AIS-Associazione Italiana Sommelier, a Winescape sarà presente anche un’enoteca con le proposte delle dieci cantine oltre a masterclass e tasting per scoprire i saperi e i sapori dei territori: martedì 22, mercoledì 23 e giovedì 24 marzo sono in calendario le degustazioni “I Colori di Bacco” che coinvolgeranno i wine resort presenti in un’esperienza unica di food pairing tra eccellenze vinicole e finger food monocromatici. Le 10 cantine presenti a Winescape 2022: ➢ AZIENDA AGRICOLA I TAMASOTTI S.S. – Mezzane di Sotto VR (Veneto) ➢ TENUTA DEL BUONAMICO SOC.AGR.S.R.L. – Montecarlo LU (Toscana) ➢ AZIENDA AGRICOLA VALLAROM DI SCIENZA FILIPPO – 38063 Avio TN (Trentino Alto Adige) ➢ TENIMENTI ROSSI CAIRO – Novi Ligure AL (Piemonte) ➢ AZIENDA AGRICOLA COMAI – Riva del Garda TN (Trentino Alto Adige) ➢ PODERI MORETTI | Monteu Roero CN (Piemonte) ➢ PODERI GRECO WINES – Pezzano Albanese CS (Calabria) ➢ AZIENDA AGRICOLA GRADISCIUTTA DI PRINCIC ROBERT – San Floriano del Collio GO (Friuli Venezia Giulia) ➢ DOMAINE DE LA NAVICELLE – (Le Pradet, Provence, France) ➢ LA COLLINA DEI CILIEGI S.R.L.- CA’ DEL MORO WINE RETREAT – Grezzana VR (Veneto) Hospitality è un vero e proprio hub di incontro e confronto: alla proposta espositiva si aggiungono gli appuntamenti con la formazione dell’Academy, in collaborazione con Teamwork, e le numerose iniziative esperienziali, tra educational, masterclass e show-cooking realizzate insieme ad associazioni di settore, bartender, esperti mastri birrai e alcune aziende espositrici. Io ne sono sostenitrice da sempre: il mix di una wine hospitality di successo deve necessariamente prevedere tra i propri elementi la formazione, cardine imprescindibile di successo. Per ulteriori dettagli ed informazioni vi rimando al sito ufficiale di Hospitality. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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20 Marzo, 2022

Antropologia della convivialità brianzola

Antropologia della convivialità brianzola: dove il (poco) difficile è capire di cosa si stia parlando, messo giù così in astratto: dopo diventa tutto (molto più) semplice e gradevole. Dunque: antropologia, cioè studio dell’essere umano, sotto varie prospettive, indagandone i comportamenti nella società; mentre convivialità, cioè la sostanza di ciò che è conviviale, relativo ai convivi – caratterizzato, per estensione, da allegria e spensieratezza, non impegnativo. E anche oggi il nostro pellegrinaggio quotidiano a Wikipedìa e al Vocabolario Treccani (che sempre ringraziamo) l’abbiamo compiuto. TARTARE e NEBBIOLO DELLE ALPI – Ah ok, quindi volevi raccontare qualcosa di non troppo strutturato su come i brianzoli bevono e mangiano. Vabbé, beata semplicità.
– Simple as possible but not simpler, sir. Comunque ho colto il punto: voleremo bassi. Questione di metodo Antropologia, scienza umana; di scienza si dovrebbe trattare quindi: a questo punto con quale metodo? Facciamocelo indicare nientemeno (volare bassi, eheheh, forse #laprossimavolta) dal filosofo dell’amicizia, e di quei piaceri che oggidì, decadendo, definiremmo come sostenibili: quasi un ideologo della convivialità insomma. Dice infatti Epicuro (Lettera a Pitocle, 87): “Tutto, dunque, procede senza turbamento se si risolvono tutti i problemi secondo il metodo delle molteplici spiegazioni in accordo con i dati dell’esperienza, lasciando sussistere in merito, com’è opportuno, le spiegazioni plausibili: qualora invece se ne ammetta qualcuna, ma se ne rifiuti qualche altra, benché sia in accordo anch’essa con i dati dell’esperienza, è chiaro che si esce dall’ambito della scienza della natura (phusiologhématos) e si cade nel mito (epì dè tòn mùthon katarrèi)”. VINI SEMPRE PRONTI AL SANTA POLENTA AL BELL’OM Tutto questo atteso e in quest’ottica, una delle cose che mi appaiono più razionalmente consolatorie da compiere ogni tanto e verso sera (trovandosi nelle vicinanze di Lecco, beninteso) è quella di salire di poco nel parco del Monte Barro fino alla frazione Bartesate di Galbiate, parcheggiare la macchina – per chi si può ancora permettere di questi lussi, altrimenti c’è la fermata del bus proprio nello stesso parcheggio – e da lì con pochi passi a piedi fare un salto alla Trattoria Santa Polenta al Bellom. Una vecchia trattoria Nel vecchio borgo, quasi al riparo della chiesa dedicata ai santi Macario e Genesio (chiesa in qualche modo legata ai Borromeo, così testimonia lo stemma “Humilitas” davanti la porta), la trattoria è quella tipica di paese dal millennio passato con la sala del bar generosa nell’esposizione dei vini, la cucina di facile accesso e la sala da pranzo arredata supertradizionalmente con la stufa a legna in un angolo: tutto trasuda ospitalità operosa, il minimalismo razionale lombardo colpisce ancora. SANTA POLENTA AL BELLOM, LA SALA Gli aficionàdos locali sostano in chiacchiere al bar, e si affidano alle proposte in mescita a cura di Alessio e Silvano: gli Springsteen e gli Steven Van Zandt di sala; con Elisa che fa i controcanti alla Patty Scialfa e Tommy, lo chef, che arrangia cucina manco fosse “The Professor” Roy Bittan. E la E-street Band del Bell’Om può con questo dirsi omaggiata. Tra ecumenismo vinario e norcineria applicata Alessio, del vino, ha una visione piuttosto ecumenica, con malcelate simpatie oltremontane: alterna infatti proposte indigene (lombarde, toscane, piemontesi) a escursioni francofone tra lo Champagne, la valle della Loira e la Borgogna (ne dico tre per rappresentarle tutte). Silvano, valtellinese non solum nascita sed etiam mores e prestatosi volentieri alla Brianza, svaria sul tema e, quando vuole stupirci con effetti speciali, si ricorda della sua norcina passione dell’affinare di salumi e chiede alla regia in cucina un campione dei “suoi” affettati per completare/impreziosire l’aperitivo. ALESSO, SI STAPPA Poi uno si stupisce di ritrovare quasi sempre le stesse facce, e tutte allegre: teletrasportassimo il Santa Polenta a Siviglia… bisognerebbe staccare il numero all’ingresso per evitare litigi di precedenza ad entrare. Ma per fortuna siamo a Bartesate, frazione della repubblica di Galbiate (oh, c’è scritto sul muro al parcheggio); in Brianza non siamo così megalomani: al Bell’Om ci si sta tutti, e con la bella stagione il bicchiere si svuota anche meglio all’aperto, in piazza, dove è statisticamente impossibile che passi una macchina e dove l’unica limitazione, ma ormai accade meno di una volta, è nell’opportunità di chiamare l’Altissimo a testimonianza di questa o quella propria asserzione. Punto di vista Il vostro cronista resipiscente prende posto o alla botte numero uno (se in esterno) o di questo periodo ad uno dei (due) tavoli al bar, attende fiducioso e – rara avis – se chiamato in causa conversa, uscendo ottimista dal porto sicuro del silenzio. Il vino è selezionato con disciplina e sentimento, le favelle degli astanti… certo, avrebbero ben indotto Farinata a levarsi nella tomba e a chiedere, le pietanze dalla cucina esprimono ricerca nei materiali (l’importanza di usare burro di qualità nella preparazione dei pizzoccheri, ad esempio, non verrà mai sottolineata a sufficienza), prima consistenza e poi fantasia nelle preparazioni – in Brianza siamo tutti molto sensibili al mito del gigante Anteo, in fondo. Il format crea dipendenza, #sapevatelo. L’ultima volta è stato lo spettacolo del DOCG Valtellina Superiote Grumello “Vigna le Prudenze” di Alberto Marsetti… GRUMELLO VIGNA LE PRUDENZE, DI ALBERTO MARSETTI …e della tartare di vitellone francese dalla Garonna, allevato al fine di esaltare la massa magra della béstia – poco olio a parte, infatti, questa tartare… non serve condirla. TARTARE DI VITELLONE GARONNESE Peccato di gola A seguire, perché un sacrificio in vista della resipiscenza successiva va pur fatto, allora sia la polenta ùncia il nostro peccato di gola. POLENTA, UNCIA Alla fine La ricerca del Senso: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, cosa facciamo nel frattempo. Ecco, al Bell’Om si esemplifica, e mirabilmente, questa modesta antropologia. L’omaggio al Maestro di Samo… l’avrete certo ben còlto. Manca solo la colonna sonora. Scegliete pure tra Working On the Highway, The River e Glory Days: e alzate il volume. Qui @bottigliadissanguata. Il vino è finito, passo e chiudo, alla prossima. p.s.: anche qui paghiamo la tassa al convenzionalismo del SEO e ripetiamo trice: antropologia della convivialità brianzola, antropologia della convivialità brianzola, antropologia della convivialità brianzola
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18 Marzo, 2022

Bere il Territorio - Raccontare il vino attraverso un viaggio

Raccontare il vino attraverso un viaggio…la nostra rivista non poteva mancare nel divulgare questa bellissima iniziativa: non a caso ci chiamiamo Racconti di vino…quindi questo concorso letterario promosso da GoWine ci accende di entusiasmo creativo che volentieri condividiamo con voi. Siamo alla ventunesima edizione, e siamo in un periodo in cui le modalità di approccio e di narrazione del vino sono cambiate in modo velocissimo! Approfittate di quest’occasione per mettervi alla prova! Obiettivi, come da dichiarazione ufficiale di Go WIne: “ E’ un progetto culturale che ha sempre accompagnato la vita dell’associazione fin dalla sua costituzione e che giunge nel 2022 ad un traguardo importante. La scadenza è fissata al prossimo 30 aprile. Il Concorso conferma gli obiettivi di sempre che si rinnovano ogni anno e si misurano sempre con nuovi protagonisti: far crescere la cultura del consumo dei vini di qualità e contribuire, mediante il tema della narrazione, a valorizzare storia, tradizioni, paesaggio, vicende socio-culturali dei territori del vino.” Siamo quindi curiosissimi di seguire il progetto e di capire che risultati darà. Voi intanto, muniti di carta, penna, inchiostro, calamaio, o più facilmente di schermo e tastiera, dateci dentro con la Vostra creatività, con la Vostra passione per il nettare divino: comunicatela, narratela, raccontatela, declamatela! Raccontare il vino attraverso un viaggio, una bella esperienza che ci giuda e ci porta sempre a fare viaggi meravigliosi con la fantasia sempre con una attenzione meravigliosa con la realtà. Non finiremo mai di dare voce ai bicchieri riempiti e giovialmente svuotati, Go Wine!  A Cura di Francesca Pagnoncelli Folceri 
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17 Marzo, 2022

Chiuro una storia Nera

Chiuro una storia Nera…ma solo di nome. La comunicazione è espressione e dialogo, oggi più che mai siamo interessati a capire chi ascolta. Voler trasmettere il giusto messaggio, centrato e focalizzato per lasciare un suono e un sapore ridondante alla nostra platea ed essere sempre ricordati. È un po’ la nuova immagine, il nuovo essere social, la nuova vista per una comunicazione migliore. Continuiamo a fare selfie e post su ogni tipo di social perché trovarsi dei like o commenti è comunque un’innovativa comunicazione di cui magari i nostri nonni non saprebbero parlare e spiegare. Ed ecco qui accontentati, siamo a Chiuro nella cantina storica e wine bar di Pietro Nera. La visita inizia con una romantica vista di una grande botte trasformata in un angolo privato per un selfie tutto da ricordare, tra i profumi e sentori di un prodotto che si sta trasformando e sarà pronto a breve o forse tra qualche anno. La famiglia Nera ha iniziato la sua attività vitivinicola nel 1940 con Guido Nera, cui poi è succeduto Pietro negli anni ’50. I figli di Pietro, nel 1982, Stefano e Simone Nera sono i proprietari della cantina CAVEN CAMUNA, il cui nome deriva dai ritrovamenti, tra i vigneti, di alcuni segni rupestri sulle rocce, risalenti alla civiltà Camuna. E’ possibile ammirarli percorrendo il sentiero archeologico di Caven attraverso i terrazzamenti vitati. La Visita Ad accompagnarmi in cantina è stato Francesco Di Bernando, commerciale della cantina, ogni sua parola ed espressione ha dimostrato la reale appartenenza a questa bellissima azienda e famiglia ed una competenza fuori dal comune. I vigneti sono disposti da est a ovest in corrispondenza delle Alpi Retiche con una esposizione al sole di circa 2.000 ore durante tutto l’anno, sembra quasi di essere a Lampedusa che ha stessa esposizione solare. Inoltre, la “breva”, un vento tiepido tipico del lago, proveniente da sud a nord si scontra con i venti freddi della Svizzera, cui si aggiunge la scarsa piovosità. La combinazione delle condizioni climatiche è ideale per la coltivazione del vitigno Chiavennasca, tipico della Valtellina. In Valtellina parliamo di una viticoltura eroica, perché la pendenza dei terrazzamenti è di circa il 65/70%, ma che d’altra parte fa si che i vigneti possano avere un terreno molto sabbioso e non trattengono acqua con il buon risultato di un minor utilizzo di trattamenti. Particolare attenzione è data alla fermentazione, con l’utilizzo di lieviti autoctoni, ben selezionati.  Avviene nelle vasche d’acciaio mentre il passaggio successivo della fermentazione manolattica è lasciato alle vasche di cemento che sono da sempre il miglior materiale per traspirazione e temperatura. La zonazione Maroggia, Sassella, Inferno, Grumello, Valgella, sembra quasi uno sciogli lingua, invece, sono le cinque sottozone della Valtellina Superiore, in provincia di Sondrio, in Lombardia, dove si ha la produzione di una delle D.O.C.G italiane più importanti. La cantina Pietro Nera produce circa cinquecentomila bottiglie all’anno distinguendone una parte per la vendita in GDO. L’azienda CAVEN coltiva 30 ettari di vigna di cui 13 nella sottozona dell’Inferno ed il vitigno principale è il Nebbiolo, Stefano Nera, enologo della cantina, ha contribuito alla selezione di tre dei cloni più resistenti in base alle condizioni della valle. Il giro della cantina finisce con la degustazione, la scelta dello shop e Wine Bar dove è possibile degustare i vini accompagnandoli con taglieri di salumi, formaggi e marmellate tipiche della zona rimarca nuovamente la territorialità. La scelta di ampliare la sala di degustazione creando un Dehor invernale lascia che la vista possa continuare a godere delle emozioni sprigionate dal vino e non solo. Il Vino Di tutti i prodotti che abbiamo degustato vogliamo raccontarvi l’esperienza che abbiamo vissuto con l’Inferno Riserva 2015 “Al Carmine” prodotto con l’etichetta Caven Camuna.   Un vino intenso, ricco e complesso, nato sui vigneti terrazzati del piccolo appezzamento di Caven, affinato per oltre 18 mesi tra barrique e botti grandi di rovere. Al naso si percepiscono eleganti sfumature di spezie selvatiche, violette, pepe nero ed erbe balsamiche. Al palato è morbido, strutturato, fresco, sapido e persistente. Non a caso abbiamo utilizzato questo prodotto come copertina di questo articolo, perché il più coinvolgente che abbiamo degustato di questa cantina…fin ora! Chiuro una storia Nera è solo per il nome della cantina, in realtà è una storia di: colore, qualità ed innovazione. A cura di Elisa Pesco 
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16 Marzo, 2022

Women for wine

Women for Wine è partita in modo informale e spontaneo un iniziativa lanciata da Wine Tales Magazine sul suo account Instagram per celebrare la Festa delle Donna. E’ partita con un messaggio di richiesta di supporto a Francesca Mafrici, ed in 24 ore si è allargata ad una cerchia ristretta di amiche produttrici, blogger, narratrici del mondo del vino, e si è concretizzata in una serie di post in cui, in contenuti espressi in poche righe, sono emerse parole chiave, sentimenti, necessità che, sotto sotto, ci tengono tutte unite. Lascio raccontarla a Francesca, vera ideatrice di questa iniziativa. “Abbiamo pensato di lanciare l’hashtag #womenforwine in occasione della giornata internazionale della donna per celebrare tutte le donne e in particolare quelle che di vino ne parlano, ne scrivono e ne bevono! “L’intento reale è quello di far squadra, di conoscersi, di supportarsi e di collaborare! Come ben sappiamo, quando si dà importanza a qualcosa non è sufficiente festeggiare un solo ed unico giorno, ma bisogna coltivare in ogni istante l’interesse e la passione per l’argomento in questione. Così come l’amore non ha senso che sia celebrato solo a San Valentino, ma ad ogni occasione possibile, lo stesso vale per le donne, che spesso sono dimenticate, bistrattate, volutamente emarginate e che compiono.  il doppio della fatica rispetto agli uomini, per ottenere trattamenti che dovrebbero ormai essere loro garantiti senza discriminazione. Perciò, con i nostri semplici post abbiamo voluto raccogliere il pensiero di alcune donne del vino, che ogni giorno si impegnano per far sentire la loro voce e che hanno un’opinione ben chiara di cosa vogliono e di quanto meritino. Abbiamo cercato di sottolineare cosa significhi per noi essere donne, le nostre gioie e le tante sofferenze, spesso inespresse, le nostre aspettative e i nostri sogni. Essere donne del vino, nello specifico, vuol dire avere una grande passione, che ci porta ad essere anime curiose in cerca di risposte; risposte che spesso troviamo confrontandoci tra di noi, ridendo, scherzando, studiando e viaggiando. Speriamo che questa semplice iniziativa sia solo una delle tante che vedremo sorgere nel prossimo futuro.  Speriamo che sempre più donne si avvicinino al mondo enologico e, soprattutto, che sempre più donne si uniscano e creino grandi realtà insieme. L’unione (delle donne) fa la forza non è solo un modo di dire, ma  un mantra nel quale crediamo e nel quale stiamo investendo! Perché Donna è più bello!                                                                       Francesca Mafrici @ma_lafra Senza impantanarsi in discorsi troppo impegnati concludiamo la celebrazione delle DONNE raccogliendo di seguito, in un continuum, i pensieri condivisi da chi ha voluto contribuire con la sua foto. Un collage che, così composto, assume più forza e più senso. @sommelierouge e questa la sua dedica: “Il mio messaggio con questa foto a volto semicoperto vuole rappresentare ciascuna donna senza un “Io”. Poiché tutte siamo Divine .. e non c’è riferimento più chiaro al Vino nella parola Divina! E concludo con una citazione di Segovia Amil “Quella donna che è onesta con se stessa, devota alla sua consapevolezza, coltiva la sua unicità. Perché lei è vera, lei è Divina” @lucy.gossipwine e questa la sua dedica: “Alziamo i calici e riconosciamo i pregiudizi di genere diffusi nella nostra società siano un ostacolo allo sviluppo personale. Le aziende che vorranno trarre il massimo profitto dall’inclusione delle diversità, dovranno affrontare nuove sfide come la riduzione dei pregiudizi di genere (gender bias), in pratica la distorsione cognitiva della valutazione dovuta al pregiudizio. Nella nostra società non si tiene ancora in considerazione quanto sia forte l’influenza dei gender bias nelle relazioni interpersonali e nella carriera lavorativa, per questo è necessario favorire attività utili a riconoscere questi preconcetti in modo da poterli eliminare. Questi pregiudizi inconsci limitano le donne nell’aspirazione di rivestire determinati ruoli di leader. Per questo è determinante essere consapevoli della forza di questi meccanismi mentali e riappropriarsi dei propri progetti e desideri professionali.” @valery_and_the_wine e questa la sua dedica: “Mira sempre l’obbiettivo, anche se si trova dietro a mille ostacoli.. se riuscirai a superare il primo giudizio più severo, che è quello di te stessa verso te stessa, la tua femminilità, la fantasia, l’intuito e perché no, nche la tua sensualità, diventeranno mezzi contro i pregiudizi, e i paletti che l’essere donna spesso, anzi direi sempre , incontra” @deniseoriani e questa la sua dedica: “La mia dedica a tutte noi Donne la faccio con un bel calice di Valpolicella Ripasso Superiore ‘Marchesa Mariabella’ @massimago che con la sua etichetta ironica che vuole prendere in giro l’aristocrazia del mondo del vino e nutre aspettative positive per il futuro, creando le premesse per una vera e propria straordinaria rinascita qualitativa. Quella che mi auguro arriverà anche per tutte noi!” @vigneronway e questa la sua dedica: “I am anything I want We are all wonder women 💝 Continuous effort — not strength or intelligence — is the key to unlocking our potential. Liane Cardes” @ma_lafra e questa la sua dedica: Nella canzone di Emmi Meli, una delle caratteristiche che la cantante delinea di sé stessa, delle donne, uno dei tanti nostri modi di essere, è l’essere SEXY. Parola estremamente abusata e, aimè, per lunghi periodi stigmatizzata. Avere una carica che attragga attenzione e sguardi è spesso stata vista, per una donna, come una sciagura. Perché si, se tu attrai è perché punti tutto sull’estetica e non sul contenuto, oppure metti in ombra le altre donne! Spererei che questo termine venisse usato sempre di più con l’accezione positiva che dovrebbe avere: essere sexy nell’essere chi siamo, nell’osare, nel sentirci belle e non vergognarcene, nel dire la nostra e non aver paura. Si può essere sexy degustando un calice, camminando in vigna, potando delle piante, raccogliendo dei fiori. Cerchiamo di leggere anche il lato positivo delle parole e apprezziamo con meno giudizio noi stesse!! CIN!! @hospitality_consultant_wineho e questa la sua dedica: Dove saremmo senza “la sorellanza”? Sono così fortunata a collaborare, vivere e sorridere con donne fantastiche! Ciascuna di loro mi ispira e mi insegna qualcosa di nuovo ogni giorno.  Un brindisi a tutto ciò che le donne, in gruppo, sanno raggiungere! @crivads e questa la sua dedica: 𝗗𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗼𝗰𝗰𝗮𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗲 𝗲𝗱 𝗲𝘀𝘀𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 Oscar Wilde Care donne meravigliose cerchiamo di crearle noi queste occasioni facendo gruppo proprio come questo che si è formato spontaneamente in questa giornata. È bello vedere le donne che si supportano e a volte si sopportano a vicenda. Ho sempre creduto nell’amicizia e nella sorellanza e più vado avanti più mi rendo conto di quanto sia un valore assoluto e irrinunciabile. Insieme è tutto più facile. Quindi al di là della “Festa” commerciale che sicuramente serve ad attirare per un solo giorno l’attenzione sul nostro valore, da sempre sottovalutato in tutti i campi, guardiamoci dentro e vediamo cosa realmente possiamo fare noi per prime per cambiare le cose.” @eyesbluelife e questa la sua dedica: “Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza!!!” Rita Levi Montalcino @morenamonaldi e questa la sua dedica: “Non c’è limite a ciò che noi donne possiamo realizzare” @francypagno e questa la sua dedica: “Posso essere ciò che voglio:Sono donna uomo bambino. SOno giovane e vecchio. Sono nera gialla verde, anche grigia a volte.Felice e triste, leggera e spensieratao spenta e disperata. Spranzosa, demotivata, rugosa o liftata. Bella e truccata o sfatta e sfiancata. Prima e sopratutto sono un essere umano. Prima di tutto ho bisogno di AMORE, RISPETTO, SOSTEGNO. E in questa necessità primaria di sicurezza emotiva siamo TUTTI SULLO STESSO PIANO!” Women for wine o wine for women, questo è il dilemma! Alla prossima iniziativa rosata! A Cura di Francesca Pagnoncelli Folceri 
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Progetto Hackathon - Master Wine Hospitality Manager 4-5-6 Aprile 2022 Arrow Right Top Bg

15 Marzo, 2022

Masterclass per i wine hospitality manager: Hackathon

Hackathon – una Masterclass esclusiva per i wine hospitality manager di domani Progetto Ospitalità di domani, prospettiva giovanile per un futuro di alto livello Carissimi, questa settimana desidero parlarvi di un progetto che arriva ad inizio aprile al suo compimento: Hackathon – una Masterclass esclusiva per i wine hospitality manager di domani, che si terrà il 4-5-6 aprile in Veneto. Ciascuno di noi ama non solo trovare una cantina con grandi vini, in un paesaggio unico come solo l’Italia può riservare, ma anche essere accolto con la professionalità e la conoscenza del prodotto e del territorio che possono fare la differenza. Ora faremo un passo in più! Il progetto nasce da un’idea di WineHo Wine Hospitality con Teging Italia sotto il “cappello” di ETI Enoturismo Italiano, sulla base dell’esigenza di creare dei wine hospitality manager con profonde competenze. Da sempre cerco di essere fonte di ispirazione trasferendo ai miei studenti la “Visione” di un mondo ormai nuovo, con esigenze diverse, stimoli innovativi e cantine sempre più alla ricerca di nuove leve con idee stimolanti e vincenti. I 7 studenti selezionati diventano dunque stake holder per dare una risposta concreta da una prospettive giovanile a progetti che sono già in atto nelle cantine prescelte: Monte Zovo, F.lli Zeni, Santa Maria Valverde. Da ormai circa 5 anni insegno al CUOA business school, oltre che in diverse istituzioni superiori per il Turismo (ITS) di diverse regioni italiane: Veneto, Lombardia, Puglia, Umbria, Toscana; molti sono gli studenti che ho avuto il piacere di formare e dopo anni di studio e messa in pratica è giunto il momento per alcuni di loro di diventare protagonisti, stake holders, decision makers. Tutto questo avverrà nel primissimo Hackaton che si svolgerà tra Lago di Garda e Valpolicella in cui gli studenti che ho avuto il piacere di formare in Veneto, Lombardia e Puglia incontreranno 3 cantine differenti per progettualità, ma accomunate dall’eccellenza: F.lli Zeni di Bardolino, Monte Zovo di Caprino Veronese e Santa Maria Valverde nel cuore della Valpolicella. Il nostro obiettivo non è solo portare conoscenze teoriche, ma competenze concrete e dare la possibilità alle cantine di disporre della prospettiva giovane a progetti e tematiche concrete. Quindi, non solo operatori, ma nuove fucine di idee per un target che le nostre cantine hanno ancora difficoltà a raggiungere: i giovani. Alla fine dell’Hackhaton di 3 giorni le cantine avranno un progetto concreto a loro mani e per coloro che dopo verranno come ospiti ci sarà la possibilità di vivere un’esperienza targetizzata sulle loro esigenze e desideri. In futuro il progetto si estenderà dalle 3 regioni iniziali e potrà coinvolgere tutti gli studenti formati sulla Wine&Food Hospitality in tutta Italia e dare risposte concrete da una prospettiva giovanile competente alle cantine e/o produttori Food. Vi lascio con il nostro motto di sempre: “Be a Wine HOSPItalian”! A presto per nuove avventure nel mondo del vino e del turismo! Cristina A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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13 Marzo, 2022

L'ultimo manzo all'olio è sempre il migliore

Dove prima si rappresenta la cifra dell’apprezzatore seriale (della miglior specie, ci mancherebbe) prendendo a pretesto le teorie del sociologo Richard Sennett e se ne esemplifica poi la fenomenologia attraverso la descrizione di un menù presso una trattoria che il Magnosolo sceglie e risceglie per i propri pranzetti in Franciacorta ormai da più di un anno, una volta al mese, 9 mesi l’anno. Il manzo all’olio recentemente assaggiato, quello dell’ultima volta è stato il migliore (ultimo manzo all’olio sempre il migliore, si diceva), ma è stato così anche la volta prima, e quella prima ancora. Ed è tutto il menù a meritarsi la seriale preferenza del nostro fotoassaggiatore. L’apprezzatore seriale, uomo artigiano alla Sennett
L’Uomo Artigiano, il libro di Sennett (ed it.Feltrinelli, 2008) ha a che fare con la maestria tecnica nella cultura materiale, l’arte di fabbricare bene le cose. Il desiderio – impulso umano fondamentale – di svolgere bene il proprio lavoro per se stesso, assieme agli ostacoli che incontra, economici e sociali. Il libro si concentra sul nesso tra la mano e la testa, sul dialogo tra le pratiche concrete e il pensiero, sull’acquisizione di abitudini a sostegno della propria attività – abitudini che creano un moto vagamente oscillatorio tra soluzione e l’individuazione dei problemi. Tutta questa disciplina trova inconscio omaggio ed esercizio nell’apprezzatore seriale, che torna e torna ancora ad assaggiare lo stesso piatto, lo stesso vino, ogni volta convinto di avvicinarsi alla verità, al messaggio ultimo in esso contenuto, eppur convinto di non coglierlo mai appieno. Conoscitore quindi solo asintotico, ma non per questo rattristato: in fondo ancora una volta Itaca ha dato il bel viaggio, cos’altro ci si sarebbe dovuti aspettare? Ora, che questa maestria tecnica della cultura materiale si trovi meglio nello chef, nel vignaiolo che nell’apprezzatore seriale dei di loro piatti e vini è quasi un truismo… insomma ci mancherebbe altro. L’apprezzatore seriale vive di suggestioni prodotte dal poietès, appunto: ma le esercita di par suo allo stesso, medesimo modo – solo un livello di astrazione sopra (o sotto, dipende da dove guardate). Ma adesso la teoria è già abbastanza, zu den sachen selbst: è il momento di tornare alla Trattoria del Gallo, nel centro di Rovato, capoluogo della Franciacorta, provincia di Brescia. Obiettivo Manzo all’olio, once again. Il serbatoio dell’acqua e la comodità del parcheggio del mercato. Arrivare a Rovato è piuttosto semplice, basta non sbagliare il casello dell’Autostrada A4: c’è scritto “ROVATO”, più di così… Per chi, venendo da Ovest, si fa un giro in una qualche cantina della Franciacorta storica, giusto prima di pranzo, la statale che passa per Erbusco, porta giusto a Rovato. ROVATO, SERBATOIO DELL’ACQUEDOTTO Quasi al centro del paese, come riferimento si tiene il serbatoio dell’acquedotto, anche questo difficile da non vedere; il parcheggio del mercato è nelle vicinanze, grande a sufficienza – posso assicurarlo, e con la stazione dei vigili urbani a ulteriore sicurezza. Qualche gradino, due passi per poche centinaja di metri e sei subito in trattoria. Scelte da menù, ritualizzate TRATTORIA DEL GALLO, INSEGNA A questo punto, preso il tavolo e vista la carta, scatta il serialismo, e merita una qualche spiegazione: io/noi/Magnosolo si viene in Franciacorta non più di una volta al mese, e da un mese con l’altro svanisce il ricordo de frammento di un brandello del profumo… ehi ma questa è altra canzone. Il ricordo, dicevo, si tramuta in saudade di sfumature di manzo all’olio. Nella pratica, si finisce sempre per ordinare le stesse cose – e con piena soddisfazione nella reiterata preferenza, nell’eterno (beh, forse qui un po’ si esagera) ritorno. Si prende atto dell’intera proposta, la si valuta con ponderata assennatezza, si finisce per ordinare le animelle arrostite come antipasto. ANIMELLE ARROSTITE A seguire i casoncelli bresciani, poi il manzo all’olio (di Rovato, indovinate un po’), la torta al cioccolato per finire. Ecco, magari un pajo di volte si è cambiato il dolce, e forse una volta gli antipasti, ma casoncelli e manzo all’olio… #whatelse? E chi presta servizio, ormai abituato alla richiesta del bicchiere di complemento per farne improvvisata base di abat-jour da tavolo dove porvi una qualche luce che illumini bene i piatti. Perché, signori, il sipario si sta per alzare su casoncelli e manzo all’olio del Gallo, e non è spettacolo che meriti minor attenzione: chi presta servizio già conosce come andrà a finire la comanda. Al maitre, piuttosto, al maitre proporre l’accostamento con qualche bel calice di Franciacorta, che, com’è noto, è indicato proprio a tutto pasto. Festival del Franciacorta, tutto l’anno IL SOMMELIER VERSA IL FRANCIACORTA Ritualizzata la comanda, anche la proposta vini si presta a felici suggestioni: è nota la cantina del Gallo come rappresentazione piuttosto esaustiva della Franciacorta (intesa qui nei suoi vini, come DOCG), benedetta l’iniziativa di proporre etichette di una singola cantina come evento settimanale di richiamo e riferimento per la scelta. Di solito quindi si concorda sul Franciacorta della settimana, a calici, ed è come un altro festival, solo che dura tutto praticamente tutto l’anno. Questa volta però, la stagione non è ancora iniziata, una e una sola bottiglia: cantina Monte Alto, Extra Brut. FRANCIACORTA MONTE ALTO EXTRA BRUT Lo scorso anno visitammo il produttore, la sua vigna vista lago d’Iseo – col quell’appezzamento vocato al Pinot in via di reimpianto e con tutti i ragionamenti e speranze del caso, la sua cantina sotto casa e ne assaggiammo non solo i Franciacorta ma anche i vini fermi: torneremo. Intanto viene sempre bello riassaggiarne accanto ai piatti della tradizione locale. Casoncelli bresciani Il casoncello bresciano è sottile nella pasta, esuberante nel ripieno ed esplosivo al palato: appropriato quindi ammansirlo servendolo irrorato di burro poco arrostito e con poco grana padano. La forma a caramella è elegante, quasi sciantosa, il piatto (bianco, mi raccomando) attira fin dalla vista per la nuance sul chiaro, il profumo ammalia. CASONCELLI BRESCIANI, DETTAGLIO Se ti distrai un attimo, manco t’accorgi d’averlo finito (non è vero, ogni singolo tortello proprio non passa inosservato, li conti quanti te ne rimangono e procedi quasi a malincuore – per fortuna prendo tempo facendo qualche foto – eppure alla fine del piatto ti renderai conto di come la porzione fosse tale, non un assaggio, e porzione per normomangiatori d’appetito in buona vena). Non sempre sempre lasciano la stessa impressione: sono tortelli di razza e qualche rara volta pare fingano di non riconoscerti. Questo è il bello dell’apprezzamento seriale: a te ricomporli nel loro genere, coglierne sia l’essenza che l’eventuale sfumatura di giornata. Manzo all’olio, manzo cotto (anche) nell’olio La ricetta è ancora di quelle povere, la parte del manzo consigliata è il cosiddetto cappello del prete – un taglio che si usa anche nel lesso, prevede tra l’altro anche le acciughe ed è attestata dal ‘500. Si vede che per allora una certa rotta commerciale, a partire dal mare, che portava in Franciacorta le acciughe si era ben stabilita. La carne viene, almeno qui dal Gallo, presentata tagliata in congruo spessore, col suo sugo e servita con polenta e spinaci saltati nel burro e spolverati di grana padano. ManZO ALL’OLIO DI ROVATO, TENERISSIMO Si taglia già con la forchetta, in bocca è una delizia. Due le artigiane vocate al manzo all’olio in servizio presso la Trattoria del Gallo, e dalla loro opera ogni volta emerge sempre il bisogno di tornare una prossima. Quella golosissima torta al cioccolato Spazio per il dolcetto? La torta di cioccolato senza farina: detta così è quasi sminuirla, va assaggiata. Ripeto, va proprio assaggiata. TORTA AL CIOCCOLATO, SENZA FARINA Omaggio all’artigiano in cucina e alle virtù del Franciacorta Il menù casoncelli e manzo all’olio, scelto, riscelto e strascelto in questi mesi continua a figurarsi cagion sufficiente per pranzettare da queste parti: ancora non ha smesso di raccontare ogni volta qualcosa di nuovo, ovvero di farsi occasione di nuove narrazioni Lo spumante metodo Franciacorta, nelle etichette poco o non dosate e comunque a basso tenore di residuo zuccherino, ne resta esaltato da un lato, si fa degno alfiere dall’altro – ciascuna etichetta a modo suo. Non è poi facile preferirne una in questo contesto – laddove assaggiata da sola ognuna si fa preferire in qualche aspetto. TRATTORIA DEL GALLO, INTERNO Alla prossima fotocenetta, sempre a cura del vostro cialtrosaccente consapevole @magnosolo. p.s.: …a te ricomporli nel loro genere, coglierne sia l’essenza che l’eventuale sfumatura di giornata. Un topos: ci torneremo su. p.p.s.: quando il nerd un cicinìn s’indigna. Come far contento il SEO? basta ripetersi pedissequamente: l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore, l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore, l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore, l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore, l’ultimo manzo all’olio è sempre il migliore.
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12 Marzo, 2022

Hosteria Pamphili, Roma

Hosteria Pamphili a tavola Mi è capitato a dicembre scorso, di ritorno da una degustazione tenutasi a Frosinone, di fermarmi due giorni a Roma per incontrare amici. Volendo passare il primo pomeriggio in giro decido di andare in zona Parco Villa Doria Pamphili,  uno straordinario parco situato nel quartiere Monteverde – Gianicolense, ad ovest del Centro Storico di Roma. Con isuoi 181 ettari è una delle aree verdi più grandi della città, ed offre al visitatore un ricco insieme di bellezze architettoniche e paesaggistiche formatesi a partire dal Seicento, con gli edifici della villa barocca ampliata e arricchita nel secoli successivi (lo Chalet Svizzero, la Cascina Floridi, il Casino del Bel Respiro, la Villa Vecchia, il Casale dei Cedrati, la Cappella Doria Pamphilj, numerose fontane monumentali e gli splendidi giardini) ma anche vestigia della grandezza della Roma antica (l’Acquedotto Traiano Paolo) . E per godere di questo tempo libero cerco un posticino per il pranzo nei pressi dell’ingresso al Parco. La Scelta Cellulare alla mano, inciampo e poi prenoto un tavolo per due all’Hosteria Pamphili, grande presentazione, menù curioso… Arrivati a destinazione con un po’ di anticipo vaghiamo per qualche minuto intorno al ristorante, che da fuori non ha certo l’appeal che trasmette il sito del locale. Penso ad una “fregatura”: possibile che in un locale così piccolo e dall’aspetto provvisorio si possano fare le esperienze culinarie, anche semplici ma indimenticabili? Bhe, ogni delusione passa poco dopo esserci accomodati: un po’ di freddezza e sospetto da parte nostra, un po’ di freddezza e perplessità da parte di chi ci ha accolto. Normale, ci sta. Ci si deve annusare, conoscere, si deve capire dove si è arrivati e chi fa ristorazione cerca di capire con che tipo di cliente avrà a che fare. Il menù ci ha entusiasmato subito, e anche la breve ma significativa lista vini ci ha colpito piacevolmente. Nonostante la location semplice, quasi nascosta e defilata, ecco arrivare creazioni che si presentano benissimo: avvolgono con profumi che scatenano salivazione immediata, parlano da soli, comunicano immediatamente, anche nel loro impiattamento, la voglia di regalare, a chi giunge  all’Hostaria, dei mix di ingredienti così inaspettati da scaldare il cuore in pochi secondi. Chef Simone Turnaturi, Roma classe 1992  Non abbiamo avuto occasione di chiacchierare con lui, ma sicuramente i suoi piatti coniugano sapientemente pesce, verdure, frutta fresca e secca, erbe e fiori, e partono da ingredienti di grande qualità, si sublimano in consistenze e preparazioni che sorprendono il palato ad ogni boccone. Vuole che i suoi piatti siano opere d’arte. Sicuramente siamo sulla strada giusta, e vorresti che il cammino non finisse mai! Pasta fatta a mano, e si sente nello spessore, pane fatto in casa, e si sente dal sapore. L’amore però è scattato al primo assaggio, al primo boccone. Non ci siamo fatti mancare nulla, e non ci è mancato nulla, nemmeno il saluto dalla cucina, come nei migliori ristoranti. Mise en place esteticamente perfetta, un servizio attento che non ha fatto mancare alcuna informazione sui piatti, un’elegante semplicità che ci ha messo in fretta a nostro agio. Piatti belli, saporiti, con accoppiamenti di ingredienti e consistenze di diversi mondi, culture, in un mix creativo di grande lungimiranza, da fare invidia ad uno stellato. Ecco le nostre scelte dal menù invernale, vi raccontiamo il menù da noi provato ma ora superato, affinché possiate cogliere i sapori grazie ai quali le nostre papille gustative hanno fatto festa, anzi hanno partecipato ad un rave da sballo: Capasanta d’autunno: castagne porcini nocciole topinambur e tartufo Ostrica dello chef: uva fragola tartufo e rosmarino Cappelletto di zucca: Baccala’ mantecato, zucca affumicata, salicornia e mandorle Le fettuccine: fondo di radici frutti di bosco noci gambero rosso  Ricciola affumicata: melograno al bbq e mela verde Tataki di tonno rosso: canapa maionese alle erbe e limone   Montblanc, basta guardare la foto. Grande esperienza ad ogni portata, un crescendo che si è concluso con un arrivederci di sicuro effetto: un pacchettino con due biscotti fatti in cucina, chiuso dal biglietto da visita del ristorante Hosteria Pamphili Meraviglia delle meraviglie.      Ci auguriamo che questo piccolo angolo di benessere enogastronomico abbia la fortuna che si merita: non deve essere facilissimo puntare così in alto nei piatti in un luogo della città che definirei defilato, probabilmente più movimentato con la bella stagione ma sicuramente un posto in cui non si arriva per caso. Punti di forza: piatti davvero originali – Rapporto qualità prezzo correttissimo Punti di debolezza: un po’ freddo l’ambiente in cui abbiamo pranzato, almeno all’inizio. Si tratta di un dehors chiuso al meglio possibile ma comunque in cui mantenere la temperatura non è semplicissimo. Su richiesta comunque la temperatura è stata alzata:-) The Ghost Writer  15745|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/Villa-Pamphilji-150×150.jpeg,15744|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/tonno-150×150.jpeg,15743|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/ricciola-150×150.jpeg,15742|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/Ravioli-150×150.jpeg,15741|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/Principe-Pallavicini-malvasia-puntinata-2-150×150.jpeg,15740|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/ostrica-2-150×150.jpeg,15739|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/Montblanc-1-e1646944013561-150×150.jpeg,15738|https://winetalesmagazine.com/wp-content/uploads/2022/02/le-fettuccine-150×150.jpeg
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