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15 Giugno, 2022

Terre di Entella: Il biologico siciliano al suo apice

Terre di Entella: Il biologico siciliano al suo apice Una passione che va avanti da quattro generazioni All’interno della rubrica Itinerari DiVini, ho piacere oggi di parlarvi, per la prima volta, di una realtà di assoluta eccellenza, che tuttavia non produce vino, ma produce alcuni dei più buoni alimenti che lo possano accompagnare, primi fra tutti la pasta. Ci troviamo in Sicilia, e più precisamente nella valle del Belice alle pendici della Rocca di Entella, a ridosso della Riserva Naturale Orientata “Santa Maria del Bosco” e “Monte Genuardo” e della Riserva Naturale Integrale “Grotta di Entella”. E’ qui che da 100 anni esiste l’azienda agricola Terre di Entella. Una realtà ricca di “sapere e saper fare” e che coltiva la terra con uno sguardo verso l’innovazione tecnologica ed una sempre crescente attenzione per l’ambiente e per i consumatori. In particolare Terre di Entella fa della valorizzazione della biodiversità attraverso la coltivazione biologica un punto differenziante per tutta la loro produzione offrendo eccellenza in tutti i prodotti. L’offerta prevede cereali, legumi, olive da olio e uva da vino ad una quota compresa tra 300 e 700 metri s.l.m. nel rispetto delle norme che regolamentano l’agricoltura biologica; oltre all’antica tradizione nella coltivazione del grano e dei legumi secchi, tra i quali ceci e lenticchie. Negli ultimi anni poi è stata anche ripresa la coltivazione di antiche varietà locali di grano come Tumminia, Perciasacchi e Maiorca. Per gli amanti della carne Terre di Entella alleva bovini da carne di pura razza Limousine allo stato brado, in biologico e nel rispetto delle buone pratiche agricole e del benessere animale. Assaporare Terre di Entella è ottimo, ma io, per chi può, suggerisco di recarsi presso l’azienda agicola e vivere un territorio unico. L’ azienda agricola sorge alle porte del comune montano di Contessa Entellina, noto per le sue innumerevoli bellezze naturalistiche e per la sua elevata valenza storica e archeologica. Circondato dalla splendida cornice collinare della Valle del Belice, esso ricade nel settore nord-occidentale dei Monti Sicani ed è caratterizzato dalla presenza di fitti boschi, immense zone di campagna e innumerevoli flussi d’acqua. La maestosità millenaria del Monte Genuardo, alto 1180 metri, rappresenta un elemento inconfondibile del paesaggio locale, così come la vetta rocciosa del Castello di Calatamauro e la Rocca d’Entella, un rilievo di 568 metri visibile da diversi punti della nostra azienda, che prende il nome dall’antica città elima di Entella, distrutta nel XIII secolo da Federico II di Svevia e oggi sede di scavi archeologici. Il territorio è caratterizzato dalla presenza di due riserve naturali: la Riserva Naturale Integrale “Grotta di Entella”, che sorge a nord della Rocca d’Entella, e la Riserva Naturale Orientata “Santa Maria del Bosco”, situata nella parte meridionale del territorio e confinante con i comuni di Giuliana (PA) e Sambuca di Sicilia (AG). Dal punto di vista culturale, Contessa Entellina, insieme a Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela, Mezzojuso e Palazzo Adriano fa parte delle cosiddette comunità “arbëreshë”, le “Comunità Albanesi di Sicilia”, fondate tra il XV e il XVIII secolo da cittadini albanesi in fuga dai Balcani a causa dell’avanzata dei Turchi-Ottomani in tutti i territori dell’ex Impero Bizantino. In queste zone, l’attaccamento alle proprie radici culturali è molto forte e le tradizioni linguistiche, religiose e artistiche sono gelosamente conservate e tramandate da una generazione all’altra. Direi quindi davvero una visita completa e multi sensoriale per coloro che desiderano recarsi a scoprire una eccellenza culinaria. Prima di andare via suggerisco di portare a casa la farina biologica ottenuta da una molitura a pietra naturale a basse temperature, e la pasta trafilata al bronzo: unica per ruvidezza e porosità al fine di meglio assorbire ogni tipo di condimento. Infine, assaggiate i legumi, forse il vero marchio distintivo di Terre di Entella. La coltivazione dei legumi in agricoltura biologica rappresenta una pratica di fondamentale importanza per il rinnovo della fertilità del terreno senza l’impiego di concimi di sintesi. Quindi i Legumi Terre di Entella oltre ad insaporire zuppe e minestre ed arricchire la dieta svolgono un importante ruolo ecologico.   Alla prossima “scoperta” e al  prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser 16078|https://winetales.stage.idna.it/app/uploads/2022/04/Carlotto-1-1-1-150×150.jpg,16079|https://winetales.stage.idna.it/app/uploads/2022/04/Carlotto-2-Pinot-1-150×150.jpg,16080|https://winetales.stage.idna.it/app/uploads/2022/04/Carlotto-3-1-150×150.jpg,16081|https://winetales.stage.idna.it/app/uploads/2022/04/Carlotto-1-150×150.jpg
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13 Giugno, 2022

Vinoforum 2022...che cosa è il vino per te?

Giugno 2022, è iniziata la più importante manifestazione sul vino a Roma, Vinoforum! Dieci giorni di incontri e interviste per conoscere le cantine della nostra Italia, 2500 etichette e più di 60 chef , masterclass e molto altro.  Un evento dedicato alla passione, alla voglia di emozionarsi davanti ad un bicchiere di vino, destinato ad un pubblico di professionisti ma soprattutto a chi vuole divertirsi a conoscere la propria terra e i suoi prodotti. Winetales Magazine per il terzo anno è Media Partner della manifestazione, per questa edizione abbiamo deciso di accedere i riflettori dei tredici consorzi della Lombardia di Ascovilo,l’Associazione Consorzi Tutela Vini Lombardi a D.O.C.G. , D.O.C e I.G.T. Ascovilo nasce il 28 Luglio 1977 , senza scopo di lucro ed il presidente, Giovanna Prandini, ci racconta quanto sia importante per le realtà Lombarde avere la possibilità di confrontarsi, crescere ed essere presenti a questa edizione di Vinoforum.  Il primo weekend di manifestazione, concluso oggi, ci ha permesso di raccontare, nella nostra press area, la Lombardia con il suo prezioso patrimonio ampelografico e lo abbiamo fatto insieme alla presidentessa di Ascovilo Giovanna Prandini. Tre giorni nella città eterna alla scoperta delle meraviglie del Consorzio del Lugana accompagnati della bellezza del Consorzio dei Vini del Garda DOC ed ammaliati della ricercatezza del Consorzio del Moscato di Scanzo, che ha deliziato il pubblico presente con una una “Masterclass Sensoriale” condotta magistralmente da Federico Bovarini e Francesca Pagnoncelli Folceri, presidente del Consorzio. Sempre più importante rafforzare il marchio Italia in giro per il mondo ed accedere l’attenzione sull’export dei  nostri prodotti, per questo è stata interessante assistere alla tavola rotonda guidata da Riccardo Rabuffi, AD di Beacon Italia, che ha avuto come tema le potenzialità dei vini Lombardi nei marcati d’oltremanica. Ma come spesso ripetiamo “Il vino è di tutti” e per questo il tema dell’edizione 2022 di Vinoforum è “Cosa è il vino per te? ” Vi aspettiamo per rispondere a questa domanda fino a domenica prossima…ovviamente vi aspettiamo con un calice pronto ad attendervi insieme alla competenza della nostra sommelier Ilaria! A cura di Elisa Pesco
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6 Giugno, 2022

GRIGNOLINO che non ti aspetti...

IL GRIGNOLINO CHE NON TI ASPETTI O CHE NON CONOSCI? Sono sempre interessanti le storie di recupero di vitigni autoctoni. Il Grignolino è stato considerato per molti anni un vitigno piemontese “secondario” rispetto ai suoi cugini più conosciuti. Grazie però a un gruppo di vignaioli coraggiosi e passatemi il termine cocciuti ora lo scenario è cambiato. La visita alla Tenuta Santa Caterina  è stata illuminante sotto questo punto di vista. Un gruppo di produttori incaricano nel 2014 un docente della Facoltà di Agraria di fare ricerche su questo vitigno. Si è scoperto che già nei trattati di enologia dell’800 il Grignolino era utilizzato per produrre vini da lungo invecchiamento in botte e in bottiglia ed è stato considerato per oltre 1000 anni tra i vitigni nobili e fini. A quel punto si è iniziato un paziente a attento recupero dei cloni, è stata fatta una selezione massale e creata un’associazione chiamata Monferace (da Mons ferax ovvero colline fertili) che ora conta ad oggi 13 Aziende . Monferace è il nome che è stato recuperato da un trattato del ‘500. Probabilmente si tratta del modo in cui veniva chiamato il Monferrato all’epoca, ma indica nello stesso tempo la generosità del territorio. I produttori hanno stilato un rigido disciplinare che prevede che il vino sia prodotto in purezza da uve raccolte nei soli vigneti iscritti a uno specifico albo, e solo nelle annate migliori. E’ d’obbligo un affinamento di almeno 40 mesi di cui minimo 24 in legno. Ogni anno una commissione di tecnici insieme ai produttori, degusta i vini alla cieca per valutarne caratteristiche e idoneità.     Se un’annata non è considerata all’altezza del nome Monferace, i produttori possono decidere di non produrla. Nel corso della Visita all’Azienda insieme al proprietario Avv. Guido Carlo Alleva, abbiamo avuto la fortuna e l’onore di fare una bella verticale  (2012, 2013, 2015, 2016, 2017)  guidati da Gianni Fabrizio – curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. Un’esperienza che consiglio e che vi stupirà. Articolo a cura di Claudia Riva The voice of blogger è una rubrica a cura di Stefano Franzoni
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4 Giugno, 2022

ENOTURISMO la stagione riparte

Enoturismo la stagione riparte…Enoturismo, unica via. Se ne parla, si fanno conteggi, sondaggi, classifiche, studi numerici, studi percentuali, analisi finanziarie e analisi di flussi: a quanto pare tira più il turismo legato a vino e cibo che un carro di buoi… Ho letto diversi articoli molto interessanti nelle ultime settimane, considerazioni portate in primo piano da chi di vino e di enoturismo se ne occupa da molto e in tutto il mondo, come Laura Donadoni (https://theitalianwinegirl.com/) e Roberta Garibaldi (https://www.robertagaribaldi.it), che seguiamo  sempre con attenzione ed interesse. I numeri non sono un optional, sono importanti e sono primo strumento di riflessione e comparazione. Mi ha colpito pertanto il post di Laura Donadoni di cui riporto i dati più eclatanti: “Nel nostro Paese su 15 milioni di visitatori nelle cantine, solo il 10 per cento acquista bottiglie. E in Napa Valley? Su 3,9 milioni di visitatori, le vendite DTC sono del 70% La regione di Napa Valley in California con un numero di visitatori annui quasi 4 volte inferiore all’Italia, genera un ritorno di circa 2 miliardi di euro. Questo significa che a parità di numero di visitatori, la Napa Valley potrebbe, potenzialmente, incassare circa 2.8 volte il valore dell’intero mercato enoturistico italiano.” In Italia risulta inoltre che il 73,3% delle cantine non mette in relazione i dati di vendita con i contatti personali del cliente che ha terminato l’esperienza, perdendo di fatto ogni possibilità di fidelizzare. Mi chiedo il perché di questi divari, di quest’inefficienza italiana, di questa difficoltà a tradurre in risorsa economica un fenomeno che spadroneggia e che fa parlare di sé continuamente. Poi la riflessione prosegue quando la segreteria del mio Consorzio, per il mese di settembre che vede a Scanzorosciate tutte le cantine aperte e tutto il territorio movimentato per l’accoglienza enoturistica appunto, mi informa che pochi dei nostri Soci hanno fatto il corso sull’enoturismo, primo requisito per poter fare attività di accoglienza in cantina e in vigneto. Approfondendo scopriamo anche che in tutta Lombardia le Aziende Agricole regolarmente iscritte al nuovo Albo dell’enoturismo sono una decina. Una cifra ridicola, ma facile da comprendere. Di enoturismo si parla da tanto ma viene regolamentato in Italia con il Decreto del 12 marzo 2019, quindi recentissimo. Il Decreto, come spesso accade in Italia, non è stato redatto da zero, non si è partita dalla pagina bianca, bensì si sono dovute recepire gran parte delle regolamentazioni precedenti riguardanti le degustazioni in cantina e in azienda. Tutto il nostro mondo ha gioito dell’uscita del Decreto, sperando finalmente in una legislazione semplice e chiara di un’attività, semplice e chiara, che fino ad allora è vissuta di vita propria. Lo sconforto è subentrato pochi mesi dopo però, quando i tempi burocratici si sono allungati e tardavano ad arrivare le specifiche regionali del decreto e quando nulla si sapeva di come ci si poteva mettere in regola. Regione Lombardia con la L.r. 31/2008 (art.160) e col regolamento attuativo n. 5/2020 (art. 17), ha normato a livello lombardo l’attività enoturistica. Come si legge è stato poi il regolamento attuativo del maggio 2020 a darci la reale possibilità di avviare l’attività, previa frequentazione di un corso, di diverse ore, online, a pagamento. Il primo corso per la Lombardia è appunto del maggio/giugno 2020. Lo hanno frequentato oltre 70 rappresentati di azienda. Perché di queste 70 solo una decina sono registrate all’Albo degli Enoturismi? La risposta è semplice: durante il corso si apprende di quanto complicata sia la gestione burocratica e amministrativa dell’attività enoturistica nel momento in cui oltre al vino si vuole offrire per esempio qualche formaggio o salume in abbinamento. Di quanto sia, come sempre ahimè, assurda e complicata la contabilizzazione di questa semplice attività ricettiva. Ovviamente ci sono altre complessità ma non è il caso di andare a fondo tediando i lettori. Ora senza lamenti tout-court, senza false scusanti, concordo che l’Italia è spesso un passo indietro su molti aspetti, che in certi contesti siamo chiusi e poco propensi ad aprire case, attività, campi solo per guadagnare di più, che spesso siamo improvvisati e ci improvvisiamo. Credo però che si debba tener conto delle differenze spesso abissali che intercorrono tra il nostro paese, legislativamente più complesso di un labirinto dedalico, e altri contesti che hanno anche la tendenza a monetizzare più di noi. Nessun giudizio morale, nessuna paura, solo consapevolezza, che ci serva anche a fare valere di più il peso e il valore delle nostre produzioni e , ovviamente, a farci crescere in professionalità. Francesca Pagnoncelli Folceri   
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3 Giugno, 2022

La Lombardia incontra Roma

La Lombardia incontra Roma per raccontare il patrimonio ampelografico lombardo nella capitale. Il vino è cultura, il vino è territorio, ma soprattutto il vino è condivisione: per questa ragione Ascovilo ha deciso di supportare Winetales Magazine e la sua area interviste all’interno della diciannovesima edizione di Vinoforum, in programma a Roma dal prossimo 10 giugno 2022. Vinòforum è da sempre un appuntamento inclusivo che ospita ogni anno circa 49.000 visitatori con un forte legame con il pubblico capitolino e non solo. Condividere e appassionare i visitatori del prossimo Vinòforum per raccontare i vini di Lombardia che occupano circa 24.000 kmq della regione, con aree di produzione che hanno caratteristiche molto diverse sia dal punto di vista climatico sia dal punto di vista di composizione dei terreni, è la sfida che Winetales Magazine e Ascovilo vogliono affrontare insieme. Dalle montagne della Valtellina si passa alle zone pianeggianti o parzialmente collinari come l’Oltrepò Pavese, fino arrivare in aree con un microclima particolare, come quelle attorno al lago di  Garda e ai famosi “Sass de la luna”, su cui cresce il Moscato di Scanzo, da cui un passito che rappresenta la seconda DOCG più piccola d’Italia. La superficie regionale è pianeggiante per circa la metà della sua estensione, mentre è montuosa per un ulteriore 40%. Poco più del 10%, invece, della superficie è collinare, e pertanto si presta alla  viticoltura di qualità. Questa profonda varietà di terreni permette coltivazioni e produzioni diverse per un patrimonio ampelografico composto complessivamente da: 5 DOCG, 23 DOC e 15 IGT per circa 1,300,000 hl di vino prodotto ogni anno. Tutte queste storie di vino saranno ospiti a Vinòforum, per dieci giorni di degustazioni e masterclass all’interno dell’area di Winetales Magazine che grazie alla collaborazione con Beacon, azienda specializzata nell’internalizzazione delle aziende italiane, avrà un respiro internazionale con un focus dedicato alle potenzialità delle aziende enoiche lombarde nel mercato internazionale. Non resta che accedere luci e microfoni e dare voce al vino lombardo e non, grazie all’appassionata redazione della rivista, a tutti gli operatori di settore, al pubblico e agli ospiti più importanti della prossima kermesse capitolina. “Vogliamo continuare a portare il vino di qualità in giro per l’Italia e per il mondo e farlo apprezzare a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Ringraziamo Ascovilo per questa opportunità e non vediamo l’ora di iniziare questa terza edizione del binomio che lega Winetales Magazine a Vinòforum. Siamo davvero orgogliosi di poter accostare il nostro marchio a una manifestazione piena di passione e pubblico e quest’anno di farlo insieme alla presidente di Ascovilo Giovanna Pradini e alle sue fantastiche eccellenze.”dichiara Damiano Antonelli CEO di WT Group srl, società proprietaria di Winetales Magazine. “Le nostre produzioni vitivinicole sono espressione di un territorio dal grande potenziale, tuttavia talvolta il nostro impegno non viene adeguatamente comunicato ed è ben noto solo a livello locale. Sono felice di dare il via a questa collaborazione con Winetales e Vinòforum certa che l’opportunità di presentarci in un mercato estremamente interessante per il consumo del vino italiano possa sostenere il tentativo dei nostri consorzi di promuovere le denominazioni DOP e IGP di Lombardia” dichiara Giovanna Prandini Presidente di Ascovilo ‘’Sono quasi 20 anni che Vinòforum propone un approccio al vino che permette di mettere in contatto diretto aziende, operatori del settore e consumatori finali, – dichiara Emiliano De Venuti, CEO di Vinòforum – Il nostro si è rivelato un format vincente, che riesce a soddisfare tanto le aspettative degli addetti ai lavori, quanto la curiosità degli appassionati. Ogni anno alziamo l’asticella proponendo al nostro pubblico un calendario di appuntamenti sempre più interessante. Siamo felici per questa edizione di aver creato una partnership con Ascovilo che, grazie agli amici di Winetales, potrà raccontare l’eccellenza dei propri territori.” “Da anni ci occupiamo di internazionalizzare le eccellenze vitivinicole del nostro Paese in specifiche aree del mondo: Regno Unito e Sud Est Asiatico. Abbiamo iniziato portando all’estero prodotti e produzioni principalmente legate alla Lombardia. Per questo motivo proviamo un ulteriore moto d’orgoglio nel presentarci a VINOFORUM congiuntamente ad ASCOVILO.  Siamo estremamente contenti di poterci affacciare su uno snodo importante come quello di Roma, allargando, di fatto, il nostro raggio d’azione al Centro Sud Italia che rappresenta, almeno per la nostra esperienza diretta, un’area di grande interesse per gli importatori esteri con cui lavoriamo” Dichiara Riccardo Rabuffi, Amministratore Unico di Beacon Srl, “Il Lugana Doc partecipa con grande entusiasmo a questa edizione di Vinoforum con la volontà di far conoscere ed esplorare ai partecipanti tutte le sfumature della nostra denominazione. Lugana non è solo un vino dalle numerose espressioni e declinazioni – noi li definiamo oggi 5 stili – ma anche un territorio affascinante, quello del Lago di Garda, che offre una cornice ideale per suggellare una memorabile esperienza enoturistica. Roma rappresenta un luogo dal fascino eterno, una città in cui ritorneremo a settembre con un grande evento esclusivo per il Lugana, a testimonianza del valore che la città rappresenta per il nostro Consorzio, importante meta italiana del piano promozionale 2022″ dice Fabio Zenato, presidente del Consorzio Tutela Lugana DOC. “Per il nostro Consorzio la presenza a Vinòforum insieme ad Ascovilo è un’ulteriore tappa verso il nostro obiettivo primario: fare conoscere e degustare il Moscato di Scanzo e farne capire l’unicità assoluta. Roma ovviamente ci apre le porte ad una parte d’Italia dove è praticamente impossibile trovare il nostro passito, non potevamo assolutamente mancare questo importante appuntamento” dice Francesca Pagnoncelli, presidente del Consorzio Tutela Moscato di Scanzo. “I Vini Mantovani si presentano per la prima volta a Vinòforum con le migliori etichette delle 6 denominazioni D.O.C. e I.G.T. della provincia di Mantova: dai pregiati vini internazionali dei Colli Mantovani, all’emblematico Lambrusco Mantovano dagli esclusivi vitigni autoctoni. Accoglieremo i visitatori, portando loro il nostro territorio di grande fama culturale e gastronomica che saprà stupire con una wine experience indimenticabile”, dice Corrado Cattani, presidente del Consorzio Vini Mantovani. “Raccontare le grandi eccellenze del vino è la prima e più importante missione di Winetales Magazine, rivista che raccoglie all’interno della sua redazione professionisti del settore che, coordinati dall’eccellente Francesca Pagnoncelli Folcieri, creano contenuti di valore sempre maggiore. La partnership con Ascovilo e Vinoforum è la dimostrazione della passione con cui la nostra redazione persegue l’obiettivo di condividere con il pubblico le storie che nascono tra le vigne e che sono le fondamenta dell’eccellenza nostrana.” dichiara Simone Bonaccorso, direttore responsabile di Winetales Magazine.
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28 Maggio, 2022

CAMPANIA WINE sempre più moderna e di tendenza

La Campania più moderna e di tendenza che dal 21 al 23 Maggio ha messo in scena nel centro di Napoli  la manifestazione “Campania Wine” che ha visto la straordinaria compartecipazione di tutti i consorzi di tutela dei vini regionali uniti in un mirabile esempio di compattezza e sinergia al fine della valorizzazione del vino regionale. L’evento, realizzato anche grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea, Campagna Medways EU: from Mediterranean to the East, new WAYS to advance Sustainability in Europe, ha avuto come tema dell’edizione quello della sostenibilità. Dunque coinvolti tutti e 5 i Consorzi di tutela del vino campano con la partecipazione aggiuntiva del Consorzio del Pomodorino del Piennolo. L’elenco: CASERTA : “Vitica” Consorzio Tutela Vini Caserta  (Presidente Cesare Avenia)  tutela le denominazioni: Falerno del Massico DOC, Aversa DOC, Galluccio DOC, Roccamonfina IGT, Terre del Volturno IGT AVELLINO: Consorzio Tutela Vini Irpinia (Presidentessa Teresa Bruno) tutela le denominazioni: Taurasi DOCG, Fiano di Avellino DOCG, Greco di Tufo DOCG, Irpinia DOC, Irpinia Campi Taurasini DOC BENEVENTO: Consorzio Tutela Vini Sannio  (Presidente Libero Rillo) tutela le denominazioni: Aglianico del Taburno DOCG, Falanghina del Sannio DOC, Sannio DOC, Beneventano IGT SALERNO: Vita Salernum Vites Consorzio Tutela Vini Salerno – (Presidente Andrea Ferraioli) tutela le denominazioni: Costa d’Amalfi DOC, Cilento DOC, Castel San Lorenzo DOC, Colli di Salerno IGT, Paestum IGT NAPOLI: Consorzio Tutela Vini Vesuvio – (Presidente Ciro Giordano) tutela le denominazioni: Vesuvio DOC, Pompeiano IGT Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio – Cristina Leardi L’evento è stato anticipato Sabato 21 da un tour via mare attorno al Golfo di Napoli riservato ad una cinquantina di ospiti accreditati tra giornalisti, bloggers ed esperti del settore. Meta l’isola di Procida, Capitale della Cultura Italiana 2022, che con i suoi colori pastello ha fatto da sfondo ad un aperitivo in spiaggia bagnato dalle fresche sfumature di vini bianchi e rosati da tutte e 5 le province. L’evento si è poi svolto tra Domenica 22 e Lunedi 23 nella centralissima cornice di Palazzo Reale, di fronte a Piazza del Plebiscito, dove nell’ampio e massiccio porticato sono stati allestiti 150 banchetti da degustazione che hanno ospitato altrettanti produttori. Il pubblico ha dato buona risposta poiché  più di tremila nella sola prima giornata sono stati gli ospiti paganti che hanno  partecipato, dalle 10:00 alle 19:00, al “walk around wine tasting” con la possibilità di scoprire più di 600 etichette in assaggio. La posizione centralissima ha certamente giovato in quanto a visibilità se immaginate tutti i turisti e passanti che nel weekend hanno anche solo attraversato Piazza del Plebiscito. Molto afflusso dunque e tantissima curiosità, ma i produttori ai banchetti sono riusciti ad espletare il loro servizio fino a sera senza troppi momenti di eccessivo affollamento.  Più rilassatra la giornata di Lunedì, prevalentemente indirizzata agli operatori di settore, dove la minor ressa e qualche grado in meno di temperatura hanno conferito un’atmosfera più distesa al porticato e gli operatori sono riusciti ad assaggiare i vini con molta calma. Ad impreziosire il programma sono state organizzate anche una serie di Masterclass tenute da Luciano Pignataro e Chiara Giorleo. Queste si sono svolte tra le sale inferiori di Palazzo Reale e la Sala delle Armi del Maschio Angioino ed hanno avuto come argomento un’introduzione globale sull’universo vini della Campania: denominazioni, territorio, vitigni e stili, dalle bollicine ai rossi più importanti passando per le declinazioni dei rosati oggi sempre più alla moda  ai bianchi che sono spesso sinonimo di Campania nell’immaginario comune. Durante la giornata di Lunedì si è tenuto il forum intitolato “Le indicazioni geografiche come patrimonio sostenibile della Campania e il ruolo dei consorzi di tutela”, in cui si è discusso del ruolo strategico dei consorzi nelle politiche di sviluppo territoriali e riguardo al tema della sostenibilità in relazione al territorio campano. Nel pomeriggio si è poi concluso, sempre nel Teatro di Corte di Palazzo Reale, con “La Campania che ama la Campania 2022” condotto da Veronica Maya e Luciano Pignataro, nel corso del quale sono stati assegnati sessanta riconoscimenti voluti dai consorzi di tutela vini della Campania per le migliori carte dei vini con referenze regionali, allo scopo di far conoscere e sostenere coloro che promuovono la cultura e il patrimonio della vitivinicoltura campana  in tutte le possibili forme connesse al mondo del vino. Un evento che lascia ben sperare con riguardo al futuro, che ha mostrato una regione compatta e 5 consorzi affiatati. Sta a loro proseguire questo percorso di sponsorizzazione di un territorio che vanta un patrimonio ampelografico invidiato in tutto il mondo. Quando si parla di vitigni autoctoni la Campania ha pochi rivali, così come quando si parla di bellezza paesaggistica. Ma si può fare ancora molto di più. La Campania del vino è ancora conosciuta piuttosto superficialmente nel mercato interno e non ha l’appeal che potrebbe guadagnare sui mercati internazionali. Sull’onda del successo della falanghina e della famosa triade che compone assieme a  fiano e greco, la Campania viene percepita come regione bianchista anche se in realtà solo un 46% di vino prodotto è bianco ed il vitigno più coltivato è a bacca nera, l’aglianico. Come spiega Luciano Pignataro inoltre non è neppure corretto considerarla una regione “calda” in quanto i territori più vocati e storici si trovano tutti e quanti in altura e qui la vendemmia avviene a fine ottobre in contemporanea con quella di zone situate molto più a nord, come la Valtellina. Un territorio di contrasti e contraddizioni, d’altronde parliamo di quella regione che in Italia vien spesso bistrattata mentre all’estero, Napoli e la Campania intera sono forte sinonimo di italianità, come la pizza e il mandolino. In questo senso si sta anche discutendo riguardo una nuova denominazione regionale. Agli australiani piace il fiano tanto che ne coltivano sempre più e così come gli americani condividono anche la passione per prove di vinificazione di aglianico. E in Italia? Come dicevamo prima il mercato interno è molto legato ad un ristretto numero di produttori commercializzati in maniera molto capillare da Vipiteno a Lampedusa ma al di fuori di queste poche aziende di riferimento le etichette campane faticano ancora a trovare un certo posizionamento su scaffali e carte. Dunque tantissimi produttori che andrebbero conosciuti mentre tutti bevono sempre quei quattro o cinque, e lo stesso discorso può applicarsi anche se ci domandiamo: come mai nominiamo sempre questi oltre cento vitigni autoctoni ma poi ne conosciamo si e no cinque? Perché ne beviamo (più o meno abitualmente) solo quei si e no cinque. Bacca nera: bene l’aglianico, un po’ di piedirosso e poco altro. Lo sapevate che uno dei vitigni più coltivati della Campania è la barbera ma non quella barbera che pensate voi? Se si guarda invece alla bacca bianca si scopre che anche agli italiani piace il fiano, così come il greco, ma la falanghina ancor di più. E se vi dico: asprinio, casavecchia , coda di volpem,  pallagrello bianco, pallagrello nero, catalanesca, caprettone, ginestra, fenile, ripoli, tintore, coda di pecora… li avete mai sentiti nominare? Facciamo così: in uno dei prossimi articoli vi parlerò un po’ io di alcuni altri vitigni meno conosciuti della Campania. D’altronde mi è sempre piaciuto parlare dell’autoctono campano. The voice of blogger è una rubrica a cura di Stefano Franzoni
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25 Maggio, 2022

Gruppo Meregalli: risultati e novità tra dinamicità ed esperienza

Gruppo Meregalli: risultati e novità per una delle aziende italiane che, come poche, possono vantare oltre 160 anni di vita. Ma sono ancora meno le aziende che affondano le loro radici non solo nel tempo, ma anche nella storia. Tutto ebbe inizio nel 1856 quando Giovanni Meregalli trasferì la sua osteria con mescita da Vedano a Villasanta, alle porte di Monza, e iniziò a vendere vino. Di generazione in generazione l’azienda è cresciuta fino a essere conosciuta ovunque, pur restando saldamente nelle mani della famiglia che l’ha generata. Ciò che è certo, è che quella piccola antica osteria si è trasformata in un impero. Nel 1887 l’attività si trasformò in fiaschetteria e vendita all’ingrosso, nel 1969 nasce la Meregalli Giuseppe srl. Sotto la guida del figlio Giuseppe nei primi anni 70, la Meregalli diffuse nuovi marchi e nuove tendenze, propose al grande pubblico etichette conosciute solo a pochi cultori e in pochi anni fu in grado di servire ogni angolo del paese. L’azienda è oggi più prospera che mai, rafforzata dalla presenza della quinta generazione, rappresentata da Marcello, a cui si devono le nuove iniziative e aperture delle consociate del moderno Gruppo Meregalli. Oggi Gruppo Meregalli vanta una gamma di prodotti di assoluto prestigio composta da svariate referenze di oltre 100 produttori lungo due assi portanti, vino e spirits: 2000 specialità in esclusiva sono oggi presenti nei cataloghi del Gruppo. Servizio di logistica, rapidità e velocità, assortimento, formazione, professionalità, eccellenza, queste le parole d’ordine del Gruppo. Grandi soddisfazioni emergono leggendo i fatturati 2021 (dati in milioni di euro) delle aziende del gruppo legate al settore wine, con Meregalli Wines che si attesta a circa 46, Meregalli Spirits supera i 18, Visconti43 che sfiora i 5 nonostante sia stata avviata nel 2017 e le consociate estere, Meregalli France, Suisse e Monaco, che si attestano complessivamente oltre i 6. Con immenso piacere ho avuto l’opportunità di fare una chiacchierata con Marcello. Parlando con lui traspare sin da subito la dinamicità che muove l’azienda nell’ottica del miglioramento continuo e della valorizzazione di tutte le potenzialità. Oltre alle famose Meregalli Wines e Meregalli Spirits, a regalare una grossa soddisfazione è l’ultima nata in casa Meregalli. Visconti43, realtà con filosofia ben definita, con logistica e personale dedicato, accoglie un catalogo intelligente con oltre 200 prodotti selezionati provenienti da cantine italiane e straniere a conduzione familiare, contraddistinte da lavorazioni in vigna che guardano al biologico o da particolari vinificazioni, dal posizionamento alto e con un numero di bottiglie prodotte talvolta centellinato. Colpisce come la pandemia intervenuta negli ultimi anni abbia rappresentato per il Gruppo l’opportunità per accelerare quei processi di transizione e digitalizzazione già in atto. Nel corso di questi ultimi due anni infatti si sono concretizzati alcuni sistemi digitalizzati per la gestione degli ordini, sia B2B che B2C, con gli agenti che hanno potuto mantenere il proprio ruolo concentrandosi sulla consulenza piuttosto che sulla gestione dell’ordine, e con tutto il personale tempestivamente formato all’utilizzo delle piattaforme da remoto per rispondere prontamente alla pandemia. Oltre a questo, anche a seguito di studi interni sulle lavorazioni effettuate, il periodo pandemico ha rappresentato l’impulso per attuare innovazioni al sistema logistico aziendale, dai sistemi operativi alla gestione degli ordini, passando per la riorganizzazione degli uffici. Altro passo in avanti effettuato nell’ultimo periodo è quello che ha visto l’assunzione di due figure specializzate per la parte di CRM, fidelizzando ancora di più contatti e clienti grazie alla creazione di mailing list e alla comunicazione diretta con clienti Horeca e privati. L’azienda, continua Marcello, è sempre proiettata al futuro e non mancano mai nuovi progetti. Oltre alle tante novità in distribuzione, di recente è stata acquisita una quota della cantina biodinamica 1701 in Franciacorta, con un suo ampliamento per aumentare la produzione e promuovere l’accoglienza, ed è stata creata in partnership con Joe Bastianich l’azienda vinicola friulana biologica Ronc dal Diaul. Le scelte in questo campo, che non saranno le uniche, rappresentano la volontà strategica di investire insieme ai partner di settore accompagnandoli nella crescita, ampliando relazioni e attività. Una realtà in continuo movimento che avremo sempre il piacere di seguire! Gruppo Meregalli: risultati e novità tra dinamicità ed esperienza A cura di Giuseppe Petronio 
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19 Maggio, 2022

Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus

Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus. Una cantina situata al centro dell’incantevole Valle dei Laghi, a nord del Lago di Garda ed a sud delle famose Dolomiti di Brenta e poco distante dalla città di Trento, Cantina Toblino è un nome di assoluto rilievo nel mondo del vino. Nota come storica cantina sociale, offre un’ospitalità elegante e genuina e allo stesso tempo un innovativo laboratorio a cielo aperto, dove la ricerca viticola ed enologica porta ogni giorno a realizzare vini di qualità, con una particolare attenzione per l’ambiente. Oggi l’azienda agricola Toblino coltiva i circa 40 ettari dell’antica mensa vescovile in regime biologico, mentre Cantina Toblino riceve le uve da più di 600 soci-viticoltori per un totale di oltre 850 ettari vitati. Una vera eccellenza che lavora nel pieno rispetto dell’ambiente. Gli effetti del cambiamento climatico stanno colpendo da anni il settore vitivinicolo europeo, da qui nasce l’urgenza di trovare soluzioni efficaci, che sappiano adattarsi alle nuove sfide imposte da ecosistemi in continua evoluzione. Cantina Toblino, in tale contesto, ha deciso quindi di prendere parte al progetto IMPETUS per incentivare una viticoltura lungimirante e rispettosa dell’ambiente, un progetto che affronta il tema della sostenibilità con azioni concrete per rispondere in modo efficiente ed efficace all’emergenza climatica e ambientale. Il programma lanciato dall’Unione Europea, nei prossimi quattro anni, coinvolgerà sette aree bioclimatiche: dalle coste spagnole della Catalogna, alle spiagge artiche del Troms in Norvegia, per poi passare a territori mediterranei, continentali e atlantici, fino ad arrivare alle pendici del Monte Bondone in Trentino, nella Valle dei Laghi. L’obiettivo è analizzare e proporre metodologie e tecniche adattabili in tutte le sette regioni selezionate, dando da un lato un contributo a viticoltori e agricoltori europei e fornendo dall’altro modelli di gestione del territorio agli enti e alle autorità locali. La viticoltura è una risorsa economica e culturale da preservare: per questo la Valle dei Laghi, zona vocata alla produzione di uve e vini d’eccellenza, diventa la protagonista di un progetto di studio che va a testare modelli di simulazione, governance e supporto alle decisioni, nuovi vitigni e spostamento delle aree coltivabili, gestione e valutazione integrata del rischio, attivazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Eurac Research, centro di ricerca con sede a Bolzano, curerà l’indagine ideando, provando e implementando soluzioni capaci di gestire in modo ottimale la risorsa più preziosa, l’acqua. Proprio questo fattore ha coinvolto due importanti partner, essenziali per la riuscita del progetto e per la gestione sana e responsabile in viticoltura dell’elemento: il Bacino imbrifero montano (BIM) Sarca-Mincio-Garda e MobyGIS, azienda trentina che si occupa di modellazione e ottimizzazione del ciclo dell’acqua. “Chi lavora quotidianamente la vigna – dichiara Carlo De Biasi, direttore generale di Cantina Toblino – nei prossimi anni dovrà compiere scelte decisive per affrontare al meglio le conseguenze del cambiamento climatico. Oggi abbiamo strumenti che ci permettono di mitigare gli effetti ambientali negativi sulla qualità di uve e vini. Possiamo fare analisi e studi di vocazionalità con strumenti all’avanguardia che permettono di sviluppare, ad esempio, la viticoltura in aree a quote altimetriche superiori alla media, al fine di preservare l’eleganza e la fragranza dei vini. Tutto questo ci permetterà nel prossimo futuro di migliorare la qualità delle uve attraverso una viticoltura innovativa, attenta, rigorosa e sostenibile”. Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus A cura di Giuseppe Petronio 
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13 Maggio, 2022

Viaggio nel vino

The world is wine: un giro del mondo in oltre 300 vini dei 5 continenti, con tanto di diario di viaggio. Elemento Indigeno ricerca, importa e distribuisce vini da ogni regione vinicola del globo, purché abbiano una storia da raccontare. Per questo piace a Winetalesmagazine. Elemento Indigeno è il progetto di ricerca dedicato al vino di Compagnia dei Caraibi, azienda che importa e distribuisce spirits da ogni parte del mondo, di fascia premium e superpremium. Si distingue per la chiave di lettura originale, un approccio indiscusso alla qualità e una forte identità d’immagine, anche grazie al graphic design d’autore, firmato Gianluca Cannizzo (le sue illustrazioni sono spesso e volentieri dedicate al mondo del vino). Mi racconta il progetto Alessandro Salvano, enotecnico e sales wine manager di Compagnia dei Caraibi nonché langarolo ribelle, che dal 2019 produce il proprio vino dalla provocatoria etichetta Drink Wine Not Labels: “un po’ perché l’azienda di famiglia è la prima tagliata fuori geograficamente dai confini del Barolo, un po’ per sfatare i pregiudizi”. L’approccio giusto per girare il mondo alla ricerca delle realtà vitivinicole più autentiche, originali, eclettiche. “Con Elemento Indigeno vogliamo raccontare il vino da una nuova prospettiva. Il nostro viaggio è partito dal suo luogo d’origine, la Georgia, siamo poi passati in Armenia, Turchia, Libano, Marocco, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Sudamerica, Stati Uniti per terminare in Europa. Italia compresa, perché da noi c’è sempre da scoprire qualcosa di nuovo. Il focus della nostra ricerca non è solo interpretare il punto di incontro fra domanda e offerta, ma anche condividere la nostra idea di vino. La nostra selezione non vuole essere un insieme di categorie e di trend, piuttosto un racconto di storie dove il vino è il risultato del lavoro di persone appassionate, di custodi di cultura e pensatori rivoluzionari. Il nostro catalogo abbatte i confini – fisici e di pensiero – narrando il vino come connettore globale. Oggi abbiamo circa 400 etichette a catalogo, 27 Paesi rappresentati, 74 produttori che diventeranno a breve 85”. C’è un po’ di tutto: vini ancestrali e rari, antichi e moderni, rivoluzionari ed eclettici, naturali e biodinamici. Ognuno con una sua storia, come il libanese Sangiovese (coltivato nella valle della Bekaa) dell’azienda biologica Adyar gestita da monaci maroniti o il Meskhuri del georgiano Natenadze, un vino dalla mineralità balsamica macerato in anfore interrate, da viti selvagge ultracentenarie. Si passa dalla paladina californiana delle vinificazioni naturali Martha Stoumen alla cantina giapponese Katsunuma che dagli anni Trenta vinifica il vitigno autoctono Koshu producendo oggi un bianco travestito da rosso. Oltre che bevuti, questi vini vanno anche raccontati: “ecco perché per me è fondamentale riscoprire la figura dell’oste, colui che meglio può descrivere il nostro progetto e fare viaggiare narrando cosa c’è dietro un’etichetta. Un oste che presenta un vino instaura un’interazione dinamica, più efficace rispetto al semplice aprire una carta e finire sul solito nome già bevuto trenta volte” spiega Salvano. La dimensione narrativa contribuisce a rendere unico un vino. Oppure un viaggio. Per questo motivo ogni viaggio che si rispetti deve avere il suo diario. Così è concepito il catalogo di Elemento Indigeno, dal graphic design in bilico tra memoria e accenti pop. “Il progetto grafico è stato ideato da Gianluca Cannizzo, con l’idea di creare un carnet de voyage, sia dal punto di vista concettuale sia estetico. Così è nato un album che riporta mappe, collage, offre la possibilità di creare inserti, annotare appunti accanto alle immagini delle bottiglie assaggiate. La copertina è in cuoio, invecchiando nel tempo acquisisce la bellezza di una patina vissuta e diventa quasi un feticcio”. Impresso sulla copertina, il logo. Un insieme di figure, sintesi grafica del viaggio di Elemento Indigeno: una testa (l’io) da cui fuoriesce una lingua (quasi animale, a significare la componente istintiva) verso cui punta una piramide rovesciata (simbolo archetipo della concentrazione) e una sfera che rappresenta il mondo, ma anche un acino. A cura di Katrin Cosseta 
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