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29 Giugno, 2022

Domenico Clerico: connubio tra arte e vino di qualità

Domenico Clerico: connubio tra arte e vino di qualità Domenico Clerico rappresenta un grande nome del Barolo in Italia e nel mondo, uomo di grande personalità, che ci ha lasciati nel 2017, a cavallo tra l’artigiano e l’artista che ha rivoluzionato il concetto della viticoltura nelle Langhe, animato dalla ricerca incessante della massima qualità e dal desiderio di sperimentare per raggiungere l’eccellenza che da sempre caratterizza i suoi vini, con l’obiettivo di renderli indimenticabili. Fin dal 1976, quando Domenico Clerico prese in mano l’azienda di famiglia a Monforte d’Alba – partendo da soli tre ettari di vigneto – e decise di scommettere su un territorio ancora poco conosciuto, convinto che attraverso un lavoro meticoloso in vigna e un’attenta vinificazione si potessero ottenere risultati straordinari. Un impegno lungo e costante, contrassegnato da grande passione e competenza: così Clerico è riuscito a scrivere la storia del Barolo, affermandosi come uno dei più importanti produttori a livello mondiale. Domenico Clerico appartiene a quella generazione che ha saputo credere nel sogno di una viticoltura innovativa fondata sulla ricerca della massima qualità, in grado di far scoprire le potenzialità inespresse di un territorio e di cambiare il modo di interpretare il più famoso vino rosso piemontese. L’unione delle forze con altri vignaioli ispirati dagli stessi principi e il coraggio di guardare all’estero cogliendo dalla Francia l’innovazione del diradamento in vigna e l’utilizzo delle barrique in cantina, daranno vita ad un Barolo basato sulla ricerca della concentrazione del corpo e del frutto. Nel tempo il legame di Clerico con Monforte si espande sempre più, con nuovi appezzamenti vitati che vengono acquisiti e che rendono sempre più forte e profondo il rapporto con questo luogo di produzione del Barolo, un legame esclusivo che porta ad esaltarne le caratteristiche tanto da far diventare il Barolo “Classico” il Barolo del Comune di Monforte D’Alba, eccellenza ed espressione qualitativa del territorio. Ma la sua cantina non è solo Barolo: con l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del territorio di Langa, Clerico è stato un precursore nello studio del Nebbiolo, della Barbera D’Alba e del Dolcetto, il vino da cui ha iniziato a costruire il suo sogno. Domenico, per la sua instancabile voglia di sognare e di volare con l’immaginazione del fanciullo, fin da ragazzo, era stato soprannominato dal padre “Aeroplanservaj” che in dialetto piemontese significa Aeroplano Selvatico, soprannome con cui ha chiamato uno dei suoi più celebri vini, l’unico che, a differenza di tutti gli altri vini prodotti a Monforte, proviene dal comune di Serralunga D’Alba. Il legame intenso di Domenico con la terra, il lavoro instancabile tra i filari e le peculiarità dei suoi vigneti hanno costruito negli anni un patrimonio unico. Un’eredità raccolta dalla moglie Giuliana Viberti Clerico e portata avanti da un team di appassionati collaboratori guidato oggi da Oscar Arrivabene, enologo e direttore generale, nell’assoluto rispetto dell’impronta schietta e senza compromessi del suo fondatore. Clerico è stato uno spirito libero e visionario che amava cimentarsi in avventure sempre nuove, un vero e proprio artista del vino. Ed è proprio per ricordare questo tratto della sua personalità che è nato il Premio. Su queste basi è stato istituito, in collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, il Premio Domenico Clerico con l’obiettivo di aiutare i giovani artisti ad inserirsi nel circuito dell’arte contemporanea e stimolare i nuovi talenti a raccontare il connubio tra arte e vino fatto di bellezza, radici, valori e legame con il territorio. Il vino prende il nome di Arte Edizione Limitata Langhe Rosso DOC: ogni anno 2 artisti vengono selezionati per creare 10 diverse etichette che catturano l’essenza di uno dei vini più rappresentativi dell’azienda e che meglio raccontano la sua storia “Arte”, un iconico Langhe Rosso che ha fatto la storia del territorio. Gli acquirenti di questo vino-opera d’arte potranno scegliere, tra una rosa di proposte composta dalle 10 opere degli artisti vincenti, l’etichetta preferita e personalizzare così la propria bottiglia doppia magnum (chiamata anche Jeroboam, 3 Litri) di Arte realizzata in soli 300 esemplari, effettuando la scelta solo su prenotazione attraverso il sito dell’azienda. L’opera più votata di ciascun artista, che sintetizza al meglio quel connubio tra arte e vino fatto di bellezza, radici e valori, verrà permanentemente esposta in cantina. Le vincitrici della scorsa edizione sono state Eleonora Ballario e Francisca Jitaru, autrici delle 10 diverse etichette, 5 per ognuna, che raccontano la personalità dell’Arte Langhe Rosso DOC di Domenico Clerico con un tratto originale ed espressivo. Blend che si compone della struttura e del carattere da Nebbiolo (90%), morbidezza ed eleganza dalla Barbera (10%). Le uve sono vinificate separatamente per ottenere la massima espressione di entrambe le varietà, seguono poi un affinamento in barriques di rovere francese per 12 mesi per poi essere assemblate prima dell’imbottigliamento. Arte simboleggia il desiderio di sperimentare e la curiosità di cercare strade nuove ed inesplorate, senza mai dimenticare la propria provenienza, un connubio tra arte e vino di qualità che rappresenta un motivo in più per innamorarsi dei vini di Clerico! A cura di Giuseppe Petronio 
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28 Giugno, 2022

Monte del Fra’: Una bella storia italiana

Monte del Fra’: Una bella storia italiana Tra tradizione e innovazione Ci troviamo in Veneto, e più precisamente sulla strada di Custoza nel comune di Sommacampagna, in questa terra che tanto sangue italiano ha visto versato nelle guerre di indipendenza sorge una azienda agricola d’eccellenza, che è molto più di una cantina. La storia di Monte del Frà è fatta di diverse fasi, l’ultima risale al 1958, quando una famiglia di contadini, guidata dal capostipite Massimo Bonomo, affitta i suoi primi terreni agricoli in una delle zone più affascinanti del Nord Italia: le colline che circondano il Lago di Garda, nella provincia di Verona: una terra modellata dai ghiacciai, ricca di minerali, dal clima mediterraneo, caratterizzata da una storia più che millenaria. L’inizio invece risale al 1492 quando i Frati (Frà in lingua veneta) dell’Ordine di Santa Maria della Scala di Verona cominciano le coltivazioni. In oltre 500 anni l’evoluzione è stata tantissima, tuttavia una costante è sempre rimasta: l’attenzione nel coltivare la terra. Dall’arrivo della famiglia Bonomo, anno dopo anno, vendemmia dopo vendemmia, quei primi terreni sono diventati uno dei vigneti più estesi di Verona. Ben 137 ettari di proprietà e 68 in affitto presenti in tutte le principali denominazioni veronesi: Valpolicella, Custoza, Lugana, Soave, Bardolino. Oggi a guidare Monte del Frà è ancora la famiglia Bonomo: alla seconda generazione, rappresentata dai fratelli Eligio e Claudio, si è affiancata la terza rappresentata da Marica, Silvia e  Massimo.  Assieme hanno intrapreso un percorso di crescita basato su pochi, ma ben chiari valori: la fedeltà al territorio; la sua valorizzazione; un’agricoltura via via sempre più sostenibile; l’individuazione dei vigneti più interessanti, divenuti dei veri e propri “cru” che hanno permesso la nascita di alcuni grandi vini che sono diventati, a giudizio della più importante critica internazionale, un vero punto di riferimento per il vino italiano di qualità. Come indicavo all’inizio andare a Monte del Fra’ è molto di più che recarsi in una cantina. Anzittutto, ovviamente, i protagonisti sono i vini. Raccolti in 3 Collezioni (Collezione Monte del Fra’, Collezione Undici Terre, Collezione Casa Capitei) e 4 Cru, ovvero la summa di quanto Monte del Fra’ sa esprimere: 2 Custoza, una Colombara ed un Amarone. Tra tutti il mio consiglio è il Bonomo Sexaginta, la firma dei vignaioli e proprietari. Oltre al vino, la proposta di Monte del Fra’ è molto ricca anche per quanto riguarda l’enoturismo. Sono ben 9 le esperienze proposte al cliente e in particolare evidenzio la passeggiata a cavallo od in e-bike da abbinarsi magari al pic-nic in Vigna tra quelle più interessanti e coinvolgenti. Non manca poi la degustazione gourmet per assaporare anche dei piatti unici che sono un ottimo accompagnamento per i vini da degustare. Infine, vi racconto di una vera e propria chicca: Wine & Yoga. Un’esperienza unica, realizzata al tramonto in cui il vino col suo fare rilassante permette di concentrarsi ancora meglio sullo yoga, il tutto in un territorio unico e avvolgente. Davvero un experience not to be missed. Tutte le diverse possibilità sono dettagliate al link dell’azienda agricola: https://www.montedelfra.it/enoturismo/ con la possibilità (in alcuni casi assolutamente necessaria) di prenotare. Vi aspetto!!! Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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26 Giugno, 2022

Selvanova i custodi del bosco

La solidarietà che riappacifica, Selvanova i custodi del bosco. Percorrendo il fil rouge della solidarietà avviato con Velenosi Vini in centro Italia e proseguito con Terrevive Bergianti nel nord, ci rechiamo oggi virtualmente in Campania, regione che ho raccontato su social per un anno intero e che mi ha ospitato a più riprese nel corso della calda e strana estate 2021. Quasi a chiudere un cerchio vi parlo non a caso della primissima azienda che visitai quando, dopo mesi di lockdown, zone rosse e gialle, a fine Maggio 2021, finalmente riaprirono i confini regionali ed io presi la mia macchinina (che neanche ricordavo più come si guidava) per scendere diretto fino a Caserta. Meta l’azienda Fattoria Selvanova, oasi di pace situata a Castel Campagnano, tra il Matese ad Est e il Taburno ad Ovest, su dolci colli che diradano fino al fiume Volturno, dove vengono coltivati dieci ettari di vigneto vitati con gli autoctoni pallagrello bianco, fiano, pallagrello nero e aglianico. Da queste uve nascono quattro vini, tutti certificati biologico:  i due rifermentati in bottiglia “Londro” frizzante e “Londro” rosato frizzante (che mi diverto sempre ad infilare ‘alla cieca’ ad una qualche degustazione) ed i due fermi  “La Corda di Luino” bianco e “La Corda di Luino” rosso. Una delle prime domande che porgo ad Antonio Di Cresce, enologo dell’azienda, è rivolta proprio alla genesi di queste etichette rappresentanti  insediamenti urbani postmoderni e coloratissimi sulle sponde del fiume Vulturno. La storia che ne segue mi colpisce molto. Scopro che a disegnarle è stata Alessandra Iliano, giovane pittrice formatasi nel laboratorio artistico del Centro Diurno Dipartimentale di Riabilitazione Aquilone (del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Napoli 1 Centro, gestito dal gruppo Gesco attraverso la cooperativa Era). E’ lì che apprendo dell’impegno nel sociale di Fattoria Selvanova e della collaborazione con Gesco, il più grande gruppo di imprese sociali della Campania, nato a Napoli nel 1991, che si occupa di numerosissimi settori, dalla formazione all’editoria ma è conosciuto soprattutto per il suo impegno nella gestione di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari rivolti ai più svantaggiati. Gesco intende operare seguendo i principi dell’agricoltura sociale attraverso l’uso terapeutico delle attività presenti in azienda, dal lavoro della terra alla cura degli animali e degli spazi della fattoria a favore di persone che vivono in condizioni di svantaggio e difficoltà. Fattoria Selvanova, che annovera anche alcune stanze per il pernotto e sale da grandi eventi, è una specie di santuario in mezzo al verde, tra le foglie delle viti che si inerpicano sui pendii e gli alberi che circondano numerosi il corpo centrale dell’agriturismo. Non è difficile immaginare l’effetto benefico per l’animo umano del contatto con una natura così solitaria e al contempo dolce. Il rilassante verde dell’erba e delle foglie fa da padrone, il silenzio è il vero maestro d’orchestra, rotto solo dal cinguettio degli uccellini e dai rumori di un qualche trattore distante. Ho personalmente trascorso a Fattoria Selvanova molte giornate serene. Dopo il primo incontro sono tornato qui una prima volta portando i due colleghi in foto ed una seconda con una quindicina di winelovers per una bellissima cena ad inizio autunno ed ho avuto occasione di vivere e respirare questo ambiente per giorni interi e lunghe e placide nottate ed ammetto che l’effetto rilassante di questa località è innegabile ed anzi efficacemente medicamentoso per i turbamenti dell’anima. Nell’ottica dell’evidenziare realtà etiche e meritevoli ho sentito l’esigenza di scrivere riguardo a questa azienda dove il connubio tra persone, lavoro, prodotti, ambiente ed iniziative solidali riescono a ricreare una specie di ecosistema virtuoso. Con la collaborazione di Gesco, Fattoria Selvanova si contraddistingue come un ambiente salubre dove persone svantaggiate o in difficoltà possono trovare più di un’occasione di confronto con se stessi, con la natura e con il dedicarsi ad occupazioni sane e terapeutiche. Vi consiglio di scoprire questa realtà a partire dai loro vini ed in caso aveste voglia di rilassarvi qualche giorno ospiti della natura più incontaminata del selvaggio nordest casertano…qui troverete una certa pace. A cura di Stefano Franzoni “The Voice of Blogger” è una rubrica di Winetales Magazine coordinata da Stefano Franzoni  
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23 Giugno, 2022

Spumantitalia 2022 - le bolle che fanno la differenza

Spumantitalia 2022 – le bolle che fanno la differenza Masterclass, talk- show e assaggi importanti Carissimi, La scorsa settimana dal 10 al 13 giugno si è tenuto l’evento SpumantItalia. Ospitato nella fantastica Garda, sul lago omonimo, SpumantItalia è l’unico evento nazionale che parla di bollicine alle aziende e al mercato in modo effervescente e innovativo. L’evento è giunto alla sua IV° edizione ed è stato organizzato dal Magazine Bubble’s Italia. La manifestazione ha l’obiettivo di riunire il variegato mondo della spumantistica nazionale cercando di fare sistema e dare allo stesso una sua riconoscibilità e identità. Un momento di aggregazione importante che prevede incontri culturali, degustazioni, momenti ricreativi, banchi di assaggio e aree riservate per b2b con le aziende. Ho avuto modo di partecipare ad una masterclass gestita da Sissy Baratella nella giornata di sabato 11 giugno, dove abbiamo potuto assaggiare bollicine di valore da tutta Italia (Sicilia, Basilicata, Friuli, etc…), un modo di conoscere sempre più il valore delle bollicine Italiane. In questa edizione le aziende presenti hanno superato le 40 con un insieme di incontri e masterclass anche contemporanee per dare modo a tutti di partecipare a cosa più li interessasse. Eventi come questo, dedicati ad un solo tipo di vino, riescono, a mio parere, più di altri a promuovere e fare sistema per le nostre bollicine, che davvero non hanno di che invidiare allo Champagne od altri vini spumantizzati. Cheers e… al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser  
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22 Giugno, 2022

L’Etna e i suoi vini vulcanici

L’Etna e i suoi vini vulcanici Parlando di vini vulcanici il pensiero vola subito ai i vini prodotti sulle pendici dell’Etna. Prima di tutto è necessario contestualizzare il territorio: patrimonio mondiale dell’UNESCO, il Monte Etna si trova sulla costa orientale della Sicilia ed è il vulcano attivo più alto d’Europa, uno tra i più attivi del globo. Grazie a millenni di attività eruttiva, l’altezza massima del cono vulcanico oggi supera i 3300 metri di altitudine su circa 45 km di diametro di base. Tali dimensioni lo rendono il vulcano terrestre più imponente d’Europa e dell’intera area mediterranea. L’attività di ceneri ed eruzioni laviche del vulcano si sono succedute nel tempo e l’azione dell’uomo ha tenacemente sovrapposto al paesaggio lavico un paesaggio agricolo tra i più ricchi dell’isola. Qui si producono grandi vini grazie ai terreni di origine vulcanica, a volte ciottolosi e ghiaiosi, a volte sabbiosi o meglio cinerei, grazie alle grandi escursioni termiche, che arrivano anche a 25/30 gradi tra il giorno e la notte, e grazie all’altissima fertilità. Sono presenti alcuni dei vigneti più vecchi coltivati in Italia, addirittura più che centenari e ancora a piede franco, con la forma di allevamento più usata, che è anche quella più tradizionale, rappresentata dall’alberello etneo arrampicato su tutto il monte con l’aiuto delle nere terrazze di pietra lavica. È in questo territorio che vengono coltivate le uve autoctone dell’Etna: Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per rossi, rosati e spumanti, Carricante e, in minor misura, Catarratto per i bianchi. Il Nerello Mascalese è però il principe dei vitigni a bacca rossa di questa zona, il più diffuso, ed è simbolo della viticoltura eroica del luogo e delle condizioni estreme: la pendenza dei terreni obbliga a fare tutte le operazioni in vigna manualmente. Impossibile non paragonare i risultati dei vini etnei nel calice al Barolo e il Barbaresco, entrambi derivati dal mio amato Nebbiolo, oppure al Pinot Noir di Borgogna, seppur ovviamente vi siano molte differenze per quanto riguarda i diversi terroir, hanno tratti in comune quali eleganza, limpidezza e trasparenza al calice, seguite da sapidità, calore e carattere al palato. Nerello, Nebbiolo e Pinot Noir sono vitigni che raccontano al meglio le condizioni tipiche della composizione del suolo, le escursioni termiche, le altitudini e l’esposizione, riflettono il luogo d’origine come pochi altri sanno fare. Oggi sono 133 le Contrade dell’Etna che compongono lo sfaccettato mosaico del terroir del vulcano. La stratificazione delle colate laviche, l’importante escursione termica, lo scheletro dei suoli, l’esposizione e tanti altri fattori pedoclimatici significativi imprimono sulla Contrada quei tratti di unicità e riconoscibilità tanto apprezzati dagli amanti del vino di tutto il mondo. Si potrebbero fare molti esempi di vini eccellenti provenienti da questi luoghi, ma prima di tutto occorre citare uno degli uomini che più ha contribuito alla crescita di questa zona, ovvero Andrea Franchetti. Venuto a mancare alla fine del 2021, Andrea visita la Sicilia circa 20 anni fa innamorandosi dell’Etna. Ed è proprio In questo luogo che matura la decisione di restaurare un antico baglio con cantina sulle pendici del vulcano a circa 1000 metri di altezza sopra alla piccola frazione di Passopisciaro nel comune di Castiglione di Sicilia. Il suo primo impegno è stato quello di recuperare i vigneti terrazzati abbandonati da tempo con viti vecchie di 80-100 anni, incredibile memoria del luogo, per piantarne di nuovi, mantenendo un’altissima densità di impianto di 12.000 piante per ettaro. Visionario e coraggioso, Andrea Franchetti ha contribuito alla rinascita della viticoltura sul vulcano e alla scoperta dei vini etnei da parte del mercato internazionale. Tra i risultati conseguiti sull’Etna da Franchetti anche la creazione dei vini di Contrada, sul modello dei cru di Borgogna, e l’ideazione del festival internazionale del vino ‘Le Contrade dell’Etna’. Passopisciaro pratica oggi una viticoltura “di precisione”, totalmente rispettosa della natura, contando oggi su 26 ettari di vigna piantati a Nerello Mascalese, al quale si aggiungono anche altre tipologie di uve non autoctone, come il Cesanese di Affile originario della zona intorno Roma e i francesi Petit Verdot e Chardonnay. Si producono qui nove vini differenti, di cui sei con le uve di Nerello Mascalese. Il Passorosso è un vino luminoso, prodotto da un assemblaggio di uve provenienti da vigneti situati ad altezze diverse ciascuno con un tipo diverso suolo. Dopo alcuni anni di produzione, Franchetti si è accorto che dalle uve dei diversi vigneti si ricavavano vini assai differenti l’uno dall’altro, così a partire dal 2008, ha iniziato ad imbottigliarli separatamente. Nasce così la lettura in chiave enologica del concetto di Contrada come vero e proprio cru, concetto di cui Passopisciaro ha rivendicato la primogenitura con ben cinque declinazioni conosciute come “vini delle Contrade”: Contrada C, Contrada P, Contrada G, Contrada S e Contrada R, ognuno proveniente da un vigneto posto nell’omonima Contrada, su colate laviche differenti, con diversa composizione minerale e ad altezze diverse, vere e proprie letture temporali delle eruzioni. I vini che ne derivano sono unici e di grande personalità. Nel 2007 nasce il primo vino bianco di Passopisciaro, il Guardiola, oggi Passobianco, uno Chardonnay in purezza ottenuto da viti piantate a 850-1000m s.l.m., con un profilo minerale fresco ed aromatico che ricorda i grandi bianchi della Borgogna. Completano la gamma due vini di grande prestigio: il rosso Franchetti, il vero signore dell’Etna cuvée ideata nel 2005 da Andrea Franchetti come assemblaggio di Petit Verdot e Cesanese d’Affile, un vino dal fascino magnetico che racchiude tutta la magia del vulcano e custodisce per sempre la visione del fondatore, a cui si aggiunge, a partire dal 2018, anche un vino a base di Chardonnay, Contrada PC, prodotto in edizione limitata in un piccolo appezzamento di terreno tra gli 870 e i 950 m s.l.m.. Altro grande esempio di amore per l’Etna partito dalla Toscana è rappresentato da Carlo Ferrini che, all’inizio degli anni 2000, inizia a Montalcino la storia di Giodo, nel nome un omaggio ai genitori Giovanna e Donatello, un piccolo podere che, oltre alla nuova cantina “invisibile”, perfettamente integrata nel paesaggio circostante e a una casa colonica oggi finemente ristrutturata, conta sei ettari di vigna. Una superficie non irrisoria nel prezioso mondo del Brunello, individuata dopo anni di ricerca. La prima annata è stata la 2009 e con la 2017 Giodo è arrivato alla sua nona edizione, che ha già raccolto punteggi importanti e grandi soddisfazioni. Anche Ferrini, che frequenta la Sicilia da enologo consulente da oltre venti anni, cede al fascino irresistibile dell’Etna, che lo fa innamorare. Inizia così la storia di Alberelli di Giodo, con un Nerello Mascalese in purezza, prima annata la 2016, al quale si affianca dall’annata 2020 anche un Carricante, anch’esso in purezza. Le due espressioni di Alberelli di Giodo nascono in otto piccoli appezzamenti nelle Contrade Rampante e Pietrarizzo, che, sommati, arrivano a poco più di due ettari e mezzo a quasi 1000 metri di altitudine e pochi filari di vecchie viti a piede franco. Ferrini e Franchetti sono testimoni dell’amore per i vini dell’Etna e delle eccellenze che questo luogo genera. A cura di Giuseppe Petronio 
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21 Giugno, 2022

Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine

Le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione di Vinòforum andata in scena a Roma dallo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il Vino e per il cibo. Un’edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati. Con la nostra Press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti! In questa intervista Nicola Prudente, conduttore Rai, voce storica di Decater su Radio Due e da poco anche conduttore di Camper su Raiuno, si racconta con il suo modo da vero e proprio vulcano. Ci ha parlato di programmi futuri e di Vino e che ha provato a far raccontare  a Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo i lombardi lombardi con una modalità meno convenzionale. Ascovilo ha il difficile compito di “fare squadra” e raccontare la bellezza di un territorio che raccoglie tante diverse eccellenze e che cerca faticosamente di far passare un concetto troppo spesso trascurato dai produttori di Vino:  “insieme si è più forti” cercando di promuovere la bellezza della Valtellina, la meraviglia del lago di Garda o le bolle dell’Oltrepò…tutte insieme sotto un unica luce, quella della qualità enoica per permettere di esaltare i prodotti, in questo caso lombardi, a difesa del patrimonio ampelografico italiano. La chiusura dell’intervista è per Tinto che ci racconta  il suo romanzo “Il Collo di Bottiglia” che potete trovare qui. Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte le storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di manifestazione! Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati  o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino. In basso trovate il link della prima intervista con Nicola Prudente  e Giovanna Prandini. A cura della Redazione 
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20 Giugno, 2022

Wine Sicily emozioni dall'isola

Wine Sicily emozioni dall’isola Avete dei posti del cuore? Quei luoghi dove ogni tanto sentite il bisogno di dover tornare? Quei paesaggi che vi sono rimasti impressi nello sguardo, dove se chiudete gli occhi quasi si percepiscono i profumi della terra, del mare, sentite le risate delle persone, bramate i tramonti sul mare, quando il sole scompare nella profonda acqua e lascia il posto al riflesso della luna, che lascia l’argento sulle onde: io sì. Quando Ugo Cosentino, @grandcrew mi ha invitata a Palermo per il festival Wine Sicily, non ho esitato un attimo ad accettare il suo invito. Amo tantissimo la Sicilia e non perdo mai occasione per tornarci, sono sempre stata affascinata da questa meravigliosa terra, dai suoi colori, profumi, ma soprattutto dal calore delle persone. Una terra davvero magica, è come se il tempo si dilatasse, non so se complice il caldo o gli stessi siciliani, ma appena metto piede in Sicilia diventa tutto più slow, rallento i ritmi, abbandono i pensieri e mi immergo nel calore di tutto. Terra di cultura e di storia, non solo artistica ma anche culinaria e vitivinicola, i sapori e i profumi, sono più intensi, i colori più caldi e i sapori più decisi e marcati. Ho molti amici in questa regione, molti sono dei produttori, che mi ammaliano con i loro nettari unici, tanti sono i vitigni autoctoni di questa terra, anche se la produzione di quelli internazionali ha comunque una vasta densità. Sono molti noti i vitigni a bacca bianca come lo Zibibbo (Moscato D’Alessandria), Carricante, Catarratto, Grecanico, Grillo, l’Inzolia (Insolia o Ansonica), la Malvasia di Lipari e il Moscato Bianco. Frappato, il Nerello Cappuccio e Mascalese, il Perricone o Pignatello sono invece le uve autoctone a bacca nera, impossibile conoscere tutte le cantine, ogni occasione di approfondimento per me è un’occasione da non perdere, imparo sempre qualcosa di nuovo e torno a casa con la valigia piena di sapere. Neanche una settimana fa stavo degustando a Palermo 50 vini alla cieca, prevalentemente siciliani, ma non solo, messi in degustazione per essere votati con altri 11 miei colleghi, provenienti da tutta Italia, ci è stato chiesto di fare da giuria e votare per assegnare il Premio Wine Sicily e il Premio Wine Sicily Vino dell’Estate, rispettivamente vinti dall’azienda Agricola Hibiscus con il suo igt Terre Siciliane Passito Zhabib 2021 e dall’azienda Salvatore Tamburello con il vino dell’estate 797N Catarratto non filtrato 2020 Doc Sicilia. Oggi dalla mia scrivania a Milano, mentre scrivo, guardo fuori la finestra, ma non vedo il mare, ricordo con lo stesso caldo addosso quell’esperienza meravigliosa di condivisione e studio, quei profumi inconfondibili, l’aria calda e rarefatta, in un tempo sospeso nella mia mente. “Sono stati tre giorni da record per la terza edizione di Wine Sicily, il festival dedicato al mondo del vino che si è svolto a Palazzo Riso dal 4 al 6 Giugno. Grande partecipazione è stata registrata nelle tre giornate che ha visto partecipare oltre 2500 persone che hanno potuto degustare circa 450 etichette proposte dalle 50 cantine presenti alla manifestazione. Sono state molto partecipate le quattro masterclass organizzate da Vinhood – in partnership con Biga Genio e Farina e Spumante 365 – che hanno allestito all’interno del Museo Riso lo spazio dell’ecosistema del gusto Vinhood, tra degustazione di vini e birre di 25 produttori partner. Wine Sicily è diventato ormai un punto di riferimento per le aziende siciliane stiamo lavorando ad un progetto che mira ad espandersi per il futuro con l’obiettivo di poter fare sempre meglio. Palermo ha bisogno di questi momenti, di questi eventi che puntano a fare rete tra le realtà commerciali presenti nel nostro territorio, dicono gli organizzatori.” A cura di Clara Maria Iachini 
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19 Giugno, 2022

Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine

Le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione di Vinòforum andata in scena a Roma dallo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il Vino e per il cibo. Una edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati. Con la nostra press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti! In questa intervista Emiliano De Venuti, Ceo di Vinòforum ci racconta il segreto della longevità di questa manifestazione ed accoglie Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo per la prima apparizione a Roma dei tredici consorzi lombardi riunioni da Ascovilo. Ascovilo ha il difficile compito di “fare squadra” e raccontare la bellezza di un territorio che raccoglie tante diverse eccellenze e che cerca faticosamente di far passare un concetto troppo spesso trascurato dai produttori di Vino:  “insieme si è più forti” cercando di promuovere la bellezza della Valtellina, la meraviglia del lago di Garda o le bolle dell’Oltrepò…tutte insieme sotto un unica luce, quella della qualità enoica per permettere di esaltare i prodotti, in questo caso lombardi, a difesa del patrimonio ampelografico italiano. Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte le storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di manifestazione! Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati  o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino. In basso trovate il link della prima intervista con Emiliano De Venuti e Giovanna Prandini. A cura della Redazione 
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17 Giugno, 2022

Vinòforum 2022 Focus sull'internazionalizzazione

Focus sull’internazionalizzazione  Durante i primi giorni di Vinòforum ho avuto la fortuna di intervistare Giovanna Prandini. Tanti i temi trattati tra cui la volontà di impostare una strategia efficace di approccio ai mercati internazionali che passi da un adeguato piano di comunicazione a una metodologia lineare e semplice per entrare in contatto con le giuste controparti estere. Durante l’intera intervista, Giovanna ha saputo alternare magistralmente il suo ruolo istituzionale con quello di produttrice di successo. Nonostante la marcata distanza tra questi due ruoli, emergono dei fattori comuni capaci di farci riflettere su temi importanti e trasversali. Produrre un vino di qualità non è più il fine ma bensì una condizione necessaria per poter essere presenti sul mercato nazionale e per poter accedere ai principali scenari esteri. Comunicare unicamente i propri prodotti non sembra più essere il miglior metodo di promozione. Sempre più spesso, soprattutto all’estero, risulta più utile comunicare un territorio, promuovere un area o uno stile di vita possibilmente marcatamente Italiano. Il consumatore diviene sempre più centrale e molte cantine, in Italia così come all’estero, cercano un rapporto diretto con il consumatore, che si dimostra molto più attento, preparato e consapevole rispetto a pochi anni fa. La promozione estera lato b2b sta a sua volta evolvendo ponendo al centro eventi ad hoc, piccoli eventi di promozione con il diretto coinvolgimento dell’importatore o del buyer. Si preferisce spesso polverizzare i momenti di promozione durante l’anno piuttosto che sostenere grandi investimenti per partecipare ad un solo grande evento fieristico. Ascovilo sembra quindi aver intrapreso la strada corretta: rafforzare e consolidare la presenza delle denominazioni Lombarde sul mercato nazionale, gettando uno sguardo ragionato anche ai mercati esteri lato b2c e b2b. Internazionalmente coprirà, attraverso uno speciale, proprio questi temi: promozione, racconto, posizionamento e sviluppo commerciale delle denominazioni Lombarde.  Il filtro, attraverso il quale osserveremo queste dinamiche, prenderà in considerazione diversi aspetti tra cui strategia, formazione, comunicazione, promozione e capacità di generare incoming attrattivo i propri territori produttivi.  Ascovilo, associazione di tredici consorzi vitivinicoli, porta, supportando l’area interviste Winetales, il vino della Lombardia al Vinoforum a Roma dal 10 al 19 giugno per promuoverne l’eccellenza e valorizzare il business enogastronomico. “Le nostre produzioni vitivinicole sono espressione di un territorio dal grande potenziale, tuttavia talvolta il nostro impegno non viene adeguatamente comunicato” Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo A cura di Riccardo Rabuffi
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