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11 Luglio, 2022
Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine
Vinòforum 2022 ecco le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione della manifestazione andata in scena a Roma, lo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il vino e per il cibo.
Un’edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati.
Con la nostra Press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti!
In questa intervista Giuseppe Petronio, in arte Peppetronio, sommelier e nostro redattore che fa del vino la sua passione con competenza ed entusiasmo fino a diventare nel corso degli anni un punto di riferimento per la comunicazione enoica italiana.
Peppetronio ha intervista un grande della ristorazione lo chef Giancarlo Morelli, da enfant prodige a Chef pluripremiato a imprenditore accorto e gentile: una passione lunga una vita, quattro ristoranti e numerosi riconoscimenti nell’alta cucina internazionale.
Giancarlo Morelli è uno dei più importanti esponenti della cucina italiana contemporanea. Bergamasco di origini, è protagonista di un percorso professionale fatto di concretezza, creatività e sapori che non perdono mai l’ancoraggio con l’ingrediente primario che interpretano. La sua prima “creatura” è stato il ristorante Pomiroeu di Seregno, in provincia di Monza e Brianza, stella Michelin nel 1993. Lì è iniziato il “mito” dei suoi risotti, saporiti e dalla cottura perfetta, viaggi di gusto in un chicco di riso.
Ma è necessario sottolineare che Giancarlo Morelli è oggi alla guida di una “galassia” di proposte, tutte legate dal fil rouge di una cucina fatta di estro e bontà, nella sua cucina, elegante e schietta, convergono tradizione, ricerca e convivialità.
Da sempre rispettosa della natura e senza sprechi.
“Il cibo è come un abito, a qualcuno può piacere a qualcun’altro no. L’importante è che la critica che mi viene fatta riconosca il grande lavoro che c’è a monte, la buona fede e l’amore sincero per la materia prima”.
Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte altre storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di Vinòforum 2022 !
Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino.
In basso trovate il link dell’intervista di Giuseppe Petronio e Giancarlo Morelli
A cura della Redazione
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10 Luglio, 2022
Un viaggio in Grecia a Zante con la sua Verdea
Zante con la sua Verdea è proprio qui che vi porto!
Dico spesso che la Grecia è uno dei paesi enoici più affascinanti al mondo, non tanto per perorare la mia personale predilezione per questo popolo ma perché effettivamente è così. Non sto dicendo che la Grecia sia uno dei paesi in cui si producono tra i migliori vini al mondo ma se ci informassimo scopriremmo che furono proprio gli antichi Greci tra i popoli che più contribuirono alla diffusione della vitivinicoltura in tutto il bacino del Mediterraneo. Furono i Greci ad introdurre sistemi di coltivazione quali l’alberello, ancora oggi in uso in molte zone costiere dei vari paesi europei e furono sempre i Greci ad introdurre in Italia, Francia, Spagna moltissimi dei vitigni che ad oggi siamo abituati a nominare, basti pensare solo ad aglianico, fiano, greco, falanghina. I Greci amavano il vino a tal punto che i richiami letterari sono infinitamente floridi e tra le divinità del loro pantheon veneravano anche Dioniso, Dio del vino. Non fosse sufficiente aggiungiamo che la Grecia è anche uno di quei paesi che ancora oggi può vantare un patrimonio ampelografico originale e variegato. Dalla Macedonia al PeIoponneso, le isole Cicladi e il Dodecaneso fino ad arrivare a Creta, ogni regione conserva ancora i suoi vitigni autoctoni, antichi ed affascinanti. I Greci sono riusciti, nel corso della storia e delle varie dominazioni turche, a preservare questo preziosissimo patrimonio ampelografico per cui non hanno mai ceduto neppure all’internazionalizzazione di fine secolo e ad oggi troviamo qui una vastità di vitigni da scoprire quali assyrtiko, agiorghitiko, savatiano, roditis, xinomavro, moschofilero, malagousia, mandelari, kotsifali e tantissimi altri. Da ultimo come non sottolineare anche le caratteristiche fisiche del tutto peculiari del paese con i confini più a sud di tutta Europa, un paese dai forti contrasti in cui per quanto la maggior parte del territorio sia montuosa annoveriamo quasi 14.000 km di costa e le isole rappresentano quasi un quinto della superficie nazionale. E proprio sulle isole andiamo oggi ma non in quelle del Mare Egeo, no, non nelle celebri Santorini o Samos. Oggi parliamo delle Isole Ionie, che si trovano a poco più di 100 km a sud-est della Puglia, tra le coste dell’Albania ed il Peloponneso. Qui a Zante, o Zacinto, dove a differenza della vicina Cefalonia non troviamo alcuna PDO bensì un’unica PGI che copre l’intero perimetro dell’isola ma soprattutto la famosa Verdea di Zante, una denominazione tradizionale o ex OKP (Oenoi Onomasias Kata Paradosi) ovvero vini prodotti con metodologie del tutto singolari (si pensi alla Retsina che viene aromatizzata con resina di pino d’Aleppo) in cui si tollerano diversità rispetto alle comuni regole europee per salvaguardare tradizioni millenarie. A livello legislativo le OKP sono state incorporate nel sistema delle PGI dunque ad oggi la Verde di Zante è tutelata all’interno della PGI Zakhyntos. Si tratta di un vino prodotto da blend di quattro vitigni autoctoni: skiadoupulos, goustolidi, robola, pavlos. Non c’è un vitigno chiamato verdea (non in Grecia, ne esiste uno con questo nome in Lombardia ma non c’è alcun collegamento tra i due), il nome “verdea” deriva dall’italiano e dal lungo periodo di dominazione veneziana in molte zone della attuale Grecia. “Verdea” per sottolineare il colore “verde” in quanto si effettua una vendemmia anticipata soprattutto sullo Skiadopoulos che raggiunge un importante grado di concentrazione zuccherina e per questo viene raccolto quando i grappoli sono ancora verdi e ricchi di acidità. Dicevamo che non esiste a Zante un vitigno autoctono chiamato “verdea”, ma ne esistono molti altri che in parte ho già nominato. Un documento risalente al 1601 ci testimonia come più di 400 anni fa a Zante fossero presenti addirittura 34 vitigni autoctoni nella sola isola e la cosa più straordinaria è che confrontando questa lista con quelli attualmente presenti ci renderemmo conto come la maggior parte sono sopravvissuti! Io ho assaggiato la Verdea di Zante della cantina Grampsas https://ktimagrampsa.gr/ distribuita in Italia da Vinum_vini se vi interessasse la potete trovare qui. La cantina Grampsas si trova a Lagopodi, nell’interno a sud dell’isola, dove in una campagna ricca di ulivi troviamo i vigneti coltivati ad alberello e coltivati con vitigni autoctoni locali sia a bacca bianca come goustolidi, skiadopoulos, moschatela, pavlos che a bacca nera come l’avgoustiatis. Il blend di skiadoupulos, goustolidi, robola, pavlos di Grampsas viene prodotto con un’estrazione prefermentativa in ambiente controllato e per quanto riguarda l’affinamento occorre dire che matura almeno 4 mesi in botti di rovere francese. Si caratterizza per un buon equilibrio che dona bevibilità, ottenuto con questa sapiente contrapposizione tra il naturale carattere alcolico e rotondo dello skiadopulos e la vendemmia anticipata che conferisce questa acidità a garanzia del bilanciamento. Il passaggio in legno non snatura il frutto e le caratteristiche primarie di vitigno e lavorazione ma inspessisce il corpo pur non rendendolo pesante ed ovviamente amplia il bouquet di sensazioni odorose ed aromatiche conferendo note vanigliate, spezie dolci e cenni di tostature. Si tratta di un vino che definirei un jolly in cucina. L’acidità non gli toglie la possibilità di essere abbinato con preparazioni caratterizzate da forte tendenza dolce o grassezza ma la sua rotondità e grado alcolico consentono anche che questa Verdea possa risultare efficace nello stemperare durezze nel piatto. La vedrei bene con un vasto range di preparazioni da cucina di mare a carni bianche anche se se proprio mi dovessi sbilanciare la proverei con un pasticcio o una pasta al forno, in Grecia ne fanno delle magnifiche, come il Pastitsio, che avrebbe anche il richiamo alla cannella. Certo, il massimo sarebbe poterlo degustare in loco, magari gustandosi un bel tramonto sul mare con la giusta compagnia, ma dal momento che Zante e la Grecia non sono a due passi, se non altro grazie alla giusta bottiglia di vino e ad un po’ di fantasia, possiamo goderci da casa una bella serata immaginando di essere ancora là.
A cura di Stefano Franzoni
“The Voice of Blogger” è una rubrica di Winetales Magazine coordinata da Stefano Franzoni
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8 Luglio, 2022
Metti una benda a cena
Metti una benda a cena, dicevamo e la degustazione alla cieca è un vivace modo per approcciarsi al vino.
Non è una roulette russa, ma la benda agli occhi è protagonista.
Con gli occhi bendati il mondo sensoriale cambia completamente, espandendo in modo esponenziale le percezioni delle caratteristiche organolettiche del vino, portando il degustatore a cogliere ogni minima sfumatura di rumore, profumo, sapore, e addirittura la differenza di peso specifico dello stesso, e ponendolo a distaccarsi dai giusti riferimenti dati dagli occhi.
Tutto questo, e anche molto di più, è accaduto a Milano presso il locale Est Milano di via Calvi, durante una serata-evento organizzata da Wine Tales e del Sommelier Federico Bovarini.
La stanza messa a disposizione dagli organizzatori si è così trasformata in un crocevia di opinioni, associazioni ed esperienze emotive differenti per ogni partecipante, quasi come a scatenare un effetto Madeleine degno del film Ratatouille.
In questo caso il destinatario di tali riscoperte della memoria non è stato un severocritico enogastronomico, bensì ogni partecipante presente a questa entusiasmante iniziativa.
La serata è iniziata con la proposta di 2 vini per batteria, in abbinamento agli squisiti piatti di Est Milano, per un totale di 6 vini degustati alla cieca.
L’ aspetto più’ sorprendente è stato riscontrare la differenza di percezione tattile a livello gustativo, dove alcuni non hanno riconosciuto addirittura la presenza della bolla al palato. Questo cosa sta a significare? La poca attenzione che si dà alla presenza, qualità e tipologia di bolla nel calice, una minor esperienza, o semplicemente che la vista condiziona in maniera molto invasiva le fasi della nostra degustazione? A voi le conclusioni e soprattutto “Metti una benda a cena”
Per non parlare dell’ effetto dato sui profumi e sapori, in relazione al fatto di non vederne colore e consistenza. Io per prima ho confuso un rosé per un rosso, rosé certamente particolare, ma se non lo vedi non ci credi.
Ben ricercati anche tuti gli altri vini. E ora vi presento tutta la batteria:
Sajni Fasanotti, Mori (Tn) “Senza pensieri”, Chardonnay, Metodo Classico Trento Doc Riserva 2015, sboccatura 2020
Pietramatta, Cenate Sotto (Bg)“Amber”, Souvignier Gris, Orange Wine
Sajni Fasanotti, Mori (Tn) “Conte Alessandro”, Chardonnay, Sauvignon, Incrocio Manzoni, Trentino bianco Doc,riserva 2018, vinificazione in bianco
Pietramatta, “035” , Moscato di Scanzo Rosato, IGP, rosato
Sajni “Selvaticum” Enantio riserva, Terra dei Forti Doc 2016, rosso
Pietramatta “Blò”, Merlot e Moscato di Scanzo, IGP, anfora e barrique
La Benda sugli occhi ti fa viaggiare, nei tuoi ricordi più reconditi e ti riporta ai tuoi posti del cuore, tanto da associare questi vini provenienti dal nord Italia a luoghi mediterranei con Sicilia e Campania.
Insomma, un viaggio virtuale dove vuoi tu.
A rendere questo gioco di riconoscimento ancora più complicato, sono state l’astuzia e la preparazione del sommelier Federico Bovarini, che ha condotto la serata guidandoci verso luoghi infiniti.
Tante le sorprese della serata, ma la più bella non ve la racconto, invitandovi a partecipare ai prossimi eventi organizzati da Wine Tales e a scoprirla da soli.
A cura di Valeria Valdata
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7 Luglio, 2022
Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine
Le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione di Vinòforum andata in scena a Roma, lo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il vino e per il cibo.
Un’edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati.
Con la nostra Press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti!
In questa intervista Giuseppe Petronio, in arte Peppetronio, sommelier e nostro redattore che fa del vino la sua passione con competenza ed entusiasmo fino a diventare nel corso degli anni un punto di riferimento per la comunicazione enoica italiana.
Peppetronio ha intervista un altro grande del vino italiano Gabriele Pazzaglia winemaker di Cantine Banfi una vera e propria leggenda nel patrimonio ampelografico italiano nata nel 1978 grazie alla volontà dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani.
Sin dall’inizio i due fratelli prevedono un progetto su larga scala, integrando una produzione viticola di qualità con una cantina moderna con l’obiettivo di mantenere sempre alto il livello qualitativo dei vini prodotti. A fianco della famiglia Mariani, Ezio Rivella, uno dei più grandi enologi italiani, il quale ritiene subito che per la ricchezza della natura del suolo e la privilegiata posizione microclimatica, i territori acquisiti avrebbero avuto grosse potenzialità di sviluppo.
In quegli anni, i fratelli John e Harry rilevano inoltre la storica casa vinicola piemontese Bruzzone, attiva fin dal 1860 e specializzata nella produzione di spumanti, per farne il marchio piemontese del gruppo, oggi Banfi Piemonte.
Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte altre storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di manifestazione!
Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino.
In basso trovate il link dell’intervista di Giuseppe Petronio e Gabriele Pazzaglia.
A cura della Redazione
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5 Luglio, 2022
Amarone, Opera prima 2022
Amarone, Opera prima 2022
Un assolo che fa la differenza
Il 19 e 20 giugno scorsi si è tenuto un evento clou per gli appassionati di vino: Amarone “opera prima”.
Ovviamente non potevamo mancare per raccontare come le 40 principali case vinicole della Valpolicella interpretano il vino iconico del territorio per antonomasia.
Oltre 100 giornalististi, la cui maggior parte straniera si è ritrovata sulle note della marcia trionfale dell’Aida per celebrare l’evento straordinario e fuori stagione del Consorzio Vini Valpolicella.
Il calendario estivo non ha spaventanto e da tutto il mondo diversi protagonisti si sno raccolti per presenziare all’assaggio del millesimo 2017 al di fuori della tradizionale collocazione dell’Anteprima a febbraio, portando in scena anche il sodalizio tra i due simboli di Verona nel mondo: l’Arena e l’Amarone.
Il gala dinner del 17 giugno a Giardino Giusti riservato alla stampa ha apertto il cartellone di Amarone Opera Prima, che si è poi arricchita il 18 giugno con due masterclass a Palazzo Verità Poeta, per scoprire la versatilità del grande Rosso e le annate top che hanno contribuito al suo posizionamento in oltre 80 nazioni del globo.
Ovviamente la chiusura del 18 giugno non poteva che essere con l’Aidda verdiana per esaltare alla stampa ed agli appassionati quel connubio unico e che pochi posti al mondo possono far risaltare come l’Arena scaligera.
Domenica 19 giugno, Amarone Opera Prima si è trasferita al palazzo della Gran Guardia (piazza Bra), per la degustazione dell’Amarone 2017 e per la conferenza stampa sullo stato di salute della denominazione e il focus su “Amarone e i miti dell’ospitalità veneta, tra storia e leggenda”.
Devo dire che si è trattato di un appuntamento molto interessante per chi come me si occupa di ospitalità. Ricordo sempre Arrigo Cirpiani che non smetteva mai di dire quanto fossero privilegiati i veneziani ed i veneti tutti per il territorio che gli era stato donato e per come potessero così ospitare al meglio il mondo intero.
Tra i vari appuntamenti che hanno costellato l’evento, desidero puntare il faro sulla masterclass condotta impeccabilmente da JC Viens dal titolo “The Boom generation: gli ultimi decenni dell’Amarone, dalla sua escalation al successo mondiale”. JC è un amico di Itinerari divini e WineHo, la mia società, e devo dire che ancora una volta ha saputo mirabilmente esaltare come l’Amarone sia oggi un vino non solo adatto ad accompagnare piatti preziosi, ma anche un rappresentante del territorio veronese facendolo diventare un vin du terroir unico e riconosciuto nel mondo.
Al prossimo martedì!
Cristina
Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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4 Luglio, 2022
Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine
Le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione di Vinòforum andata in scena a Roma, lo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il vino e per il cibo.
Un’edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati.
Con la nostra Press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti!
In questa intervista Ambra Berardi , responsabile Eventi del Consorzio Lugana che ci ha parlato del sua meravigliosa terra
posta a cavallo tra le due province di Brescia e Verona, la denominazione Lugana si sviluppa lungo la piana di origine morenica a sud del lago di Garda, racchiusa tra i comuni lombardi di Sirmione, Pozzolengo, Desenzano, Lonato e il veneto Peschiera del Garda. Il nome sembrerebbe derivare dalla parola altomedievale lucus (bosco): questa zona infatti era in passato ricoperta dalla Selva Lucana, una folta boscaglia ricca di acquitrini. Oggi è un’area che si caratterizza per un suolo molto particolare, composto in maggioranza da argille bianche e calcari, difficili da lavorare ma capaci di regalare alle uve che qui si coltivano una sapidità e una eleganza straordinarie.
Per questo la zona fu coltivata a vigneti fin dall’epoca romana: qui da sempre si coltiva una particolare varietà locale di trebbiano, chiamata “turbiana”, che si avvale sia del benefico microclima temperato del lago, sia dei particolari terreni argillosi. Il vino che si ricava presenta perciò un corredo aromatico che rimanda ai fiori bianchi e agli agrumi maturi, con una struttura e longevità tali da farne oggi uno dei vini bianchi di maggior successo in Italia e all’estero.
Ambra ci ha raccontato i numeri in crescita del consorzio e l’importanza di continuare a presidiare il territorio capitolino prima con Vinòforum e poi con Armonie senza Tempo, un secondo appuntamento del consorzio sempre a Roma, giovedì 15 settembre prossimo, nella suggestiva e centralissima Villa Piccolomini. Protagonisti oltre cinquanta vignaioli che offriranno in degustazione con banchi di assaggio delle etichette più rappresentative della denominazione, un percorso di degustazione per immergersi in tutte le sfumature dei vini Lugana.
Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte altre storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di manifestazione!
Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino.
In basso trovate il link dell’intervista di Ambra Berardi.
A cura della Redazione
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3 Luglio, 2022
Aperitivo pendolare del Martedì
Tum vero cerneres quanta ratio, quantaque patientiae est… nell’aperitivo del Martedì del pendolare. Una volta alla radio, vi era un programma satirico, “Piovono pietre” di Alessandro Robecchi, dove un tormentone piuttosto divertente era quello – di solito inserito a inizio trasmissione – della condanna del Martedì, giorno definito di per sé detestabile. Almeno così mi ricordo, portate pazienza, sono passati più di vent’anni.
Mi ricordo invece benissimo il celebre aforisma attribuito a Karl Marx: “La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”.
Smart Working
E infatti, nel mio personalissimo calendario di smart working, il Lunedì è solitamente residenziale mentre per il Martedì è previsto il tormentone lavorativo, nella fattispecie del tragicomico viaggio da #ostaggiopagante di Trenord, alla volta del tornello dell’uffizio e da lì nel pomeriggio il tremendo ritàrritòrno (N.d.A. anche oggi 20 min di ritardo su 75 minuti di corsa previsti, tanto per sgradire) – altro che Itaca di Kavafis.
Lascio al lettore stabilire quale dei due tormentoni sia tragedia, quale farsa, o che la cosa non importi. Questo esercizio ci verrà utile nel seguito.
Il proprium e la grande ouverture
L’oggetto di questo articolo, il suo proprium aristotelico per metterla giù dura, è la descrizione dell’happy hour del Martedì preserale, tentato antiguidrigildo (è a pagamento, infatti, solo che il segno è sbagliato) per lo sbatti della giornata.
L’articolo, onestamente, come testo non è un granché. Però ci ho messo tutta… una grande ouverture criticista. Quindi attendete, vado ad eseguire l’ouverture (cit.).
Il sommo Kant, nell’averci illuministicamente esortato ad uscire dallo stato di minorità che dobbiamo solo a noi stessi, pone tre domande attorno alle quali sviluppare il (suo) proprio criticismo:
– Uno. Cosa posso sapere con certezza, il problema della conoscenza e della metafisica.
– Due. Cosa posso fare, il concetto del dovere.
– Tre. Cosa posso sperare, l’esistenza o meno di Dio. Spoiler Detto molto, ma molto alla buona il maestro di Koenigsberg osa sapere (sapere aude, questo è il motto dell’Illuminismo) chiedendo alla ragione di interrogare se stessa, indagandone i propri limiti e risolve così a suo modo la massima forma di socratica saggezza, il sapere di non sapere, definendo analiticamente un dualismo fenomeno/noumeno e circoscrivendo la possibilità di conoscenza al primo, riconoscendo come inconoscibile il secondo. Ehm... capisco la necessità esistenziale di avere una grande ouverture, ma con Racconti di Vino che c'azzecca? Grazie per la domanda, in effetti poco o nulla, ma mi salverò in corner con un colpo di reni da “non tutti sanno che”. Nella dieta del Filosofo, in età matura, vi era il consumo giornaliero di una intera bottiglia di vino, vino di Bordeaux. Poi ancora non ci si spiega come mai… Ti diplomerò in canti e in vino qui in via Paolo Fabbri 43; ma questa è un’altra canzone. Tre mistificazioni, pars destruens Non divaghiamo, ovviamente alle tre domande kantiane mica so rispondere – anche se ho letto che il problema dei sette ponti di Koenigsberg, la passeggiata a senso unico sul fiume Pregel, è matematicamente impossibile (grazie Eulero per la bella teoria a riguardo): quindi farò il mio dovere di zanzara minore indicando, in una pars destruens si spera non troppo abborracciata, tre mistificazioni che incatenano l’aspirante illuminato impedendogli la via d’uscita da quella famosa caverna platonica (oppure, più modernamente, da una sala cinema in cui si proiettino illusori film su rinnovati afflati di autocoscienza e riscatto sociale tipo quel Johnny Castle di Dirty Dancing). Iniziamo dagli adoratori della vittoria: quegli ingenui individui secondo i quali vincere è l’unica cosa che conta. Per domesticare i quali basta travestire una qualsiasi ca**ata da competizione e coinvolgerli: essi vorranno partecipare per vincerla, ovvero parteggiare per il favorito. Impiegato del mese… è lei o è solo una questione che affligge i tifosi della #omissis? Veniamo poi agli astuti professori di pseudovirtù teologali: quelli per intenderci che declinano il lavoro in salsa di vocazione; per fare il verso al famigerato passo della Thatcher “A crime is a crime is a crime” qui si asserisce che “un lavoro è un lavoro è un lavoro” – e va pagato. Niente metafisica (tanto kantianamente è impossibile) giuslavoristica vocazionale, per cortesia: il macellajo accetta euro in cambio di carne trita, non di visibilità social. Finiamo quindi con i simpaticissimi guru della pseudoscienza qualunque, ovvero di sfumature finalistiche di scienze altrimenti acclarate come tali. In una curiosa interpretazione asimmetrica del teorema della relatività cinese di Laszlo: “Non importa quando grande possa essere il tuo trionfo od orrenda la tua sconfitta, ad almeno un miliardo di cinesi non importerà nulla”, i nostri contemporanei sofisti, evocando oscuri sensazionalismi, si appellano a quel po’ di sincronicità residua che ci fa sentire tutti abitanti di questo piccolo pianeta – laddove invece a ben guardare ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole, ed è (per fortuna) subito sera – per gabolàre la supercazzola e sbarcare il lunario. Non c’è maieutica, solo happy hour Tutto questo atteso, finito il Martedì lavorativo e “On their way back from the fire”, il lavoratore pendolare, conosciuti i ciclopi, la Maga Circe e finanche i proci, potrebbe cercare (e quindi finirebbe pure per trovarla: la natura del bersaglio è l’essere colpito dalla freccia) consolazione terrena in un aperitivo moderato nelle dosi e di buona qualità nelle componenti. Aperitivo pendolare Sulla via della stazione Trenord di Piazza Cadorna, prima di entrare prendi a destra per poche decine di metri, fino all’angolo con Via Paleòcapa: c’è il Patti Bakery&Bistrot. La selezione birre è ridotta in numero ma di buon gusto (parva, sed apta mihi); gli stuzzichini vengono dalla loro panetteria, dall’altra parte del bar, e vengono serviti tiepidi, il che rende il tutto molto goloso; il servizio è solo lievemente imbruttito (ed è un complimento: significa che è coerente con il “disciplinare” milanese – simpatici e solleciti, senza perdere troppo tempo e senza farsi gli affari tuoi). Con i tempi come siamo? Vediamo, in pratica ci vanno minuti a giro. Prima di un treno a bassa densità di trasportati… ok facciamo due giri. Li vale tutti. A proposito si chiedeva: tragedia, farsa o non importa? Dico solo che, a credere che una cosa valga quello che costi, qui… sei già dentro / l’happy hour / vivere vivere / costa la metà. Credits Lo stream of conciousness di “aperitivo del Martedì del pendolare” non sarebbe mai potuto emergere senza il Patti Bakery&Bistrot, Trenord, lo smart working e quelle vecchie canzoni di Guccini. Ma soprattutto grazie al vituperio del Martedì in Piovono Pietre a cura di Robecchi (sperando sempre di ricordarmi giusto, potrebbe anche essere stato Alessandro Milan che in quei tempi inveiva settimanalmente contro il Martedì: perdonatemi comunque, vi prego). Aperitivo del Martedì del pendolare avviene di norma ogni Martedì lavorativo: ma siate gentili, fate finta di non conoscermi.
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– Due. Cosa posso fare, il concetto del dovere.
– Tre. Cosa posso sperare, l’esistenza o meno di Dio. Spoiler Detto molto, ma molto alla buona il maestro di Koenigsberg osa sapere (sapere aude, questo è il motto dell’Illuminismo) chiedendo alla ragione di interrogare se stessa, indagandone i propri limiti e risolve così a suo modo la massima forma di socratica saggezza, il sapere di non sapere, definendo analiticamente un dualismo fenomeno/noumeno e circoscrivendo la possibilità di conoscenza al primo, riconoscendo come inconoscibile il secondo. Ehm... capisco la necessità esistenziale di avere una grande ouverture, ma con Racconti di Vino che c'azzecca? Grazie per la domanda, in effetti poco o nulla, ma mi salverò in corner con un colpo di reni da “non tutti sanno che”. Nella dieta del Filosofo, in età matura, vi era il consumo giornaliero di una intera bottiglia di vino, vino di Bordeaux. Poi ancora non ci si spiega come mai… Ti diplomerò in canti e in vino qui in via Paolo Fabbri 43; ma questa è un’altra canzone. Tre mistificazioni, pars destruens Non divaghiamo, ovviamente alle tre domande kantiane mica so rispondere – anche se ho letto che il problema dei sette ponti di Koenigsberg, la passeggiata a senso unico sul fiume Pregel, è matematicamente impossibile (grazie Eulero per la bella teoria a riguardo): quindi farò il mio dovere di zanzara minore indicando, in una pars destruens si spera non troppo abborracciata, tre mistificazioni che incatenano l’aspirante illuminato impedendogli la via d’uscita da quella famosa caverna platonica (oppure, più modernamente, da una sala cinema in cui si proiettino illusori film su rinnovati afflati di autocoscienza e riscatto sociale tipo quel Johnny Castle di Dirty Dancing). Iniziamo dagli adoratori della vittoria: quegli ingenui individui secondo i quali vincere è l’unica cosa che conta. Per domesticare i quali basta travestire una qualsiasi ca**ata da competizione e coinvolgerli: essi vorranno partecipare per vincerla, ovvero parteggiare per il favorito. Impiegato del mese… è lei o è solo una questione che affligge i tifosi della #omissis? Veniamo poi agli astuti professori di pseudovirtù teologali: quelli per intenderci che declinano il lavoro in salsa di vocazione; per fare il verso al famigerato passo della Thatcher “A crime is a crime is a crime” qui si asserisce che “un lavoro è un lavoro è un lavoro” – e va pagato. Niente metafisica (tanto kantianamente è impossibile) giuslavoristica vocazionale, per cortesia: il macellajo accetta euro in cambio di carne trita, non di visibilità social. Finiamo quindi con i simpaticissimi guru della pseudoscienza qualunque, ovvero di sfumature finalistiche di scienze altrimenti acclarate come tali. In una curiosa interpretazione asimmetrica del teorema della relatività cinese di Laszlo: “Non importa quando grande possa essere il tuo trionfo od orrenda la tua sconfitta, ad almeno un miliardo di cinesi non importerà nulla”, i nostri contemporanei sofisti, evocando oscuri sensazionalismi, si appellano a quel po’ di sincronicità residua che ci fa sentire tutti abitanti di questo piccolo pianeta – laddove invece a ben guardare ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole, ed è (per fortuna) subito sera – per gabolàre la supercazzola e sbarcare il lunario. Non c’è maieutica, solo happy hour Tutto questo atteso, finito il Martedì lavorativo e “On their way back from the fire”, il lavoratore pendolare, conosciuti i ciclopi, la Maga Circe e finanche i proci, potrebbe cercare (e quindi finirebbe pure per trovarla: la natura del bersaglio è l’essere colpito dalla freccia) consolazione terrena in un aperitivo moderato nelle dosi e di buona qualità nelle componenti. Aperitivo pendolare Sulla via della stazione Trenord di Piazza Cadorna, prima di entrare prendi a destra per poche decine di metri, fino all’angolo con Via Paleòcapa: c’è il Patti Bakery&Bistrot. La selezione birre è ridotta in numero ma di buon gusto (parva, sed apta mihi); gli stuzzichini vengono dalla loro panetteria, dall’altra parte del bar, e vengono serviti tiepidi, il che rende il tutto molto goloso; il servizio è solo lievemente imbruttito (ed è un complimento: significa che è coerente con il “disciplinare” milanese – simpatici e solleciti, senza perdere troppo tempo e senza farsi gli affari tuoi). Con i tempi come siamo? Vediamo, in pratica ci vanno minuti a giro. Prima di un treno a bassa densità di trasportati… ok facciamo due giri. Li vale tutti. A proposito si chiedeva: tragedia, farsa o non importa? Dico solo che, a credere che una cosa valga quello che costi, qui… sei già dentro / l’happy hour / vivere vivere / costa la metà. Credits Lo stream of conciousness di “aperitivo del Martedì del pendolare” non sarebbe mai potuto emergere senza il Patti Bakery&Bistrot, Trenord, lo smart working e quelle vecchie canzoni di Guccini. Ma soprattutto grazie al vituperio del Martedì in Piovono Pietre a cura di Robecchi (sperando sempre di ricordarmi giusto, potrebbe anche essere stato Alessandro Milan che in quei tempi inveiva settimanalmente contro il Martedì: perdonatemi comunque, vi prego). Aperitivo del Martedì del pendolare avviene di norma ogni Martedì lavorativo: ma siate gentili, fate finta di non conoscermi.
2 Luglio, 2022
Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine
Vinòforum 2022 , le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione di Vinòforum andata in scena a Roma, lo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il vino e per il cibo.
Un’edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati.
Con la nostra Press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti!
In questa intervista Claudia Maremonti, bravissima sommelier calabrese con la quale abbiamo il piacere di lavorare da tempo e che stimiamo molto per la sua passione e competenza nel raccontare le storie del vino e che durante lo scorso Vinòforum ha intervistato per noi Renato Freda Operative Marketing Events&Partnership di pasta “La Molisana”.
Numeri e progetti di un marchio, quello del pastificio di Campobasso, che da cento anni è presente nel nostro mercato e che grazie ad un team di lavoro giovane e grintoso è arrivato ad occupare il quarto posto nei volumi di vendita italiani ed esporta i suoi prodotti in centoventi paesi in tutto il mondo con un tasso di crescita sempre più performante, facendo dell’innovazione e della sostenibilità due pilastri su cui fondare il proprio futuro.
Spesso una frase ci fa sorridere e la sentiamo ripetere “Il Molise non esiste” (la trovate anche nel sito di pasta La Molisana) ed invece questo marchio ci dimostra che esiste e che è in grado di essere una meravigliosa e solida realtà produttiva.
Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte le storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di manifestazione!
Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino.
In basso trovate il link dell’intervista di Claudia Maremonti fatta a Renato Freda.
A cura della Redazione
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1 Luglio, 2022
Perché preoccuparsi?
Perché preoccuparsi?
I mesi di incertezze cosmiche continuano a succedersi senza soluzione di continuità.
In poco tempo ci siamo ritrovati a dover lasciare ogni certezza a vivere nel dubbio, nell’indeterminatezza.
La scienza ha cercato in fretta e furia soluzioni ad una pandemia scioccamente inattesa – in realtà la scienza stessa avvisava da tempo della ricorrenza di situazioni pandemiche, la pandemia era nell’aria, ma a nessuno piace interpretare il ruolo di Cassandra – ed ora ci troviamo immersi in eventi “eccezionali” sempre più frequenti e ricorrenti.
Non voglio parlare di soluzioni, lo fanno già in troppi. Spesso quando ognuno di noi, indipendentemente da formazione e professione, si sente così esperto da poter dire la sua le opinioni illustri, quelle che contano davvero, vengono soffocate dal chiacchiericcio continuo, generico, ottuso.
Di frasi fatte, di slogan ricorrenti, di “si dovrebbe”, “basterebbe” e condizionali di vario genere e tipo siamo stati e continuiamo ad essere sommersi.
Tornando al titolo dell’editoriale, condensa una massima di vita che ho sempre adorato e che nei momenti davvero difficili, di vita professionale e personale, mi sono trovata spesso a ripetere come una mantra:
Se c’è una soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è una soluzione perché ti preoccupi?
Aforisma attribuito ad Aristotele (per avvicinare il pensiero Aristotelico ) e a Confucio
Questo condensato di saggezza parrebbe celare un atteggiamento di generale menefreghismo. In realtà, per come l’ho sempre interpretato, lo ritengo un principio di semplificazione massima che aiuta però a dare il giusto peso a ciò che accade quotidianamente a ognuno di noi.
La paura, il panico, le ansie, non servono e non sono mai servite ad affrontare né i problemi quotidiani né situazioni di reale emergenza. Le preoccupazioni offuscano la lucidità mentale, diffondono dubbi e incertezza laddove al contrario servono calma e determinazione.
Perché preoccuparsi è come se riportasse tutto ad una dimensione superiore, come vedere sé stessi e il tempo che ci è dato di trascorrere su questa terra dall’alto, da fuori. È una massima che ci riporta alla dimensione di creature e non di creatori, che ci porta a volare alla giusta altezza, senza toglierci però dalla responsabilità e dalla libertà della scelta.
La scelta è la massima espressione dell’essere umano, la scelta è la massima libertà dell’essere umano, la scelta è la massima responsabilità dell’esser umano.
Le scelte sono mosse da conoscenza e coscienza. Il libero arbitrio è ciò che ci avvicina di più al divino o al diabolico, al paradiso o all’inferno.
Le scelte personali e collettive sono le uniche a poter fare la differenza nel dare risposte ad un momento di incertezze cosmiche come quello che stiamo vivendo, in cui le parole pandemia, carestia, siccità, emergenza alimentare, emergenza energetica, rendono il domani, anzi l’oggi, così fumoso da accendere nella nostra mente tutti i campanelli d’allarme possibili e immaginabili.
Quindi, come già trattato in un editoriale precedente, che resta da fare se non CERCARE L’UOMO?
Se le risposte giuste verranno date forse non saremo in grado di salvare il mondo, consumato e martoriato, ma sicuramente saremo in grado di salvare l’uomo.
E in ogni caso stare dalla parte eticamente giusta ha sempre ripagato: fa dormire i sonni del giusto nell’immediato e a lungo, forse lunghissimo termine, regala il paradiso.
Di questo ne siamo certi. Dalle pagine di Wine Tales ci prendiamo la nostra responsabilità, in leggerezza e senza preoccuparci: racconteremo di umanità e di scelte nel mondo del vino, che è il nostro mondo.
Parleremo di ETICA, SOSTENIBILITÀ, INNOVAZIONE, di chi sceglie con coraggio di essere prima di tutto UMANO.
Abbiamo già iniziato a farlo nella rubrica The Voice of Blogger
Siamo pronti a raccogliere anche tutte le Vostre segnalazioni.
Francesca Pagnoncelli Folcieri
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