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24 Maggio, 2023
Cantine storiche d'Italia
Cantine storiche d’Italia, edito da 24 ORE Cultura, è un volume scritto a quattro mani da una giornalista e architetta, Margherita Toffolon, e un sommelier professionista, Paolo Lauria. Due visioni diverse e complementari per dipingere un ritratto completo – dal contenitore al contenuto – di alcune antiche realtà vitivinicole del nostro paese, datate tra il X e il XIX secolo.
“Con questo libro abbiamo voluto condividere la scoperta di questi luoghi, che conservano la propria intima anima ancora intatta, arricchendola con le note di degustazione dei vini più rappresentativi di ogni cantina” spiegano gli autori.
Castello Banfi
Il volume illustrato nasce da un lungo lavoro di indagine che ha portato all’individuazione di oltre 500 cantine, fino alla mappatura delle 38 che meglio rappresentano il genius loci del loro territorio. Blasonate e non. Note o meno conosciute. Alcune iconiche, altre meno scontate.
Di ogni cantina si delinea una vera e propria carta d’identità che comprende le voci: storia, architettura, profilo enologico (ettari vitati, suoli, densità per ettaro, vitigni, produzione media), vini.
castello di monsanto
Il taglio narrativo di Cantine storiche d’Italia deriva dalla constatazione che “la storia di famiglie, ordini religiosi, produttori spesso sperimentatori o visionari e altre volte veri imprenditori, non solo legati al mondo del vino, è strettamente legata a quella degli edifici che ne sono ancora oggi l’abitazione o la sede aziendale”.
Si va dalle abbazie ai castelli medievali, dalle ville nobiliari rinascimentali a complessi ottocenteschi di gusto eclettico.
Cantine Storiche Guido Berlucchi
Si legge ancora in prefazione: “la ricostruzione della dimensione storico-temporale di alcune importanti zone vitivinicole risulta intrecciata a quella dei loro insediamenti abitativi e produttivi, in alcuni casi veri e propri catalizzatori artistici e culturali”.
È certamente il caso dell’altoatesina Abbazia di Novacella che apre la rassegna: fondata nel 1142, è annoverata tra le più antiche cantine del mondo, oltre a custodire preziosi tesori d’arte. Struttura, complessità ed eleganza sono termini adatti tanto al luogo quanto alla linea Cru Praepositus, selezionata come prodotto vinicolo identitario.
Castel Salegg
L’excursus storico svela spesso aneddoti e curiosità, come il fatto che i vini della cantina di Argiano, nei sotterranei di una villa cinquecentesca in quel di Montalcino, siano citati in un verso di Carducci. “Nella quale asprezza mi tersi col vin d’Argiano, il quale è molto buono”. Non si riferiva certo al Solengo, supertuscan nato dal genio enologico di Giacomo Tachis nel 1995, di cui viene proposta la nota di degustazione per l’annata 2019.
Nel libro si scoprono anche le Possessioni Serego Alighieri, in Valpolicella, ancora in parte in mano ai discendenti del Vate. A rappresentarle, l’Amarone Vaio Armaron 2003.
Noto è che Fontanafredda (il suo Barolo Renaissance bio 2018 nella scheda di desgustazione) fu teatro delle bucoliche evasioni di Vittorio Emanuele II e della “bella Rosin”, un po’ meno il fatto che il Castello di Spessa in Friuli ospitò Casanova e il librettista di Mozart Lorenzo Da Ponte. Donde il Metodo Classico Brut Millesimato Amadeus, degustato in annata 2016.
Villa Sandi
Se Toscana, Veneto e Piemonte ospitano il maggior numero delle cantine descritte, non mancano la Sicilia del Marsala Florio, la Valtellina di Nino Negri (e del suo Sfursat 5 stelle 2018), la Basilicata delle Cantine il Notaio (con annesso Aglianico del Vulture Il Sigillo 2015) o i Colli Romani con la cantina Principe Pallavicini che nella sua architettura ingloba un tratto dell’acquedotto dell’Acqua Claudia.
Cantine Storiche Fratelli Gancia &Co
Si lascia al lettore il compito di scoprire le restanti cantine e degustare, letterariamente, le etichette che le rappresentano.
Cantine storiche d’Italia non è una guida per enoturisti; non è un libro di storia dell’architettura né un volume fotografico di suggestivi paesaggi; non è una (ennesima) guida dei migliori vini italiani. È tutto questo, fuso insieme.
A cura di Katrin Cosseta
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23 Maggio, 2023
Vino e arte che passione
Vino e arte che passione è la manifestazione che si è svolta a Roma il 14 maggio 2023 tra i giardini e le meravigliose stanze del Casino dell’Aurora Pallavicini, proprio difronte al Quirinale. Una location che da sola vale la visita.
Giornata calda e soleggiata quella del 14 maggio. Peccato che fino alla sera prima piovesse con previsione nefaste per il giorno seguente. Scelta obbligata per gli organizzatori quella di rinunciare allo stupendo giardino per portare all’interno del Casino i banchi di assaggio.
Mai un “piano B” si è rivelato migliore del “piano A”. Gli interni del Casino sono un tripudio di quadri, affreschi, mosaici, statue: concentrarsi sui vini è stato particolarmente arduo. L’eccellente qualità di alcuni di essi ha avuto la meglio sulle bellezze artistiche. Penso infatti alla interessantissima cantina, Pomario, ai profumi dei vini di Colognole, ai Pinot Nero di Nuova Tenuta Paradiso, al Primitivo di Masseria Pavone, ai vini di Paolo e Noemi D’Amico. Insomma tanta piacevolezza e tanto charm che ha pervaso l’intero evento Vino e arte che passione rappresenta qualcosa di unico nel panorama devli eventi enologici romani spesso relegate nelle sale degli hotel. Eppure di luoghi suggestivi a Roma ce ne sarebbero molti. Basta un minimo di capacità. Un plauso agli organizzatori della CT Consulting Events! NB I miei vini sono nelle stories “Vino e arte” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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Mai un “piano B” si è rivelato migliore del “piano A”. Gli interni del Casino sono un tripudio di quadri, affreschi, mosaici, statue: concentrarsi sui vini è stato particolarmente arduo. L’eccellente qualità di alcuni di essi ha avuto la meglio sulle bellezze artistiche. Penso infatti alla interessantissima cantina, Pomario, ai profumi dei vini di Colognole, ai Pinot Nero di Nuova Tenuta Paradiso, al Primitivo di Masseria Pavone, ai vini di Paolo e Noemi D’Amico. Insomma tanta piacevolezza e tanto charm che ha pervaso l’intero evento Vino e arte che passione rappresenta qualcosa di unico nel panorama devli eventi enologici romani spesso relegate nelle sale degli hotel. Eppure di luoghi suggestivi a Roma ce ne sarebbero molti. Basta un minimo di capacità. Un plauso agli organizzatori della CT Consulting Events! NB I miei vini sono nelle stories “Vino e arte” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
22 Maggio, 2023
Due realtà vinicole a Gaiole in Chianti: Fattoria San Giusto e Castello di Ama
Dopo il Chianti Classico Collection mi sono deciso ad approfondire le caratteristiche delle varie U.G.A.
Parto quindi alla volta di Gaiole, prima tappa è Fattoria San Giusto a Rentennano, azienda storica di proprietà della famiglia Martini di Cigala.
Ed è proprio Luca, uno dei fratelli, a ricevermi.
Senza tante parole mi invita a montare sul fuoristrada e iniziamo il giro della tenuta, vigna per vigna, dove mi spiega le differenze che si possono trovare nei 3 blocchi principali in cui sono stati divisi i vigneti per caratteristiche del suolo:
– una a sud-est, con suoli sabbiosi e tufacei, una a sud ovest, più ricca di alberese e galestro e una a nord, tra i 260 e i330 mt, con terreni misti, che viene raccolta per ultima data la maturazione più lenta delle uve.
Mi racconta anche delle origini storiche della fattoria che in passato è stata un monastero cistercense, poi proprietà dei Ricasoli, e castello-fortezza durante le guerre tra Firenze e Siena, prima di passare alla famiglia Martini agli inizi del 1900.
Passando davanti ad alcune vigne vedo delle lunghissime reti disposte ordinatamente lungo tutti i filari come quelle usate nelle Langhe per proteggere le piante dalle grandinate.
Luca mi spiega che da qualche anno sta adottando questo sistema per proteggere i grappoli dal sole, evitando così le “scottature” agli acini che possono causare, oltre la perdita di parte del raccolto, anche un eccessivo livello di quercetina.
La fattoria comprende 30 ettari vitati per una produzione di circa 90.000 bottiglie/anno, con piante di età media compresa tra i 25 e i 50 anni.
Parliamo tanto, tantissimo.
Il pomeriggio vola se hai davanti una persona come Luca, che sembra un pozzo di sapienza vitivinicola senza fine.
Alla fine entriamo in casa e accompagnati da salame e pecorino iniziamo a degustare e parlare dei vini, tutti sorprendenti!
Ancora un immenso grazie a Luca per il suo tempo e la sua compagnia!
Oggi voglio parlarvi del:
Percarlo 2018
100% Sangiovese
Rubino intenso e vivo.
Naso importante e opulento di frutta rossa matura, note balsamiche fresche, sottobosco ed un elegante boisè finale.
Di grande struttura, imponente, pulito, fine, complesso e aristocratico.
Tannino vigoroso ma composto, grande freschezza e persistenza.
Immenso!
Castello di Ama
Seconda tappa di questo giro di Gaiole in Chianti è Castello di Ama, nome conosciuto anche agli appassionati più in erba.
Questo borgo ha una storia antichissima( del castello, distrutto durante le invasioni aragonesi del XV° secolo, ormai resta solo il nome), ma solo nel ’74 assume l’attuale assetto di azienda vinicola quando viene acquistato da 4 famiglie di origine romana che ne intuiscono il potenziale.
Entra nel progetto agli inizi degli anni 80 anche Marco Pallanti all’epoca giovane enologo fiorentino che collaborerà in prima persona alla creazione del mito di Ama.
120 ettari di cui 80 vitati che abbracciano l’azienda formando un anfiteatro naturale sulla valle di San Lorenzo.
Vigne tra i 450-530 mt su suoli ricchi di scheletro e agglomerati di #alberese e #galestro che danno ai vini una distintiva impronta territoriale.
Niccolò, il ragazzo che si occupa delle visite, (che ringrazio ancora!) mi accompagna per il borgo mostrandomi le varie installazioni artistiche seminate per tutta l’azienda e raccontandomi un po’ della tenuta, della storia e della cantina.
Vista la qualità delle varie vigne tutto viene parcellizzato e a seconda del Cru da produrre vengono eseguite diverse vinificazioni.
Circa 300-350 mila bottiglie prodotte, suddivise tra 10 etichette.
Prima annata di chianti prodotta è stata la ’82 e nell’85 la prima de L’apparita, un 100% Merlot che in quegli anni era abbastanza inusuale.
La vigna dell’ Apparita ha come forma d’allevamento un sistema antico chiamato a “lira aperta” molto interessante.
A fine giro ho potuto assaggiare alcuni dei grandi vini che producono e il San Lorenzo è a dir poco strepitoso.
Vigna San Lorenzo 2015 Chianti Classico Gran Selezione
80%Sang-13%Merlot-7%Mal.nera
Rosso rubino vivo tendente al mattone.
Al naso potpourry di fiori secchi, frutta rossa in confettura, note smaltate, balsamico, cacao e tabacco a chiudere.
Sorso ampio, austero, aristocratico, di gran corpo e infinita freschezza.
Buona persistenza, tannino vibrante e setoso, bella acidità sostenuta e piacevole sensazione di avvolgenza.
Ottimo equilibrio e palato finissimo.
Acini Rari vi da appuntamento al prossimo tour.
Non perdetene nessuno e ripartite dall’inizio.
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19 Maggio, 2023
Terracruda e l'entusiasmo che può tutto
Terracruda e l’entusiasmo che può tutto.
Quello dell’entusiasmo non è uno stato d’animo che si riduce ad una semplice eccitazione partecipe. È qualcosa di estremamente più profondo, potente, massiccio. È il risvegliarsi di una forza tramite la quale non c’è meta che non sia a portata di mano, non ostacolo che non possa essere abbattuto, non collettività che non ne possa essere travolta e coinvolta. È lo stato d’animo attivo, centrato e sorridente che schiude l’infinita realizzabilità dei sogni. L’entusiasmo è qualcosa che coinvolge. Si trasmette come un virus diffondendosi prima intorno formando una vera e propria aureola per poi attaccare gli altri.
L’entusiasmo è quello che diffonde Luca Avenanti dell’azienda Terracruda in ogni sua esternazione. Ha un sorriso e una vitalità unica. Ride di se stesso. Ride della vita. Ride dei propri errori. Non è una risata forzata o sciocca. È qualcosa di vero, propria di quelle persone che sanno non prendersi sempre sul serio. Anche se dirigere una azienda è cosa seria. Specialmente quando ci sono sedici ettari (o venti) da condurre e quando occorre garantire lo stipendio a quasi venti persone. Leggerezza e spensieratezza sono proprie delle persone che ne hanno passate tante così come di quelle che hanno sbagliato per poi riuscire. Solo sbagliando si può arrivare alla soluzione.
Terracruda è una cantina a gestione familiare. C’è lo zio Vincenzo che invece di godersi la pensione dopo aver lavorato da sempre nell’agricoltura non si è tirato indietro nella gestione dell’azienda. Così è lui che dà le linee guida per la vigna. Poi c’è la sorella Maria Vittoria che solo una brutta malattia riesce a tenerla a casa. Gli studi in Wine Management ne fanno una risorsa fondamentale per il marketing. La cugina Emma che ha un altro lavoro ma nei week end e in estate da una mano in cantina. Il papà Zeno che non può che essere in direzione generale. Infine Luca che ha preso le redini insieme al suo compagno Carlos con il quale sono insieme da oltre 11 anni. Senza dimenticare mamma Adele e zia Nadia!
Siamo in sei di famiglia più cinque a supporto tecnico e dieci in vigna. Io sono il frontman che fa la gestione commerciale. È bello dire vado a fare il commerciale ma se bisogna fare il travaso nella botte o andare in vigna, io ci sono
Agricoltori e vignaioli non ci si inventa ed infatti le radici della famiglia Avenanti in qualche modo avevano a che fare con la terra.
La famiglia di mia mamma, mio zio, i miei nonni lavoravano nell’agricoltura. I miei nonni erano i mugnai e lavoravano il grano. Vivevamo già qui. Erano dei contadini e lo dico in maniera orgogliosa.
Da parte di padre invece si producevano, artigianalmente, mobili. Qualità e tanta attenzione ai dettagli. Due famiglie con tanti ettari a disposizione e la necessità di fare una scelta.
Venti anni fa si è detto: cosa facciamo con i terreni? Vogliamo perseverarli per bene o non facciamo nulla. Ai tempi avevo venti anni ed erano affascinato dalla vigna. Piantiamo un po’ di vigna e produciamo una piccola quantità di vini. Così non mandiamo in malora i terreni dei nostri nonni.
Da qui parte l’avventura. Una partenza che senza entusiasmo non si sarebbe trasformata nella realtà che oggi rappresenta nel territorio marchigiano.
Siamo a Fratte Rosa, un piccolo comune di poco più di 800 anime in provincia di Pesaro Urbino, nel cuore delle DOC Bianchello del Metauro, Pergola Aleatico, Sangiovese Colli Pesaresi tra le colline equidistanti dal mare e dal monte Catria. Una zona dove si vinifica da tempo immemore anche se in molti si sono lasciati attirare dalle sirene di vitigni internazionali o comunque non autoctoni.
La scelta di Luca e dell’azienda è invece diversa. Identitaria e territoriale.
Solo se hai l’entusiasmo te ne vai in giro a ricercare i vitigni abbandonati ancorché presenti sul territorio da sempre. Perché poi oltre a trovarli devi ottenere le barbatelle, devi classificarli, devi normarli. Insomma serve tempo, visione, forza d’animo. Ed entusiasmo.
Incrocio Bruni e Garofanata sono due esempi di vitigni poco noti e pressoché abbandonati. Il primo è del 1936 ed è merito del prof. Bruni che al suo tentativo n. 54 di trovare un incrocio resistente alla fillossera provò un mix tra Verdicchio e Sauvignon. Non resisteva alla fillossera ma il risultato fu comunque buono tanto da spingere i contadini marchigiani a coltivarlo.
Siamo andati con il nostro enologo a cercarli dai contadini. Abbiamo iniziato con mezzo ettaro e adesso ne gestiamo quasi due ettari.
Del secondo, sempre a bacca bianca, non si hanno tracce certe anche se negli appunti del pro. Bruni (sempre lui!) se ne trovano cenni.
Va bene l’entusiasmo ma se hai tanti ettari non è che puoi lavorare solo con due vitigni quasi sconosciuti. Ecco che allora si pianta l’Aleatico di Pergola che va ad affiancare il Bianchello e Sangiovese (siamo nelle Marche ed è quasi un obbligo!).
Varietà autentiche ed uniche. Basse rese per ettaro con la conseguenza che non puoi che fare qualità!
Siamo in collina. Dunque la zona è vocata. Riusciamo a produrre l’Aleatico in versione secca con alcolicità accettabile. Un equilibrio tra freschezza, maturazione e alcolicità.
Arrivare ad imbottigliare oltre 150 mila bottiglie denota la capacità di una azienda di compiere un percorso di crescita. Certo, ci sono voluti quasi venti anni. Si sono commessi errori. Si è sperimentato molto. Si è faticato molto. Con l’entusiasmo però, si ottengono risultati.
Un entusiasmo che porta a non abbattersi negli incidenti di percorso. All’inizio l’azienda non era solo un affare di famiglia. La poca esperienza e le vigne appena piantate indussero ad inserire un socio che portava in dote vigne storiche, passione per il vino, capacità in vigna. Poi però, quando si capisce che l’essere biologici e diminuire le rese in vigna può essere non solo una questione di identità ma anche di distinzione sul territorio, le strade si dividono.
Nel percorso eravamo partiti con una idea di agricoltura tradizionale ma ci siamo resi conto che in un terreno poco blasonato se arrivavamo a produrre il Bianchello così, il mondo non se ne sarebbe accorto. Allora abbiamo detto: noi passiamo al biologico e corriamo i nostri rischi.
La cosa è riuscita benissimo. Sarà stato l’entusiasmo o comunque la scelta delle persone in vigna, dell’agronomo, dell’enologo. Fatto sta che nel corso degli anni, sperimentando, sbagliando, i risultati sono arrivati. Ed è arrivata anche una vera filosofia aziendale individuabile nella produzione di vini da mono vitigno. Nessun blend insomma per esaltare le cultivar e far apprezzare appieno ogni singolo acino.
Noi abbiamo creduto sin da subito nel mono uvaggio e nelle varietà autoctone. Il Bianchello del Metauro DOC venti anni fa era come oggi. Noi volevamo fare una versione superiore, uno spumante ma era difficile. Se facevi un passito ad esempio dovevi scrivere vino da tavola. Al momento invece sono sette tipologie da una che era.
Una gamma che è fatta di tanto lavoro. Ed entusiasmo.
Il Bianchello si presta alla spumantizzazione così che facciamo lo charmat, l’ancestrale e il metodo classico. Facciamo il giovane di annata, la vendemmia tardiva con surmaturazione nei migliori anni, il superiore. Ci sono voluti dieci anni per arrivare a quello. C’è un bel percorso.
Per arrivare a dei risultati con il mono uvaggio devi sperimentare tanto. E sbagliare tanto.
Tantissimi giorni e ore ma questo lavoro lo fai solo se hai passione.
Come per il Metaurum. È il Bianchello superiore, prodotto per surmaturazione (un tempo si chiamava Campodarchi Oro perché proveniente dalla vigna che ha il medesimo nome) come evoluzione del vino che una volta sostava due anni di barrique sur lies.
Era una impostazione anni 90. Lo facevamo bene. Con la raccolta delle uve a mano. Una chicca insomma. Però poi l’impronta del legno era troppo marcata per il mercato così l’abbiamo alleggerito cambiando solo la lavorazione in cantina per una piccola produzione.
Vediamo all’assaggio come si comportano i vini. Ne scegliamo tre.
Non possiamo che partire dall’Incrocio Bruni 54 annata 2021. È biologico e dal 2022 sarà certificato. Colore verdolino che sa di giovinezza. Nel calice si sente sia verdicchio sia sauvignon. Molta mela. Agrumi. Molta pera. Fiori bianchi. Un vino semplice che fa solo acciaio.
Abbiamo ricercato la semplicità perché ci siamo resi conto che nel mercato locale della ristorazione ce lo richiedeva.
Il risultato è un vino beverino forte di una buona aromaticità e giusta persistenza. Agrumi che tornano in bocca insieme a grande freschezza e sapidità rendendolo perfetto con il pesce. È un bel prodotto che fa risaltare i due vitigni sia per le caratteristiche dei singoli sia per la loro unione. Non ritroviamo l’opulenza del Verdicchio perché i sentori sono semplici e definiti, la freschezza è importante, la persistenza non stanca. Il colore verdolino attira forse poco inducendo comunque a non aspettarsi in bocca la piacevolezza che ti fa bere tutta la bottiglia. Insomma, un vino estremamente potabile che dopo qualche ulteriore mese di bottiglia sarà ancora più rotondo. E piacione. Ottimo con un pesce.
Poi il Campodarchi Bianchello Superiore. Colore simile al precedente stavolta quasi luminoso. I sentori, grazie alla vendemmia tardiva di fine ottobre, sono più importanti. La frutta è matura e i fiori sono di camomilla che con l’aumentare della temperatura virano sul miele. È un vino che non va bevuto molto freddo. In bocca si presenta fresco, sapido, secco e molto caldo. Parte con una sorta di dolcezza ed aromaticità finendo con una nota amarognola che esalta la capacità di sposarsi con piatti di tendenza dolce come la pasta o anche un rombo con patate.
Per un rosso non potevamo che provare l’Aleatico Ortaia 2018.
È il nostro vino di punta anche se io prediligo il Sangiovese perché più secco e tannico. Se bevi una volta l’aleatico lo vuoi bere più frequentemente.
L’uva viene raccolta verso metà settembre ovvero tardivamente considerando la maturazione precoce dell’Aleatico. Seguono 30 giorni sulle bucce, un anno di barrique dal secondo a quinto passaggio, poi un ulteriore anno di bottiglia.
Il colore è un rosso rubino ciliegioso non troppo carico. In fondo l’Aleatico ha la buccia sottile e di antociani ce ne sono pochi. Il risultato è corredato da una bella limpidezza. Quasi trasparenza.
Al naso è la balsamicità che emerge immediatamente. Poi c’è sì la frutta ma dopo il tabacco, il pepe, i chiodi di garofano. C’è la rosa, la violetta, il petalo di rosa appassito. La frutta (ici) è esotica ma anche nostrana: il melograno e l’arancia rossa ancora non matura. La frutta in generale non è pienamente matura.
In bocca spicca l’aromaticità dell’Aleatico che tende a virare verso l’amarognolo senza mai farlo percepire in pieno. Continua ad esserci sapidità portata dai terreni argillosi con sabbia stratificata. Grande coerenza con l’olfatto e persistenza non particolarmente lunga così che l’abbinamento con un brodetto o una zuppa di pesce (ma anche con un ragù) è assicurato.
È un vino che quando lo si beve ricorda in pieno il Pinot Noir arrivando ad essere una grande espressione di Aleatico!
Se Luca voleva trasmettere il suo entusiasmo attraverso i vini, devo dire che c’è riuscito in pieno. Io almeno mi sono entusiasmato e non posso che dirgli grazie per avermi coinvolto e contagiato. Quella di Luca e della sua famiglia è una realtà che dimostra a pieno come l’entusiasmo, la determinazione, la passione, lo studio, la programmazione e mai l’improvvisazione possano portare a produrre vini che meriterebbero tanta ma tanta maggiore notorietà.
Ivan Vellucci
Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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18 Maggio, 2023
Vignaioli Naturali Roma
Vignaioli Naturali Roma
Cosa è un vino naturale?
Non è difficile da spiegare anche se spesso si fa molta confusione. Semplice da dirsi, difficile da farsi.
Perché la semplicità è nel non usare lieviti aggiunti. La difficoltà è la non uniformità dei metodi non essendoci una regolamentazione chiara e definita. Così si crea un mix tra biologico e biodinamico.
È un problema?
Direi di no. Anzi è un arricchimento. C’è chi usa solforosa (in quantità minima) e chi invece la rifiuta. Chi non effettua filtrazione, chi la esegue in maniera naturale. Chi usa particolari trattamenti in vigna, chi assolutamente nulla.
Insomma una ricchezza che però trova un denominatore comune nel non utilizzo di lieviti esterni e nella naturalità dei processi. Sicuramente senza chimica aggiunta. Grazie a Vignaioli Naturali Roma, quattordicesima edizione della kermesse dedicata ai vini Naturali tenuta a Roma il 6 e 7 maggio nella cornice dell’Hotel Excelsior di Via Veneto, in moltissimi hanno non solo avuto il piacere di degustare i vini, naturali, ma avere quel contatto diretto con i vignaioli. I veri artefici di capolavori. Un grazie a Tiziana Gallo per la sua instancabile attività di preparazione e organizzazione di un evento che continuerà nel tempo. Nelle foto i vini delle cantine che ho avuto il piacere di visitare. NB I miei vini sono nelle stories “Vignaiolinat” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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Insomma una ricchezza che però trova un denominatore comune nel non utilizzo di lieviti esterni e nella naturalità dei processi. Sicuramente senza chimica aggiunta. Grazie a Vignaioli Naturali Roma, quattordicesima edizione della kermesse dedicata ai vini Naturali tenuta a Roma il 6 e 7 maggio nella cornice dell’Hotel Excelsior di Via Veneto, in moltissimi hanno non solo avuto il piacere di degustare i vini, naturali, ma avere quel contatto diretto con i vignaioli. I veri artefici di capolavori. Un grazie a Tiziana Gallo per la sua instancabile attività di preparazione e organizzazione di un evento che continuerà nel tempo. Nelle foto i vini delle cantine che ho avuto il piacere di visitare. NB I miei vini sono nelle stories “Vignaiolinat” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
17 Maggio, 2023
Le Donne del Vino, sostantivo femminile.
Donne del Vino. Quando vino è sostantivo femminile.
Si è svolta a Stresa il 5 marzo la prima edizione di ‘Vino, Sostantivo Femminile’. Oltre alla bella idea del contrasto nel titolo, mi ha attirato a partecipare la presenza tra gli organizzatori di un amico che stimo molto, Marco Porini.
La cornice è stata il bellissimo e storico Grand Hotel des Iles Borromées e la partecipazione è stata numerosissima, con tanti spunti di confronto e crescita. Io, sempre curiosa di saperne di più, ho deciso di fare a Marco qualche domanda sull’evento.
Di chi è stata l’idea di questo titolo quando e quando doveva svolgersi?
“L’idea di questa manifestazione è venuta al nostro segretario (AIS Verbania) Paolo e al Delegato Luca per rendere omaggio alle donne che lavorano alla creazione del vino, alla gestione della cantina e alla loro valorizzazione. Quando si pensa al vino si pensa a lavori fatti da uomini, ma sempre più spesso le donne hanno un ruolo primario e decisionale in tutte le attività di cantina e non solo.
Per il titolo, si è voluto giocare con le regole della lingua italiana. Se cerchi “vino” sul vocabolario troverai “sostantivo maschile”. Da qui il titolo.
Inizialmente, l’evento doveva svolgersi domenica 8 marzo 2020, ma sappiamo tutti cosa sia successo pochissimi giorni prima. Era già tutto pronto, con le cantine che avevano spedito il vino e la nostra macchina organizzativa pronta ad entrare in azione. Purtroppo, proprio in quei giorni è scoppiata la pandemia di coronavirus e le varie ondate degli anni successivi non ci hanno permesso di organizzare in sicurezza l’evento fino a quest’anno.
Ma c’è stato un lato positivo in questo rinvio. Il Grand Hotel Des Iles Borromees ha costruito una nuova ala dove ha realizzato il salone, inaugurato oggi, in cui si è svolto l’evento. Nel frattempo, le cantine sono diventate 90, dalle 65 inziali del 2020.”
L’Associazione Donne del Vino e Stresa
Da organizzatrice di eventi non potevo non chiedere in quanto tempo l’evento fosse stato organizzato e perchè proprio a Stresa.
“L’organizzazione è iniziata nel 2019 ma è stata messa in stand-by a causa della Pandemia. Nel 2021 e nel 2022 ci abbiamo pensato, ma non siamo andati oltre a questo. A settembre 2022 il gruppo organizzativo della nostra delegazione si è riunito e ci si è detti ‘ora o mai più!’. Come per l’edizione iniziale, si è scelta la domenica più vicina all’8 marzo, Giornata della Donna.
Abbiamo scelto Stresa perché è la perla del Lago Maggiore. Ogni anno milioni di turisti arrivano da tutto il mondo per vedere le isole Borromee e vivere la tranquillità di questi posti. A dirla tutta, il Grand Hotel Des Iles Borromees è la sede ufficiale della nostra delegazione. Qui ogni anno facciamo i nostri corsi e le nostre serate, per cui per noi è semplicemente casa. Sì, lo so e me ne rendo perfettamente conto, siamo molto fortunati.”
Donne del Vino dal Piemonte alla Campania
Durante la giornata si poteva assistere a una masterclass sui vini campani. Perchè proprio questa regione?
“La masterclass sui vini campani è nata da una mia idea. Si voleva fare un focus specifico tenuto da una donna autorevole della grande famiglia AIS e a me è subito venuta in mente Chiara Giorleo. Conosciuta durante i giorni di Campania Wine nel maggio 2022 a Napoli, aveva incantato tutti durante le masterclass al Maschio Angioino. Anche i più esperti ne erano rimasti entusiasti, per cui ero certo del risultato. L’ho contattata e le ho proposto il progetto, che lei ha fatto suo immediatamente. Un modo diverso per portare anche la Campania al nostro evento. La masterclass è andata sold out già in prevendita. Come a Campania Wine, la collaborazione dei 5 Consorzi vitivinicoli regionali è stata totale. Un grande grazie va infatti anche a Consorzio Sannio, Vesuvio, VitiCaserta, Irpinia, e Salernum Vitae.”
Ho potuto fare uno “Smell Camp”, che è stato molto interessante. Perchè la decisione di metterlo in programma?
“Il percorso olfattivo è stato voluto dalle Donne del Vino piemontesi ed è stata un’ottima intuizione. Silvia e Martina, con il loro Smell Camp, hanno letteralmente stregato tutti e anche qui tutte e cinque le classi previste durante la giornata sono andate sold out.”
Una prima linea tutta femminile
Che riscontro avete avuto dalle aziende coinvolte ?
“La cosa più bella per me, è stata vedere gli occhi di tutte quelle donne brillare per tutto il giorno, dal momento in cui hanno messo il piede in sala fino a sera. Vedere donne dai venti agli oltre ottant’anni mettersi dietro ad un banco per far conoscere con orgoglio e passione i propri vini è stata la soddisfazione più bella. Vedere padri e mariti restare un passo indietro al banco e mettere in primo piano mogli e figlie è stata una presa di coscienza da parte di tutti di come, anche nel mondo del vino, le donne abbiano una marcia in più. Come scherzosamente ha detto il nostro Presidente AIS Piemonte Mauro Carosso: ‘Tra qualche anno dovremo fare una manifestazione a favore degli uomini’.
Le premesse erano positive già 45 giorni prima dell’evento. Quando abbiamo chiesto a tutte le cantine di mandarci un breve video di presentazione e invito da pubblicare sui nostri social, oltre il 50% di loro lo ha fatto.”
Quando sarà la prossima edizione ?
“La nostra delegazione è piccola ma fortunatamente abbiamo un bellissimo gruppo di lavoro che ha voglia di crescere e rinnovarsi. L’impegno è stato tanto, veramente tanto, e anche i numeri ci hanno dato ragione. Oltre 500 gli ingressi ai banchi d’assaggio, le masterclass e lo Smell Camp in sold out, 90 le cantine presenti. Un ottimo risultato!
Vista la mole di lavoro si è pensato di rendere biennale questo evento per cui vi diamo appuntamento a marzo 2025 con molte novità alle quali stiamo già lavorando.”
Non resta che attendere le prossime date !
Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
https://www.youtube.com/watch?v=RakajXgmc-E
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16 Maggio, 2023
Beviamoci Sud Roma
Beviamoci Sud Roma
Il sud. Il sud del vino. Tutto nasce dal sud. Come la vita anche il vino. Eppure.
Già, eppure. Perché fare vino al sud non è semplice per una moltitudine di problemi. Si farebbe presto a “buttarla in politica” ma non sarebbe senz’altro sufficiente. Fatto sta che dopo anni di autolesionismo, il sud di Italia sta manifestando grande fermento nell’ambito del vino. Le cantine accanto alla storicità sempre più sbandierata (e meno male!) hanno accostato qualità, ricerca, territorialità. Manca ancora un approccio più marketing al business e forse un po’ più di “sistema”.
Manifestazioni come “Beviamoci Sud” organizzata da Andrea Petrini e Luciano Pignataro ha dimostrato quanto di buono ci possa essere al sud.
Tante cantine riunite all’ombra del Colosseo nella location dell’Hotel Palatino di Roma. Occasione per incontrare vecchi amici e scoprire interessantissime realtà.
Ho assaggiato prodotti che meriterebbero non solo fama maggiore ma anche un prezzo più alto. Perché la qualità andrebbe pagata il giusto prezzo.4
Grazie ad Andrea dunque per organizzare questo evento. Il prossimo anno ancora più nutrito!
Nelle foto i vini delle cantine che ho avuto il piacere di visitare.
NB I miei vini sono nelle stories “Beviamocisud” del mio account Instagram (link sotto)
Ivan Vellucci
Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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15 Maggio, 2023
“Wine in Venice” riparte al via le candidature per la prossima edizione!
Inizia oggi 15 maggio la possibilità̀ di candidare gratuitamente le cantine alla seconda edizione di “Wine in Venice” il celeberrimo red carpet del vino che si svolgerà, dopo il successo della prima edizione, a Venezia dal prossimo 20 Gennaio 2024.
Sostenibilità̀, innovazione ed etica saranno le discriminanti per partecipare alla manifestazione con l’Associazione Italiana Sommelier della regione Veneto che garantirà la qualità̀ del prodotto nel bicchiere.
Si accendono nuovamente le luci su “Wine in Venice”, l’evento che ha rivoluzionato il mondo del vino. Wine in Venice, ha riunito lo scorso gennaio oltre tremila duecento persone, in tre giornate di kermesse con oltre seicento settanta etichette di vino che hanno sfilato lungo i duecento ventiquattro metri di tappeto rosso, stesi nelle maestose sale veneziane della Grande Scuola della Misericordia e del Cà Vendramin Calergi.
Un evento fortemente sostenuto dal Comune di Venezia, che da oggi si prepara per la seconda edizione come dichiara Simone Venturini, Assessore del Turismo di Venezia:
“Wine in Venice torna con la sua seconda edizione, una bellissima notizia per la nostra città che è lieta di ospitare di nuovo un evento di grande importanza a livello nazionale. È l’opportunità di sviluppare e approfondire ulteriormente i temi della sostenibilità, dell’etica e dell’innovazione in un settore cruciale per il nostro Paese che spesso si è rivelato apripista nel trovare soluzioni a problemi che investono l’agricoltura e l’industria italiana.”
La seconda edizione si annuncia ricca di novità ed andrà̀ in scena dal prossimo 20 gennaio 2024 nella stessa location veneziana, ma la notizia odierna è che inizia ufficialmente oggi 15 maggio 2023 la possibilità̀ di candidare la propria azienda, illustrando non soltanto i propri prodotti vitivinicoli e le rispettive caratteristiche, ma soprattutto sarà̀ importante per le aspiranti cantine, raccontare progetti e risultati nelle tematiche di: etica, innovazione e sostenibilità̀.
Sul tema della sostenibilità, sarà fondamentale nella selezione dei requisiti di selezione, l’analisi che riceveremo (alla fine del periodo di candidature) dai professionisti della rete “Vini Sostenibili – Vinrà” che condurranno uno screening su tutte le certificazioni in tema di sostenibilità, approfondendo dettagliatamente i progetti che si candideranno, come dichiarano Paolo Criscione e Maria Dei Svaldi :
“Essere sostenibili presuppone “migliorarsi” giorno dopo giorno, individuando buone pratiche ovvero azioni quotidiane per il nostro futuro e per la salvaguardia del Pianeta. Poter comunicare la sostenibilità con testimonianze di aziende e i loro prodotti sostenibili in un contesto così rappresentativo come Venezia, diventa non solo un’opportunità ma un dovere al fine di contribuire alla diffusione di un cambio di paradigma che dovrà raggiungere sempre più persone e territori. Wine in Venice oltre ad essere il punto d’incontro di aziende vitivinicole sostenibili, è una vera e propria missione! Diffondiamo la sostenibilità per migliorare noi stessi e il Pianeta.”
La candidatura è semplice, solo online, compilando il form dedicato sul sito wineinvenice.com
Saranno Etica, Innovazione e Sostenibilità le tre discriminanti che selezioneranno i giurati dalla fine del prossimo luglio, per arrivare poi ad assegnare le venti Wine Wild Card che garantiranno l’accesso finale alle cantine, una per regione d’Italia, al prestigioso red carpet.
Le venti cantine avranno l’onore di sfilare con i propri prodotti a gennaio nel suggestivo ed unico scenario della Grande Scuola della Misericordia di Venezia e nello storico palazzo del Cà Vendramin Calergi ed in tutte le location satellite della città lagunare.
La qualità̀ del prodotto, dal punto di vista organolettico, sarà̀ garantita anche per la seconda edizione dall’autorevolezza e dalla professionalità̀ di AIS (Associazione Italiana Sommelier) grazie all’accordo con AIS Veneto, una garanzia di qualità̀ nel bicchiere e partnership strategica per la corretta riuscita della manifestazione come dichiara il presidente di AIS Veneto dott. Gianpaolo Breda:
“Grande onore per AIS Veneto essere nuovamente partner in questa seconda avventura di Wine in Venice a gennaio 2024. Lo splendore della città lagunare nuovamente a servizio della cultura del vino e i sommelier pronti a raccontarla. Una grande occasione per cogliere l’essenza di una produzione sempre più sostenibile, attenta all’innovazione e all’etica con importanti personaggi legati al mondo del vino; degustazioni, talk show, walk around tasting, premiazioni. I sommelier di AIS Veneto vi aspettano numerosi per questa nuova avventura in una delle città più belle del mondo. Evviva la cultura del vino!”
Venti cantine dicevamo che rappresenteranno ognuna la propria regione di appartenenza, un vero premio al duro lavoro in vigna che ogni anno per situazioni economiche e climatiche diventa sempre di più eroico, un vero premio perché́ non sarà̀ richiesta nessuna quota di partecipazione alle cantine selezionate.
La giuria che voterà̀ le cantine sarà̀ poliedrica e composta da importanti figure sia del mondo del vino che di spicco in campo di: etica, sostenibilità̀ ed innovazione. Sveleremo prossimamente la giuria completa, ma vi anticipiamo la dichiarazione del presidente di giuria Luca Ferrua direttore di “Il Gusto” verticale del gruppo Gedi dedicata a Food&Wine, media partner dell’evento:
“La seconda edizione di Wine in Venice consoliderà ancora di più l’evento come salotto del vino italiano, diventa punto di confronto e riferimento per tutte le realtà che raccontano il vino con qualità ed eleganza. La seconda edizione poi valorizzerà ancora di più la forza propulsiva di Venezia che per storia e tradizione dialoga con tutto il Mediterraneo in uno scambio di cultura ed esperienze unico.”
La data da segnare in rosso sul calendario sarà il 15 luglio, il giorno nel quale gli organizzatori (Winetales, Beacon, Venezia Unica e The Media Company) insieme al media partner “Il Gusto” sveleranno tutte le novità della seconda edizione in una conferenza di presentazione da non perdere.
Le dichiarazioni ufficiali:
“Venezia è stato e sarà sempre di più per noi di Winetales, un momento di condivisione e di crescita per cercare di raccontare il vino a tutte le generazioni mettendo al centro della narrazione lo storytelling e l’innovazione”
Dichiara Damiano Antonelli, Ceo di Winetales azienda organizzatrice di Wine in Venice.
” Siamo molto contenti di aver creato questo progetto, una grande sfida che permette di valorizzare Venezia ed il suo DNA internazionale, un percorso iniziato lo scorso Gennaio e che adesso vogliamo far crescere ancora di più”
Aggiunge Riccardo Rabuffi, Amministratore Unico di Beacon srl azienda organizzatrice di Wine in Venice.
“Siamo pronti a parlare al mondo del vino per il secondo anno, con la forza di un progetto che ha come obiettivo quello di far crescere questo comparto produttivo”
Conclude per gli organizzatori Alessandro Bartolini, Amministratore Unico di The Media Company Store srl, azienda organizzatrice di Wine in Venice.
Lara Loreti coordinatrice Wine&Spirit di “Il Gusto” dichiara :
“Il nostro Paese, nel panorama europeo, si distingue per l’attenzione alla terra e alle coltivazioni biologiche. Ed è questa Italia, che sa guardare avanti e innovare, nel pieno rispetto dell’ambiente e dell’etica, che vogliamo portare e “degustare” sul Red Carpet veneziano. Del resto, è in questa direzione che sta andando anche il mercato: da un’indagine condotta da Nomisma-Wine Monitor, risulta che un italiano su due sceglie vino biologico. Ed è lì che si concentrano, con trend crescente, anche i gusti dei consumatori all’estero”.
Francesca Pagnoncelli Folcieri, direttrice scientifica di Wine in Venice ci tiene a sottolineare che:
“La seconda edizione di Wine in Venice riparte dai principi di etica, innovazione e sostenibilità, veri pilastri su cui costruire il futuro prossimo. Come lo scorso anno 20 cantine saranno ospitate gratuitamente all’evento, scelte da una selezionata giuria per dare voce alle realtà vitivinicole virtuose, che possano essere da esempio per le buone pratiche già adottate. Con i wine talk si continuerà poi il dibattito, iniziato lo scorso anno, su come promuovere una cultura consapevole de vino, che sia capace di fare da bussola nel nuovo contesto storico, sociale ed economico in cui ci troviamo ad operare.”
La redazione di Winetales Magazine
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15 Maggio, 2023
Château Dauzac: qualità biodinamica
Château Dauzac: qualità biodinamica
Cari amici oggi facciamo un giro fuori dall’Italia, per noi amanti del vino è impossibile non rivolgere lo sguardo anche nella nostra vicina e prestigiosa Francia.
Vi parlo di Château Dauzac, produttore di Margaux ”Grand Cru Classé” secondo la classificazione del 1855, una cantina che ha il privilegio di avere un vigneto in un unico blocco di 49 ettari: 45 ettari con la denominazione Margaux e 4 ettari con la denominazione Haut-Médoc. Situata vicino all’estuario della Gironda, la cui influenza sull’ecosistema del vigneto è fondamentale, la proprietà è protetta dai venti dell’oceano grazie all’abbraccio di 120 ettari di prati e boschi.
Una storia che affonda le radici molto lontano nel tempo, risalgono infatti al 1190 le informazioni relative al primo proprietario, Pétrus d’Auzac, che ricevette la terra direttamente da Riccardo I Cuor di Leone. Nel 1545 i monaci benedettini dell’abbazia di Sainte-Croix de Bordeaux furono i primi a menzionare, nei loro registri, la tenuta “Bourdieu” de Dauzac, menzionando la casa colonica con un vigneto. Già a fine del 1600 Château Dauzac diviene noto tra i migliori vigneti del Médoc riuscendo poi più avanti ad assicurarsi il riconoscimento della tenuta nella classificazione del 1855 come ”Grand Cru Classé”.
Nel 1924 la famiglia Johnston rilevarono lo Château e introducendo la prima e attuale etichetta gialla, per passare poi alla famiglia Bernat, che lo rileva nel 1939 aprendo le porte della termoregolazione: per regolare la temperatura dei tini il proprietario ebbe infatti l’idea di utilizzare dei blocchi di ghiaccio durante la fermentazione.
Si avvicendarono poi altre proprietà portando negli anni 2000 alla costituzione di una nuova cantina a gravità, utilizzando i primi tini di legno con doppie doghe trasparenti, acquisendo know-how per la selezione e la moltiplicazione dei lieviti indigeni dai vigneti di proprietà. Nel 2017 su un appezzamento dei più grandi terroir della denominazione Margaux, Château Dauzac ha ripiantato viti a piede franco di Cabernet Sauvignon da selezioni massali dei migliori vitigni della proprietà, con l’obiettivo di ricreare il sapore originale di questo emblematico vitigno del Médoc. Nel 2020 si insedia la proprietà della famiglia Roulleau.
Château Dauzac è impegnato in un’agricoltura altamente integrata che utilizza solo fertilizzanti organici, inoltre, il controllo ecologico delle tignole della vite introdotto circa 20 anni fa, ha eliminato la necessità di utilizzare insetticidi. Su alcuni appezzamenti viene coltivata l’erba per regolare meglio ‘approvvigionamento idrico.
Si sta inoltre passando ai principi della viticoltura biodinamica: lo Chateau utilizza due principali preparazioni in questo ambito. La prima è il concime di corno noto come “500”. Durante il periodo invernale viene inserito letame bovino di qualità nelle corna di vacca che vengono poi vengono poi poste nel terreno sdraiate in modo che possano assorbire tutta l’energia della terra. Questa concimazione, quando è ben preparata, ben conservata e ben applicata, è di primaria importanza, perché si rivolge al terreno e alle radici delle piante.
La seconda è il Silice “501”, complementare al corno letame. Non si rivolge infatti al suolo bensì alla parte aerea della vite, agendo durante il suo periodo vegetativo. Si compone di farina di quarzo impastata con acqua, anche in questo caso inserita nelle corna, che poi vengono riempite con argilla (proveniente da Dauzac). Questa preparazione favorisce l’equilibrio vegetativo, favorendo l’ottimale esposizione luminosa alla vite e attenuando il rischio di malattie.
In linea con la tradizione del Médoc, il vigneto ha una densità di impianto di 10.000 ceppi per ettaro è composto da 69% Cabernet Sauvignon, 29% Merlot e 2% Petit-Verdot. Le rese sono naturalmente limitate da una rigorosa politica di coltivazione, attuata a monte, quindi non è necessaria la potatura verde.
Il lavoro di ricerca negli ultimi 30 anni, con l’applicazione di nuove tecniche, ha permesso ai vigneti di proprietà di produrre uve complesse e di qualità superiore coltivate su parcelle omogene. Vengono anche utilizzate tecniche di agricoltura di precisione con la presenza di sensori e stazioni meteorologiche per ogni unità di territorio. Se ne ricavano vini di qualità eccelsa, pienamente godibili, eleganti e allo stesso tempo ricchi di carattere e intensità.
La qualità e il rispetto dell’ambiente fanno sì che questa sia una cantina da non perdere per nessun motivo!!
A cura di Giuseppe Petronio
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