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5 Maggio, 2022

Nautilus Art Design: Il design estetico incontra il vino

Abbiamo raccontato molte volte come il mondo del vino sita velocemente contaminando altri mondi  e come, a sua volta, venga contaminato da diverse realtà apparentemente distanti da esso. Le commistioni tra vino, arte, design e architettura sono invece molte. Basti pensare ad alcuni elementi trasversali che mettono a fattore comune gesti, processi, ricerca ed esperienze. Concetti come innovazione, ricerca, manualità, tecnica, trasformazione, esposizione, accoglienza e creatività sono pilastri fondanti di questo meraviglioso mondo che vede vino e design sempre più connessi tra loro. WineKult, racconta il mondo del vino attraverso gli occhi di architetti, designers e artisti.  Abbiamo avuto il piacere di porre qualche domanda ai Sig.ri Giò Dal Piva e Diego De Crescenzo. Scultori, designers e fondatori di Nautilus Art Design. Cosa c’è dietro a Nautilus Art Design, qual è il concept che ha dato il via al progetto? siamo due scultori che hanno dedicato con passione e professionalità l’intera vita all’arte in percorsi differenti, in particolare alla scultura unendo le loro esperienze per creare emozioni in nuove soluzioni di design. Nautilus Art Design è la conseguenza del nostro percorso che ha evidenziato i nostri stili, coniugando estetica e praticità attraverso una intensa ricerca che ha prodotto diversi componenti d’arredo dedicati al nostro pubblico. A chi si rivolge Nautilus Art Design. Chi è il vostro target?  ad un target molto ampio dal privato al pubblico, creando elementi d’arredo unici e riproducibili sia per ambienti interni che esterni, personalizzabili ed aperti a soluzioni in accordo con il fruitore, siamo sempre disponibili a confrontarci per captare le esigenze del committente, e per questo siamo aperti a nuovi stimoli, utilizzando nei migliori dei modi l’estetica e la praticità. Sempre più spesso arte, design e vino camminano insieme. Come interpretate questo connubio?  il vino fa parte della nostra vita, ha raggiunto attraverso la continua sperimentazione livelli di altissima eccellenza, il design in questi anni ha rivoluzionato la quotidianità attraverso prodotti sempre più innovativi, l’arte è stata la guida per raggiungere l’estetica della forma e dell’eleganza. Come il design può trasferire valore al mondo del vino?  il nostro vino ha una tradizione e una qualità riconosciuta in tutto il mondo che va di pari passo con l’originalità del design italiano, questo connubio rende inevitabili le svariate possibilità di attuazione. Il design può trasferire valore al vino e viceversa. Basti pensare ai numerosi oggetti, anche di uso quotidiano, che ci permettono di godere del prodotto vino: calici, decanter e arredi di design che trasferiscono valore all’esperienza di degustazione mixando eleganza e praticità. Un modello di sistema in cui tutti vincono e che ci rende ambasciatori dell’ Italian Way of Life nel Mondo. Parlando di design funzionale al vino, recentemente avete presentato “Vivace” un tavolo da degustazione dedicato agli appassionati. Diteci qualcosa di più  l’idea è nata cercando di offrire un tavolo che fosse esteticamente efficace e per le sue dimensioni potesse arredare un ‘ambiente. “VIVACE” coniuga l’estetica e la praticità in soluzioni di differente adattabilità agli spazi ad esso dedicati. E’ un tavolo che arreda e offre la possibilità di servire il vino a temperatura fresca particolarmente adeguato in un ambiente esterno come in mezzo ad una vigna durante un evento o all’interno di una grande sala accompagnando rinfreschi e cerimonie. Le vasche in acciaio inserite nel tavolo possono contenere un certo numero di bottiglie mantenute in fresco tramite mattonelle refrigeranti intercambiabili. Avete dei nuovi progetti in cantiere? Volete dare ai nostri lettori qualche appuntamento speciale? In questo periodo pandemico abbiamo realizzato diversi progetti tra i quali uno sgabello dedicato alla degustazione in collaborazione con la ditta MyProject in provincia di Como. Siamo stati invitati a presentare il nostro tavolo presso l’ Azienda Francesco Maggi nel Comune di Canneto Pavese. Il titolare, Marco Maggi ,ha recentemente vinto il premio Angelo Betti (Video Intervista su Wine Tales Magazine)  come miglior produttore di vino in Lombardia, siamo lieti di questo invito. Siamo a disposizione per fornire qualsiasi ulteriore informazione. Ecco i nostri riferimenti:info@nautilusartdesign.com A cura di: WineKult
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3 Maggio, 2022

Rechsteiner: Bollicine di nobiltà mitteleuropea

Rechsteiner: Bollicine di nobiltà mitteleuropea Storia, sostenibilità e grandi vini Ci troviamo in Veneto, oltre la sponda sinistra del Piave, il fiume più caro alla Patria, quasi ai confini con il Friuli Venezia Giulia e precisamente a Piavon di Oderzo. E’ qui che nel 1881 Friederich Rechsteiner rileva dai conti Revedin la Tenuta e la Villa Seicentesca che in origine apparteneva alla famiglia Bonamico e prima ancora al Cardinal Ottoboni. L’incrocio dei destini della famiglia Rechsteiner e degli austroungarici Stepski-Doliwa sono il fondamento della storia di questa cantina, al punto che tutt’ora, l’azienda agricola è condotta da un diretto discendente del fondatore: il Barone Florian von Stepski-Doliwa, pronipote della figlia minore di Friederich che andò in sposa a uno Stepski. Arrivando in cantina si viene immediatamente abbagliati dalla Villa Veneta e dagli edifici che la compongono: La Barchessa Seicentesca e la Latteria Ottocentesca con Torre Piccionaia si trovano all’ingresso del Borgo. Ora sono state rispettivamente trasformate in un salone polifunzionale e in uno Wine-Store con saletta degustazione davvero da non mancare. Il Parco romantico è di stile ottocentesco, provvisto di un Tempietto decorativo, di un Laghetto e di una antica Ghiacciaia. Ora sono il regno di animali selvatici come volpi, tassi e scoiattoli. Posto splendido per una passeggiata o pic-nic. Inoltre, dal 2014 sono anche diventati Apicoltori, sfruttando le api come guardiane di un ecosistema rispettoso dell’ambiente. L’attenzione al risparmio energetico si trova anche nell’ospitalità in quanto sussiste l’impiego di tralci delle viti post potatura per generare calore in agriturismo; l’energia elettrica è prodotta con il fotovoltaico e la selezione dei fornitori avviene basandosi anche sulle loro prestazioni sociali e ambientali. Merita una nota a parte il fatto che dal 2018 l’azienda Rechsteiner ha aderito al programma VIVA, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica per migliorare le prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola analizzando quattro indicatori: aria, acqua, territorio e vigneto. L’analisi della sostenibilità coinvolge l’intero ciclo di vita della bottiglia: dal vigneto alla cantina e dalla distribuzione al consumo e allo smaltimento, controllando anche i materiali e i servizi utilizzati durante il ciclo produttivo. L’experience Rechsteiner è molto vasta e fruibile a seconda dei propri desideri e del tempo a disposizione. Il sito, alla pagina Tour & Taste https://www.rechsteiner.it/tour-taste-visite-degustazioni-vini/ offre 10 alternative e davvero sono tutte pensate e proposte per far assaporare il meglio di cosa la campagna trevigiana ed il flavour veneziano possono offrire. Chiaramente il vino è sempre protagonista e Rechsteiner offre una gamma che si compone oltre che di bianchi, rossi e bollicine (siamo nella terra del Prosecco) anche grappe ed amari. Per gli amanti di questo territorio, infine, mi permetto di consigliare la riserva Malanotte, realizzata solo in alcune annate e ricca del sapere di oltre 140 anni di vinificazione. Per coloro, infine, che desiderassero fermarsi più a lungo per visitare anche i dintorni, suggerisco di valutare la proposta agrituristica. Tutti i dettagli sono disponibili al link: https://www.rechsteiner.it/agriturismo Ora non resta altro che andarsi a godere qualche giorno di primavera nel Veneto orientale. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser  
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30 Aprile, 2022

Giudicare con Giudizio

Giudicare con Giudizio mi piace ragionare su questo tema nell’editoriale di Maggio, perché tante sono le riflessioni nuove o comunque non banali che è opportuno fare in questo momento che assiste a una rivoluzione necessaria, che segna l’ingresso in un’epoca storica nuova. Viviamo mesi difficilissimi, che possono essere affrontati e, forse, superati con un cambio di passo: ancor di più con un cambio radicale di mentalità. E allora pare opportuno fare riflessioni profonde, che ci portino ad interrogarci nuovamente sul significato del termine etica e sui valori profondi cui vogliamo fare riferimento, valori su cui vogliamo basare le nostre nuove vite e le nostre vecchie attività, attività che vanno però necessariamente rivoluzionate, ripensate appunto. In questo frangente parlo, anzi scrivo, nella mia doppia natura di produttrice e di narratrice del mondo del vino. Un mondo caro a molti, un universo che, in questi 3 anni malsani, ha dovuto modificarsi profondamente e in fretta per resistere e per adeguarsi alle nuove tendenze di consumo, ai nuovi strumenti per la comunicazione e la vendita. Se prima si andava veloci oggi si viaggia velocissimi, il mondo cambia sotto i nostri occhi continuamente e i cambiamenti, anche traumatici, che dobbiamo, dovremo affrontare sono solo dietro l’angolo. Niente paura, oppure tanta paura, ma i nuovi mostri possono essere affrontati solo da supereroi e, possibilmente, insieme. L’evento del mese di Aprile è stato sicuramente la due giorni dedicata a vini molto particolari che si sono messi in mostra e in degustazione a Sestri Levante per la kermesse organizzata, appunto insieme, da due donne con i loro due format: il Buongiorno in Vigna, di Clara Maria Iachini, penna sporadica di Wine Tales Magazine, e I vini del cuore  di Olga Maria Schiaffino. Due donne, non a caso, ma supportate da un vasto mondo che trovate raccontato in questa nell’associazione Ampelos. L’unicità dei due format, ritrovata poi nell’evento, è stata bivalente: dare vita ad una community di produttori nel caso del Buongiorno In Vigna, creare una guida anti-guida per I Vini del Cuore. Il risultato è stato riunire in un unico luogo produttori anomali, se mi consentite questa definizione, e i nuovi comunicatori del vino, Wineblogger o utilizzatori seriali dei social. Ma non solo: sono state coinvolte l’intera cittadinanza e le associazioni del territorio, ognuno ha dato il suo contributo senza batter ciglio e senza battere cassa. Il concetto, in entrambi i format, è quello di partire dal basso per dare vita ad un nuovo approccio al nostro mondo. E’ un modo di proporre il vino che traguarda al di là delle logiche di servilismo e clientelismo che spesso hanno tenuti nascosti gioielli enologici e realtà vitivinicole poco avvezze a piegarsi agli interessi, più o meno nascosti, del sistema vino consolidato. E’ un approccio che va oltre la consuetudine, già da noi definita poco utile in un passato editoriale, di dare voti e giudizi quantificabili, o addirittura di stilare classifiche. Una rivoluzione insomma: rivoluzione che in tanti aspettavamo. Sospendere il giudizio non si può e non si deve. Ognuno di noi ha i suoi gusti e come tali vanno rispettati. Ma l’universo vino è così vasto e ampio che è in grado di soddisfare ragionevolmente ogni palato, ogni pulsione, ogni umore, ogni portafoglio. Giudicare con giudizio allora, fuori da schemi desueti e consunti, per dare nuova linfa vitale ad un mondo che racchiude in sé un’infinita serie di approcci alla realtà e al mondo che ci circonda, approcci capaci di dare molte risposte alle necessità contemporanee. Giudicare con senno significa giudicare secondo coscienza e avendo presente le conoscenze necessarie per farlo, ma farlo anche con animo leggero e cuore felice perché, diciamocelo, spenta la sete (e non è questo certo il problema) in fondo si beve per piacere e per gioia. Torneremo sull’argomento con un decalogo dei giudizi inopportuni da lanciare senza criterio contro bottiglie ed etichette, ma in primis ricordiamoci, al di là dei 7 “dannati irrazionali secondi”  che servono per farsi la prima impressione di ogni cosa, che un giudizio costruttivo rende sempre tutti, chi lo fa così come chi lo accoglie, più ricchi e più consapevoli. Francesca Pagnoncelli Folceri 
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29 Aprile, 2022

Vietnam: motore di crescita nell’ ASEAN post pandemia  

Giungiamo con piacere al terzo articolo di InternazionalMente. Dopo una doverosa introduzione della rubrica e un focus sul mercato UK parliamo ora di Vietnam: un mercato da sempre in forte crescita che ricopre un ruolo fondamentale nel moto di crescita e recovery post pandemico per l’intera area ASEAN.  Il Sud Est Asia si conferma una zona strategica per le esportazioni Italiane ma anche per il flusso contrario in regime di import. Pochi giorni fa sono stati veicolati, tramite il network della Camera di Commercio Italiana per il Sud Est Asia, interessanti dati relativi agli sviluppi e ai trend del Paese in regime post pandemico.  Una forza lavoro in crescita, una classe media emergente, un fenomeno di rapida urbanizzazione accompagnato da massicci investimenti infrastrutturali,  l’entrata in vigore di due importanti accordi internazionali il libero scambio tra Unione Europea e Vietnam (EVFTA) e l’accordo di Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP) rendono il Paese locomotiva di sviluppo e crescita nonché porta strategica per l’ingresso al vasto mercato del Sud Est Asiatico. L’Italia è ad oggi il quarto partner commerciale del Vietnam nel contesto europeo, con un volume commerciale inferiore solamente a quelli di Paesi Bassi, Germania e Francia. Il Vietnam è già il principale partner commerciale dell’Italia tra i Paesi dell’ASEAN, e negli ultimi anni il valore dell’interscambio commerciale ha mostrato una crescita costante. Secondo i dati forniti dal Dipartimento Generale delle dogane vietnamita, negli ultimi anni le esportazioni del Vietnam verso l’Italia sono aumentate progressivamente sino a raggiungere i 3,44 miliardi di dollari nel 2019; l’export italiano verso quel Paese asiatico è ammontato nello stesso periodo a 1,52 miliardi di dollari. Nel 2020, la pandemia da Covid-19 ha causato una flessione del valore del commercio bilaterale a 4,62 miliardi di dollari, ma i dati relativi al 2021 hanno evidenziato un balzo in avanti notevole. La dinamica della domanda globale vietnamita conferma il profilo di un’economia in rapida crescita, strutturata attorno agli investimenti, all’industria manifatturiera e alla fabbricazione e trasformazione di prodotti a valore aggiunto per l’esportazione. La rapida crescita di una classe media emergente che ad oggi rappresenta circa il 13 per cento della popolazione complessiva e i suoi consumi pro capite, stanno convergendo rapidamente verso la media dell’ASEAN. Il tenore di vita è aumentato di pari passo con il reddito medio pro capite, che dovrebbe continuare a crescere ad un tasso medio del 7 per cento annuo sino al 2024. L’andamento tendenziale di PIL e il reddito faranno da forte traino alla domanda di beni di consumo e si prevede che i consumi pro capite si allineeranno alla media ASEAN entro il 2035. Per quanto riguarda il settore Food & Beverage, la crescita della classe media, unita al processo di urbanizzazione e ad una popolazione relativamente giovane, dovrebbero alimentare nei prossimi anni le importazioni di alimenti e bevande di qualità. L’industria alimentare e delle bevande italiana ha già acquisito un significativo capitale d’immagine nel contesto dell’ASEAN, e il Vietnam si prefigura come uno dei mercati più promettenti in tale ambito regionale. Uno studio di KPMG, stima un consumo di alimenti e bevande italiane pari a due miliardi di dollari entro i prossimi dieci anni. Opportunità si profilano per le eccellenze nostrane come pasta, olio extravergine di oliva, conserve e vino.  Il quadro post pandemico è incoraggiante. A conferma di ciò, la totale ripartenza delle fiere in presenza nei principali poli dell’area: FOOD PACK ASIA  2022 AUTOMOTIVE ENGINEERING ASIA  THAIFEX – WORLD OF FOOD ASIA  FOOD & HOTEL ASIA 2022  PROWINE SINGAPORE 2022 ASEAN SUSTAINABLE ENERGY WEEK  FOOD & HOTEL THAILAND Diverse le forme di sostegno disponibili per le aziende che intendono avvicinarsi ai Paesi ASEAN. A cura di Riccardo Rabuffi
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28 Aprile, 2022

Uno straniero chiamato XINOMAVRO

Uno straniero chiamato XINOMAVRO, originario del nord della Grecia ed in particolar modo della regione della Macedonia, lo Xinomavro è spesso citato come uno dei più nobili vitigni a bacca nera del paese ellenico ed altrettanto spesso paragonato con il nebbiolo in quanto in grado di fornire serbevoli vini da invecchiamento con vesti poco pigmentate, simili corredi acido-tannici e sensazioni organolettiche paragonabili. Lo Xinomavro è un vitigno che dà infatti origine ad un vino duro sin dal nome. “Xino” significa acido, aspro mentre “Mavro” può essere tradotto in scuro, nero. Dunque “acido scuro”. Sull’acidità, dubbi non ne abbiamo: molto alta, da che ne deriva una versatilità in grado di tradursi in una vasta gamma di stili di lavorazione: con lo Xinomavro potremmo creare un percorso di abbinamento dallo spumante fino al dessert, ed è proprio quello che in Aprile abbiamo fatto a Firenze, grazie ad Haris Papandreou, segretario del Consolato Onorario di Grecia presso Firenze, appassionato e ed estremamente competente nel mondo del vino e soprattutto persona di spessore morale e buoni sentimenti come poche se ne trovano. Haris ha in mente molti e pregevoli iniziative per portare in Italia un po’ di cultura del vino greco ed in Grecia quella del vino italiano ed è quello che fa da alcuni anni. E’ solo grazie a lui se siamo riusciti a riunire alla stessa tavola ben 22 referenze di Xinomavro proveniente dalla zona tipica in cui viene coltivato: la Macedonia centro occidentale. Siamo nel nord della Grecia, dove le temperature si fanno più fresche e dove attorno a Naoussa, considerata la zona di provenienza, lo xinomavro si è diffuso verso est e sud ovest, fino alla Tessaglia e oltre. Abbiamo potuto apprezzare le diversità degli stili e della provenienza in quanto abbiamo raccolto campioni rappresentativi di tutti gli areali di produzione, incluse le 4 principali denominazioni: Naoussa, Amynteo, Goumenissa (Macedonia) e Rapsani (Tessaglia) ed una più piccola serie di PGI. Naoussa sta allo xinomavro così come Barolo sta al nebbiolo, è la denominazione più storica e celebre e si concentra sullo xinomavro in purezza, così come Anynteo, mentre Goumenissa prevede un taglio con negoska e Rapsani un blend da xinomavro, krassato e stavroto. Gli stili dei rossi, come potrete immaginare, variano dalle più serbevoli espressioni in purezza da invecchiamento fino a quelle ammorbidite  con i citati vini autoctoni (o merlot, cabernet sauvignon e syrah) e lavorate in modo da essere commercializzabili ed apprezzabili in tempi molto più ridotti. Effettivamente abbiamo potuto renderci conto della versatilità di questo istrionico vitigno partendo da uno spumante MC rosè, proseguendo con una Retsina (particolarissimo tradizionale stile di vino greco aromatizzato con resina di pino d’Aleppo) ed ancora un BdN fermo, prima di cominciare con i classici rossi e concludere con un dolcissimo bel passito da vendemmia tardiva. Istrionico ma non troppo perché alcuni tratti della sua forte personalità, comunque, lo xinomavro tende a mantenerli, a partire dall’acidità scontrosa e quel corredo tannico tanto difficile da domare, per non parlare di quelle tipiche note organolettiche che più rustiche, che spesso richiamano il pomodoro ed altri sentori vegetali molto identificativi e che nelle espressioni in purezza, sopravvivono anche dopo anni e anni di invecchiamento e raggiungono livelli espressivi davvero affascinanti. Insomma ha un bel caratterino questo Xinomavro; ma non mentite, spesso siamo attratti dall’indomabile, e sono convinto che un po’ di voglia di approfondirlo vi sia venuta… Allego per completezza l’elenco delle aziende di Grecia che hanno contribuito alla giornata e tutti i partecipanti ed approfitto per ringraziare per aver contribuito alla realizzazione di questo bellissimo evento Haris Papandreou, Chiara Dionisio e Olga Sofia Schiaffino   Domaine Karanika (Macedonia)
Kechris Winery (Macedonia)
Alpha Estate (Macedonia)
Patistis Wines (Tessaglia)
Oenops Wines (Macedonia)
Kotoulas Wines (Macedonia)
Mikro Ktima Titos (Macedonia)
Kourtis Estate (Macedonia) Tsantali (Tessaglia)
Dougos Winery (Tessaglia)
Kir-Yianni Winery (Macedonia)
Thymiopoulos Vineyards (Macedonia)
Diamantakos Winery (Macedonia)   E l’elenco dei partecipanti all’evento in ordine alfabetico:   Alessandra Pierotti Andrea Molinari Chiara Dionisio Clara Iachini Claudia Riva di San Severino Dalila Grossi Daniel Monticelli Davide Gilioli Denise Oriani Fabiana D’Aniello Fabio Gobbi Federico Barbieri Francesca Mafrici Francesco Bonomi Haris Papandreou Luca Grippo Marco Porini Mariella De Francesco Matilde Cappelli Nello Gatti Nicola Fadda Olga Sofia Schiaffino Peggy Petrakakos Principessa Coralia Pignatelli della Leonessa Stefano Franzoni A cura di Stefano Franzoni “The Voice of Blogger” è una rubrica di Winetales Magazine coordinata da Stefano Franzoni  
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Mazzon Arrow Right Top Bg

26 Aprile, 2022

Carlotto - L’ eccellenza del Pinot Nero

Carlotto –  L’eccellenza del Pinot Nero Piccole produzioni, gran contenuto e paesaggi unici da visitare Nei miei itinerari DiVini ho avuto modo di parlare già in altre occasioni del Trentino e dell’Alto Adige, tuttavia vi avevo sempre suggerito delle realtà che si trovano a Ovest dell’Adige. Oggi vi porto a est, o meglio su quella parte della Valdadige che è orograficamente a sinistra del fiume stesso. Ci troviamo tra Trento e Bolzano nel territorio di Egna e di Ora e più precisamente nella frazione di Mazzon. E’ qui che da ormai oltre 80 anni la famiglia Carlotto si impegna da tre generazioni con lavoro e passione nel settore viticolo. L’attività ebbe inizio con Umberto Carlotto nel 1940 quando prese a mezzadria l’azienda Schloβhof a Mazzon, presso il Castel Caldiff Per 50 anni ne coltivò assieme al fratello e al figlio Ferruccio i vigneti, di proprietà della famiglia Praxmarer, fino ad arrivare al 2000, quando Ferruccio Carlotto , assieme alla figlia Michela iniziano a vinificare in proprio le uve. La metodologia di produzione è rimasta fedele nei decenni con quella fedele e precisa applicazione delle buone pratiche di campagna e di cantina tramandate di generazione per mantenere nel vino le caratteristiche del luogo d‘origine. La filosofia Carlotto è: coltivare il vitigno giusto nel posto giusto, dare valore e quindi trasmettere la zona di coltivazione. La proprietà vitata è relativamente piccola, si tratta di circa 6 ettari di terreno dove il Pinot Nero è il principe con oltre il 70% di presenza, seguito dal Lagrein (25%) e Schiava (5%) Il Pinot Nero, in particolare è proprio il prodotto di Mazzon ed il prodotto principale: il “Filari  di  Mazzon” è coltivato sulla collina di Mazzon, ai piedi del Parco Naturale “Monte Corno” e  culla, di questo vitigno così delicato. La natura argillosa e calcarea  del terreno, sono un’ottima premessa per la produzione di un Pinot nero sapido, rotondo, finemente tannico e fruttato con note di lampone e cassis. Caratteristiche tipiche del Pinot nero di Mazzon sono: al naso frutto dolce, in bocca sapidità e tannino fitto. Gli altri prodotti come dicevamo sono: – il Lagrein “di ora in ora”: un vino ottenuto da uve Lagrein che maturano ad Ora, su terreno alluvionale del Rio Nero.Essendo una varietà a maturazione medio tardiva richiede zone calde ma ciò che fa la differenza è il terreno: la natura alluvionale ricca di scheletro, fa si che nel periodo di maturazione (fine sett- iniz ottobre) le piogge non raffeddino troppo il terreno ciò che sicuramente avviene in suoli più compatti, più freddi come quelli argillosi o limosi anche se  situati in zone più calde. Vitigno storico dell’ Alto Adige da origine ad un vino dalla caratteristica mora al naso mentre in bocca, un tannino ricco, richiede una vinificazione mirata per l’ estrazione della sola parte fine. Un vino il cui punto di forza è la freschezza. – La Schiava: Le uve per la produzione della Schiava provengono da un vigneti piantati ad Ora, nella zona Raut e Tschint, su terreno alluvionale del Rio Nero. Vitigno storico e nobile dell’Alto Adige da origine ad un vino dal carattere semplice, finemente fruttato, di ottima freschezza, poco alcolico ed insostituibile nelle occasioni dove il bere viene prima del degustare. Alla prossima “scoperta” e al  prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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25 Aprile, 2022

Folklore Contemporaneo

Nella piccola cittadina britannica è Folklore Contemporaneo, si svolge il Sicily Fest. Epifania di colori, suoni, usanze e luoghi comuni, visti in chiave moderna. Si, perché non esiste un’evoluzione di settore a sé stante, ma collettiva e culturale e, anche il luogo comune sul bistrattato siciliano, ha la sua ragione evolutiva. In questo caos di festeggiamenti ci si ritrova a celebrare ed esaltare, eventualmente, la cultura, la tradizione e l’evoluzione di un popolo; di una regione, che fonda le sue radici in un terreno importante e multistrato. Il mondo è cambiato. E noi con lui. Così mi faccio un giro. Mi fermo agli stands. Parlo con le persone. Trovo amici e persino fornitori. E poi vedo anche il famoso pistacchio di Bronte. La fiera è un agglomerato di persone e cose, che gravitano gli uni attorno agli altri. Un po’ in disparte, ma non troppo da essere considerato “esclusivo”, trovo la ragione principale per cui ho deciso di affrontare la Northern line direzione Angel. La Wine Experience è lì, dove non te l’aspetti. In mezzo a quel caos atomico, pur mantenendo il suo angolino di quasi quiete. Fisso con sguardo dubbioso e poi mi presento, tanto per sciogliere il ghiaccio. Mi ricordo d’essere italiano, e con me la brava e un po’ spaesata Federica, AIS educator qui a Londra, e facciamo dello spirito di adattamento il nostro mantra per tutto il resto della durata della “Experience”. Per “accedere” hai bisogno di un braccialetto di colore rosso, che ti dà diritto di prelevare un calice e reclamare la tua mescita. In abbinamento troviamo i piatti cucinati da Enzo e il suo team, presidente della federazione Italiana cuochi UK: capponata tradizionale accompagnata da due tortillas (confezionate) e un raviolo fritto di ricotta e funghi con del miele leggermente piccante, un crumble di pistacchi (di Bronte?) E del rosmarino fritto. Entrambi i piatti vengono accompagnati dal Rosematte 2021 di Le Casematte, un Nerello Mascalese rosato di primo pelo, con un corpo pieno e una beva divertente. Proseguiamo con un rosato dedito più al frutto e alla rotondità. Le Rose 2020, Regaleali, vigne di Nerello Mascalese selezionate da il Conte Tasca d’Almerita. Le due note di, più o meno, merito vanno a due rossi. Laetitya 2020 di Casa Grazia, Frappato in purezza, che strizza l’occhio alla struttura, ma che ha ancora tanta bottiglia da fare Etna Rosso 2020, Masseria Setteporte, Nerello Mascalese e Cappuccio. Un entry level (con molta probabilità sarà presente nella mia carta), che non vuole pretendere d’essere qualcun altro, ma che fa’ della sua umiltà la sua grande forza. Regala un buon sorso ora e uno migliore a chi lo sa aspettare un paio di anni in più. Dulcis in fundo: Sarebbe bello poter vedere e vivere un evento ragionato. Avere lo spazio da dedicare a un live cooking piuttosto che a un percorso nel mondo del vino, che giustifichi tale promozione, e senza che attorno ci sia musica ad elevatissimo livello sonoro o altre fastidiose distrazioni. La sensazione (confermata) è che si sia fatto tutto un po’ così, alla buona. 4 etichette messe lì da parte e una piccola cucina da battaglia. L’italiano però, in un modo o nell’altro, la porta sempre a casa e, grazie all’improvvisazione, la tenacia e la passione di chi ha lavorato, si è riusciti a chiudere con un grande sorriso. A Cura di Francesco Fantinel
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22 Aprile, 2022

Lungarotti è #vinosostenibile

Nel mio percorso di racconto di vino sostenibile incontro un nuovo esempio e posso affermare con entusiasmo che Lungarotti è vinosostenibile Impossibile non aver mai sentito parlare di Lungarotti, azienda che rappresenta l’eccellenza enologica umbra, famosa per le importanti pagine scritte nella storia del vino. Ci troviamo a Torgiano, piccolo borgo rurale a pochi passi da Perugia e Assisi, nel cuore verde d’Italia, luoghi a cui sono molto legato avendo trascorso diversi anni di studi universitari proprio nella città di Perugia. Anche se molto conosciuta, è doveroso fare cenno alla storia di questa azienda. Un percorso che inizia negli anni ’60 con Giorgio Lungarotti, pioniere della moderna enologia italiana, e che prosegue oggi grazie all’impegno, la passione e la competenza dalle figlie Chiara e Teresa, mantenendo una forte impronta familiare basata sul rispetto dei valori che uniscono tradizione, storia e territorio. Occorre ricordare che fu grazie a Giorgio che, a partire dalla vendemmia 1962, anno in cui creò i suoi primi vini, Rubesco e Torre di Giano, la zona di produzione conseguì uno dei primi riconoscimenti a DOC italiani (Rosso e Bianco di Torgiano) nel 1968. Stessa importante sorte per il Rubesco Riserva Vigna Monticchio, Torgiano Rosso Riserva prodotto per la prima volta ne 1964 che divenne DOCG nel 1990. Giorgio, da sperimentatore ardito, accanto all’opera di recupero e valorizzazione dei vitigni autoctoni, procedette alla selezione e all’adattamento di nuove varietà nel territorio, seguendo e anticipando per molti aspetti le più moderne tendenze dell’enologia. Oggi Lungarotti oltre alla principale Tenuta di Torgiano, 230 ettari certificata VIVA, produce anche a Montefalco, con 20 ettari a conduzione biologica dal 2010. La certificazione di sostenibilità VIVA, come sappiamo, si basa sull’analisi di quattro indicatori previsti dal disciplinare: aria, acqua, vigneto e territorio. La Tenuta di Torgiano, nel 2018, è stata la prima ad ottenere in Umbria tale certificazione, nonché la nona in Italia, ed oggi continua ad essere certificata a seguito del recente rinnovo. I terreni aziendali sono condotti praticando una viticoltura attenta alla sostenibilità e alla biodiversità, oltre che alla valorizzazione dei vitigni autoctoni intervallati da varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay e Pinot Grigio, introdotte in Umbria da Giorgio Lungarotti sin dagli anni ’60 e ’70. In campagna è praticata una viticoltura attenta agli sprechi, puntuale e rispettosa dell’ambiente: alcune zone dei vigneti sono state mappate dall’alto con droni che hanno permesso di creare delle mappe di vigore che, interfacciandosi con trattori con guida satellitare muniti di GPS, consentono di intervenire con precisione aumentando o diminuendo la concimazione o l’apertura degli ugelli in caso di trattamento, consentendo di apportare alla pianta solo quanto a lei strettamente necessario; presenza di postazioni meteo dislocate nei vigneti che analizzano i dati climatici (temperatura dell’aria e del suolo, umidità dell’aria, pioggia, bagnatura fogliare, irradiazione solare, direzione e velocità del vento) fondamentali per la riduzione del numero dei trattamenti ai fini del controllo delle malattie delle piante, come oidio o peronospora; intelligente è la gestione delle risorse idriche, nel suolo. Sono infatti presenti dei sensori che verificano la disponibilità idrica del terreno al fine di ottimizzare la pratica dell’irrigazione di soccorso per le uve bianche. Proprio per questo impegno l’azienda è divenuta capofila del progetto MeteoWine, realizzato in collaborazione con l’Università di Perugia, per la raccolta dei dati climatici da utilizzare per l’elaborazione di modelli meteorologici. Un progetto che negli anni ha visto importanti implementazioni fino alla nascita di una Piattaforma Meteo Regionale che oggi rielabora i dati raccolti in tutta l’Umbria e costruisce modelli, con conseguenti previsioni meteo attendibili, fondamentali per elaborare un DSS (Sistema di Supporto alle Decisioni) per diminuire l’impatto dei trattamenti in agricoltura. Inoltre, nelle tenute di Torgiano e Montefalco non si utilizza il diserbo, ma si effettua un controllo meccanico delle malerbe, e la concimazione è rigorosamente organica, utilizzando il sovescio e il letame di chianina per preservare la biodiversità del terreno. Nel 2004 Lungarotti è stata scelta come cantina pilota a livello nazionale dal Ministero delle Politiche Agricole per realizzare il progetto “Energia della vite” ideato dal Centro Ricerche sulle Biomasse dell’Università di Perugia al fine di ricavare energia dagli scarti di potatura attraverso un impianto a biomasse. Molto importante è anche l’utilizzo di packaging sostenibile, nel febbraio 2021 per il Rubesco e per il Torre di Giano sono state introdotte le nuove bottiglie più leggere, già adottate in passato per quasi tutte le etichette di Lungarotti, che consentono di ridurre fino al 35% le emissioni di CO2. Importante è anche la generazione di energia per i propri consumi: nel luglio 2018 è stato installato un impianto fotovoltaico sulla copertura degli edifici aziendali che copre il 40% dei fabbisogni di energia con un risparmio di oltre 3.000 ton di CO2. Quest’ultima misura si accompagna all’efficienza nella scelta delle attrezzature, al momento di ogni un nuovo investimento infatti viene posta grande attenzione all’acquisto di attrezzature a ridotto consumo energetico. In ultimo, viene data grande importanza alla gestione del suolo, effettuando lavorazioni che evitano fenomeni di erosione o di costipazione, ed al mantenimento di boschetti naturali nei terreni aziendali che circondano i vigneti. Tantissime accortezze che si accompagnano ai piccoli gesti di comportamento quotidiano, nel risparmio energetico e nella gestione dei rifiuti. Fortissimo è quindi lo spirito che guida l’azienda all’attenzione verso la sostenibilità e la tutela dell’ambiente, con il pilastro della qualità legato a doppio filo al concetto che vede la terra come un bene ricevuto in prestito dai nostri figli, da restituire il più possibile integro ed intatto. Tutto questo impegno mette in secondo piano la qualità? Assolutamente no! Un esempio, dei tanti che si potrebbero fare, è il risultato conseguito dal Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2016 arrivato primo nella classifica 2021 dei 100 migliori rossi italiani stilata dal mensile Gentleman. Il vino di punta di Lungarotti è risultato il migliore vino rosso italiano – ex aequo con il Bolgheri Sassicaia 2017 di Tenuta San Guido – incrociando e sommando i punteggi delle sei principali guide italiane. Oggi il Rubesco è una delle etichette umbre più famose nel mondo, orgogliosamente premiato, orgogliosamente green! Lungarotti è #vinosostenibile A cura di Giuseppe Petronio 
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19 Aprile, 2022

Le conseguenze per il mondo del vino della guerra Russo - Ucraina

Quali sono le conseguenze per il mondo del vino della guerra Russo – Ucraina ? Ne parlo in questo articolo, riservandomi di tornare (e completare) sull’argomento del product placement sotto un profilo più tecnico-giuridico, ma non per questo meno interessante, ho pensato che potesse essere per i nostri lettori, tra i quali anche gli imprenditori del vino, assai e più drammaticamente attuali, alcune riflessioni sul rilievo e gli effetti che le sanzioni, sia quelle applicate dall’UE, che quelle USA e britanniche, stanno avendo sulle esportazioni e commercializzazione di “..vini (compresi i vini spumanti), birre, acquaviti e altre bevande contenenti alcol di distillazione…”. La dicitura è volutamente in corsivo perché rispecchia fedelmente le categorie merceologiche di nostro interesse ricomprese, insieme ad altri beni di altro genere e natura, tra quelli considerati “di lusso”, il cui commercio ha subìto delle restrizioni verso la Russia e la Bielorussia in forza del Regolamento di attuazione n. 428/22 del 15 marzo 2022 emanato dal Consiglio. Si tratta di un provvedimento meglio conosciuto come “sanzione”, comminata dall’Unione Europea all’indomani delle attività di guerra poste in essere dalla Russia verso l’Ucraina. È noto che le sanzioni economiche internazionali sono norme restrittive costituite da provvedimenti emanati da autorità (competente in Europa, è il Consiglio, ma responsabili sono i singoli Stati membri in quanto chiamati a recepire dette norme e ad attuarle nelle singole giurisdizioni) le quali hanno come obiettivo quello di svolgere delle pressioni nei confronti dei soggetti contro cui sono emanate affinché gli stessi modifichino determinate condotte per le quali sono previste misure punitive nel caso in cui dette disposizioni siano  violate. Le sanzioni UE produrranno effetti (o dovrebbero produrli) nella Russia e Bielorussia attraverso le pressioni sui soggetti colpiti. In altre parole, non si creano obblighi per le persone e per l’entità di questi Paesi terzi, ma esse sono invece vincolanti per i cittadini di uno degli Stati membri ovunque si trovano soggetti cd. “listati”, oppure per società costituite da uno degli Stati membri e sono altresì vincolanti per ogni attività di affari svolta all’interno di uno degli Stati membri. Per il settore che ci occupa (e preoccupa), il valore che viene colpito dagli effetti della sanzione applicata, che vieta la commercializzazione del vino italiano e dintorni verso la Russia, aggregato a quello conseguente alle vicende belliche che hanno sconvolto stili di vita, consumi e prospettive future, è oggi stimato in circa 345 milioni di euro (dati 2021), maggiore dei competitori francesi e spagnoli. Il tenore del Regolamento 428/22 fissa ad €.300,00 il valore al di sopra del quale scatta il divieto di esportazione, ma se così fosse, il deterrente non sarebbe così efficace, tanto che la Commissione Europea è in procinto di chiarire se tale limite investe la singola bottiglia oppure, come sembra, si parla di cassa, cioè la confezione da sei bottiglie. Non va dimenticato infatti che le misure in argomento tendono a sacrificare il commercio di beni di lusso da parte dei famosi oligarchi che, almeno sulla carta, avrebbero potere di influire sulle decisioni politiche e sociali di coloro che comandano. Altro il problema per l’esercente l’enoteca o la cantina rispetto, ad esempio, all’ipotesi in cui si presenta un cittadino russo (listato o meno) o il titolare di un’azienda russa che vive in Italia o in Svizzera: posso liberamente procedere alla vendita (e in caso affermativo, sapere come paga) o incorro in provvedimenti censori ai sensi del regolamento 428/22? Strettamente connessa a tale congiuntura che colpisce le transazioni verso i Paesi belligeranti, concorre anche la svalutazione del rublo, al di sotto ormai del 50% del valore che, unitamente alle altre considerazioni, impone agli imprenditori del settore di compiere una veloce ed attenta analisi della propria esposizione con il mercato russo (e anche con l’Ucraina, che comunque ha acquistato nel 2021 vino per oltre 50 milioni di euro). L’attenzione va rivolta in primis allo strumento contrattuale che lega l’impresa italiana al mercato russo. Mi riferisco ad ipotesi di accordi di distribuzione tra il fornitore italiano e il retailer russo nei quali, qualora sia prevista una clausola di forza maggiore o di cd. “war” o “sanction clauses”, viene consentito all’azienda italiana di interrompere/sospendere l’esecuzione del contratto il cui adempimento è diventato ancor più oneroso per effetto di un rublo svalutato e per la difficoltà di avvalersi di canali di pagamento chiusi o di difficile accesso per effetto delle sanzioni, che pure hanno colpito questo comparto, indicando nei Regolamenti 260 e 261/2022 le banche e le finanziarie, nonché sistemi di pagamento non più accessibili per le transazioni con Russia e Biolorussia. L’analisi di ogni singola fattispecie è comunque complicata perché il retail russo non sarà d’accordo con la scelta del partner italiano di sottrarsi alle forniture e si avvieranno inevitabili contenziosi dall’alto valore economico, affidati il più delle volte alla giurisdizione russa, sia dei tribunali che delle corti arbitrali locali. Se tale scelta contrattuale poteva essere efficace in tempi normali e tesa ad ottenere provvedimenti giurisdizionali eseguibili in loco, in questa occasione si rischia di essere penalizzati per aver optato per una scelta che risulta “punitiva” verso il partner russo, ma di sostegno per il popolo dell’Ucraina. Accanto a queste riflessioni squisitamente giuridiche, che lo Studio sta affrontando anche per altri prodotti considerati di lusso e presenti nel Reg. 428/22, giocano un ruolo non di poco conto anche le considerazioni del cd. danno reputazionale a cui un brand potrebbe essere sottoposto dalla comunità mondiale dei consumatori, qualora mantenesse rapporti commerciali, anche di significativa rilevanza con la Russia, e non dimostrasse rispetto per la restrizione emanata e per la solidarietà da esprimere al Paese attaccato. Valutazione metagiuridiche e metaeconomiche, che comunque preoccupano l’imprenditore, sia per l’impatto sul piano dei conti (sia quelli diretti ed indiretti del danno da risarcire al partner russo e della perdita di fatturato), sia per quelli futuri, che coinvolgono la credibilità ed affidabilità del marchio e dell’ immagine dell’azienda. Grande attenzione va poi riservata nelle soluzioni che con superficialità vengono offerte alle imprese e consistenti nelle cd. “triangolazioni” in quanto l’effetto sanzionatorio colpisce anche il prodotto e la cessione destinata verso la Russia, anche se la spedizione ha uno scalo intermedio presso un Paese terzo. Sull’argomento delicato sta per essere varato (al momento in cui scrivo, la presidente Von der Leyen è in conferenza stampa sull’argomento) un quinto pacchetto di sanzioni che imporranno il blocco dei trasporti navali e terrestri, rendendo ancor più difficoltoso ed irto di insidie le spedizioni dei beni verso i paesi belligeranti. La pratica illegale del re-routing, pure in auge, operata attraverso Paesi non colpiti da sanzioni e consistente nel rilascio in questi Paesi di nuova certificazione di provenienza e di nuova etichettatura al fine di aggirare il divieto di immissione di determinati beni in Russia, espone l’azienda ad alti rischi in caso di accertamento, con pene da 6 a 12 anni di reclusione e multe sino a 250 mila euro. Non meno rassicurante quel fronte bancario che ha deciso di finanziare forniture di vino all’export russo: l’ipotesi di imbattersi in banche cd. “listate” presso le quali sono stati aperti crediti documentari potrebbe comportare il congelamento del pagamento della fornitura già evasa o nel caso di crediti documentari confermati, l’impossibilità per la banca italiana di poter chiedere il rimborso alla banca russa di quanto anticipato all’esportatore italiano. Uno sguardo e un’attenzione va poi riservata al sistema sanzionatorio degli USA, il quale distingue due tipologie di interventi: le sanzioni definite primarie, che sono dirette nei confronti di “US person” e non ci riguardano, le seconde invece, dette secondarie, sono quelle che si applicano a qualsiasi persona o entità che effettui determinati affari con soggetti sanzionati (detti SDN, Specially Designated Nationals), quelli che noi indichiamo nel nostro ordinamento come “listati”, (cioè soggetti, persone fisiche o giuridiche, indicati all’interno di allegati ai regolamenti sanzionatori, nei confronti dei quali viene sancito il divieto di determinati rapporti) indipendentemente dalla nazionalità o dal domicilio e pertanto hanno validità extraterritoriale, in grado cioè di poter coinvolgere ed influire sull’attività di impresa di soggetti di diritto italiano in affari con gli USA. Il quadro appena accennato (e se di interesse per i nostri lettori, siamo pronti ad approfondirlo), conduce alla riflessione che le operazioni di commercio internazionale, anche per gli operatori del settore vitivinicolo, non possono esimersi dal riservare un sempre maggiore impegno e preparazione con l’adozione di programmi di compliance che si sviluppano su un check quanto mai accurato e approfondito delle proprie controparti economiche e sull’individuazione e classificazione del prodotto esportato o importato in relazione a norme restrittive, vietate, con embargo, congelamento e così via. Il tutto poi da conciliare con specifiche norme inserite nei contratti che possono garantire vie di uscita rispetto ad eventi e situazioni eccezionali ed imprevedibili. Il perdurare degli eventi bellici ha generato poi in capo al comparto vinicolo un ulteriore imprevisto che è andato e va ad incidere sui costi del prodotto finito e dunque sulla sua redditività. Si tratta degli imprevedibili aumenti del costo delle bottiglie dovuto al rincaro dell’energia necessaria per la lavorazione del vetro, a cui si aggiunge l’aumento dei trasporti in ogni loro classificazione, aumenti che si riservano sulla logistica, sul prezzo finale del prodotto, sulla contrazione delle vendite e dei consumi e che vedono nell’emanando nuovo Regolamento sanzionatorio ulteriori restrizioni. Se la situazione non fosse drammatica, seppur con flebili spiragli di soluzione, e lasciandoci andare ad una salvifica vena d’umorismo, sarebbe da auspicare la scesa in campo di James Bond (per rimanere nel tema delle precedenti puntate) ed affidare a lui la soluzione migliore come ci ha abituati nella sua filmografia! Avv. Paolo Spacchetti
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